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Tappa 1: Attraverso l’Italia nei luoghi dei grandi artisti

“Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
\nNel verde fogliame splendono arance d'oro
\nUn vento lieve spira dal cielo azzurro
\nTranquillo è il mirto, sereno l'alloro…”  
\nI versi sono di Goethe, e il paese dove fioriscono i limoni è la nostra Italia. 
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\nCulla di un Impero che sfiorò l’eternità, terra di pellegrini e monasteri medievali, grande teatro del Rinascimento e meta sognata, idealizzata, da tutti gli intellettuali europei del Settecento. Proprio tra Sette e Ottocento gli uomini di cultura, più che mai, capirono quanto fosse splendida questa penisola, e il Viaggio in Italia diventò una tappa obbligata per letterati, pittori e architetti in cerca di ispirazione. Oggi il viaggio continua: da tutto il mondo accorrono ad ammirare monumenti, cattedrali e opere d’arte, custoditi in città grandiose o borgate leggendarie.
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\nMa quali furono quegli uomini che nei secoli, tra botteghe e biblioteche, ci consegnarono tele e affreschi, sculture e poemi? Uomini geniali ma mortali, che nacquero, vissero e morirono in vere case e vere città, ancora intrise del loro fascino. Ecco un viaggio nei luoghi che li cullarono e li ispirarono, alla scoperta di dimore e paesi che forse non sapevano di ospitare personaggi indimenticabili.
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\nDante Alighieri
\n Francesco Petrarca
\n Leonardo da Vinci
\n Michelangelo Buonarroti
\n Ludovico Ariosto
\n Antonio Canova
\n Alessandro Manzoni
\n Giacomo Leopardi
\n Gabriele D'Annunzio
\n Giovanni Verga
\n Luigi Pirandello

Tappa 2: Sulle tracce di Dante, i suoi luoghi tra Ravenna e Firenze

Il viaggio non può che iniziare con Dante, padre indiscusso della lingua italiana e autore, fra le tante opere, di quel capolavoro divino che egli chiamò Commedia. Nato a Firenze nel 1265 e spirato a Ravenna 56 anni dopo, nel 1321, il Sommo Poeta fu attivo politicamente ed esule per molti anni, tanto che ripercorrere la sua vita significa vagare tra il capoluogo toscano e la Romagna, passando per il Casentino e altre zone del nord d’Italia.
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\nNel cuore di Firenze, in Via Santa Margherita, il Museo della Casa di Dante è un agglomerato di edifici medievali in pietra, restaurato nel 1911 e custode di immagini e documenti sulla giovinezza del poeta e la storia della città duecentesca. Si possono prenotare visite guidate del museo e di Firenze, abbinate a laboratori e attività per bambini, sul sito www.museocasadidante.it. La Società Dantesca Italiana (www.dantesca.it) si impegna a mantenere viva la memoria del poeta e organizza periodicamente letture e manifestazioni culturali.
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\nDante conobbe il Casentino da soldato – durante la battaglia di Campaldino del 1289 – e da viaggiatore, e dedicò alla vallata aretina molti versi del suo Poema. Durante l’esilio questa terra gli diede asilo, facendolo sentire vicino alla sua amata Firenze. A testimoniare il suo passaggio c’è un busto in bronzo di fronte al Castello di Poppi, residenza dei Conti Guidi in cui alloggiò nel 1310; all’interno un grande plastico racconta la Battaglia di Campaldino tra Guelfi e Ghibellini. In più, ai piedi del colle di Poppi, la “Colonna di Dante” segnala l’inizio della piana in cui si svolse il combattimento. Per maggiori informazioni su Dante a Poppi (che è uno dei Borghi più Belli d’Italia) vedi www.ilbelcasentino.it.
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\nDulcis in fundo Ravenna, in Romagna, dove la Tomba del Sommo Poeta se ne sta alla fine di Via Dante. Il tempietto neoclassico è del 1780, ma le ossa di Dante vi trovarono pace solo a fine Ottocento, quando vennero ritrovate nel giardino del monastero Francescano. Le avevano custodite qui i frati ravennati, temendo che i fiorentini le volessero trasferire nella loro città.
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\nNel settembre del 2011 Ravenna ha ospitato la prima edizione di un grande festival dantesco, Dante 2021, il cui titolo allude al prossimo centenario della morte del poeta. Con la partecipazione della fiorentina Accademia della Crusca, Ravenna ha proposto – e proporrà negli anni a venire – una bella rassegna settembrina di conferenze, letture e spettacoli per ricordare il padre della letteratura italiana. Per maggiori informazioni vedi www.dante2021.it.

