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Gran Chaco: tour nella grande regione Argentina

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Quella del Gran Chaco è una delle principali regioni geografiche del Sudamerica, estesa per 647.500 km² nella parte centrale del continente, con porzioni di territorio appartenenti all’Argentina, al Paraguay, alla Bolivia ed al Brasile. I confini naturali della regione sono identificabili con la cordigliera andina ad ovest e con i fiumi Paraguay e Paranà a nord e ad est, mentre all’interno si è soliti divedere il territorio in Chaco Boreal, “Chaco settentrionale”, la porzione più vasta, Chaco Central e Chaco Austral, “Chaco meridionale”.

La storia della regione è purtroppo segnata dai tragici eventi verificatisi tra il 1932 ed il 1935, gli anni della terribile e cruenta Guerra del Chaco, nella quale si fronteggiarono per motivi politici Paraguay e Bolivia, entrambi decisi ad ampliare i propri confini nella regione. La tregua fu sancita grazie alla mediazione argentina, che riuscì a soddisfare le richieste di ambedue le fazioni. Il resto del Novecento ha fatto registrare un ingente fenomeno migratorio, dal Canada, dall’URSS ed in generale dall’Europa, con decine di migliaia di persone che si rifugiarono in tutto il Gran Chaco allettati dalla prospettiva di poter ricostruire una nuova vita.

La maggior parte della regione è comunque disabitata e quasi tutti gli abitanti sono concentrati all’interno o nei pressi delle poche città: Mariscal Estigarribia e Piladelfia in Paraguay; Resistencia e Formosa in Argentina; e Villa Hayes, sulla riva occidentale del Paraguay. L’economia locale, ancora molto legata alle attività della tradizione come l’agricoltura e l’allevamento del bestiame, specialmente dei bovini, a partire dalle seconda metà degli anni ’40 ha cominciato ad affinare le tecniche di reperimento e di esportazione del legname, in particolar modo dei tronchi del quebracho rosso (Schinopsis lorentzii), dai quali si ricava la maggior parte delle riserve mondiali di acido tannico. Un’ulteriore fonte di sostentamento, propria soprattutto delle province meridionali, è la coltivazione del cotone, ritenuto di ottima qualità ed esportato anche e soprattutto in Europa.

La morfologia del territorio varia da nord, la parte montuosa, dove il clima secco fa si che la vegetazione sia abbastanza scarsa, a sud, dove il paesaggio assume un andamento pianeggiante, il clima tende a farsi umido e piovoso, e la vegetazione ad infittirsi, assumendo i connotati della giungla ed ospitando milioni di fastidiosissimi insetti. I principali fiumi che attraversano la regione sono il Pilcomayo ed il Bermejo, entrambi con le sorgenti sulle Ande e diretti verso sud-est, verso gli estuari dei fiumi Paraguay e Paranà. Il suolo è generalmente ricoperto da un primo sottile strato argilloso, estremamente dannoso poiché rende praticamente impossibile ogni forma di coltivazione, e poiché aggrava gli effetti delle inondazioni, che non riescono ad essere assorbite dal terreno. La regione è poco densamente popolata e la maggior parte degli abitanti sono tapiri, giaguari, ocelot, capibara, formichieri e pecari (Catagonus wagneri), una specie di giganteschi mammiferi scoperta solamente negli anni ’70, oltre naturalmente ai tantissimi rettili che popolano le zona più umide, ed agli uccelli che solcano i cieli nelle ore più fresche della giornata.

La sempre crescente ingerenza umana ha cominciato a mettere a rischio alcuni dei più delicati ecosistemi della regione, a difesa dei quali si sono mosse alcune importanti organizzazioni internazionali, con interventi mirati a ridurre gli effetti degli allevamenti ed i disboscamenti indiscriminati. Sempre con finalità di tutela ambientale è stato istituito nel 1995 il Kaa Iya del Gran Chaco National Park, un grande parco protetto situato nei pressi del confine boliviano ed abitato esclusivamente da popolazioni indigene, tra le quali gli Izoceño Guaraní, gli Ayoreode, ed i Chiquitano.
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Il clima presenta sensibili variazioni a seconda della latitudine: a nord, le precipitazioni sono ridottissime ed il clima è semiarido, quindi profondamente inadatto al proliferare della vita e degli insediamenti urbani; a sud invece, specialmente nei territori argentini, le precipitazioni sono molto più abbondanti, nell’ordine dei 1.500 mm di pioggia all’anno, così da rendere questa parte di Gran Chaco particolarmente adatta allo sfruttamento agricolo e forestale. La situazione delle temperature è invece ulteriormente più complessa, poiché vi sono notevoli variazioni stagionali, sbalzi tra le ore notturne e diurne, e diversi fattori occasionali che possono far mutare rapidamente l’evolversi della situazione. Di norma le situazioni estreme si raggiungono nella zona delle Grandi Saline, una delle più meridionali della regione, dove in gennaio si possono raggiungere punte superiori ai 40 gradi, e nella regione montuosa intorno ad Asuncion, dove le minime di luglio sono prossime o addirittura inferiori allo zero.

La viabilità è particolarmente complessa e difficoltosa, visto lo stato in cui versano le poche strade che sono state tracciate attraverso le foreste. Fin dal 1960 uno dei più importanti assi viari è la Trans-Chaco Highway, un’autostrada realizzata grazie all’impegno dell’amministrazione paraguaiana, alla quale si sono aggiunte le Route 16 e Route 81, che fanno rotta verso il confine argentino. Per quanto riguarda invece la frontiera brasiliana, al momento quella più difficile da raggiungere, il governo del Mato Grosso, una delle province più povere del Brasile, ha lentamente cominciato a stanziare fondi ed a progettare interventi infrastrutturali atti a rendere raggiungibile anche questo confine del Gran Chaco.

Fonte foto, cortesia: wikipedia
Autore: Pertile
Fonte foto: Secretaría de Turismo de la Nación Argentina
Carlos A. Granatelli
Visita Turismo.gov.ar
 

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