Annecy. Crediti fotografici Monica Liverani
A inizio estate, un viaggio on the road tra l'Alta Savoia e l'Isère – nel cuore della grande regione dell'Auvergne-Rhône-Alpes – permette di unire paesaggi spettacolari a tradizioni artigianali e gastronomiche molto radicate. È un percorso lineare, perfetto per un viaggio lento, che si raggiunge facilmente dall'Italia e che unisce l'atmosfera rilassata degli specchi d'acqua alle storie sincere dell'entroterra.
Il viaggio dell'acqua: dal borgo fiorito di Yvoire alla purezza di Annecy
Il nostro itinerario comincia lungo le sponde francesi del Lago Lemano, un grande specchio d'acqua diviso con la Svizzera che l'italiano e la geografia internazionale identificano comunemente come Lago di Ginevra. Se nel mondo prevale il nome della città per la sua storica importanza geopolitica e commerciale, le popolazioni locali difendono orgogliosamente l'antico nome romano e celtico di Lemano per fiera identità territoriale. Qui, dove i colori cambiano a seconda del cielo, sorge Yvoire, un piccolo gioiello medievale iscritto tra i villaggi più belli di Francia.

Yvoire. Crediti fotografici Monica Liverani
Costruito originariamente come fortezza militare all'inizio del Trecento dal Conte di Savoia Amedeo V, il paese conserva ancora le antiche mura in pietra e le grandi porte d'accesso dove un tempo c'erano i ponti levatoi. Il castello subì pesanti incendi alla fine del Cinquecento, ma grazie a lunghi restauri e alla lungimiranza di un sindaco rimasto in carica per cinquant'anni, questo antico villaggio di pescatori si è trasformato in una delle mete più amate della zona.
Camminando tra i vicoli si nota subito il campanile della chiesa: ha una tipica forma a cipolla che ricorda l'architettura alpina dell'Austria, ma nel 1989 le vecchie tegole in legno sono state sostituite con scaglie di acciaio inossidabile per resistere meglio alla pioggia e al gelo.
Proprio nel centro del borgo si trova il Giardino dei Cinque Sensi, un labirinto verde nato nel 1986 che riserva un'esplorazione unica. È un percorso interattivo dove si possono toccare le foglie morbide delle piante e, soprattutto, metterne alla prova l'olfatto e il gusto. Seguendo con attenzione le indicazioni dei cartelli, che segnalano anche le specie tossiche, si scoprono piante straordinarie che sprigionano sapori e profumi pazzeschi, da quello al limone e alla liquirizia fino a piante che sanno incredibilmente di cioccolato, coca-cola e persino di formaggio.

Giardino dei Cinque Sensi. Crediti fotografici Monica Liverani
Il lago è da sempre la linfa di Yvoire. Se un secolo fa c'erano 150 pescatori professionisti in tutta la zona, oggi nel borgo ne resiste solo uno. Il re indiscusso delle acque è la Féra (il coregono), un pesce squisito protetto da regole severe: nei mesi di gennaio, febbraio e marzo la pesca è totalmente vietata per permettere alla specie di riprodursi in totale tranquillità.
Il Lago di Annecy e la sua città vecchia
Proseguendo verso sud si incontra il Lago di Annecy, nato oltre 18.000 anni fa dallo scioglimento di un immenso ghiacciaio alpino. È lungo 14 chilometri ed è famoso in tutta Europa per la straordinaria trasparenza delle sue acque. Questo risultato si deve a un grande piano di tutela avviato negli anni '60 e '70, quando venne costruito un enorme sistema di tubature tutto intorno al lago per raccogliere gli scarichi fognari e tenerli lontani dallo specchio d'acqua.
Qui l'esplorazione è all'insegna dei ritmi lenti: fare un'escursione in canoa o con il SUP partendo da Doussard, sulla sponda sud, permette di scivolare in silenzio sull'acqua limpida, osservando i canneti protetti. Muovendosi in battello si possono ammirare le montagne circostanti, il profilo del Castello di Menthon-Saint-Bernard e il borgo di Talloires, dove Paul Cézanne dipinse uno dei suoi quadri più famosi. Sotto il pelo dell'acqua si nascondono persino i resti di antiche palafitte dell'Età del Bronzo, protette dall'UNESCO.
Una volta riposti i remi o il SUP, l'esplorazione slow della sponda sud trova la sua naturale continuazione a tavola. Proprio a Doussard, a inizio estate, il pranzo si tiene al ristorante 4'47. Questo indirizzo rappresenta una sosta strategica per i viaggiatori: un locale situato in posizione ottimale per fermarsi subito dopo le attività all'aria aperta e la navigazione sul lago, ideale per ricaricare le energie prima di ripartire.