Tappa 3: I luoghi del Petrarca: un toscano in ritiro sui Colli Euganei

Dante aveva circa quarant’anni quando la Toscana, estremamente prolifica dal punto di vista artistico e culturale, diede alla luce un altro grande uomo di lettere. Francesco Petrarca, nato ad Arezzo nel 1304 e vissuto tra Avignone e varie città italiane, fu il poeta del Canzoniere e l’inguaribile innamorato di Laura, fu un filologo rigoroso e un punto di riferimento per la nostra lingua. Visse settant’anni ed ebbe modo di viaggiare molto, ma ovunque andasse ardeva di un amore non corrisposto, come dichiara in un celebre sonetto: “non so trovare strade abbastanza impervie perché Amore non venga sempre con me”. Solo i Colli Euganei, ultima tappa del suo vagare, seppero donargli un po’ di pace, ed è qui che ancora oggi, nel comune ribattezzato Arquà Petrarca (Padova), sorge la dimora in cui concluse la sua vita.
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\nFu Petrarca stesso, nel 1369, a restaurare l’edificio duecentesco, ricavando spazio per sé, per la famiglia e per la servitù. Nei secoli seguenti fu più volte modificata, ma il potere evocativo della Casa è immutato: da vedere la mostra fotografica, la Sala delle Metamorfosi ispirata alla prima lirica del Canzoniere, lo studiolo e la camera da letto del padrone. Non manca proprio niente: c’è anche la gatta imbalsamata che si pensa appartenesse al poeta.
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\nLa Casa del Petrarca di Arquà è aperta tutto l’anno, ma gli orari variano a seconda della stagione. Il biglietto intero costa 4 euro, ridotto 2 euro, e ci sono sconti per le scuole. Per maggiori informazioni e prenotazioni tel. 0429.718294 o www.arquapetrarca.com.
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\nPer vedere la casa natia di Petrarca bisogna invece tornare in Toscana, ad Arezzo, in Via dell’Orto. L’abitazione, che ospita un’importante biblioteca, è gestita dall’Accademia Petrarca (vedi www.accademiapetrarca.it) ed è aperta al pubblico. L’ingresso intero costa 4 euro, ridotto 3 euro e per i gruppi 2 euro. Per informazioni tel. 0575.24700 o [email protected].

Tappa 4: Ad Anchiano, visita alla Casa di Leonardo e a Vinci al Museo Leonardiano

