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I siti archeologici pił belli da visitare in Messico

Per gli amanti della storia, il Messico è una vera miniera d’oro. Ad oggi, infatti, il Paese nordamericano è uno dei più ricchi a livello mondiale di zone archeologiche.
Sono infatti oltre 2000 i siti registrati sul suo immenso territorio, dei quali quasi 200 sono aperti al pubblico e visitabili. Alcuni sono famosi e salvaguardati come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, altri invece godono di minore fama, ma non per questo sono meno interessanti.

Di seguito proponiamo una lista dei principali siti archeologici del Messico da visitare, ben consci che citarli tutti è impossibile, ma convinti che conoscendo almeno i più famosi ci si possa fare un’idea della straordinaria ricchezza culturale, della visione della vita, degli insegnamenti e dell’immenso patrimonio storico che questi popoli hanno lasciato in eredità alla civiltà moderna.

La maggior parte dei turisti che ogni anno viaggia in Messico sceglie di visitare qualche zona archeologica, attratta dalle incredibili vestigia delle antiche città o dei centri cerimoniali che appartennero a seconda dei casi agli Aztechi, ai Maya, agli Zapotechi o agli altri grandi popoli che vissero in epoca preispanica.

Date le enormi dimensioni del Paese (grande oltre sei volte l’Italia), infatti, sono numerose le etnie che hanno abitato, anche contemporaneamente, le terre dell’attuale Messico: basti pensare che oggi si stima in circa 15 milioni di persone, suddivise tra 56 gruppi etnici, la presenza indigena nella nazione.

A chi ha la possibilità di fare un viaggio da queste parti consigliamo quindi senza indugi di prendersi il tempo per scoprire le bellezze storiche sparse nel territorio.

Teotihuacán (Estado de México)


È la zona archeologica più visitata del Paese, riconosciuta quale Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987.
Nota anche come “Ciudad de los dioses”, è un enorme complesso cerimoniale che sorge circa 50 km a nord-est di Città del Messico.
Nonostante la maestosità del sito e le grandi quantità di reperti rinvenuti, sono molte le notizie storiche che ancora non si hanno con precisione di Teotihuacán; non si conosce, ad esempio, l’esatta identità etnica dei suoi antichi abitanti.
Quello che tuttavia pare certo è che l’apogeo della città si ebbe tra il III e il VII secolo d.C., quando era un importante centro politico, religioso e commerciale che si estendeva su circa 20 km² di superficie e contava una popolazione di oltre 100.000 abitanti.

Diversi fattori di natura politica, sociale, economica e climatica determinarono il declino e il successivo abbandono della città tra il VII e l’VIII secolo, anche se le sue strabilianti strutture – su tutte la gigantesca Piramide del Sole (alta 63 metri, con una pianta quasi quadrata di circa 225 metri di lato) e la Piramide della Luna (45 metri di altezza, con una base quadrata dal lato di 45 metri) – rimasero oggetto di pellegrinaggio anche nei secoli successivi, tanto che gli stesso sovrani aztechi, centinai di anni più tardi, consideravano sacro questo luogo.

Dall’ingresso del sito si procede alla visita percorrendo a piedi la Calzada de los Muertos, il grande viale lungo 2 km ai cui lati si trovano i resti di tutti i principali edifici. È possibile salire su entrambe le piramidi scalando, con non poca fatica, i gradoni, ma solo sulla Piramide del Sol si può raggiungere la vetta, mentre per quella della Luna si può salire solo sulla prima scalinata.
L’area archeologica si trova nel comune di San Juan Teotihuacán, nell’Estado de México, ed è raggiungibile in autobus dalla capitale messicana con frequenti corse giornaliere.
Il sito di Teotihuacán è aperto tutti i giorni dell’anno dalle ore 9 alle 17.

Chichén Itzá (Yucatán)


È la seconda area archeologica più famosa del Messico, sia per essere riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO fin dal 1988, che per essere stata inserita nel 2007 nella lista delle sette meraviglie del mondo moderno.

