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Diario di un viaggo ad Antigua. Al caldo dei tropici a Febbraio

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Bologna 30 gennaio, ore 5.00 del mattino, partiamo da casa con la neve verso l’aeroporto Guglielmo Marconi, siamo un po’ preoccupati ma il nostro volo con British Airways previsto in partenza alle 6.30 sembra non avere problemi, vediamo Ryanair decollare senza difficoltà e siamo fiduciosi. Operazione disgelo ali e poi si parte ma improvvisamente il pilota torna indietro. L’ala sinistra è congelata…. Che si fa? Forse il pilota non se l’è sentita, forse mancanza di esperienza, sicuramente non aveva più di 25 anni…Ci mettiamo in coda, siamo il decimo aeromobile in attesa delle operazioni di disgelo, gli ultimi arrivati anche se effettivamente mai partiti, quindi il pilota non ha protestato anche se molto probabilmente l’errore era alla base dell’aeroporto di Bologna. Gli inglesi adorano fare la fila!!!!

Alle 12.00 dopo 5 ore mezzo in “ostaggio” dentro l’aereo siamo finalmente decollati ma ormai la coincidenza è persa.
Arriviamo a Londra, un sole stupendo, incredibile! Ci dirigiamo al banco British Airways e la compagnia ci sistema in un hotel a Gatwick dopo averci preparato le carte di imbarco per il volo dell’indomani alle 10 del mattino. Vi assicuro che si prova un grande senso di tristezza quando si perde anche solo uno su otto giorni preziosi in fuga dalla realtà. Ci guardiamo e d’accordo proviamo il tentativo di chiedere di ripartire da Antigua un giorno più tardi…evviva si resta un giorno in più e così passiamo la nostra giornata a Londra in hotel un po’ più sereni.

31 gennaio, il nostro volo parte puntualissimo alle 10 del mattino, come usa fare, British e alle 14.45 ora locale (ci sono 5 ore di fuso orario dall’Italia) arriviamo ad Antigua: 28 gradi. Ci affrettiamo a scendere dall’aereo in quanto ci avevano detto che le operazioni di sbarco sull’isola sono molto lente.. ci togliamo il maglione a collo alto e la felpa e siamo coccolati da una serie di carezze di aria calda, che spettacolo! Dopo il passaggio al controllo passaporti, eravamo tra i primi, aiutiamo una coppia di ragazzi di Bologna a prendere l’auto al “rent a car” in quanto non parlavano l’inglese…tutte le targhe ad Antigua hanno la dicitura “Antigua e Barbuda, land of sea and sun” (terra di mare e di sole). La neve, la si dimentica in fretta …tutto bene, guida a sinistra come gli inglesi, Ivano, Monia e Davide ci danno un passaggio sino alla capitale St John, alla fermata degli autobus “West Bus Station” e come ci aveva suggerito il nostro consulente di viaggio Pino prendiamo il bussino 22 per EC$ 3,00 a testa, 80 centesimi di euro, destinazione Johnson’s point alla Sunset Terrace Guest House (tel. 001 268 460 5979 email dtonge@myway.com cell. Richard 001 2687708966) da Riccardo Blanco (Richard White). Il Taxi dall’aeroporto a Johnson’s point costa $ 31,00. mentre il taxi dall’aeroporto a St John costa circa $ 7,00.
St John ci ha subito conquistato così come l’accoglienza con il sorriso della sua gente. Ci guardiamo intorno nell’attesa che il bus sia pieno e parta, non c’è orario, non si sa mai quanto tempo si aspetta, ma non avere fretta è una sensazione bellissima. Ecco si parte, chiediamo all’autista di avvertirci a destinazione. Siamo fulminati dal viaggio ma rapiti da questa nuova avventura in autobus. Al nostro arrivo ci aspetta una salita breve (40 – 50 metri) ma ripidissima, mozza fiato. Vediamo Darrah, la figlia di Richard che si affaccia sulla terrazza e subito Richard scende ad accoglierci e ci mostra la nostra piccola, splendida casetta in mezzo alla foresta con un’indimenticabile immagine di vista sul mare.