C’è chi ha la fortuna di nascere con un grande talento e passa la vita a coltivarlo. Ma il nostro Leonardo da Vinci, nato in provincia di Firenze nel 1452, di talenti ne aveva da vendere: pittore, scienziato, ingegnere e scultore, si intendeva di architettura e di musica, di anatomia e scenografia. La recente mostra londinese a lui dedicata, che ha registrato un successo straripante, non è stata altro che l’ennesima conferma: da sempre il genio di Leonardo dimostra di non avere confini. Italiano ma cittadino del mondo, ha incarnato alla perfezione un’epoca di enormi cambiamenti ed è considerato tra i più grandi geni dell’umanità.
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\nCittadino del mondo ma, ancora prima, del piccolo comune di Vinci, adagiato tra i colli toscani. Dove sono ben contenti di mostrare ai turisti i luoghi di Leonardo: dalla Casa Natale di Anchiano alla Biblioteca Leonardiana, passando per un ricco museo.
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\nLa Casa Natale è a 3 km da Vinci, immersa tra gli ulivi della frazione di Anchiano, lungo la cosiddetta “Strada Verde” che fende la campagna. È aperta al pubblico e contiene numerose riproduzioni di disegni, compresa una mappa del Valdarno, ma dall’autunno del 2010 è interessata dai lavori di ristrutturazione che si concluderanno nel 2012, presentando un nuovo percorso espositivo. Sarà aperta anche la vicina Casa del Custode, con una mostra sulla vita quotidiana, i soggiorni in Montalbano e l’arte pittorica di Leonardo.
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\nNel frattempo la casa resta comunque visitabile: è aperta tutti i giorni con orario variabile a seconda delle stagioni. Per maggiori informazioni tel. 0571/56519, mail: [email protected] o www.comune.vinci.fi.it (sito ufficiale della casa in fase di realizzazione).
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\nNel cuore di Vinci sorge il Museo Leonardiano, che occupa il Castello dei Conti Guidi e la Palazzina Uzielli e intende raccontare il fervore culturale del Rinascimento, oltre a presentare un gran numero di modelli ed esperimenti tratti dagli schizzi e gli appunti del genio. Il ventaglio di proposte è ampio e stimolante: lezioni, laboratori e attività ludiche sono studiate dal museo per grandi e piccoli, e si organizzano belle visite guidate tra la mostra e i vicini luoghi legati a Leonardo. Proprio fuori dal castello, in Piazza dei Guidi, Mimmo Paladino ha creato una serie di architetture-sculture che si ispirano ai modelli leonardiani, mentre in Piazza Masi, dietro la Palazzina Uzielli, la scultura di Mario Ceroli reinterpreta l’Uomo Vitruviano.
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\nIl museo è aperto tutti i giorni; l’orario varia a seconda del periodo. Per maggiori informazioni tel. 0571/933251 o www.museoleonardiano.it.
\nLa Biblioteca Leonardiana, collocata entro le mura del castello, è un importante centro di documentazione sull’opera di Leonardo da Vinci ed è accessibile su appuntamento. Per informazioni e prenotazioni tel. 0571/933250 o www.bibliotecaleonardiana.it.
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\nInfine il Museo Ideale Leonardo da Vinci, collezione privata che invece sorge fuori dalle mura, lungo la Via di Montalbano, e raccoglie documenti e spettacolari ricostruzioni di progetti leonardiani. Vedi www.museoleonardo.com.
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\nPer ulteriori informazioni su Vinci e le terre di Leonardo:
\nwww.terredelrinascimento.it o www.leonardoavinci.eu.

Tappa 5: Michelangelo Buonarroti: da Arezzo a Roma, i luoghi della sua vita

In quanto a eclettismo e varietà d’interessi se la cavava benissimo anche Michelangelo Buonarroti, ammiratore di Leonardo e, allo stesso tempo, suo ispiratore. Nato nel 1475 a Caprese Michelangelo, nella Val Tiberina Toscana, fu indiscusso protagonista del Rinascimento italiano. Scultore e pittore, poeta e architetto presso le maggiori città della penisola, disseminò capolavori tra Carrara e Bologna, Firenze e Roma: basti pensare alla Pietà, al David o agli affreschi della Cappella Sistina.
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\nMa a Caprese Michelangelo, in provincia di Arezzo, ci tengono a sottolineare le radici dell’artista. Lo stesso Buonarroti, d’altra parte, metteva nella sue opere i colori e gli scorci del suo borgo, del vicino Chiusi della Verna e del Monte Penna.
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\nNella casa natale, antica sede della Podesteria, ci sono riproduzioni fotografiche degli affreschi michelangioleschi, proiezioni multimediali, copie di documenti e calchi in gesso delle sue sculture. Il Palazzo del Podestà, insieme al Palazzo Clusini e alla Corte Alta, costituisce il Museo Michelangiolesco, che oltre a valorizzare l’operato del grande artista contiene le esposizioni di altri scultori italiani e organizza eventi culturali. Sono proposti vari itinerari tematici, che si concentrano sull’infanzia di Michelangelo, sulla sua casa natale o sull’opera scultorea, e comprendono la chiesa di San Giovanni Battista, subito fuori le mura, in cui Michelangelo venne battezzato.
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\nIl museo è aperto tutti i giorni (tranne il lunedì nella stagione invernale) con orario variabile a seconda del periodo. Il biglietto intero costa 4 euro, per le comitive 3 euro, per i ragazzi e i gruppi scuola 2,50 euro. Vedi http://www.capresemichelangelo.net/costume/museo.
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\nPer una rassegna completa dei luoghi in provincia di Arezzo che hanno accolto o ispirato l’artista, visitate il sito www.michelangelo.it e scaricate la brochure.