Chichén Itzá si trova nello stato dello Yucatán, circa 200 km a sud-ovest di Cancún e 120 km a sud-est di Mérida.
Da un punto di vista storico si tratta di un sito fondato dai Maya nel VI secolo d.C., che venne però abbandonato attorno al IX secolo, prima che giungessero i Toltechi provenienti dal Messico Centrale. L’incontro delle due culture diede nuova vita alla città, il cui momento di massimo splendore si raggiunse attorno al XII secolo, quando era considerata la più potente della penisola dello Yucatán. Per ragioni misteriose, nel XIV secolo Chichén Itzá fu però definitivamente abbandonata.

Tra le strutture più significative che caratterizzano il sito archeologico ricordiamo la Pirámide de Kukulcán, altrimenti nota come "El Castillo", una piramide a base rettangolare larga 55,5 metri e alta 24 metri, ma anche il Templo de los Guerreros, il campo del juego de la pelota, il Templo del Barbado e molti altri.
La città maya riceve ogni anno oltre un milione di visitatori e i periodi di maggiore affollamento, oltre a quelli festivi, sono i giorni in corrispondenza dell’equinozio di primavera e d’autunno, nei quali il sole creando triangoli di luce e ombra (per niente casuali) che sembrando scendere fino alla testa del serpente scolpito alla base della piramide.
Il sito di Chichén Itzá è aperto tutti i giorni dell’anno dalle ore 8 alle 17.

Monte Albán (Oaxaca)


Sulle colline che circondano la città di Oaxaca, il sito di Monte Albán è uno splendido esempio di città e centro cerimoniale della civiltà zapoteca.
La località cominciò ad essere abitata dal 500 a.C., ma è dal IV all’VIII secolo d.C. che la città raggiunse il massimo splendore, con una popolazione stimata di 25.000 persone, mentre tra l’VIII e il X secolo d.C. la località venne progressivamente abbandonata.
Una grande piazza, templi, palazzi, piramidi, il campo per il gioco della pelota e tombe sono alcuni degli edifici che ancora oggi sono visibili e in parte accessibili ai visitatori, i quali possono completare la visita al locale museo adiacente alla biglietteria del sito.

Oltre all’immenso valore archeologico di Monte Albán (riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987), è da segnalare la sua suggestiva posizione geografica su un’altura dalla quale si può godere di un panorama a 360° sulla Valle di Oaxaca.
Monte Albán si trova 8 km a sud-ovest del centro di Oaxaca e si può raggiungere facilmente con i numerosi autobus turistici che lo collegano alla città.

Tulum (Quintana Roo)


Nello stato del Quintana Roo, lungo la costa caraibica della penisola dello Yucatán, a dispetto delle ridotte dimensioni, la zona archeologica di Tulum gode di grande fama tra i viaggiatori di tutto il mondo per la sua posizione: si trova infatti direttamente sul Mar dei Caraibi, al di sopra di una spiaggia di fine sabbia bianca lambita da un mare cristallino come nel più classico dei cataloghi turistici.
Quello che si può vedere oggi sono le rovine dell’antica città maya, abitata tra il XIII e il XVI secolo d.C.
All’arrivo dei conquistatori spagnoli, nel 1518, la città era dotata di mura e bastioni, come dimostrano le vestigia ancora in piedi: la torre di guardia principale, sulla cima della scogliera affacciata sul mare è comunemente nota con il nome di El Castillo, ma sono tuttora visibili anche altri edifici come il Templo de las Pinturas, il Templo de la Estela ed altri palazzi.

Il sito archeologico di Tulum si trova all’interno dell’omonimo Parque Nacional ed è una tappa imprescindibile di un tour lungo la Riviera Maya, celebre per le sue spiagge da sogno.
A poche centinaia di metri da qui si trova la moderna cittadina di Tulum, una località nata come supporto logistico al turismo.

Palenque (Chiapas)


Nel sud del Messico, lo stato del Chiapas è balzato alla ribalta delle cronache internazionali dagli anni Novanta per la giusta lotta delle locali comunità indigene contro il neoliberismo, accusato di saccheggiare le risorse e le terre nelle quali vivono da millenni.
Gran parte della popolazione dello stato è infatti indigena, principalmente di etnia Tzotzil, Tzeltal e Lacandón, ma la radice comune è quella maya.
Il sito archeologico di Palenque è uno dei più spettacolari e meglio conservati dell’intero Messico e, forse, di tutte le Americhe: sorge infatti in mezzo alla giungla popolata da numerosi animali, tra cui le rumorose scimmie urlatrici, e si calcola che si estenda in un’area di circa 15 km², anche se il cuore del sito è concentrato in un’area più ristretta dove sono visibili splendidi palazzi e templi, i più famosi dei quali sono il complesso architettonico detto “El Palacio” (con l’imponente Torre del Observatorio), il Templo de las Inscripciones e il Templo del Sol.

Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987, la città di Palenque (chiamata Lakam Ha in lingua maya) fu abitata probabilmente fin dal I secolo a.C. ed ebbe il suo apogeo tra il V e il VII secolo d.C., mentre pare che il suo definitivo declino sia cominciato nel IX secolo d.C., quando venne poco a poco abbandonata.
La zona archeologica di Palenque si trova circa 14 km ad ovest dell’omonima cittadina, nella zona nord-orientale dello stato del Chiapas.

Mitla (Oaxaca)


Mitla fu il più importante centro religioso zapoteco, anche se per un breve periodo fu governata dai mixtechi.
Il nome di questo luogo, in realtà, è un adattamento spagnolo del termine náhuatl "Mictlán”, ovvero “Il regno dei morti”.
Si hanno tracce di presenza umana già dal I secolo d.C., ma il momento di amssimo splendore di questa località fu quello compreso tra il X secolo e l’arrivo dei conquistadores spagnoli, nel XVI secolo.

Nonostante la sua funzione religiosa, a Mitla non esistono piramidi, ma la zona archeologica comprende cinque complessi monumentali principali, di cui il Grupo de las Columnas è il più importante, dove sono conservate alcune colonne monolitiche. Nel Grupo del Norte, invece, gli spagnoli costruirono una chiesa cattolica ricavando i materiali dalla distruzione di precedenti edifici.
Caratteristiche di Mitla sono le decorazioni dei palazzi, costituite da mosaici in pietra dalle forme geometriche, mentre la presenza di strutture a talud-tablero indica una chiara influenza teotihuacana. Da notare inoltre come la costruzione degli edifici si avvenuta senza alcun apparente elemento “collante” (quale potrebbe essere il cemento) che garantisse la solidità della struttura, se non il semplice perfetto incastro delle pietre. Rimane un mistero come gli operai di allora riuscissero a trasportare, sollevare e collocare monoliti che raggiungevano il peso di cinque tonnellate.

Il sito archeologico (Patrimonio UNESCO dal 2010) si trova nel paese di San Pablo Villa de Mitla, circa 45 km a sud-est di Oaxaca, nella regione delle Valles Centrales.

El Tepozteco (Morelos)


A Tepoztlán, circa 80 km a sud di Città del Messico e 20 km a nord-est di Cuernavaca, si respira un’aria particolare.
Molti hippies, artisti e amanti della cultura New Age hanno scelto questo Pueblo Mágico come luogo in cui vivere. Alcuni dicono di sentire un’energia speciale provenire dal sito del Tepozteco.
La posizione del tempio, in effetti, contribuisce ad alimentare questa suggestione: la piramide si trova su un ripido sperone roccioso circa 500 metri al di sopra del paese (il quale, a sua volta, sorge a 1700 metri s.l.m.).
Il sito, in verità piuttosto piccolo rispetto alle altre grandi zone archeologiche messicane, fu edificato dai mexicas per onorare Tepoztécatl, la divinità associata ai raccolti e al pulque, bevanda alcoolica considerata sacra, ottenuta dalla fermentazione del succo d’agave. Secondo gli archeologi fu costruito durante il governo di Ahuítzotl (1486-1502) su Tenochtitlán, capitale dell’impero azteco.

Per raggiungere El Tepozteco occorre percorrere un impegnativo sentiero che si snoda per circa 2 km dal paese risalendo il fianco della montagna. Data la ripidità del percorso e le alte temperature della zona, lo sconsigliamo a chi non è in buone condizioni di salute. Inoltre, gli stretti passaggi finali, ormai giunti in prossimità della piramide, possono mettere in difficoltà molte persone.
La bellezza del luogo e la possibilità di salire sulla piramide, unite allo spettacolare panorama che si gode sulla valle sottostante, ripagano però ampiamente lo sforzo.
Da Città del Messico si può compiere l’escursione in giornata in autobus dalla Terminal de Autobuses Central del Sur (Taxqueña) per Tepoztlán a/r.

