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Cittą del Vaticano (Santa Sede): San Pietro, Castel Gandolfo, i giardini e i musei Vaticani

Cittą del Vaticano, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

L’11 febbraio 1929, passato alla storia come giorno della “Conciliazione” o dei “Patti Lateranensi”, la Città del Vaticano venne riconosciuta come stato indipendente sotto la sovranità del papa, il sommo pontefice capo della Chiesa cattolica; il più piccolo stato del mondo, esteso su appena 0,44 km2 di superficie ed abitato da poco più di 500 persone, prese così forma con moneta, francobolli, quotidiano, stazione ferroviaria, telecomunicazioni e polizia propri. Il perimetro della Città del Vaticano include la basilica di San Pietro e la piazza antistante, il complesso dei Palazzi Vaticani con i celeberrimi musei, i giardini ed altri edifici di minor pregio artistico. Fanno inoltre parte di questo Stato le altre tre basiliche patriarcali di S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore e S. Paolo fuori le Mura con gli edifici annessi, i palazzi della Cancelleria, di Propaganda Fide e dell’ex Vicariato, l’ospedale del Bambino Gesù ed il palazzo pontificio di Castel Gandolfo. Del resto il complesso vaticano ha costituito sin dalle origini un nucleo a sé stante rispetto alla città di Roma, configurandosi nell’arco di 17 secoli attraverso una successione quasi ininterrotta di interventi, con motivazioni insieme ideologiche e funzionali che testimoniano la continuità dell’intenzione di realizzare la residenza del vicario di Cristo come cittadella della fede, della sapienza, della bellezza, proiezione terrena della città celeste.

I pellegrini che nel medioevo affrontavano migliaia di chilometri a piedi da ogni angolo del mondo allora noto per osservare almeno una volta nella vita il sommo pontefice e pregare presso la tomba di Pietro sono diventati, oggi, le schiere di turisti che affollano attorno al colonnato berniniano e che si accingono a esaurire in un breve giro la visita della basilica, pronti per la tappa successiva del loro tour romano. L’affollamento nell’enorme ellissi del sagrato è quindi tale da rendere un po’ difficile vedere la basilica come un luogo di raccoglimento e meditazione. Le si addice, meglio, l’immagine di museo d’arte, espressione di una straordinaria predilezione da parte dei papi per le statue, i dipinti e le architetture d’autore. Un interesse che può apparire in contrasto con la loro missione spirituale e un po’ troppo mondano, ma che ha però contribuito non poco a formare quel patrimonio artistico d’incomparabile valore che si raccoglie nella chiesa.

Le attrazioni da visitare sono moltissime. Il punto di partenza non può che essere Piazza San Pietro, contraddistinta dall’ellisse progettato da Bernini nel 1656-67 con una quadruplice fila di colonne disposte in maniera convergente verso i fuochi. Tale disposizione fa si che, ponendosi nel punto dei fuochi stessi, le colonne di ciascun colonnato appaiono perfettamente ordinate dietro la prima fila. Portano la firma di Bernini anche molti dei modelli in cera che servirono per le 140 statue dei santi poste a coronamento del porticato. Molto appariscente è l’Obelisco Vaticano, voluto al centro della piazza da Sisto V, alle spalle del quale si staglia la meravigliosa Basilica di S. Pietro. Anche i visitatori più attenti ed esperti fanno fatica a cogliere le proporzioni della più grande chiesa del mondo, estesa su più di 22.000 m2 ed alta 136 metri. L’esterno è contraddistinto dall’ampia scalinata a tre livelli progettata da Gian Lorenzo Bernini, ai lati della quale sono poste due statue di S. Pietro e S. Paolo. Alle spalle della scalinata si erge la facciata di Carlo Maderno, restaurata per il recente Giubileo, coronata da timpano e percorsa da otto colonne con pilastri laterali; nella parte inferiore si apre il portico, alle estremità due grandi arcate. L’elemento più conosciuto è però senza dubbio la cupola, progettata, ma mai vista ultimata, da Michelangelo, che morì quando la costruzione era arrivata al tamburo, con la calotta a doppio guscio suddivisa da nervature in 16 spicchi che venne perciò terminata da Giacomo Della Porta e Domenico Fontana, mentre Vignola aggiunse le due cupole laterali.