Tappa 6: I luoghi di Ludovico Ariosto in Italia, da Reggio Emilia a Ferrara

“Chi vuole andare, vada: veda l’Inghilterra, l’Ungheria, la Francia e la Spagna. A me piace abitar la mia contrada.” Così scriveva in una delle sue Satire Ludovico Ariosto, celebre autore dell’Orlando Furioso e affezionato estimatore dell’Emilia Romagna. Una terra, la sua, che diede i natali anche al Boiardo e che nei secoli ha continuato a sfornare artisti e letterati, rivelando una sorta di aura ispiratrice, una tensione al fantastico e all’epico che quasi si respira nell’aria. Ne sono convinti a Reggio Emilia, dove Ariosto nacque nel 1474. Vi è nato di recente, invece, un bel progetto culturale che si è concretizzato nel Parco Culturale dell’Ariosto e del Boiardo: un itinerario tematico che si snoda tra i luoghi dei due letterati, partendo da Reggio e spingendosi nella campagna circostante.
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\nÈ nel cuore di Reggio Emilia la casa di Daria Malaguzzi, madre dell’Ariosto, a due passi dalla Piazza del Duomo: come specifica la targa sulla facciata, dell’epoca del poeta resta solo l’angelo con lo scudo, simbolo nobiliare del casato. La nascita di Ludovico avvenne però nell’area dei Giardini Pubblici, dove un tempo sorgeva l’antica Cittadella fortificata che i Gonzaga, nel 1339, avevano voluto come sede del potere: a ricordare l’evento, essendo sparito il castello, c’è una statua dell’Ariosto affiancata da quella del Boiardo.
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\nProcedendo lungo la via Emilia si arriva in località San Maurizio, dove un arco cinquecentesco introduce alla villa di campagna dei Malaguzzi: qui, presso la famiglia materna e lontano dagli impegni di corte, Ariosto si ritirò spesso a scrivere. Da vedere il Camerino dei Poeti, il Camerino degli Orazi e Curiazi e il Camerino dell’Ariosto con gli affreschi del XVI secolo. Vedi www.municipio.re.it alla sezione “Itinerari e visite”.
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\nPer ripercorrere gli ultimi anni di vita del poeta bisogna spostarsi a Ferrara: qui si spense nel 1533, in una dimora di campagna che desiderò ardentemente ed acquistò a caro prezzo, con notevoli sacrifici economici. Tuttavia l’amava molto e andava fiero di quella spesa, come testimonia l’iscrizione in latino della facciata, che dice: “Piccola ma adatta a me, pulita, non gravata da canoni e acquistata solo con il mio denaro”. Mentre un tempo si trovava in campagna oggi è nel centro di Ferrara, adibita a concerti, spettacoli ed eventi culturali. È aperta tutti i giorni eccetto il lunedì. Per informazioni tel. 0532/244949-208564.

