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Il Castello Tramontano di Matera

La Rocca di Matera, il suo Castello Tramontano, domina la città dei sassi dall'alto. Non è visitabile internamente, ma la sua visita all'esterno è fortemente consigliata.

Luccica anche nelle notti più buie e la sua capacità di attrarre turisti di tutto il mondo non ha assolutamente eguali in Basilicata: Matera e i suggestivi Sassi che la compongono restano una pietra miliare del Belpaese per le tante meraviglie che vi si incastonano splendidamente.

Il Castello Tramontano, orgoglio popolare  tra i tesori della città, domina il contesto dalla collina di Lapillo su cui si erge, una collina sovrastante in toto il centro storico che annovera una sorgente d’acqua sotterranea (la quale giustificherebbe, insieme alla posizione strategica evidente, la scelta d’ubicazione della rocca).

La storia del Castello

La roccaforte si lega a doppio filo alla storia e relativa sorte del conte Giancarlo Tramontano: a lui si deve la nascita del fortilizio, avvenuta nel 1501, e l’attribuzione del nome con il quale ancora oggi l’edificio si fa conoscere.

Il Tramontano, nativo di Sant’Anastasia (nei pressi di Napoli), maestro della Zecca Regia a L’Aquila e successivamente nella città partenopea, riuscì prima a farsi insignire del titolo di conte dalla corte aragonese nel 1496 e poi, nel medesimo anno, ad aggiudicarsi la contea di Matera (in virtù di crediti maturati nei confronti della Regia Maestà) nonostante il re Ferdinando d’Aragona avesse stretto un patto con gli autoctoni volto a mantenere libertà e autonomia cittadine.

Causa principale di quella promessa infranta, il conte s’inimicò da subito la popolazione appena infeudata ma altresì la classe nobile della quale risultava essere un duro rivale in affari. La costruzione del castello fu un’operazione titanica e, soprattutto, costosa, tant’è che nei registri dell’epoca venne contabilizzata una spesa complessiva di 25.000 ducati necessari all’edificazione del complesso difensivo, per alcuni studiosi un’esigenza in termini di esclusiva tutela territoriale del feudo, per altri semplicemente un motivo di ulteriore vanto che andava ad aggiungersi al blasone di un titolo acquisito anch’esso con vasto potere pecuniario.

Scaltro nelle trattative commerciali ma eccessivamente dedito ai debiti, il Tramontano non entrò mai nelle grazie dei sudditi ma anzi, troppo inviso alla collettività che ne aborriva il dominio sul feudo (si dice esercitato anche con il privilegio dello ius primae noctis, seppur sia oramai confermato che tale abitudine coincide con un vero e proprio falso storico), finì col bagnare Matera del proprio sangue. L’agguato mortale si verificò la sera del 29 dicembre 1514: appena uscito dalla cattedrale locale alla quale si era recato per assistere alla Santa Messa, il conte fu letteralmente falciato da un gruppo di contadini che lo aveva atteso nascosto dietro il masso oggi chiamato u pizzon’ du mal consigghj (la pietra del mal consiglio). Il nobile pagò molto cari anni di soprusi e atti di tirannia favorendo nel tempo il riscatto della popolazione che mai lo aveva accettato, ben conscia della misura di quell’uomo tanto influente, ambizioso e smargiasso. Non a caso la via in cui incombette il fattaccio ha preso il nome di “Via Riscatto” proprio a voler ribadire la volontà dei congiurati di affrancarsi dalla scomoda e petulante situazione.

La morte del conte sancì anche la definitiva incompiutezza della sua creatura castellare (la cui costruzione fu in pratica sostenuta economicamente dai Materani, oppressi da tasse e imposte notevoli), concepita e realizzata in stile aragonese con un imponente maschio centrale e due torri cilindriche laterali smerlate comprensive di feritoie (nel progetto originale ve n’erano contemplate addirittura dodici, mai costruite, e un fossato solo parzialmente tracciato), una struttura cinta da massicce mura tufacee alte fino a 5 metri, grazie alle quali il complesso ha potuto rendersi inviolabile nell’arco di tutto questo tempo, inviolabilità che ne ha dunque assicurato il benessere strutturale sia all’esterno che all’interno, quest'ultimo contraddistinto da angusti corridoi, strette gallerie e ambienti concepiti non per scopo residenziale ma militare.

Adibito nei secoli successivi a prigione, il castello è stato per fortuna sottratto a un triste destino di abbandono e rivalorizzato attraverso lavori di accurato restauro che ne hanno permesso la completa riqualificazione con annessione di un ampio parco utilizzato per l’organizzazione di spettacoli di varia natura, concerti ed esibizioni. Il castello non è attualmente visitabile internamente (eccezion fatta per le giornate del FAI), in attesa di un ente che lo prenda in gestione permettendo così l’ingresso ai turisti.
La storia di Giancarlo Tramontano ha vagamente ispirato il film “Il Conte di Matera”, diretto nel 1957 da Luigi Capuano e interpretato da Virna Lisi.

Come arrivare al Castello Tramontano

In auto, dalla costa tirrenica bisogna imboccare l’autostrada Salerno - Reggio Calabria in direzione Potenza; proseguire per Metaponto con la SS 407 e seguire le indicazioni per Matera; dalla costa adriatica prendere l’autostrada BolognaTaranto fino a Bari Nord e immettersi nella Altamura – Matera, SS 96 e SS 99; in treno, collegamento con Bari tramite ferrovie a scartamento ridotto F.A.L.; in autobus, servizio autobus extra-urbani low-cost Flixbus; l’aeroporto più vicino risulta Bari Palese, distante ca. 60 km.

Informazioni utili

Castello Tramontano
Dove: Via del Castello – Matera
Orari di apertura: non visitabile all’interno
Contatti: APT Basilicata, tel. 0835/331817 – 0835/331983 o mail matera@aptbasilicata.it
Prezzo biglietto: visita esterna gratuita

 Pubblicato da il 09/11/2017 - 811 letture - ® Riproduzione vietata

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