I forti nascosti della Repubblica Ceca

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Condividi Enrico Montanari

30/11/2011

Proteggere il territorio e dal territorio farsi proteggere. In Repubblica Ceca è quasi una simbiosi quella tra l’ambiente e le installazioni militari difensive. Retaggio della guerra, forti, trincee e postazioni belliche sono oggi considerate a tutti gli effetti monumenti tecnici cui l’esigenza di mimetismo ha ispirato un’interessante compenetrazione con pareti di roccia, alture e avvallamenti. Nascosti sotto le colline, lungo cunicoli sotterranei o nel folto del bosco, si scoprono siti inaspettati.

Il manto erboso e le chiome degli alberi possono nascondere persino un’intera cittadella fortificata. E’ il caso della Fortezza di Josefov, nei pressi di Jaromer, in Boemia orientale, là dove l’Elba incontra il Metuje, che sotto i bastioni mimetizzati nel verde cela un labirinto di ben 45 chilometri di cunicoli e gallerie sotterranei. Costruita tra il 1780 e 1787 con qualcosa come 500 milioni di mattoni su ordine dell’imperatore Giuseppe II, doveva difendere i confini terrestri dall’espansione prussiana. Il sofisticato sistema difensivo funzionò: non fu mai assediato o preso. A prenderle d’assalto la fortezza, in tempi moderni, sono gli interpreti di musica estrema e metal, protagonisti del fortunato festival “Brutal Assault”, in calendario ogni anno ad agosto. Il percorso visitabile, alla luce delle torce e delle lanterne, si snoda tra casematte, gallerie di tiro, artiglieria, arsenale e varie esposizioni. Sempre dell’epoca austroungarica, i resti nell’area di Hradec Kralove, in Boemia nordorientale, alla confluenza dei fiumi Elba e Orlice.

Altro importante monumento militare è il complesso delle fortificazioni cecoslovacche Hlucin-Darkovicky. Decisamente più recente (1935-1938), vanta addirittura un sistema di ventilazione e di rifornimento idrico e l’allacciamento telefonico. E’ un significativo esempio di quello che era un tempo il sistema difensivo cecoslovacco, una sorta di vallo in cemento armato lungo la frontiera con la Germania, costruito ispirandosi alla linea francese di Maginot. Se ne ha testimonianza anche nelle fortificazioni Opava-Milostovice, risalenti agli Anni ’30 del XX secolo e straordinariamente conservate. Qui tecnici, progettisti, ingegneri edili e soldati hanno dato il meglio per combattere l’aggressione della Germania nazista. Altra fortificazione cecoslovacca è quella di Satov, servita all’esercito fino al 1999. A Slup u Znojma, sempre in Moravia meridionale, c’è poi il Museo della Fortificazione Cecoslovacca 1938, con ricostruzioni di strutture difensive dell’epoca.

Tra gli altri siti visitabili, anche le fortezze d’artiglieria di Hanicka, Dobrosov e Bouda. Quest’ultima è la meglio conservata del suo genere in Repubblica Ceca ed è il miglior esempio di fortificazione prebellica. Recuperata nel 1990 da un gruppo di volontari, oggi offre interessanti percorsi di visita, anche a misura di bambino. Notevole anche la fortezza di batteria di Hurka, alle porte di Kraliky in Moravia, costituita da cinque bunker di massima sicurezza, praticamente impenetrabili, con muri larghi 3 metri e mezzo e attrezzatissimi, dotati persino di una ferrovia a scartamento ridotto interna. Oggi si vedono, tra gli altri, anche la piccola motrice con al seguito i carrelli per il trasporto delle munizioni.
Atmosfere cupe e opprimenti, invece, ma è doveroso non sottrarsi, a Terezin, meglio nota come Teresienstadt, in Boemia settentrionale. Un monumento per riflettere, per non dimenticare. Tra le città fortificate fatte costruire da Maria Teresa in Boemia nel 1780, la fortezza più tardi passò tristemente alla storia per essere stata utilizzata dai nazisti come lager in cui rinchiudere 150.000 ebrei, per lo più giovani e giovanissimi giudei sottratti a forza alle loro famiglie. Al suo interno, oltre ai luoghi drammaticamente veri della crudeltà, anche i memorabilia del Museo del Ghetto.

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