Tappa 7: A Possagno borgo natale di Antonio Canova: la casa, il museo e il parco

Con un salto di duecento anni e un viaggio verso nord, fino alla provincia di Treviso, si arriva all’epoca e alle terre di Antonio Canova, grande scultore italiano e massimo esponente del Neoclassicismo. Che la ricerca della bellezza fosse una sfida costante, per l’artista veneto, è dimostrato dalla perfezione candida e levigata delle sue opere plastiche, dalle più famose – come Amore e Psiche – alle minori, dai soggetti mitologici ai monumenti funebri o celebrativi. Una passione, la sua, impossibile da contenere: cominciò giovanissimo a modellare con l’argilla di Possagno piccole forme tridimensionali, e si narra che a sei anni, a una cena di nobili veneziani, abbia plasmato un leone di burro così bello da meravigliare i commensali. Tra loro c’era il Senatore Giovanni Falier, che si prese a cuore quel talento e lo indirizzò negli studi e nella carriera.
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\nUn talento celebrato ancora oggi a Possagno, a 80 km da Treviso, dove Canova nacque nel 1757. Il Museo Canova comprende due splendide gipsoteche (raccolte di gessi): la prima, fondata nell’Ottocento dal fratello dell’artista, contiene i modelli originali delle opere presenti nello studio romano di Via delle Colonnette; la cosiddetta gipsoteca scarpiana, progettata dall’architetto veneziano Carlo Scarpa nel 1957, è moderna e luminosa e ospita, tra le altre, la scultura de Le Grazie.
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\nAttraverso un ampio porticato si arriva alla seicentesca Casa di Antonio Canova, ristrutturata da lui stesso tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, quando aggiunse la Torretta e la cosiddetta Sala degli Specchi, e arredata con mobili originali. Oggi ospita collezioni pregevoli di dipinti, incisioni, disegni e marmi, ma anche vestiti e strumenti di lavoro appartenuti all’artista. Da vedere la camera da letto in cui vide la luce nel novembre 1757, con un bel dipinto di Thomas Lawrence, ma anche il seminterrato con la cantina e lo studio della pittura, allestito nella Torretta. Le cucine oggi fungono da laboratori didattici in cui gli studenti possono sperimentare la manipolazione dell’argilla.
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\nFanno parte del museo anche il giardino, il frutteto e la zona chiamata Parco, un ampio terreno coltivato a foraggio con cui si nutrivano gli animali della tenuta. Oggi è un museo della scultura all’aperto e vi si tengono feste, concerti ed eventi culturali.
\nInfine la biblioteca e l’archivio, che grazie alla collaborazioni con importanti musei internazionali documentano non solo la vita e l’opera del Canova, ma anche le correnti artistiche e culturali di altri personaggi legati a lui e allo stile neoclassico.
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\nIl Museo è aperto tutti i giorni tranne il lunedì. Le visite guidate, sempre disponibili, la domenica pomeriggio alle ore 16.00 costano solo 1 euro in più rispetto al prezzo del biglietto. Il biglietto intero costa 8 euro, ridotto 5 euro e 4 euro per le gite scolastiche.
\nPer maggiori informazioni www.museocanova.it.

Tappa 8: Con Alessandro Manzoni, tra Milano e Lecco, i luoghi della sua vita

C’è un “ramo del lago di Como” diventato famoso grazie a Alessandro Manzoni, che con i suoi Promessi Sposi siè guadagnato un posto tra i maggiori scrittori italiani di ogni tempo. Considerato da molti l’inventore del romanzo, questo grande ammiratore di Dante è nato a Milano e a Milano è spirato, ma tra il primo e l’ultimo capitolo della sua vita ha inserito viaggi in tutta la penisola, soggiorni Parigini e un ritiro fiorentino che doveva permettergli di assimilare la lingua toscana e migliorare ulteriormente il suo capolavoro.
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\nNato nel 1785 nel capoluogo lombardo, Alessandro trascorse buona parte dell’infanzia e dell’adolescenza a Lecco, nella casa paterna, dove oggi è allestito il Museo Manzoniano. Un percorso concreto e poetico allo stesso tempo, che comprende gli arredi originali, le stanze personali dell’autore, una cappella e le cantine. Si pone l’accento sui rapporti tra Manzoni e Lecco, con stampe e documenti e un grande plastico di Villa Manzoni come si presentava alla fine del Settecento. Nelle dieci sale del museo si ammirano testimonianze di ogni tipo: dalla culla del bimbo Manzoni agli autografi dell’età adulta, passando per i dipinti di vari artisti che ritraggono i membri della famiglia. La Cappella dell’Assunta, in stile neoclassico, ospita una bella pala d’altare di Preda, mentre le cantine contengono una ghiacciaia e due torchi del XIX secolo.
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\nIl Museo Manzoniano – allestito a Villa Manzoni insieme alla Galleria Comunale d’Arte – si trova a Lecco in via Guanella ed è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 17.30, ad eccezione del lunedì. Il biglietto intero costa 5 euro, ridotto 3 euro.
\nPer maggiori informazioni tel. 0341/481247–481249 o www.museilecco.org/museomanzoniano.htm.
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\nIl secondo Museo Manzoniano non poteva che sorgere a Milano, nella casa di Via Morone, dove Alessandro visse tra il 1814 e il 1873, anno della sua morte. Diretta dal Centro Nazionale di Studi Manzoniani, che negli anni Sessanta ha curato la ristrutturazione del palazzo, la mostra comprende oggetti personali, fotografie, lettere, e una bella serie di illustrazioni ispirate alle vicende di Renzo e Lucia.
\nLa casa milanese del Manzoni è aperta al pubblico dal martedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 16. La prenotazione anticipata è obbligatoria per i gruppi (massimo 25 persone).
\nTel. 02 86460403. Sito: www.casadelmanzoni.mi.it.

