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Il sentiero del Castagno, da Velturno a Chiusa in Alto Adige

La Val d’Isarco, Eisacktal in tedesco, è una delle due vallate principali dell’Alto Adige: lunga un’ottantina di chilometri, comprende città come Bressanone, Chiusa e Ponte Gardena oltre a borghi più piccoli ma altrettanto conosciuti fra cui Barbiano, Varna, Velturno e Villandro.

A chi piacciono escursioni e trekking questi luoghi nei dintorni di Bressanone offrono percorsi imperdibili alla scoperta della più autentica natura altoatesina.

Rosmarie Rabanser Gafriller, ex maestra in pensione, da 15 anni guida turistica, accompagna ad esempio lungo il Keschtnweg, il Sentiero del Castagno che da Novacella si snoda per una sessantina di km sino a Castel Roncolo (Bolzano), anche se in realtà è stato recentemente allungato di una trentina di km sino a Terlano e Vilpiano, a metà strada fra Bolzano e Merano.

Si può scegliere di percorrere un piccolo tratto dell’itinerario, da Velturno a Chiusa, con una sosta al convento di Sabiona. Ottobre è uno dei mesi migliori per via del foliage autunnale che s’incontra nei boschi di latifoglie e nei castagneti.

A Velturno il primo tratto sull’asfalto cede presto il passo a una sterrata che costeggia il maso biologico Radoarhof (www.radoar.com) , gestito da Norbert Blasbichler con la famiglia: qui è d’obbligo una merenda tradizionale con salumi e formaggi, circondati da frutteti (mele e pere cotogne, sambuco, prugne…) e vigneti.

Tutti i prodotti che proponiamo sono di nostra produzione o di contadini con cui collaboriamo perché sappiamo con quanta dedizione e rispetto per la natura lavorano la loro terra – racconta Norbert che da settembre a novembre trasforma il suo maso in un vero e proprio agriturismo – Le nostre uve crescono fra i 750 e i 900 metri di altitudine, abbiamo soprattutto bianchi come il Müller-Thurgau, il Kerner e il Riesling. Il rosso occupa solo un 20/25% della nostra produzione, principalmente con il Pinot Zweigelt, la più importante varietà dell’Austria. Mio papà l’ha piantato 40 anni fa come esperimento e noi abbiamo portato avanti la tradizione”.

Ripreso il cammino si prosegue per alcuni chilometri lungo una facile mulattiera (solo alcuni tratti sono in salita) ammirando il paesaggio, i tronchi contorti degli alberi di castagno e i vigneti.

Questo sentiero, piuttosto trafficato nel week end, è particolarmente popolare durante la stagione del Törggelen. A spiegare di cosa si tratta è ancora Rosmarie, autrice anche di una guida su questo argomento: “E’ un’antica tradizione, portata avanti tutt’oggi, che vuole che nelle ultime giornate calde d’autunno, le osterie aprano le stube agli avventori di passaggio per far assaggiare il succo d’uva dolce, non ancora fermentato, che diventerà poi vino novello. Il tutto accompagnato da speck, canederli, zuppe d’orzo, salsiccia contadina con crauti, pane duro e castagne”.

Lungo l’altopiano soleggiato, costellato di osterie e affiancato da frutteti, c’è persino un distibutore automatico di mele e prodotti derivati e altre specialità di questa zona, come la farina di pera (Birmehl). Un tempo, quando lo zucchero era un bene di lusso e le famiglie contadine non se lo potevano permettere, essiccavano le pere mature da cui si otteneva una sorta di farina dolce utilizzata in sostituzione dello zucchero.

Dopo un altro tratto a fianco di frutteti e qualche centinaia di metri sull’asfalto una salita lastricata conduce al convento di Sabiona, arroccato sulla sommità dello spuntone roccioso che domina la conca cittadina di Chiusa.

Emblema della Val d’Isarco, il monte Sabiona con il suo monastero benedettino è uno dei luoghi di culto del Tirolo. Distrutta da un incendio nei primi decenni del 1500, una prima rocca vescovile eretta a Sabiona lasciò il posto alla fine del XVII° secolo all’attuale convento che riportò il monte sacro agli antichi splendori.

La cinta muraria merlata, pressochè invariata, racchiude al suo interno un gruppo di chiese, alcune aperte al pubblico, altre no (l’edificio che ospita il monastero e le suore che vivono in assoluta clausura non è visitabile).

C’è la cappella di Santa Maria, o delle Grazie, con i resti gotici nell’abside; la chiesa di Nostra Signora con affreschi in stile barocco, stucchi e un altare d’inizio 1600; la chiesa del Monastero e quella della Santa Croce.

Dopo 335 anni, la storia del monastero sembra però purtroppo essere destinata a concludersi: le suore del monastero lasceranno Sabiona dove oggi la comunità religiosa è formata da poche benedettine (nel 1996 erano 18); gli alti costi di manutenzione per un complesso religioso così ampio e il ristretto numero di religiose sarebbero le ragioni di una scelta che gli abitanti del territorio, ma anche fedeli e turisti, sperano possa trovare diversa soluzione.

Da Sabiona si scende poi costeggiando le mura fortificate con un panorama che spazia sulla vallata sino a raggiungere la medievale cittadina di Chiusa.

La sera ci si può immergere ancora nella tradizione del Törggelen scegliendo il maso Hubenbauer (www.hubenbauer.com), a Varna.

Qui, nel 2010, due amici – Alex Stolz e Gregor Wohlgemuth - hanno dato vita alla loro idea di produrre una birra, occupandosi personalmente dell’intero procedimento, dal luppolo sino al prodotto finale: il riscontro è stato talmente positivo che dal 2018 il vecchio fienile ristrutturato ospita un modernissimo birrificio.

In questo storico cascinale tutto parla bio: verdure, erbe e frutti utilizzati in cucina sono quelli coltivati nelle terre adiacenti il maso e i salumi sono affumicati con rami d’abete, secondo la tradizione. Se siete golosi da provare c’è anche il gelato realizzato con i migliori prodotti della zona: ottimi quelli ai fiori di sambuco, al lampone e alla nocciola anche se il top è il “Die Seele Südtirol”, che tradotto dal tedesco suona come “L’anima dell’Alto Adige” a base di mele, speck e pane nero croccante.

Sito ufficiale www.suedtirol.info
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