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Cosa fare a Guadalupa: una settimana nei Caraibi europei

Paradiso caraibico e parte di quelle Antille che punteggiano l’oceano atlantico dalla Florida fino alla costa venezuelana, l’arcipelago di Guadalupa è ancora Europa. Dipartimento d’oltremare francese, si raggiunge con la sola carta d’identità; si guida con la patente italiana, non servono vaccinazioni particolari e si spostano le lancette all’indietro di 5 ore (6 ore quando è in vigore l'ora legale). Cinque le isole che lo compongono: Grande-Terre e Basse-Terre, come due ali di una grande farfalla, Marie-Galante, Les Saintes, frazionate in Terre-de-Haut e Terre-de-Bas e La Désirade. Terre che danzano al ritmo del biguine e offrono molto più che semplici panorami da cartolina.

Una settimana da programmare tra gennaio e marzo, ma anche più avanti evitando magari il periodo tra agosto e settembre più a rischio uragani, può darne un assaggio piacevole. L’aeroporto di Guadeloupe-Pôle Caraïbes che collega l’arcipelago alla Francia e alle altre isole caraibiche dista pochi chilometri dalla città di Pointe-à-Pitre capitale economica della Guadalupa; la vicina Gosier ospita la maggior parte degli hotel con diverse soluzioni di hôtellerie tradizionale e più moderna.


Grande-Terre: spiagge da cartolina e canna da zucchero


La visita a Pointe-à-Pitre richiede almeno una mezza giornata e può partire dalle ardite architetture del MACTe, centro culturale e museale dedicato alla storia della schiavitù con un interessante percorso didattico e suggestive installazioni visive. Da qui per immergersi nell’atmosfera più creola della città – fatelo di mattina quando potrete viverne appieno la frenesia –, basta raggiungere il centro storico di Pointe à Pitre e poi scivolare tra i profumi di cannella e i colori dell’artigianato locale del Marché aux épices di rue Frébault oppure muoversi tra i banchi di frutta esotica e di pesce del mercato colorato di Place de la Victoire.
Ci si lascia Pointe-à-Pitre alle spalle e si procede dritti alla scoperta di Grande-Terre, piatta e calcarea e quasi del tutto votata alla coltivazione di canna da zucchero. Meglio dedicare il pomeriggio al nord dove si incontrano le spiagge più selvagge e meno frequentate e una giornata intera alla zona meridionale.
Passata Morne-à-l’Eau – piastrelle bianche e nere in un’alternanza davvero singolare adornano le tombe del cimitero cittadino rendendolo unico nel suo genere – si entra nel regno delle mangrovie, una formazione vegetale che bagna i litorali marini fin quasi a Port-Louis. Se ne avete il tempo potete immergervi nelle acque di Plage de Babin i cui fondali sono ricchi di sostanze che fanno bene alla pelle, per poi fermarvi a Petit-Canal che ospita una serie di monumenti e vestigia legati al passato schiavistico di Guadalupa come i resti dell’ex carcere oggi letteralmente invasi dalle enormi radici dell’albero strangolatore.
Poco oltre la piccola cittadina di Port-Louis si apre l’Anse du Souffleur, un litorale di sabbia bianca quasi infinito ideale per una sosta e un pic-nic e più avanti Plage de la Chapelle. Se si prosegue più a nord la costa muta sensibilmente e le rilassanti spiagge di sabbia fine cedono il passo alle alte falesie di Pointe de la Grande Vigie e della Porte d’Enfer.

Sulla costa sud di Grande-Terre si susseguono le spiagge più rinomate, anfiteatri naturali di sabbia candida quasi fosse farina, punteggiati da palme e lambiti da un mare color cobalto. Poco oltre Sainte-Anne, una piccola cittadina che a luglio si anima di suonatori di tamburi e danzatori sulle note del festival Gwo Ka, si incontra la spiaggia di Bois Jolan e la Plage des Raisins Clairs. Proseguite ancora oltre Saint-Francois, una delle località turistiche più sviluppate dell’arcipelago con hotel di lusso e un campo da golf 18 buche, e puntate ai panorami di Pointe des Châteaux. Non resterete delusi, una salita di alcuni minuti porta dritti in cima a un belvedere dove lo sguardo spazia su tutto il promontorio. Poco prima della deviazione fermatevi al chiosco di Jordan Caraibes, un simpatico artigiano che crea cesti e oggetti utili lavorando le foglie di cocco.
Da Pointe des Châteaux si può risalire verso Le Moule, una delle più vecchie cittadine della Guadalupa; la spiaggia de l’Autre Bord, la chiesa di Saint Jean Baptiste, forse una della più belle della Guadalupa, le case in legno dai colori sgargianti e uno stile un po’ retro ne fanno una tappa obbligata a Grande-Terre.
Si può quindi ripiegare verso l’interno, attraverso le terre de Grand Fonds per scoprire panorami fatti di valli e mornes che caratterizzano il plateau calcareo tra Sainte-Anne, Les Abymes e La Moule.


