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Tappa 1: Anversa, una meta sottovalutata, un City Break inaspettato

Dopo aver trascorso quattro giorni di vacanza ad Anversa, fugaci ma intensi, mi domando perché non sia tra le mete europee più visitate: se è vero che tutti conoscono Londra, Parigi, Barcellona e tantissime altre metropoli, almeno a grandi linee o per sentito dire, al contrario la fama della città belga, che mi ha rapito il cuore, è molto più limitata. Lo ammetto, prima di partire neanche io l’avevo mai presa in grande considerazione, e sul suo conto avevo poche informazioni: il 28 novembre scorso, quando è iniziata l’avventura, sapevo semplicemente che Anversa è una città del Belgio settentrionale, la più importante della regione delle Fiandre, con una popolazione di quasi 500 mila abitanti.
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\nSiamo partite in tre, io e le mie amiche Elisa e Annalisa, per fare visita a una conterranea italiana in vacanza studio: abbracciare l’amica lontana da alcuni mesi, conoscere da vicino il suo nuovo ambiente, e approfittare della gentile ospitalità per assaporare una città nuova. La scelta della data del viaggio è stata puramente casuale, dettata da motivi economici: abbiamo volato con la Ryanair, famosa compagnia di voli low cost, scegliendo dal sito internet i giorni più vantaggiosi. Il risultato: volo di un’ora e tre quarti, dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna a Charleroi, e ritorno, tutto alla modica cifra di 17 euro a persona, con una valigia di 15 kg e tre bagagli a mano di 10 kg ciascuno. Partenza il 28 novembre nel tardo pomeriggio, ritorno il primo di dicembre subito dopo pranzo. Il prezzo del biglietto è davvero sorprendente, specialmente se ci si può permettere una certa flessibilità nella scelta dei giorni e degli orari, ma c’è un piccolo neo: l’aeroporto di Charleroi è nella parte meridionale del Belgio, a un centinaio di chilometri da Anversa, per cui dopo l’atterraggio è necessario prendere l’autobus fino alla stazione ferroviaria, e continuare in treno fino a destinazione. Se avete meno di 26 anni, e prevedete di fare diversi viaggi in treno durante la vacanza, fate come noi: acquistate il “Go Pass”, un biglietto valido per 10 corse, da consumare entro un anno, al prezzo di 43 euro in seconda classe.
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\nAlcune indicazioni prima di intraprendere il viaggio: Anversa si trova nelle Fiandre, la parte settentrionale del Belgio, e la lingua ufficiale è l’olandese, che qui viene chiamato fiammingo. Siccome appartiene al gruppo delle lingue germaniche è piuttosto simile al tedesco, ma ad Anversa potrete sfruttare senza problemi l’inglese. Anche il francese, parlato nella Vallonia, ovvero la parte meridionale del paese, è abbastanza diffuso.
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Tappa 2: L’arrivo ad Anversa, in un’atmosfera natalizia

Il treno si ferma ad Anversa alle 22.10 (siamo decollate da Bologna alle 17.10), e la mini-vacanza ci regala subito la prima sorpresa, per premiare la nostra pazienza: la stazione ferroviaria che ci accoglie è un vero gioiello, un edificio spettacolare pulito e luminoso, dalle linee architettoniche eleganti. Dal binario alziamo lo sguardo: tanti piani di scale mobili gremite di turisti, vetrate e elementi in acciaio, un enorme orologio in stile ottocentesco, palloncini colorati giganti come decorazione e, sotto questi, la nostra amica Sara che saluta con la mano. Poco dopo, tra saluti e abbracci, ci spiega che nel febbraio del 2009 la stazione di Anversa è stata eletta da un giornale americano la 4° stazione ferroviaria più bella del mondo.
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\nUscite dalla stazione, accolte da una piazza ordinata, iniziamo subito una prima esplorazione della città: il viaggio ci ha un po’ affaticate ma la bellezza degli edifici e la vivacità dell’atmosfera, nonostante l’orario, ci invitano a passeggiare. Proprio a fianco dell’edificio ferroviario c’è una delle attrazioni più famose di Anversa, lo zoo: sulle pagine della nostra mini-guida leggiamo che è il parco faunistico più antico del Belgio, istituito nel 1843, e che inizialmente era gestito dalla Società Reale dello Zoo di Anversa. Le gigantografie appese all’ingresso mi ricordano immediatamente un fatto recente, molto pubblicizzato da giornali e televisione: nel maggio del 2009 è nato il primo elefantino dello zoo! Le scritte e le immagini dimostrano quanto i cittadini siano fieri della creatura esotica.
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\nCamminiamo tranquille verso casa di Sara, curiose e ammirate di fronte a ogni dettaglio. L’atmosfera è già natalizia: l’aria è frizzante, forse un poco più fredda rispetto a Bologna, e le strade sono agghindate di luci, costellate di negozi splendenti. Mi colpiscono le casette alte e strette, con i tetti a punta e i davanzali decorati, ma anche la vivacità delle strade e dei locali: Sara ci spiega che la vita notturna deve ancora iniziare, le chiacchiere e la musica andranno avanti per molte ore. Persino l’odore è magico: profumo di legno e cannella, con ondate di waffeln caldo, il tipico dolce belga servito nei chioschi all’aperto. La prima impressione ci incanta, siamo tutte impazienti di svegliarci domani e vedere le stesse meraviglie alla luce del sole.