Tappa 9: Giacomo Leopardi a Recanati: visita al Palazzo Leopardi e al Museo Leopardiano

“Forse, se avessi le ali per volare sulle nubi e contare le stelle ad una ad una, forse più felice sarei”.
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\nÈ il desiderio che Giacomo Leopardi consegna al suo Canto Notturno e che sempre vibrerà tra suoi versi e le sue prose, animerà la sua penna e le sue azioni: Recanati, dove nacque nel 1798, fu sempre un rifugio e allo stesso tempo una prigione, da cui sognava di spiccare il volo. Lì, sull’ermo colle, la siepe impediva di vedere l’orizzonte e alimentava le sue fantasticherie sul mondo, accrescendo la sua sete di Infinito. Eppure, a ripercorrere la sua vita, ci si accorge che Leopardi non restò sempre a Recanati: soggiornò in tante città tra cui Pisa, Bologna, Roma e infine Napoli, dove morì nel 1837, a soli 39 anni.
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\nProprio a Napoli, nella zona di Piedigrotta, il Parco Vergiliano accoglie la tomba di Leopardi. Fu spostata qui nel 1939, dopo essere stata per circa un secolo nella Chiesa di San Vitale di Fuorigrotta. Una volta entrati nel parco-museo, ad ingresso gratuito, si percorre una breve salita e ci si trova al cospetto del sepolcro: un grande altare a base quadrata collocato in una grotta di tufo. Il Parco, dove si trova anche la tomba di Virgilio, è aperto tutti i giorni dalle 9.00 a un’ora prima del tramonto.
\n(Vedi http://tombavirgilio.sbapsaena.campaniabeniculturali.it)
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\nMa è Recanati (nelle Marche, provincia di Macerata) il luogo leopardiano per eccellenza, che plasmato la giovinezza dell’autore e la sua opera. A Recanati Leopardi conferisce ancora oggi un fascino poetico senza eguali. Palazzo Leopardi, nel rione Monte Morello, comprende la casa natale del poeta, che appartenne alla famiglia sin dal XIII secolo; inoltre vi si possono visitare la biblioteca, costantemente alimentata dagli acquisti librari del padre Monaldo, e il Museo Leopardiano con oggetti e documenti riguardanti Giacomo e i suoi scritti. Nel palazzo adiacente ha sede il Centro Nazionale di Studi Leopardiani, con un’altra biblioteca ricchissima e altre sale espositive in cui si svolgono conferenze ed eventi culturali, punto di riferimento per gli studiosi di Leopardi in tutto il mondo.
\nPoi ci sono luoghi reali e letterari allo stesso tempo: è il caso della Piazzetta del Sabato del Villaggio, su cui si affacciano Palazzo Leopardi e la chiesa di Santa Maria di Montemorello, in cui si conserva l’atto battesimale del poeta. Nel celebre canto che dà il nome alla piazza Giacomo raccontava: “I fanciulli gridando – su la piazzuola in frotta e qua e là saltando – fanno un lieto romore”. Sulla destra c’è la casa di Teresa Fattorini, morta giovanissima, a cui Leopardi dedicò A Silvia.
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\nDulcis in fundo il Colle dell’Infinito, meta di passeggiate e sede di meditazioni, angosce e speranze. Giacomo vi arrivava direttamente dal suo giardino, attraversando l’orto di Santo Stefano, e si perdeva a contemplare il vasto panorama che abbracciava cielo e mare, spezzato solamente dalla famosa siepe. Oggi, su un muro di mattoni, si legge la dichiarazione d’affetto di Giacomo a questo luogo: “SEMPRE CARO MI FU QUEST’ERMO COLLE”.
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\nOgni anno, il 29 giugno, si festeggia il compleanno del poeta con un grande evento a Palazzo Leopardi, nel Centro Nazionale di Studi Leopardiani e sullo stesso colle, sotto le stelle, dove letture, spettacoli e interpretazioni liriche intrattengono gli amanti della letteratura.
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\nIl Centro Studi e il Comune di Recanati organizzano visite guidate ai luoghi leopardiani e alla città. I percorsi sono vari e possono comprendere visita alla biblioteca e alla mostra, ma anche, su prenotazione, approfondimenti e laboratori didattici per tutte le età. Per maggiori informazioni su orari e costi vedi www.giacomoleopardi.it, manda un’e-mail all’indirizzo [email protected] o chiama +39 071 757 3380.
\nPer il turismo a Recanati www.recanatiturismo.it.