Tula (Hidalgo)


Il nome completo è Tollan-Xicocotitlan, ma per tutti è semplicemente Tula, antica capitale della civiltà tolteca.
I Toltechi dominarono buona parte del Messico Centrale tra il X e il XII secolo, fino a quando, nel 1168 d.C., Tula fu distrutta dai Chichimechi.
Il sito archeologico è più piccolo e forse meno spettacolare di Teotihuacán, ma rimane uno dei più interessanti del Paese anche per ciò che ha rappresentato nella storia. La città sorse proprio nel momento in cui Teotihuacán cominciava il suo processo di decadenza e ne rilevò in parte il potere politico e militare sulla regione delle valli centrali messicane, arrivando ad estendere la propria influenza fino alla regione dello Yucatán e alle terre centroamericane che corrispondono oggi agli stati di Guatemala, Honduras e Nicaragua.

Uno degli elementi principali per cui è famoso il sito archeologico è la cosiddetta Pirámide B, chiamata anche Pirámide de Tlahuizcalpantecuhtli, sulla cui sommità si trovano le statue in basalto di quattro figure antropomorfe note come Atlantes de Tula, alte oltre 4,5 metri.
L’area archeologica si trova 2 km a nord del centro della cittadina di Tula de Allende, nello stato di Hidalgo, circa 100 km a nord di Città del Messico.

Xochicalco (Morelos)


Xochicalco è una parola náhuatl che significa “Luogo della casa dei fiori”, ma è anche e soprattutto un importante sito archeologico che si trova tra le colline nei pressi di Cuernavaca (15 km in linea d’aria), non troppo distante dal sito del Tepozteco (circa 60 km) di cui abbiamo parlato poco fa.
La città sorse alla fine del VII secolo, in un’epoca particolare poiché immediatamente successiva alla caduta di grandi città come Teotihuacán (gli storici non escludono che Xochicalco possa in qualche modo esserne stata corresponsabile), ma anche Palenque, Monte Albán e Tikal (quest’ultima si trova nell’attuale Guatemala).
È anche per tale ragione che diverse popolazioni (Toltechi, Olmechi, Zapotechi, Mixtechi e Aztechi) si mossero verso Xochicalco, stabilendo così nuove relazioni tra le diverse regioni mesoamericane. In questo contesto sviluppò qui un’importante infrastruttura militare, come dimostrano le muraglie, i fossati e i bastioni, ma anche tante strutture pubbliche, civili e religiose in un periodo di tempo relativamente breve.

L’apogeo della città si ebbe tra il VII e il IX secolo, ma continuò ad essere considerata un centro di riferimento politico e cerimoniale almeno fino agli inizi del XIII secolo. Oggi si possono visitare le rovine delle piramidi, dei palazzi, il campo del juego de la pelota e altri edifici che conservano ancora glifi, steli e anche un temazcal (la sauna preispanica).
L’area archeologica di Xochicalco si trova nello stato di Morelos ed è iscritta nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1999.

El Tajín (Veracruz)


Questo centro urbano fu il cuore della cosiddetta Cultura classica di Veracruz, capitale dell’allora regno dei Totonachi.
Il termine Tajín in lingua totonaca significa “Città del tuono”. La località fu costruita e abitata tra il 300 e il 1200 d.C., ed ebbe il suo apogeo tra il IX e il XII secolo, ovvero nel periodo che gli archeologi classificano come Epiclassico e Postclassico Iniziale della storia mesoamericana.
La sua area di influenza comprendeva gran parte della costa settentrionale del Golfo del Messico, che corrisponde oggi approssimativamente allo stato di Veracruz.
Il sito archeologico presenta un’enorme quantità di strutture, tra cui ben 17 campi per il gioco della pelota e decine di edifici pubblici, ma anche templi e residenze private.
Uno dei simboli della città è la splendida Piramide delle Nicchie (Pirámide de los Nichos), che deve il proprio nome alle 365 nicchie rettangolari disposte sulle sette piattaforme; sono chiari in questo caso sia la simbologia del calendario che il valore astronomico dell’edificio.