Tappa 3: 29 Novembre: visita alla città e alla sua Cattedrale

Il secondo giorno, alleggerite dai bagagli e rigenerate dalla dormita, prendiamo in prestito le biciclette delle coinquiline di Sara: si riveleranno un mezzo ideale per esplorare il centro di Anversa, spostarsi velocemente e non perdere neppure un angolo di questa magica città. Troverete delle bici a noleggio sotto la stazione ferroviaria, in un garage sotterraneo, ma fate attenzione: certe strade sono abbastanza trafficate e la carreggiata è solcata dai binari del tram, quindi incastrare le ruote e cadere è piuttosto comune!
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\nNoi sfrecciamo felici sino alla Grote Markt, una piazza a pianta triangolare che costituisce il cuore di Anversa. Qui si affacciano il palazzo del municipio e le antiche sedi di varie gilde, le corporazioni medievali delle arti e dei mestieri, ma a fare da protagonista c’è la statua centrale: una fontana dedicata a Brabo, con la scultura del leggendario condottiero. Secondo la tradizione, il gigante Druon Antigon se ne stava sulle rive del fiume Schelda, il corso d’acqua che attraversa la città, per chiedere un pedaggio ai barcaioli in transito, pronto a tagliare la mano a chiunque si rifiutasse di pagare: fu proprio il legionario romano Silvius Brabo a punire il gigante con lo stesso trattamento, tagliandogli la mano e lanciandola nello Schelda. La leggenda è strettamente legata alle origini e al nome della città: Hand werpen significa “lanciare la mano”, e avrebbe ispirato il toponimo Antwerpen, in italiano Anversa.
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\nSulla scia di questa storia, in seguito, sono nati gli Antwerpse Handjes, i tipici cioccolatini a forma di mano che si possono gustare nelle cioccolaterie cittadine… già, perché non bisogna dimenticare che l’arte cioccolatiera è tra le specialità belga più rinomate, e proprio qui sono nate le prime praline. Anversa è disseminata di pasticcerie deliziose, ma per noi la più caratteristica è “Elisa Praline”, nella vicina Suikerrui. La Suikerrui è una strada suggestiva e vivace, che unisce la cattedrale al fiume Schelda e offre un panorama mozzafiato sul corso d’acqua e il paesaggio fuori dal centro.
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\nEd è proprio la cattedrale la tappa fondamentale del nostro percorso. L’immensa costruzione si erge sulla Groenplaats, che significa “Piazza Verde”, e svetta sugli edifici vicini con il suo imponente campanile di 123 metri, classificato dall’UNESCO tra i beni Patrimonio dell’Umanità. La Cattedrale di Nostra Signora, in fiammingo Onze-Lieve-Vrouwekathedraal, fu iniziata nel 1351 e finita quasi due secoli dopo, nel 1521, anche se a dire il vero non fu mai portata a termine completamente. Persino io, che non me ne intendo di arte e architettura, capisco che si tratta di un edificio gotico: me lo suggeriscono le forme allungate, maestose e leggere allo stesso tempo, e le guglie che si protendono verso il cielo come per spiccare il volo. Sara ci conferma che si tratta della chiesa più grande del Belgio, e l’interno è altrettanto affascinante: le vetrate variopinte contrastano con il bianco dominante, e le linee pulite comunicano solennità.