Annecy. Crediti fotografici Monica Liverani
Nel pomeriggio ci si sposta nella Città Vecchia di Annecy, nata attorno al fiume Thiou, che con i suoi 5 chilometri di lunghezza è il corso d'acqua più corto di Francia. Passeggiando sotto i portici del centro storico si nota una chicca architettonica particolare: le colonne sono costruite alternando due tipi di roccia, una grigia locale (la molassa) e una pietra calcarea giallastra che proviene proprio dalla Sardegna.
Sembra strano trovare un pezzo di Sardegna tra le Alpi francesi, ma la spiegazione è storica: per secoli, e fino al 1860, la Savoia ha fatto parte del Regno di Sardegna sotto la corona dei Savoia, prima di essere ceduta alla Francia. Spesso Annecy viene chiamata la "Venezia del Nord" per via dei suoi canali, ma l'atmosfera è profondamente diversa, tipicamente alpina, con la roccia a vista e i profili delle montagne sullo sfondo.
Tradizioni dell'entroterra: i calzolai di Alby e il Génépi dell'Isère
Lasciando il lago ci si addentra nell'entroterra verso il borgo medievale di Alby-sur-Chéran. Nell'Ottocento questo paesino era famosissimo per la corporazione dei calzolai, che producevano stivali robusti per i postini e i militari sabaudi. Curiosamente, la parola francese per calzolaio, cordonnier, deriva proprio dal cuoio di Cordova, un materiale pregiatissimo che arrivava in Francia attraverso i mercanti arabi in Spagna.
Il fiume che attraversa il paese, lo Chéran, nasconde anche una storia da cercatori d'oro: nel 1876 un abitante del posto vi trovò una pepita colossale da ben 43 grammi. Inoltre, Alby ha un piccolo primato tecnologico: nel 1904 fu uno dei primi paesi della zona a installare l'illuminazione pubblica elettrica nelle strade.
Dall'Alta Savoia alle foreste dell'Isère
Superato il borgo di Alby-sur-Chéran salutiamo l'Alta Savoia ed entriamo ufficialmente nel dipartimento dell'Isère. Paesaggio e vegetazione cambiano progressivamente, aprendosi a grandi vallate agricole, foreste fitte e spettacolari pareti di roccia calcarea che annunciano la vicinanza del massiccio del Vercors.
Nel pomeriggio facciamo tappa a Saint-Quentin-sur-Isère per visitare la Distilleria Meunier, fondata nel 1809 e considerata la più antica di Francia per questa specialità. Qui si produce il mitico Génépi des Alpes. È interessante scoprire che il genepì non è un'esclusiva delle nostre valli italiane, ma appartiene a una macro-regione geografica legata alle Alpi, che supera i confini politici.

Distilleria Meunier. Crediti fotografici Monica Liverani
C'è poi una grande differenza nella produzione: mentre in l'Italia predilige un liquore scuro nato dalla macerazione delle piantine in alcol, la tradizione francese di Meunier prevede una vera e propria distillazione pura in piccoli alambicchi di rame dell'Ottocento, ottenendo un prodotto trasparente, profumatissimo e con pochissimo zucchero. Per proteggere le piante dai cambiamenti climatici, l'azienda ha avviato dal 2020 una coltivazione biologica di Artemisia a 1.700 metri di quota.
L'Isère segreta: borghi da premio, noci biologiche e case sospese
La giornata successiva si sviluppa a Saint-Antoine-l'Abbaye, l'unico borgo dell'Isère tra i più belli di Francia e votato dai cittadini come "Villaggio Preferito dai Francesi 2025". Il paese è nato attorno a una splendida abbazia gotica medievale creata per custodire le reliquie di Sant'Antonio. Nel Medioevo era un centro di accoglienza immenso, con ben sette ospedali per curare i pellegrini affetti dal "fuoco di Sant'Antonio".
Il borgo è rimasto intatto, e una delle cose più belle da fare è perdersi tra i Goulets, strettissimi passaggi coperti e cunicoli medievali che collegano le piazze passando sotto le case, nati per muoversi velocemente tra le piazze interne preservando l'integrità delle mura di protezione esterne.

La Belle Noix. Crediti fotografici Monica Liverani
Ci spostiamo poi a Saint-Hilaire-du-Rosier per entrare nel cuore dell'agricoltura locale visitando La Belle Noix, un'azienda agricola biologica di 30 ettari dedicata alla famosa Noce di Grenoble DOP. Qui l'ingegno per evitare i pesticidi chimici è straordinario:
- In luglio gli alberi vengono spruzzati con un'argilla bianca naturale: asciugandosi, la patina inganna la mosca del mallo facendo sembrare il frutto un sasso e impedendole di pungere la noce.
- Tra i rami si usano diffusori di feromoni per confondere gli insetti maschi e bloccare la riproduzione, mentre nidi per pipistrelli e cince attirano i predatori naturali dei parassiti.
- In primavera un gregge di 300 pecore bruca l'erba sotto gli alberi concimando la terra in modo naturale.
La spremitura dell'olio segue la tradizione: i gherigli vengono macinati sotto una ruota di pietra da una tonnellata e la pasta viene tostata in grandi padelle di metallo fino a 140°C. L'olio che se ne ricava ha una dolcezza pazzesca, mentre lo scarto solido della pressatura forma un cilindro compatto chiamato tourteau, che somiglia proprio a una torta. Questo blocco di noci esauste non si perde affatto, ma viene tradizionalmente riutilizzato in agricoltura per i mangimi degli animali o trasformato in farine rustiche.
Il finale a Pont-en-Royans
Il viaggio si conclude a Pont-en-Royans, uno dei borghi visivamente più spettacolari della regione, famoso per le sue case sospese del XVI secolo costruite a picco sulle gole del fiume Bourne per guadagnare spazio. La fitta rete idrica del torrente racconta un legame storico intenso con l'energia dell'acqua, che fin dall'Ottocento muoveva i primi opifici della zona.

