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Al Parco Nazionale d’Abruzzo i cani randagi aggrediscono gli orsi

Non è purtroppo la prima volta che si verificano episodi di aggressione da parte di cani randagi (meglio sarebbe però parlare di cani inselvatichiti) a carico della fauna protetta del Parco. Anzi, come spesso riferiscono le guardie del Parco, non è affatto raro assistere all’inseguimento di cervi e caprioli, le due specie più aggredibili e […]

Redazione

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15 Dicembre 2010

Non è purtroppo la prima volta che si verificano episodi di aggressione da parte di cani randagi (meglio sarebbe però parlare di cani inselvatichiti) a carico della fauna protetta del Parco. Anzi, come spesso riferiscono le guardie del Parco, non è affatto raro assistere all’inseguimento di cervi e caprioli, le due specie più aggredibili e vulnerabili perché presenti anche nei fondovalle, e di camosci anche in quota. Ma mai era accaduto che attaccassero cuccioli di orso alla presenza di mamma orsa. Qualche caso in passato ha riguardato però cuccioli isolati. Ciò indica in modo inconfutabile la elevatissima pericolosità di questi animali.

E’ un gravissimo problema, tiene a sottolineare il Presidente dl Parco Giuseppe Rossi, più volte segnalato alle autorità competenti, che comporta notevoli danni alla fauna protetta. La presenza di centinaia, forse migliaia, di cani randagi e inselvatichiti nel territorio del Parco e nelle aree circostanti, costituisce un pericolo molto concreto non soltanto per la Natura del Parco ma anche per le persone che questi territori abitano o frequentano. E’ inoltre motivo di danno evidente per l’immagine stessa del territorio e per le attività economiche. Ad esempio, e non sembra inutile ribadirlo, molti danni al patrimonio zootecnico che vengono attribuiti ai lupi sono senz’altro causati da questi animali, più aggressivi degli stessi lupi; anche se poi i danni non è facile distinguerli in sede di verifica.

Insomma, sostiene il Presidente del Parco, i Comuni e le Aziende Sanitarie locali sono le istituzioni competenti ad occuparsi del problema e devono porre in essere ogni provvedimento opportuno per risolverlo. Anche dei più drastici, se necessario. Ovviamente, l’Ente è a completa disposizione per dare il proprio contributo con il personale veterinario, scientifico e di sorveglianza, affinchè i provvedimenti da questi adottati vengano eseguiti o fatti rispettare ove diretti a terzi, in modo da ridurre decisamente questo grave fenomeno, nell’interesse della conservazione della natura, degli uomini e degli stessi cani randagi e inselvatichiti.

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