Sono le 5, ora del tramonto, l’ora più bella per arrivare al Sunset Terrace Guesthouse. Siamo a sud ovest dell’isola, un posto incantevole. La casa tutta in legno, tipo baita è basic ma molto accogliente, c’è tutto quel che ci serve, anche un frigorifero. Doveroso dire che non c’è acqua calda, ma è senza importanza anche perché quando si ritorna dalla spiaggia un po’ bruciacchiati, l’acqua fresca è un toccasana. Avevamo già tante informazioni grazie a Pino ma Richard ci da una panoramica del posto. Gli chiediamo subito se possiamo restare un giorno in più, no problem! Al tramonto attenzione alle zanzare e sunflies, ci siamo portati autan e zampironi ma per i sunflies, anche volgarmente chiamati “puri puri” l’autan è acqua pura. Meglio avere dell’olio tipo “olio Johnson” per farli scivolare sulle gambe anziché permettergli di arrampicarsi e pungere. I loro ponfi ci accompagnano ancora…. Richard ci dice che la mattina alle 8 ci avrebbe portato la colazione, e poi ci accompagna in macchina al market vicino per fare rifornimento di acqua, e ci porta anche a vedere dove potevamo mangiare quella sera, consigliandoci OJ’s un ristorantino in riva al mare decorato con pezzi di conchiglie e rami lavorati dal mare. Ce la siamo cavati con € 15,00 a testa per un piatto di pesce locale,il “red snapper” con riso e una birra “Wadadli” (originario nome di Antigua). Ci è piaciuto talmente che ci siamo tornati altre due volte. Il posto è frequentato anche da locali e il venerdì e la domenica suonano jazz.
Così dopo aver mangiato torniamo a piedi, circa 200 m, Grazie ai consigli del nostro amico Pino avevamo con noi le pile per segnalarci sulla strada. Le strade sono illuminate in zona da lampioni, ma sempre meglio segnalare la presenza in quanto soprattutto alla sera gli antiguani corrono in auto come se fossero su pista da Formula 1. Stanchi dal viaggio ci addormentiamo subito coccolati dal rumore del mare e dal vento della foresta, ci sono le pale all’interno ma in gennaio il caldo è secco e durante la notte non abbiamo avuto bisogno di accenderle. Se avete il sonno leggero munitevi comunque di tappi per le orecchie in quanto le palme col vento sbattono sul tetto di legno e fanno un po’ di rumba da foresta.

Il risveglio è come un fiore che sboccia….alle 6.30 inizia il chiarore, ed aprire la porta sulla terrazza in quel paradiso è un gesto che rimarrà sempre impresso nella nostra mente. Alle 8 arriva Darrah con la nostra colazione: te, papaya, banane, succhi di frutta, toast burro e marmellate locali, formaggio. Un giorno abbiamo persino mangiato fettine di baccalà con spinaci al curry, delicious! Tutte le mattine a colazione, ci venivano a trovare gechi e uccellini di multicolori ai quali lasciavamo piccoli ma gustosi bocconcini.

Il primo giorno abbiamo attraversato la strada e passato qualche ora sulla spiaggia di fronte, Turner’s beach. Dicono che ad Antigua ci siano 365 spiagge ma in realtà la stessa spiaggia prende anche 4 nomi diversi a seconda dei villaggi sovrastanti. Turner’s, Johnsons point, Crab hill…Il sole è potente e il bianco della sabbia accecante,le nuvole passeggere aiutano un po’ a rilassare gli occhi e la pelle. Dopo qualche ora siamo spinti da un forte desiderio di esplorare l’isola e riprendiamo il nostro bussino, in direzione di Old Road, un tipico villaggio di pescatori. Ci fermiamo in una scuola, tutti i bambini in divisa che giocano, alcuni fanno uno show per noi a cricket (sport nazionale) e mentre scambiamo due chiacchiere con la maestra veniamo letteralmente assaliti,circondati e abbracciati da loro. Poi continuiamo a piedi, sino a due lussuosi resort Curtain Bluff e Carisle bay, un terribile contrasto con la povertà delle baracche circostanti. La gente lì è molto semplice ma con una grande dignità, salutano sempre quando ti incontrano, sono modesti ma a nessuno manca il cellulare! Le loro casette caraibiche, quasi tutte in legno sono colorate come i loro volti e la loro vita. La spiaggia di Curtain Bluff è stupenda, ricchissima di palme protese sul mare come piace a noi…non c’era praticamente nessuno. Ad Antigua tutte le spiagge sono pubbliche, dove ci sono i resort si può accedere via spiaggia ma non utilizzare le strutture( lettini e ombrelloni…. ) Abbiamo fatto un bagno, poi sulla via del ritorno, tra le baracche, ci siamo fermati in un bar locale a bere due Wadadli. Facciamo due chiacchiere con un’anziana signora che insieme al suo nipotino ci hanno affascinati. Sulla strada non mancano i cavalli, le mucche e le caprette e le galline….e se alzi gli occhi in su, vedi anche qualche pellicano con la sua preda rubata alla schiuma del mare…
Al nostro ritorno abbiamo bevuto una birra con il mitico Richard che ha cantato qualche canzoncina per noi, accompagnato dalla sua chitarra.