All’interno, ormai non conosce praticamente sosta la teoria di capolavori artistici e di luoghi legati a particolari eventi storici, che i pellegrini hanno trasformato in tappe irrinunciabili di una sorta di percorso devozionale. La statua in bronzo di S. Pietro introduce alla cupola, che anche qui sorprende per dimensioni: sui quattro pilastri a sezione pentagonale voltano altrettante grandiose arcate, sul tamburo coppie di lesene racchiudono 16 finestre e sorreggono il cornicione, base della calotta scompartita da altrettanti costoloni. La decorazione a mosaico, articolata su sei ordini, si deve al Cavalier d’Arpino (1605), mentre alla base dei pilastri le statue volute da Urbano VIII raffigurano numerosi santi. Sopra di esse, quattro balconate berniniane espongono le più preziose reliquie della Chiesa. Sempre all’interno della basilica, non ci si può non soffermare sul baldacchino di Bernini, sulla Pietà di Michelangelo, considerata tra i gruppi marmorei più preziosi del mondo, sull’ambulacro, sempre di Michelangelo, e sulla cattedra di S. Pietro, una maestosa struttura barocca in bronzo dorato voluta da Bernini per completare l’effetto simbolico e scenografico del baldacchino nell’abside.

Terminata la visita alla basilica ci si può dedicare ai musei ed alle visite di carattere guidato. Innanzitutto al Museo storico artistico Tesoro di San Pietro, pesantemente saccheggiato nell’846 dai saraceni e nel 1797 da Napoleone. Al suo interno sono comunque rimaste: la Colonna Santa, su cui si sarebbe appoggiato Cristo nel tempio di Salomone; la dalmatica, detta di Carlo Magno ma in realtà bizantina; la famosa Crux vaticana, dono dell’imperatore d’Oriente Giustino II a Roma; il monumento di Sisto IV, firmato da Pollaiolo; ed il sarcofago di Giuno Basso. Interessanti ed originali sono anche le Sacre Grotte Vaticane, suddivise in “Grotte Nuove”, create quando venne rialzato il pavimento per la nuova fabbrica e sviluppate intorno alla cappella di San Pietro, e “Grotte Vecchie”, che risalgono al 1606. Da provare, infine, l’esperienza della salita alla cupola di S. Pietro, un percorso composto da una prima fase in ascensore e da una seconda durante la quale si dovranno salire 330 gradini.

Passata in rassegna la zona di San Pietro ci si potrà spostare verso la residenza del sommo pontefice e verso le collezioni papali, l’area dei Musei Vaticani. Da vedere: la Pinacoteca Vaticana, una collezione di pitture, per lo più a soggetto sacro, che furono inaugurate da Pio VI nel 1816 riunendo quadri sparsi per i palazzi pontifici e che appaiono oggi suddivise cronologicamente e per scuole; il Museo Gregoriano Profano, dove sono esposti reperti greci e romani organizzati in cinque sezioni; il Museo Gregoriano Egizio, che contestualizza i reperti seguendo le dinastie che si succedettero al trono; il Cortile della Pigna, uno spazio ritagliato dinanzi ai Palazzi Vaticani che deve il proprio nome ad una pigna bronzea oggi posta su un ripiano della scalinata a doppia rampa davanti alla nicchia del Bramante; il Museo Chiaramonti, che occupa praticamente la metà della galleria del Bramante e che ospita reperti romani ispirati da prototipi greci e opere originali; il Museo Pio-Clementino, un allestimento nel quale trovano posto decine di sculture greche e romane; il Museo Gregoriano Etrusco, fondato nel lontano 1837 da Gregorio XVI ed arricchitosi nel corso degli anni; la Sala della Biga, un ambiente a pianta circolare interamente realizzato in marmo di Carrara da Giuseppe Camporese; la Galleria degli Arazzi e delle Carte Geografiche, le due sale che precedono le stanze di Raffaello, una delle soste obbligate all’interno dei Musei Vaticani. Queste ultime sono infatti dei veri e propri gioielli accuratamente affrescati dalla sapiente mano di Raffaello che, tra il 1508 ed il 1525 decorò la sala di Costantino, la sala dei Palafrenieri, la cappella di Niccolò V, la stanza di Eliodoro, la stanza dell’Incendio e la stanza della Segnatura.

Nella parte terminale dei musei, superato l’appartamento Borgia, si trova la Cappella Sistina. Quando, nel 1475-81, Sisto IV fece costruire questo ambiente rettangolare coperto da volta ribassata mai avrebbe immaginato che si sarebbero concentrate qui alcune tra le massime espressioni dell’arte rinascimentale, e uno dei capisaldi della storia della pittura italiana. Del resto, già nel momento in cui aveva commissionato a Mino da Fiesole, Andrea Bregno e Giovanni Dalmata l’elegante transenna marmorea che divide il vano in due parti e la balaustra della cantoria aveva dimostrato una sensibilità notevole per l’arte. Sensibilità che lo vide interpellare, tra il 1481-83, alcuni tra i più celebri maestri del momento, tra cui Sandro Botticelli, Luca Signorelli, Piero di Cosimo, Perugino, Domenico Ghirlandaio e Pinturicchio, per l’esecuzione degli affreschi alle pareti laterali e di fronte all’altare; nel 1506 Giulio II riprese il progetto decorativo affidandolo a Michelangelo che affrescò la volta e la parete di fondo dell’ambiente.

Foto, cortesia: sito ufficiale del Vaticano - sito ufficiale Santa Sede
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