Tappa 10: Gabriele D’Annunzio: il Vate. Tra Pescara e il Vittoriale degli Italiani i suoi luoghi

A qualcuno D’Annunzio potrebbe risultare antipatico. Perché si sentiva un eroe, un profeta, uno sciupa femmine e un intellettuale senza rivali. Fiero e vanitoso, trattava la vita come un’opera d’arte e amava sé stesso più di ogni altro. Ma alcuni episodi fanno pensare: il Re coniò apposta per lui il titolo di Principe di Montenevoso, Mussolini fece costruire una vera e propria strada per volere del poeta, e tutti, a un certo punto, presero a chiamarlo Vate. Qualcosa di eccezionale, nella sua personalità, doveva esserci davvero. Ed effettivamente basta immergersi tra le sue pagine, o dare un’occhiata alla “casetta” in cui morì, per accorgersi che si ha a che fare con un personaggio decisamente sopra le righe, pieno si sé ma anche pieno di passione.
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\nGabriele D’Annunzio nacque a Pescara nel 1863 e morì a Gardone Riviera nel 1938, dopo una vita da poeta, scrittore e drammaturgo, da uomo politico e da militare. Lasciò segni profondi nell’Italia dell’epoca, non solo partecipando all’Impresa di Fiume, ma anche lanciando provocazioni che si trasformavano in mode.
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\nCe lo raccontano a Pescara, nella Casa Natale di Gabriele d’Annunzio: una dimora ottocentesca con decori eleganti e mobilio d’epoca, in cui immaginare la quotidianità del Vate, consultare documenti e ammirare foto e cimeli. La Casa-Museo propone itinerari didattici tra le varie stanze, con letture delle opere dannunziane e la proiezione di filmati, tra cui interessanti documentari dell’Istituto Luce.
\nÈ situata in Corso Manthonè ed è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 14, ma gli orari possono variare in luglio e agosto. Il biglietto intero costa 2 euro e il ridotto 1 euro. Per maggiori informazioni tel. 08 560391 o www.casadannunzio.beniculturali.it.
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\nMa il vero gioiello è a Gardone Riviera (BS), sulle rive del Lago di Garda. Qui D’Annunzio ha fatto costruire una vera e propria cittadella monumentale in cui trascorrere gli ultimi anni della sua vita: è il Vittoriale degli Italiani, che comprende un’elegante dimora, parchi e giardini. Vi si snodano strade, piazzette e corsi d’acqua, e vi si incontrano teatri e monumenti. La residenza è sorprendente, traboccante di oggetti bizzarri e dettagli pacchiani, mobili barocchi e animali impagliati, come se il padrone avesse deciso di collezionare tutto il collezionabile del mondo. Ma non è un’accozzaglia di cianfrusaglie: è la testimonianza sorprendente di un animo inquieto e un’opera d’arte in sé. Tra gli innumerevoli oggetti ci sono libri di valore, che compongono la grande biblioteca dannunziana consultabile su appuntamento (tel. 0365 296508, e-mail: [email protected] o [email protected]).
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\nNel parco non perdete le statue e i monumenti, il Museo della Guerra, il Mausoleo con la tomba del Vate, la Nave Puglia e il teatro all’aperto. Quest’ultimo si ispira all’anfiteatro di Pompei, si affaccia sul Lago di Garda ed è lo scenario suggestivo di concerti e rassegne estive.
\nLe visite guidate possono limitarsi agli interni o spaziare per l’intera cittadella. Per maggiori informazioni www.vittoriale.it.