Mercoledì 2 febbraio. Siamo andati in giro a St John, abbiamo fatto un po’ di spesa al mercato. Il Fish market è uno spettacolo, i personaggi sono speciali, sicuramente viene voglia di fare centinaia di foto ma è consigliabile chiedere quando si tratta di persone, non sempre gradiscono. Abbiamo fatto un giro sino al porto dove attraccano navi da crociera che si confondono con le case e sbarcano orde di turisti americani, sicuramente molto diversi da noi viaggiatori.
Riprendiamo il nostro bus e ci facciamo portare alla spiaggia di Ffryes beach , una bellissima spiaggia piena di rami modellati dal mare e dal vento. Ci siamo solo noi e qualche cavallo ma la giornata è un po’ piovosa e dobbiamo aspettare le 4 per prendere un po’ di sole. Facciamo due passi e raggiungiamo più a nord la spiaggia di Valley Church bay, selvaggia con un mare di 10 colori di blu, poi arriviamo sino a Jolly Harbour, un centro con un porto turistico molto rinomato. Scopriamo un supermercato molto grande e fornito rispetto al piccolo market vicino a casa di Richard e facciamo un po’ di spesa.
La sera ci siamo fatti una cenetta sulla terrazza della nostra casina con prodotti locali, avocado pomodori, salmone in scatola e la nostra compagna di sete Wadadli. Alle 8 e mezza eravamo già a letto. Nella zona non c’è vita notturna quindi per chi non ha pace non consigliamo questa oasi di pace

E’ il nostro terzo giorno, la mattina alle 9 siamo pronti per fare un giro dell’isola con Richard e il suo pick up americano Dodge. Facciamo benzina offrendogli di pagare noi. Lì la benzina costa EC$ 12, 5 al gallone, circa 4 US$ (un gallone sono 4, 50 litri circa). Richard si ferma a comprare il ghiaccio nel market vicino a casa e per cominciare ci offre una birra Perche no! Non bisogna per forza aspettare la sera per bere una birra e così partiamo carichi, da Johnson’s point a Jolly Harbour a St John e dopo aver visitato Betty’s Hope un’ antica piantagione di canna da zucchero di cui rimane solo un museo.Ci dirigiamo verso l’oceano, viene voglia di abbracciare tutte quelle isolette che chissà quanti tesori nascondono (purtroppo non abbiamo avuto il tempo nei giorni seguenti di fare un giro in barca ma se ci potessimo tornare faremmo l’Eco Tour di Adventureantigua con Eli Fuller .(www.adventureantigua.com cell 2687273261 o 268 7266355). Proseguiamo sino a raggiungere la spettacolare baia dei surfisti di Jabberwork e raggiungiamo il Devil’s Bridge un ponte di roccia creato dalla forza maestosa delle onde ma siamo rimasti un poco delusi……. niente a che vedere con le falaises in Normandia. Continuiamo il viaggio attraverso Long Bay, dicono la più bella spiaggia di Antigua ma per i nostri gusti troppo turistica, colma di sdraio, moto d’acqua, bar….Arriviamo finalmente ad Half Moon bay, ci è mancato il respiro…una mezza luna dalle acque cristalline con la barriera dove si infrange l’oceano………. sapevamo già che sarebbe stata la nostra meta dell’indomani. Non vedevamo l’ora di sprofondare con i piedi in quel borotalco. La spiaggia è deserta.