\nPer visitare la cattedrale si paga un biglietto d’ingresso di 5 euro. Se volete evitare di pagare, e non vi dispiace assistere alla Messa, fate come noi: consultate gli orari delle funzioni e presentatevi qualche minuto prima. In questo modo potrete entrare senza pagare, avrete un po’ di tempo per ammirare l’interno della chiesa e potrete ascoltare una messa cattolica in fiammingo. Noi non abbiamo capito una parola, ma è stato un momento di pace suggestivo.
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\nIl pagamento del biglietto, comunque, è giustificato: all’interno ci sono delle opere d’arte favolose, di pittori del periodo barocco come Otto van Veen, Jacob de Backer e Marten de Vos, ma specialmente del fiammingo Pieter Paul Rubens. Il trittico “Cristo in croce” è del 1610, mentre quello della Deposizione dalla Croce, di dimensioni imponenti, fu terminato 4 anni più tardi. E’ dedicata a Rubens anche la statua all’esterno, al centro della piazza, realizzata nel 1843, e il Museum Rubenshuis, ovvero la Casa di Rubens, si trova in Wapper 9-11.
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\nNel frattempo è quasi venuta l’ora del tramonto. “Così presto?” vi chiederete… Ebbene sì, perché dovete considerare che ci siamo alzate tardissimo, quasi a ora di pranzo: lo scopo del nostro viaggio non è solo visitare una nuova città, ma anche trascorrere un po’ di tempo con un’amica, in relax, quindi i nostri ritmi sono un po’ anomali. Così, mentre il sole inizia a calare, passeggiamo dalla chiesa lungo la Suikerrui, fino alle rive dello Schelda. Il lungofiume è rialzato rispetto al livello stradale, per cui la visuale è fantastica: da un lato la strada brulicante di gente con la cattedrale sullo sfondo, sul lato opposto il fiume e il cielo incendiato di rosa, rosso e arancione. Sulle rive si staglia lo Steen, un castello duecentesco ricostruito nel Seicento per volere di Carlo V: è l’edificio più antico della città e attualmente ospita il Museo Nazionale Marittimo. Il mare, infatti, è a soli 90 km dalla città, e i gabbiani che cantano sulle nostre teste ci ricordano della sua vicinanza.
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\nPer concludere il tour in bellezza decidiamo di mangiare fuori, e passeggiando un po’ casualmente ritroviamo la Grote Markt, dove la nostra esplorazione era cominciata. Entriamo in un ristorantino invitante, che si chiama Ultimatum, e veniamo accolte con gentilezza da un cameriere che ci parla in inglese. Guardando i menù e chiacchierando con Sara impariamo qualcosa sulla cucina locale: le cozze, le zuppe a base di verdure e le crocchette di formaggio sono le specialità locali, mentre è meglio evitare la pasta e la pizza… noi italiani noteremmo troppo la differenza rispetto alla versione originale! I prezzi sono molto simili a quelli che troveremmo a Bologna, tranne per quanto riguarda le bevande: l’acqua minerale è piuttosto costosa, una bottiglia da mezzo litro può arrivare a 3 euro, mentre la birra è economica e, per di più, molto buona. La birra locale è ambrata e si chiama “bolleke”, che in fiammingo significa “palloncino” e si riferisce alla forma del bicchiere utilizzato: noi l’assaggiamo subito, la marca di Anversa è la De Koninck e costa circa 2 euro.