Pont-en-Royans. Crediti fotografici Monica Liverani
Questa vocazione si ritrova oggi nel Museo dell'Acqua, dove si tiene un'esperienza davvero insolita al Water Bar guidata dal personale della struttura. Assaggiando diverse acque minerali provenienti da tutto il mondo si impara a riconoscerne la consistenza, la sapidità e la dimensione delle bollicine, scoprendo che l'acqua non è affatto un elemento neutro. È un momento che fa riflettere sulla cura delle risorse alpine e ci ricorda il valore immenso dell'acqua purissima che sgorga ogni giorno dalle nostre montagne.
Guida Pratica all'Itinerario: Logistica, Soste e Informazioni Utili
Come arrivare e muoversi dall'Italia
- In treno e interconnessioni slow: Il mezzo più lineare è il treno internazionale (TGV o Eurocity) dall'Italia (Milano/Torino) verso la stazione di Ginevra. Da Ginevra, Yvoire è raggiungibile in circa 30 minuti tramite autobus regionali o taxi. Un'alternativa di grande fascino slow consiste nello scendere in treno a Nyon (sulla sponda svizzera del lago) e imbarcarsi sul traghetto della linea storica svizzera (CGN), che attraversa il bacino e lascia direttamente al porto medievale di Yvoire. Per il rientro a fine viaggio, si può utilizzare la grande stazione ferroviaria di Lione Part-Dieu.
- In auto: L'accesso alla sezione settentrionale (Alta Savoia) avviene comodamente imboccando il Traforo del Monte Bianco o scendendo dal passo di Domodossola verso il Lago Lemano. Per il rientro dalla sezione meridionale (Isère), l'autostrada francese A49 conduce agilmente verso il Traforo del Frejus.
I nostri indirizzi selezionati per mangiare e dormire
- Hotel Les Moineaux (Bellevaux): Ottima struttura accogliente nel cuore della valle dell'Alta Savoia, perfetta per la prima notte; fa parte del club di prodotto dei Hôtels de Randonneurs che raccoglie sistemazioni ideali per i camminatori.
- Ristorante Forêt Ivre (Vailly): Una vecchia fattoria dell'Ottocento ristrutturata in stile vintage, con un'altalena nell'atrio e una porta segreta nei rivestimenti in legno (i vecchi tavajon recuperati dalle facciate). Lo chef Frédéric Molina (1 stella Michelin rossa e 1 stella verde) propone piatti creati interamente con ingredienti raccolti nella foresta di fronte, serviti su splendidi tavoli ricavati da corpi di tronchi d'albero e resina.
- Ristorante 4'47 (Doussard): Situato sulla sponda sud del Lago di Annecy, è il punto di sosta ideale per un pranzo informale e curato subito dopo le attività in acqua. La cucina propone piatti del giorno freschi, legati alla stagionalità e alle materie prime locali, serviti con un'attenzione genuina all'autenticità del territorio
- Hotel La Cour du 6 (Annecy): Un hotel storico finemente ristrutturato, intimo e molto curato. Posizionato in pieno centro, è un vero bijoux e vanta un ristorante in stile belle époque affacciato direttamente sul canale.
- Ristorante Le Fréti (Annecy): Il vero paradiso per gli amanti dei formaggi d'alpeggio della Savoia; qui si viene per assaggiare fondute e raclette preparate secondo la tradizione.
- Domaine Charmeil (Saint-Quentin-sur-Isère): Una bellissima tenuta di campagna immersa nel verde e circondata da un enorme campo da golf, ideale come base strategica per le tappe in Isère.
- Ristorante La Tivollière (Saint-Marcellin): L'indirizzo giusto per una cena a chilometro zero, assaggiando le specialità del territorio nel paese che dà il nome al famoso formaggio DOP.
Link Utili
- Sito ufficiale del Turismo Auvergne-Rhône-Alpes auvergnerhonealpes-tourisme.com
- Ufficio del Turismo del Lago di Annecy: lac-annecy.com
- Ente del Turismo dell'Isère: isere-attractivite.com
- Enete del Turismo francese: www.france.fr/it/







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