Torniamo verso casa attraverso la Fig Tree Drive, strada che passa in mezzo alla foresta piena di banani (sono i fig in antiguano) e di una razza di ananas piccoli e neri ma dolcissimi. A tratti, tra la vegetazione non si vede il cielo! Sul percorso spuntano colori variopinti dove le case colorate e le bancarelle di frutta e verdura tropicale si fondono in un dipinto a pastello.Attraversiamo il nostro villaggio preferito Old Road per raggiungere la nostra casina alle due. Pomeriggio a Turner’s beach davanti a casa, una delle spiagge più belle dell’isola. Facciamo una passeggiata verso sinistra sino a Pelican’s Isle, una serie di villette self catering davanti al mare, forse con 4 posti ma circa 270 dollari al giorno. Noi ne abbiamo pagati 60 con la colazione ! E poi il tramonto, il più bello dell’isola… dalla nostra terrazza.
... Pagina 2/2 ... Per il week end affittiamo una Jeep Toyota Rav 4, Richard ce l’ha fatta portare davanti a casa. 50 dollari al giorno + 15 dollari al giorno di assicurazione ,ma per periodi più lunghi costa ancora meno. Sull’isola però si deve prendere una patente provvisoria che costa 20 dollari e non si sa a che cosa serva…ma è obbligatorio!.mi raccomando guida a sinistra. LOOK RIGHT ci vuole molta concentrazione ma ne vale la pena.
La sera a cena siamo tornati da OJ’S sulla spiaggia.
Non consigliamo il ristorante di Turner’s beach, è caro, molto turistico e non si mangia bene.

Venerdì mattina; Alle 8 arriva il ragazzo a portarci la macchina e dopo la nostra sacrosanta colazione sulla terrazza, partiamo in direzione di Half Moon bay. Ormai grazie a Richard conoscevamo la strada. Seguiamo i consigli dei nostri compagni di volo e ci dirigiamo verso la sinistra della spiaggia. In effetti è la parte migliore, mentre al centro il mare è un po’ mosso, li l’acqua del mare è assolutamente calma e sei a pochi metri dall’oceano che si infrange sulla barriera. Una musica dai ritmi perfetti, il fragore delle onde, alternato al suono della dolce risacca in riva al mare. Vivere una giornata ad Half Moon bay è un’esperienza da non perdere, ci sono i colibrì sulla spiaggia che svolazzano e un profumo di selvaggio che ti porta lontano anche se non vuoi. Proseguendo sempre a sinistra quando finisce la spiaggia inizia una scogliera sull’oceano con un piccolo sentiero che porta ad un’altra bellissima spiaggia Exchange bay, bianca e anch’essa deserta, c’è un resort di cui non ricordiamo il nome ma a dire il vero a parte una guardia della security non abbiamo visto nessuno.
E’ d’obbligo restare ad Half Moon bay sino all’ora del tramonto anche se il sole non tramonta ad est è un’emozione grande passeggiare sulla via del ritorno su questa mezzaluna di sabbia bianca lasciandosela alle spalle.
E poi? Ciliegina sulla torta, la sera invito a cena dal grande chef Richard. Che ci ha deliziato, viziato e coccolato. Arriviamo convinti di essere invitati a cena con tutta la famiglia, Anella la moglie, Darrah la figlia e Brandon il più piccolo, ma Richard aveva preparato un tavolino a lume di candela per noi due soli e prenotato dalla sua terrazza la vista sulla baia sottostante. Vino italiano Cantina Donna Fugata. Non ci possiamo credere! E’ veramente una persona speciale e la cena non poteva essere di meno. Grande Chef ! Grande ambiance.