Tappa 11: La terra di Giovanni Verga, la Parco Letterario lungo la Riviera dei Ciclopi (Catania)

Per ispirare una corrente letteraria vivida, cruda e autentica come il verismo ci voleva una terra di sole e di mare. La terra di Verga, che nacque nel 1840 a Vizzini, in provincia di Catania, e a Catania morì nel 1922. Proprio in questo lembo di Sicilia, lungo la Riviera dei Ciclopi, il Parco Letterario Giovanni Verga è dedicato al fondatore di un nuovo modo di narrare, che attraverso racconti, romanzi e pezzi teatrali celebrava luci e ombre di un’isola magica. Aci Trezza, frazione di Aci Castello, è l’ambientazione de I malavoglia, il suo romanzo più famoso.
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\nOggi incanta i visitatori con le sagome di tre faraglioni: secondo la leggenda fu Polifemo, per arrestare la fuga di Ulisse, a lanciare in mare i tre giganti di pietra. Ma il borgo è altrettanto affascinante, soprattutto se vi si riconoscono le viuzze citate dallo scrittore, la piazza, la chiesa e la fontana. Anche il castello normanno fa capolino tra le pagine di Verga, in particolare nella novella “Le storie del Castello di Trezza”.
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\nL’ispirazione catturava l’autore per le strade di Vizzini, sulla spiaggia e sul molo, ma il miracolo della scrittura si consumava a casa, a Palazzo Verga, sulla Piazza Umberto I. Per raggiungerla ci si deve arrampicare lungo un gomitolo di viottoli pittoreschi, e una volta in piazza si scoprono, oltre al palazzo, il Municipio e la sontuosa Salita Marineo che conduce alla Chiesa Madre. Nei pressi della chiesa, in Via Santa Maria dei Greci, si erge il palazzo barocco della famiglia Ventimiglia citato nel romanzo Mastro Don Gesualdo. Per il capitolo finale della vita di Verga ci si deve spostare a Catania. Nel centro storico, in via Sant’Anna, si può visitare la dimora in cui trascorse i suoi ultimi anni, oggi sede del Museo Regionale e di una ricca biblioteca. La casa museo, visitabile dal martedì al sabato, è aperta dalle 9.00 alle 16.00, il mercoledì e il venerdì fino alle 18.00.
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\nPer maggiori informazioni tel. 095-7150598 o www.museumland.com/verga/casa.

Tappa 12: Il Caos di Agrigento, casa di Luigi Pirandello, visita alla casa museo

Io son figlio del Caos” scriveva Luigi Pirandello, e continuava: “non allegoricamente, perché son nato in una nostra campagna, che si trova presso un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu”. La contrada Caos c’è ancora oggi, nei pressi di Agrigento, ed è là che lo scrittore e drammaturgo italiano nacque il 28 giugno del 1867.
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\nDestinato a ricevere il Nobel per la letteratura nel 1934, e a spirare due anni dopo nella sua casa di Roma, Pirandello viaggiò molto ma si separò da Agrigento solo fisicamente, perché la sua Sicilia gli rimase sempre nel cuore. Un luogo reale e poetico allo stesso tempo, Agrigento, perché è la che si svolgono gli intrecci delle storie pirandelliane. Ne è testimone privilegiata la Casa Museo dell’autore, custode di lettere, documenti e manoscritti che ritraggono l’uomo e il suo tempo, raccontandone la vita e le fonti d’ispirazione. La visita guidata alla dimora richiede un’ora di tempo e costa 10 euro, ma un tour completo dei luoghi pirandelliani nei dintorni può durare mezza giornata o un giorno intero, e costa dai 134 ai 190 euro. Per informazioni e prenotazioni tel. 360/397930.
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\nTra non molto si potrà visitare anche il suo villino di Roma, in Via Bosio, momentaneamente chiuso al pubblico per restauri. È stata l’ultima casa dello scrittore: c’era stato insieme alla famiglia tra il 1913 e il 1918, ma dal 1933 al 1936 vi abitò da solo, occupando gli ambienti del primo piano, tuttora intatti. Alla morte di Pirandello i suoi eredi donarono lo Studio allo Stato, affinché il Ministero dell’Educazione lo preservasse e valorizzasse. Nel 1961 il Ministero della Pubblica Istruzione lo diede in custodia all’Istituto di Studi Pirandelliani sul Teatro Contemporaneo, che tuttora si occupa della Biblioteca e dei preziosi archivi dell’autore. Appena il restauro sarà compiuto lo Studio sarà aperto al pubblico e saranno disponibili visite guidate su appuntamento.
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\nPer maggiori informazioni www.studiodiluigipirandello.it.