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Il Burning Man Festival nel Black Rock Desert del Nevada

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Nello stato del Nevada, 150 km a nord-est di Reno, nel cuore del vasto Deserto Black Rock, c’è una cittadina effimera che ogni anno, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, prende vita grazie al Burning Man Festival uno degli eventi più surreali del mondo, a metà strada tra Mad Max e un quadro di Dalì. La cittadina in questione è Black Rock City, fondata nel 1990 in funzione di ospitare la “festa dei lavoratori” più famosa degli Stati Uniti. La durata del Burning Man Festival, infatti, coincide con la settimana della festa del lavoro che inizia l’ultimo lunedì di agosto e si conclude il primo di settembre. Quest’ultimo giorno è il cosiddetto Labor Day, il giorno in cui i festeggiamenti raggiungono il culmine con l’incendio del grande fantoccio di legno al quale negli ultimi anni assistono in media alcune decine di migliaia di persone.

La fama del Burning Man Festival è in costante crescita, come testimonia il numero ogni anno maggiore di spettatori che decidono di assistere alla pittoresca manifestazione. L’evento affonda le proprie radici nel 1986, quando sulla Baker Beach di San Francisco, in occasione del solstizio d’estate (21 giugno), Larry Harvey e Jerry James bruciarono il primo fantoccio di legno alto circa 2.5 metri davanti agli occhi di una ventina di persone. Per altri tre anni l’evento si svolse in tono ridotto in California poi, nel 1990, ci fu lo spostamento nel Nevada, dove il festival cominciò ad assumere proporzioni completamente diverse. Di pari passo con il numero di spettatori sono cresciute le dimensioni del fantoccio, che ha raggiunto i 16 metri nel 2000, i 30 nel 2008 e addirittura i 32 nella scorsa edizione. Il successo di pubblico ha indotto gli organizzatori ad ampliare e arricchire l’offerta ai visitatori, che oggi possono scegliere tra un gran numero di eventi collaterali in programma per tutti gli otto giorni del festival.

Per come siamo abituati in Italia, feste e manifestazioni sono intese generalmente come l’espressione di una comunità, di un territorio, di una città. Nel caso del Burning Man Festival, invece, si assiste ad una radicale inversione dei ruoli, tanto che è la città a mettersi al servizio della manifestazione al punto da essere stata cucita come un abito su misura per assecondare le esigenze del festival. Tutto ciò è lampante osservando Black Rock City dall’alto. Il centro è disegnato ad anfiteatro intorno al monumento centrale della città: The Man. Quest’ultimo, una sorta di piramide maya coloratissima, è il luogo sul quale ogni anno viene issato e bruciato il grande fantoccio di legno simbolo del Burning Man Festival. Grazie alla peculiare planimetria urbana, l’evento è perfettamente visibile da ogni angolo di Black Rock City che, a dispetto di quanto si possa pensare, è in grado di accogliere la bellezza di 60.000 persone. Più che di un parco giochi, infatti, si deve parlare di una vera e propria città, con tanto di case, bar, ristoranti, negozi, ufficio postale e dipartimento di polizia. La prerogativa è che tutte le strutture sono rimovibili e al termine della settimana vengono smontate, riportando alla luce il candido deserto salato.

Oltre alla parte ludica, il comitato direttivo di Black Rock City (LLC), che comprende Larry Harvey e altri cinque membri (Marian Goodell, Harley Dubois, Michael Michael, Will Roger Peterson e Crimson Rose), si è impegnato nella stesura di dieci principi etici sui quali è basato il festival. Tra questi c’è il rispetto reciproco dei partecipanti, l’apertura nei confronti dei visitatori di tutte le etnie, lo sforzo comune nella diffusione dei principi di solidarietà del festival ed altre considerazioni che intendono tutelare la natura originaria della manifestazione dalla mercificazione che spesso interessa questo genere di eventi soprattutto negli Stati Uniti. Ciò nonostante, il denaro occupa un ruolo sempre più importante nell’organizzazione del Burning Man Festival, e non solo perché dal 1995 si paga un biglietto di ingresso (nel 2013 pari a 380 $).
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Tralasciando discorsi di natura morale ed etica, il festival è un vero e proprio spettacolo artistico. Tra i partecipanti figurano personaggi quantomeno pittoreschi che mettono la propria arte a disposizione degli altri allestendo bizzarre coreografie, personalizzando i cosiddetti “veicoli mutanti” che sfilano per le strade della città e soprattutto costruendo il “Temple”, la struttura che dal 2000 viene bruciata insieme al fantoccio di legno. Ogni anno si sceglie un tempio diverso (Tempio della Mente, Tempio delle Lacrime, Tempio della Gioia, Tempio di Giunone, Temple of Whollyness nel 2013) ed è davvero un peccato dare alle fiamme un tanto mirabile esempio di architettura rifinita con estrema dovizia di particolari.

Ogni anno, i partecipanti al Burning Man Festival raggiungono Black Rock City a bordo dei mezzi più disparati. L’aeroporto più vicino è il Reno-Tahoe International Airport, da cui si impiegano circa tre o.re di auto per giungere a destinazione, mentre il San Francisco International Airport dista sette ore. Da entrambi gli scali c’è un regolare servizio di navette che fanno la spola con Black Rock City. Sul luogo del festival, inoltre, viene allestita una piccola pista di atterraggio per facilitare i collegamenti con i centri abitati più vicini.

A chi volesse partecipare ricordiamo che l’edizione 2014, che inoltre coincide con i 150 anni dall'annessione del Nevada agli USA, si terrà tra il 25 agosto e il 1° settembre e che per reperire maggiori informazioni si può visitare il sito internet www.burningman.com

 Pubblicato da il 26/08/2014 - 6.448 letture - ® Riproduzione vietata

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