E’ sabato. torniamo ad Half Moon bay, il richiamo dall’oceano è troppo forte e ci siamo lasciati trascinare,

Domenica siamo andati a Deep bay una baia calma e tranquilla lato ovest ,siamo sul mar dei caraibi. Anche li ci siamo trovati in paradiso a parte un hotel in fondo alla spiaggia stile casermone che sembrava piazzato lì per sbaglio. Posto ideale per snorkeling anche se ogni tanto arriva qualche catamarano che porta i turisti a fare il bagno sulla spiaggia… il programma per la sera era andare a Shirley Heights per vedere il tramonto e ascoltare gli steel drums. Siamo quindi partiti presto da Deep Bay per arrivare prima del tramonto del sole. Una scogliera stupenda su English Harbour e la musica al ritmo del calar del sole ….. Se dobbiamo dire la verità la domenica è troppo turistico, pensavamo di vivere in mezzo ai rasta e i loro tamburi invece era pieno di americani. Forse il giovedì sera è meglio, potete sempre provare. L’entrata costa EC $ 20,00 a persona (circa 7 euro) mentre il giovedì non si paga. Si può mangiare pollo è aragosta alla brace ma è un po’ caro.
Con un paio di birre e gli steel drums a ritmo incessante abbiamo salutato il sole in prima fila sulla scogliera a strapiombo sul mare. Un momento da vivere, comunque. Per chi non è automunito,ci sono sempre i taxi fuori che aspettano.

Lunedì dopo aver restituito la macchina prendiamo il bussino per St John ,compriamo qualche souvenir e torniamo sulla bellissima spiaggia deserta davanti a casa .La sera Richard ha allestito il barbecue in giardino con tutta la famiglia, che spettacolo! La nostra ultima sera non poteva essere una sorpresa migliore: l’atmosfera, il vino , il profumo dell’arrosto, il cibo delizioso ci fanno passare una serata con persone squisite, con un grande cuore .
E così martedì ci accingiamo a trascorrere il nostro ultimo giorno e a sentirne tutta l’intensità. Prendiamo il nostro bussino in direzione di Old Road, parlando con la gente scopriamo che c’è un porticciolo di pescatori all’altezza di Hurling. Era uno dei nostri desideri vedere un piccolo porto locale, diverso dai porti turistici come English Harbour e Jolly Harbour dove ormeggiano barche di dimensioni e lusso incoerenti con quella realtà. Scopriamo un mondo: i pescatori rientrano verso le 11.30/12.00 con barche piene di pesce, aragoste, conchiglie.. Scopriamo che la pesca, la loro maggiore risorsa insieme al turismo, è sovvenzionata anche dal Giappone…ma non ne vogliamo sapere di più dei traffici giapponesi…Chiacchieriamo con Gonzales, un gentile signore di origine portoghese, .. poi ci perdiamo guardando dei ragazzi nella riparazione di un autentico catamarano in legno con il fondo in vetro “the snorkeling cat & glass bottom boat” ….. peccato, l’avrebbero messo in mare l’indomani.

Si ormeggiano a Jolly Harbour vicino alla pompa di benzina…se vi capita, pensiamo sia una buona idea in alternativa ai soliti giri turistici. Torniamo in spiaggia davanti a casa con il sole che ci bruciacchia la pelle e il blu di quel mare che non si scolorisce neanche nel ricordo. Tira vento ma ci mettiamo a ridosso a Crab Hill. vicino alla terrazza del ristorante OJ,s. Fantastica giornata ma sono le tre. Alle quattro e un quarto Richard ci avrebbe dato un passaggio per l’aeroporto. Le valige erano già pronte dalla sera prima per permetterci di godere al massimo la nostra ultima giornata e fare come se ce ne fossero altre così davanti a noi. Alle 4 anche l’acqua della doccia era calda , quasi troppo per le nostre pelli scaldate dal sole…Puntuali alle 4.15 partiamo con Richard verso l’aeroporto, poche parole in quel viaggio. Non c’è niente da fare, non ti escono. Sono sopraffate dal magone di lasciare quell’isola e quella gente. Il nostro volo è alle 19.45 ma se non si fa il check in on line è meglio arrivare prima. Le pratiche sono un po’lunghe e ricordate che c’è una tassa di immigrazione da pagare in uscita, US$ 28,00 a testa!
Salutiamo Richard con un abbraccio che ancora ci accompagna. Che splendide persone in quell’isola, gente buona e semplice sempre con il sorriso.

Ci imbarchiamo con quel sorriso nel cuore, con la sabbia tra i capelli e d il profumo del mare sulla pelle …a presto Antigua.
Annina & Albert

 Pubblicato da il 07/08/2011 - 8.575 letture - ® Riproduzione vietata

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