Il Santuario di Santa Maria della Vita a Bologna

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Condividi Maria Grazia Masotti

Il Santuario di Santa Maria della Vita si trova a pochi passi da Piazza Maggiore, nel pieno centro di Bologna. La sua cupola color azzurro-grigio fa capolino dai tetti di Palazzo dei Banchi, sul lato orientale della piazza, e invita a scoprire i tesori custoditi al suo interno. Primo tra tutti, il Compianto sul Cristo Morto di Niccolò dell’Arca.

Più che un santuario Santa Maria della Vita è un vero e proprio complesso di edifici, che oltre alla chiesa stessa comprende l’attiguo Oratorio dei Battuti e il Museo della Sanità e dell'Assistenza, inaugurato nel 1999 nel luogo dell’antica sede dell’Ospedale di Santa Maria della Vita. Situato nell’area del vivace mercato Quadrilatero, il santuario fronteggia il Portico della Morte, il cui nome ricorda un ulteriore ospedale, quello di Santa Maria della Morte, che fino al XVIII secolo accoglieva malati incurabili e condannati a morte negli spazi ora appartenenti al Museo Archeologico di Bologna.

Storia

La costruzione del complesso di Santa Maria della Vita si deve alla Confraternita dei Battuti o dei Flagellanti, fondata a Perugia nel 1260. In quell’anno Raniero Fasani diede vita al movimento dei Disciplinati, chiamato appunto dei Flagellanti o dei Battuti per via dell’abitudine dei suoi adepti di espiare i peccati percuotendosi col flagello. Nel giro di pochi anni la confraternita di Fasani si diffuse anche in altre città, e Bologna non fece eccezione: il fondatore giunse nel capoluogo emiliano nel 1261, accompagnato da 20.000 seguaci. Sostenuti dalla popolazione locale e animati da uno spirito assistenzialistico, nella seconda metà del XIII secolo i Flagellanti eressero il loro santuario con a fianco uno dei primi ospedali pubblici della città, dedicato alla cura degli infermi.

Nel corso del tempo l’edificio di Santa Maria della Vita è stato oggetto di alcuni rifacimenti che hanno mutato il suo aspetto originale duecentesco. La struttura venne dapprima ampliata, tra il 1454 e il 1502, e in seguito al crollo del soffitto completamente riprogettata per mano dell’architetto Bergonzoni, che a fine Seicento introdusse l’attuale pianta centrale ed ellittica. A Giuseppe Tubertini si deve invece la cupola eretta nel 1787 su disegno del Bibiena o del Terribilia; la facciata, infine, venne ricostruita nel 1905.
Il santuario è considerato oggi uno dei più begli esempi del barocco bolognese.

Il Compianto sul Cristo Morto di Niccolò dell’Arca

La chiesa custodisce al suo interno un’immagine della Madonna della Vita risalente alla seconda metà del Trecento, di attribuzione incerta, che sovrasta l’altare maggiore. Tra i capolavori artistici di Santa Maria della Vita il protagonista indiscusso è però il Compianto sul Cristo Morto, opera dell’artista di origine barese Niccolò dell’Arca posta nella cappella a destra dell’altare.

Di datazione incerta ma collocabile fra il 1463 e il 1490, da più di cinque secoli il Compianto ammalia i suoi osservatori grazie alla sua prorompente forza espressiva, che D’Annunzio descrisse come un “urlo di pietra”. L’insieme scultoreo è formato da 7 figure in terracotta a grandezza reale disposte in semicerchio attorno al Cristo incoronato di spine, che giace col capo riverso su un cuscino. In origine policrome, col passare del tempo le statue hanno perso il loro colore originario, conservando però intatta l’intensa tragicità delle loro espressioni.
La reazione dei vari personaggi giunti al cospetto del Cristo viene resa dall’artista in maniera fortemente drammatica, sia nei movimenti del corpo che nei lineamenti del volto. Impressionanti sono ad esempio le figure di Maria di Cleofa e Maria di Magdala, dilaniate dal dolore, immortalate mentre spalancano le bocche in segno di strazio e di sgomento. La Maddalena è rappresentata nell’atto di correre verso la salma, con le vesti aderenti al corpo. Completano la scena le statue di Giuseppe d’Arimatea, in ginocchio accanto al Cristo, di Maria madre di Giacomo e Giuseppe, della Madonna, raffigurata con le mani giunte, e dell’apostolo Giovanni.

Se una resa così realistica della sofferenza umana riesce tuttora ad emozionare l’osservatore, in passato produceva effetti ancor più sorprendenti. Nei secoli scorsi, al cospetto di Maria di Cleofa e Maria di Magdala i più piccoli si spaventavano, tanto che le statue si guadagnarono il soprannome di “streghe” (burde in bolognese), mentre i più grandi coniarono l’espressione “è una Maria della Vita” per descrivere una donna addolorata e trascurata.

L'Oratorio dei Battuti

All’interno dell’adiacente Oratorio dei Battuti si trova un altro spettacolare complesso scultoreo. Attualmente sede di mostre temporanee, l’oratorio nacque nel Quattrocento come spazio privato della Confraternita, dove i membri si radunavano per adempiere ai loro doveri religiosi. Agli inizi del XVII secolo la struttura venne sottoposta a un importante ristrutturazione che le conferì l’odierno aspetto in stile barocco. L’artefice fu l’architetto bolognese Floriano Ambrosini, che ne curò il progetto e i lavori tra il 1604 e il 1617; le decorazioni degli interni, finanziati dalla nobile famiglia dei Pepoli, furono affidati invece a Giulio Cesare Conventi ed Antonio Martini che li portarono a termine nel 1639.

Due furono le opere d’arte “salvate” dai lavori e riutilizzate per l’abbellimento dell’Oratorio dei Battuti, entrambe risalenti al Cinquecento: da un lato una pala del Nosadella (al secolo Giovanni Francesco Bezzi) raffigurante una Madonna col Bambino e Santi, che tutt’oggi risplende sull’altare barocco. Dall’altro il Transito della Vergine, un gruppo scultoreo dell’artista ferrarese Alfonso Lombardi, datato tra il 1519 e il 1522, che con il Compianto di Niccolò dell’Arca condivide il materiale di realizzazione e soprattutto il pathos sprigionato dalla scena rappresentata.
Situata dalla parte opposta rispetto all’altare e in posizione rialzata, l’opera narra una vicenda tratta dai Vangeli apocrifi e poco diffusa in precedenza nel mondo dell’arte: il Transito della Madonna, ovvero gli eventi successivi alla morte della Vergine. Tra le 15 figure in terracotta policroma di dimensioni leggermente superiori al reale, Lombardi colloca il sacerdote ebreo che secondo gli apocrifi tentò di rovesciare il feretro di Maria durante i suoi funerali. Il gesto venne tuttavia interrotto dall’intervento di un angelo armato di un spada, che vediamo raffigurato in alto nell’atto di scagliarsi sul gruppo.

Orari di apertura

La visita al Compianto sul Cristo Morto è a pagamento ed è consentita da martedì a domenica dalle 10:00 alle 19:00, mentre l’Oratorio dei Battuti è aperto al pubblico in caso di mostre. Maggiori informazioni a questo link.

Come arrivare

Il Santuario di Santa Maria della Vita si trova nella ZTL di Bologna ed è pertanto raggiungibile a piedi o in autobus.

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