Tappa 4: 30 Novembre: Shopping e svago nel centro di Anversa, la città dei diamanti

Il terzo giorno decidiamo di dedicarlo allo svago, alle passeggiate per negozi, alle fotografie e alla merenda. Anche stavolta ci svegliamo un po’ tardi, pranziamo in casa con un bel piatto di pasta (al supermercato si trovano tutti i prodotti italiani che si possano desiderare) e ci avviamo verso il centro con le ormai fedeli biciclette. La prima tappa è all’insegna della natura: attraversiamo lo Stadspark, il parco cittadino, con il suo lago e i grandi spazi verdi affollati di bambini e famiglie. Tutto è curato nei minimi dettagli, ci sono tanti scorci affascinanti in cui fare fotografie panoramiche e soprattutto, per chi ha il cuore particolarmente tenero, tra anatre e gabbiani ci sono degli abitanti speciali: tantissimi conigli liberi, che saltellano sui prati e mettono allegria ai passanti.
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\nMa Anversa è anche una meta rinomata per lo shopping: è infatti l’indiscussa capitale della moda belga, con un centro disseminato di negozi che vanno dalle boutique più raffinate ai grandi magazzini. La Meir è una lunga strada, in posizione centralissima, brulicante di gente a ogni ora del giorno, dove si concentra la maggior parte dei negozi: qui si trovano le grandi catene di abbigliamento, che garantiscono shopping a buon prezzo, e negozi di alta moda per chi vuole farsi un regalo davvero esclusivo. Noi ci limitiamo a percorrerla con curiosità, guardando tutte le vetrine e entrando soltanto in qualche grande centro. Pedalando arriviamo nella Nationalestraat, dove restiamo colpite dal MoMu, il Mode Museum, una mostra permanente dedicata proprio all’alta moda: da fuori è un edificio elegante, e riusciamo a scorgere attraverso le numerose finestre tanti capi d’abbigliamento e una luce raffinata, come si addice a un vero repertorio di opere d’arte.
\nNumerosissime sono anche le gioiellerie, infatti Anversa è “la città dei diamanti”, famosa per la loro lavorazione e soprannominata “Diamondland”. Anche in questo caso noi ci limitiamo a osservare, ma chi fosse interessato ad acquistare un gioiello di qualità deve approfittarne: qui pare che il prezzo sia più basso rispetto alle altre località europee.
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\nLa ciliegina sulla torta della nostra giornata di svago è la sosta per la merenda. Vi accorgerete subito che la città è ricchissima di locali, bar e pub: da fuori si presentano tutti benissimo, sono curati, eleganti e suggestivi, e l’aria frizzante fa venire ancora più voglia di rifugiarsi al calduccio. Noi scegliamo il Jazz Café Muze: all’interno la luce è soffusa e tremante, diffusa dalle candele accese su ogni tavolo. Le pareti sono di mattoni, con bei quadri bizzarri, e una scala di legno ci accompagna verso l’alto, fino al terzo piano, in un ambiente caldo e gradevole. La musica dal vivo rende tutto più intimo: qualcuno chiacchiera, qualcuno legge, e anche se sono le 5 del pomeriggio quasi tutti bevono birra. Noi ordiniamo del “warm wine” molto simile al vin brulé, delizioso e profumatissimo di cannella, accompagnato da un cioccolatino.

Tappa 5: 1° Dicembre: è già ora di tornare. Anversa… torneremo!

L’ultima mattinata del nostro soggiorno è occupata dai preparativi, dai saluti e dalla partenza: l’aereo partirà alle 15.10 da Charleroi, e per raggiungere in tempo l’aeroporto dovremo prendere il treno da Anversa alle 11.17. Tutto procede secondo i programmi: in Belgio i mezzi pubblici, come ci aveva preannunciato Sara, sono quasi sempre puntuali, efficienti e puliti. Con la testa appoggiata al finestrino, un po’ assonnata, penso che questo breve viaggio ci ha regalato tanti momenti speciali… Certo, per visitare Anversa come merita, e soprattutto per viverla, assaporarla e comprenderla, ci sarebbe voluto più tempo; in più noi abbiamo trascurato alcuni monumenti e quartieri interessanti, e per ragioni pratiche abbiamo evitato le visite ai musei. In ogni caso siamo riuscite a cogliere lo spirito magico della città, e anche la scelta del periodo si è rivelata azzeccata: le prime decorazioni natalizie rendevano le strade e le piazze incantevoli, ma se siete dei veri cultori dell’atmosfera di festa potete optare per il giorno dell’Immacolata, quando i mercatini a tema invadono il centro della città.
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