L’area di El Tajín fu riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità nel 1992.
Si trova 10 km ad ovest di Papantla de Olarte e 18 km a sud-ovest di Poza Rica, entrambe moderne cittadine dello stato di Veracruz.

Altri siti archeologici messicani


Come dicevamo in apertura, con oltre 200 siti aperti al pubblico (ovvero appena un 10% del totale), è impossibile fornire una panoramica completa del patrimonio archeologico messicano.
Oltre agli splendidi siti che abbiamo raccontato, ce ne sono ovviamente molti altri davvero suggestivi che meriterebbero approfondimenti e descrizioni. Non potendo citarli tutti per motivi di spazio, ne segnaliamo brevemente alcuni tra quelli che più ci hanno colpito durante i nostri viaggi.

Nord
Merita una visita l’arte rupestre di Boca de Potrerillos, nello stato del Nuevo León, circa 60 km a nord-est di Monterrey, così come la zona archeologica de La Quemada e il sito del Cerro del Teúl, entrambi nello stato di Zacatecas. Il Cerro del Teúl ha aperto al pubblico nel 2018.
Per chi viaggia al nord, vale la pena visitare anche il sito de La Ferrería, nell’attuale stato di Durango, che fu il principale centro della Valle de Guadiana all’epoca della cultura Chalchihuites.

Centro
Nello stato di Puebla segnaliamo due siti in particolare: nella Zona Arqueológica de Ndachjian-Tehuacán recentemente è stato rinvenuto il primo tempio dedicato a Xipe Tótec, un dio associato alla fertilità, alla rigenerazione dei cicli agricoli e alla guerra.
Imperdibile anche Cholula, con la sua famosa piramide che vanta la base più grande del mondo: ben 400 metri per lato. Il sito si trova nella località di San Andrés Cholula.
Nell’Estado de México, invece, si può visitare l'area archeologica di Malinalco, nota per il complesso del Cerro de los Ídolos, dove sorge il tempio principale denominatio “Cuauhcalli” o “Casa de las Águilas”, unico nelle Americhe per essere un tempio monolitico ricavato nella roccia della montagna.

Nel cuore di Città del Messico, all’angolo nord-orientale della piazza principale (lo Zócalo), sono visitabili le rovine del Templo Mayor, centro cerimoniale azteco dell’allora capitale Tenochtitlán che venne demolito dagli spagnoli al loro arrivo, i quali utilizzarono poi le sue pietre per costruire la Catedral Metropolitana. Una parte dell’antico complesso è oggi visitabile e dispone di un piccolo museo che accoglie manufatti rinvenuti durante gli scavi.

Sud
Nello stato del Chiapas segnaliamo il sito di Bonampak (foto), nascosto nella giungla nei pressi di Lacanjá Chansayab e scoperto dall’uomo bianco solo nel 1946 grazie all’aiuto di un locale indigeno lacandón. L’edificio più spettacolare è il Templo de las Pinturas, che accoglie ancora splendidi affreschi dai colori vividi.
Non troppo distante, sempre nel sud-est Chiapas, Yaxchilán è forse il sito messicano più avventuroso da raggiunere. Si trova nella giungla e per raggiungerlo occorre risalire con una lancia il corso del río Usumacinta, un grosso fiume che segna il confine tra Messico e Guatemala.
L’antica città maya presenta alcuni interessanti edifici, ma merita una visita anche solo per l’avventura dell’escursione in barca, la cui partenza avviene da Frontera Corozal e impiega 40 minuti per giungere al sito.

A circa 30 km da Valladolid, nello Yucatán, la zona archeologica di Ek Balam è una delle ultime ad essere state scoperte e ospita oggi 45 strutture, tra cui la suggestiva acropoli. Ancora nello Yucatán, il sito di Uxmal è Patrimonio dell’Umanità dichiarato dall’UNESCO nel 1996 e vanta un invidiabile stato di conservazione, come dimostrano gli edifici noti con i nomi di Piramide dell’Indovino, Quadrilatero delle Monache e Palazzo del Governatore.
Sempre nei paraggi, la Zona Arqueológica de Izamal si trova nell'omonima località (il pueblo di Izamal) a 72 km da Mérida e ospita le vestigia di un importante centro della civilizzazione maya.
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