Fotografia di copertina: GoWMedia
Il turismo sportivo sta ridisegnando le mappe del viaggio contemporaneo, spingendo sempre più appassionati verso luoghi dove le emozioni si misurano in chilometri di terra battuta. Tra gli eventi che incarnano al meglio questa filosofia ci sono i rally-raid: non semplici gare, ma attraversamenti autentici di territori che raccontano storie geologiche e culturali millenarie. Per capire cosa renda davvero unica questa tipologia di esperienza, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Lluis Rosa, pilota spagnolo e organizzatore del FenekRally. Lluis ci ha svelato i segreti di un percorso pensato per sorprendere e mettere alla prova tutti, piloti e viaggiatori.
Lluis, cos’è il FenekRally?
È un'emozionante competizione rally-raid che si svolge da anni nel deserto del Marocco, aperta a diverse categorie di veicoli come fuoristrada 4x4, SSV, moto e camion. È un evento che unisce spirito d'avventura e competizione sportiva, offrendo ai partecipanti un'esperienza immersiva tra paesaggi mozzafiato e prove tecniche di guida off-road.

Lluis Rosa
Cosa colpisce di più chi arriva in Marocco per partecipare, in varie modalità, a questa manifestazione?
Il contrasto continuo. In pochi chilometri si attraversano ambienti completamente diversi, come se il paesaggio cambiasse scena davanti agli occhi. Non è solo una questione visiva: cambiano i suoni, le temperature, persino gli odori, rendendo il percorso un’esperienza sensoriale totale. Si attraversano luoghi remoti, raramente frequentati, dove ci si ritrova completamente isolati: niente stazioni di servizio, niente villaggi, solo il roadbook (una sorta di “guida” dettagliata che, attraverso informazioni schematiche, indica ai piloti il percorso da seguire tappa dopo tappa, ndr) e l’immensità del deserto. È proprio con questa idea che ho progettato il tracciato, come una “galleria d’arte naturale” a cielo aperto, in cui ogni istante lascia un ricordo distinto. Tra tutti gli scenari, però, sono le dune a colpire di più: spettacolari alla vista, rappresentano anche il momento in cui i partecipanti si divertono maggiormente.

Fotografia GoWMedia
Perché un rally-raid è diverso rispetto a un viaggio tradizionale?
Partecipare a un evento come il FenekRally non significa visitare un paese ma entrarci davvero. Il turismo tradizionale segue itinerari già definiti, spesso pensati per essere comodi e accessibili. Qui invece si va oltre: si entra in zone dove non arrivano le rotte turistiche, dove non esistono cartelli o indicazioni, ma solo tracce e orientamento. Questo cambia completamente il modo in cui percepisci il territorio. Non sei uno spettatore, ma un protagonista attivo. Ogni scelta, ogni errore, ogni intuizione fa parte dell’esperienza. È un viaggio che richiede attenzione, rispetto e adattamento continuo. E poi c’è l’atmosfera: ricorda quella dei grandi rally africani, con l’adrenalina della competizione, ma mantiene una dimensione più umana. Si crea un legame forte tra le persone, perché si condividono difficoltà, fatica e momenti intensi. È questo che trasforma un evento sportivo in qualcosa di molto più profondo.
Quali sono i momenti più sorprendenti del percorso?
L’isolamento è sicuramente il primo impatto. Ci sono tratti in cui puoi guidare per decine di chilometri senza vedere anima viva. In quei momenti capisci davvero cosa significa affidarsi alle proprie capacità. Poi ci sono le dune, che rappresentano il momento più iconico: sono vive, cambiano forma, mettono alla prova tecnica e concentrazione. Guidare lì richiede sensibilità, capacità di leggere il terreno e anche una certa umiltà. Ma spesso i momenti più memorabili sono quelli inattesi: una luce particolare al tramonto, una pausa in mezzo al nulla, il silenzio assoluto che ti avvolge. Sono dettagli che restano impressi quanto, se non più, delle difficoltà tecniche.

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Quando si percepisce davvero l’anima del Marocco?
Nei momenti meno costruiti, quelli più autentici: ad esempio, fermo in punto imprecisato del deserto, solo con sabbia e vento a farti compagnia, oppure in quelle situazioni in cui entra in gioco il lato umano come quando, non si sa bene da dove, arriva un meccanico locale che, con pochi strumenti e tanta esperienza, riesce a riparare un guasto al tuo veicolo e a rimetterti in moto. Oppure quando incontri persone nei villaggi più remoti, senza filtri, senza mediazioni. Uno scambio di sguardi, un gesto, un sorriso: sono piccoli momenti, ma molto intensi. È lì che capisci che non stai solo attraversando un territorio, ma entrando davvero in contatto con una cultura. Il rally diventa un ponte, qualcosa che unisce mondi diversi in modo naturale e spontaneo.

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Il rally-raid è un’esperienza adatta anche ai non professionisti?
Sì, ed è uno degli aspetti a cui teniamo di più. Il FenekRally è nato con l’idea di essere accessibile anche a chi non ha un background agonistico. Molti arrivano con curiosità, magari un po’ di timore, e scoprono una passione che non immaginavano. Allo stesso tempo, non è un’esperienza “semplificata”: il percorso mantiene un livello tecnico che lo rende interessante anche per piloti esperti o per chi si prepara a competizioni importanti. Dipende dalla categoria a cui si partecipa: ognuno può affrontare la sfida secondo il proprio livello, con la sicurezza di essere sempre supportato. Questo permette a tutti di vivere un’esperienza autentica, senza sentirsi fuori posto.
Come affrontate il tema della sostenibilità durante il rally?
Per noi è elemento fondamentale. Il deserto è un ambiente fragile e straordinario, e va rispettato in ogni fase dell’evento. Abbiamo adottato una politica “zero tracce”, che non è solo uno slogan ma un impegno concreto. Dopo la gara, una squadra dedicata ripercorre il tracciato per rimuovere ogni segnalazione e verificare che non resti nulla del nostro passaggio. In alcuni casi, interveniamo anche per migliorare lo stato dei luoghi. Cerchiamo inoltre di sensibilizzare tutti i partecipanti: correre qui è un privilegio, e comporta una responsabilità. L’obiettivo è fare in modo che anche chi verrà dopo di noi possa trovare lo stesso ambiente intatto.

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Un ultimo consiglio per chi vuole partire?
Vivere l’esperienza a 360 gradi. È facile farsi prendere dalla competizione e guardare solo il cronometro, ma sarebbe un peccato perdersi tutto il resto. Prepararsi tecnicamente è importante, soprattutto per affrontare i tratti più impegnativi, ma altrettanto fondamentale è l’approccio mentale: saper rallentare, osservare, adattarsi. Alzate lo sguardo, respirate il paesaggio, prendetevi un momento anche nei passaggi più intensi. Perché alla fine, si parte per la sfida, ma ciò che rimane davvero sono l’atmosfera, le persone e le emozioni che ti porti a casa da questo incredibile viaggio.