Les Saintes: le acque cristalline di Terre-de-Haut


A Terre-de-Haut, la più grande delle nove isole Les Saintes, ci si arriva con una traversata di circa una ventina di minuti da Trois-Rivières a Basse Terre; una volta sull’isola si può scegliere tra macchina elettrica, bici o scooter, in ogni caso prevedete la gita in giornata e lasciatevi cullare dalla quiete di questo angolo di Guadalupa. Dal Fort Napoléon, ricostruito tra il 1844 e il 1897 con all’interno un museo dedicato alla storia e alle tradizioni di Les Saintes e un interessante giardino esotico, la vista sulla baia è sublime. Il villaggio conserva lo charme del borgo di pescatori con case in legno e la chiesa di pietra vulcanica, mentre le spiagge sono una delizia per gli occhi a cominciare dai colori turchesi della più famosa, Pain de Sucre – al largo lo snorkeling è ideale – o ancora Grande Anse e Plage Rodrigue.


Basse Terre: foresta tropicale e sabbie vulcaniche


Massiccio montuoso dominato dal vulcano La Soufrière, ricoperto per buon parte da una lussureggiante foresta tropicale – Parco Nazionale dal 1989 –, con spiagge di sabbia fine ma anche rocciose e vulcaniche, Basse-Terre si scopre prevedendo almeno due giorni di tour. Da Pointe-à-Pitre si attraversa la Riviere Salée e si corre in direzione Lamentin verso la costa nord in cerca dei paradisi di sabbia rosata come Plage de la Ramée e Plage de Clugny vicino a Sainte-Rose, o le dorate Grande Anse e Anse de la Perle nei pressi di Deshaies.

Poco oltre Pointe-Noire, merita una sosta l’Habitation Côte Sous le Vent per imparare a conoscere gli ambienti della tradizionale casa creola e per un giro sui vélovolants, simpatiche biciclette sospese da terra che garantiscono un percorso emozionale tra gli alberi. Poco lontano la Maison du cacao offre un tour guidato sulla lavorazione di questo ingrediente e dei suoi usi con un punto vendita ideale per gradite degustazioni e dolci acquisti.

Prima di ripiegare verso l’interno, poco prima di Bouillante, d’obbligo un ultimo colpo d’occhio alla spiaggia vulcanica di Malendure di fronte all'Ilet Pigeon, una zona ideale per le immersioni. La D23 taglia da costa a costa Basse-Terre, una traversata suggestiva di circa 35 chilometri da Le Mamelles a Vernou nel cuore della foresta tropicale, per poi far ritorno ai panorami piatti di Grande-Terre.

Per scoprire la zona meridionale dell’isola, si può puntare dritti a Basse-Terre, capitale amministrativa della Guadalupa, città vivace fondata nel 1643 e al Forte Saint Charles, o Fort Delgrès, nato a difesa della città dagli attacchi inglesi e monumento nazionale dal 1977. Ci si addentra quindi nella foresta tropicale alla volta delle Chutes du Carbet, le cascate più alte delle Piccole Antille che si aprono sulle pendici orientali del vulcano La Soufrière. Suggeriamo di puntare al secondo livello (110 metri d’altezza): circa mezz’ora di camminata attraverso la foresta umida tra felci alte oltre dieci metri, filodendri e una varietà di alberi impressionanti, su sentiero ben indicato e di media difficoltà adatto anche ai bambini. La prima cascata è molto più impegnativa (circa 4 ore di cammino, 120 metri d’altezza) e la terza è la meno spettacolare (20 metri d’altezza).
Si fa ritorno a Grande-Terre ripiegando verso Capesterre e seguendo la strada costiera N1 verso nord.


Marie Galante: panorami selvaggi e rhum


Per concludere il nostro tour in questo magnifico arcipelago vale la pena programmare un’ultima giornata su quest’isola più selvaggia e meno frequentata dai turisti che vanta cento mulini sparsi un po’ ovunque – da vedere quello di Bézard a Capesterre ristrutturato nel 1994, oggi museo –, spiagge tra le più belle dei Caraibi, alte falesie e vaste distese di canna da zucchero.
Si parte dal porto di Pointe-à-Pitre e si raggiunge Grand-Bourg con circa un’ora di traversata, una volta qui si consiglia di noleggiare l’auto per il periplo dell’isola. I punti di interesse sono davvero vari a iniziare dai resti di un passato coloniale che rivive nei resti dell’Habitation Trianon-Roussel a pochi chilometri a nord di Grand-Bourg, classificato monumento nazionale dal 1981.

Le spiagge sono protette dalla barriera corallina sulla costa atlantica e lambite dal calmo mare caraibico sottovento; da vedere Anse Canot a nord di Saint Louis e poco dopo Vieux Fort la Gueule Grande Gouffre, un arco naturale scolpito dal mare; più a sud nei pressi di Capesterre si aprono Anse Feuillard, la Feuillère e les Galets.
Lungo le strade si incontrano ancora i carretti trainati dai buoi che trasportano canna da zucchero, vera risorsa dell’isola. Spendete del tempo per far visita all’antica distilleria di Père Labat, una delle più vecchie dell’arcipelago, che produce il rhum come si faceva cento anni fa e pare sia il più buono di tutta Guadalupa!

Per informazioni e per organizzare il viaggio:

www.leisolediguadalupa.it

www.lesilesdeguadeloupe.com


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 Pubblicato da il 18/12/2017 - - ® Riproduzione vietata