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Tappa 1: Settembre in Sicilia, da Tirreno allo Ionio, l’estate qui non finisce mai…

Se, a dispetto di un calendario che recita settembre inoltrato, la vostra voglia di estate non è ancora sopita, non c’è niente di meglio della Sicilia per concedersi qualche giorno di sole prima che l’inverno ci piombi addosso come ogni anno. Per questo io e la mia ragazza abbiamo deciso di regalarci 8 giorni di vacanza da trascorrere tra Trapani e Catania, rispettivamente le destinazioni di arrivo e partenza dei nostri voli: Bologna –Trapani, con Ryanair, a 66 euro ciascuno tutto compreso, e Catania – Forlì, con Windjet, a 78 euro. L’itinerario stabilito a tavolino è ricco e appetitoso, comprendendo nell’ordine le visite di Palermo, Agrigento, Siracusa, Noto e Catania, alle quali si vanno ad aggiungere 3/4 giorni di assoluto relax balneare, ma allo stesso tempo un po’ pretenzioso per appena 9 giorni di soggiorno. Per riuscire nell’”impresa” non si può dunque prescindere da un mezzo di trasporto che ci consenta di ridurre al minimo i tempi degli spostamenti e così decidiamo di prenotare un’automobile tramite la Maggiore, uno dei tanti autonoleggi attraverso i quali noleggiare ogni genere di veicolo direttamente su internet. Anche grazie alla stagione non proprio altissima, riusciamo ad assicurarci una Fiat Panda 1.2 a benzina comprensiva di assicurazione e chilometraggio illimitato per 7 giorni (da giovedì 9 settembre a mercoledì 15 settembre) a 198 euro. Non male, tenendo presente che il primo giorno, mercoledì 8, lo avremmo passato a Palermo e quindi senza auto, e che per l’ultimo, giovedì 16, è in preventivo la visita a Catania sempre senza macchina.

Tappa 2: Visita a Palermo: il Teatro, il Palazzo dei Normanni e il mercato

Atterrati all’Aeroporto Birgi di Trapani alle 8.30 di mattina, veniamo accolti da un cielo nuvoloso e da un vento piuttosto forte proveniente dal mare. Date le dimensioni ridotte dello scalo, che è comunque servito da numerose compagnie aeree tra cui anche molte low-cost, recuperiamo senza problemi i bagagli e, non appena usciti dal terminal, saliamo sul bus Terravision che in un paio d’ore ci avrebbe condotto a Palermo a fronte di una spesa di 12 euro ciascuno. Puntuale come un orologio, l’autobus ci scarica dinanzi alla stazione ferroviaria di Palermo Centrale alle 11.15. Da qui, percorrendo la monumentale via Roma per circa un quarto d’ora, arriviamo nel cuore del centro, dove ci mettiamo alla ricerca di un Bed & Breakfast per la notte. Alla fine la scelta ricade su un grazioso albergo a 2 stelle situato pochi metri alle spalle del famoso mercato Ballarò: l’Hotel Cortese. A dispetto del nome, una signora piuttosto burbera ci accoglie alla reception e ci mostra la camera, non certo enorme, che ci sarebbe costata 60 euro senza neanche la colazione; sfiniti dal viaggio accettiamo la sistemazione.
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\nDopo esserci rinfrescati usciamo in strada e, dato che l’orologio segna ormai le 14.00, ci dirigiamo verso il Teatro Massimo, nei pressi del quale ci dovrebbe essere uno dei migliori locali per un pranzo di tutta la città. Il posto in questione è la Focacceria Massimo in via Bara all’Olivella, un locale piccolo, ma accogliente dove spendendo a dir tanto 6 euro si sarà sazi avendo mangiato solo ed esclusivamente squisite pietanze locali.
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\nRingalluzziti dall’abbondante pranzo cominciamo la visita alla città. La prima tappa è obbligatoriamente il Palazzo dei Normanni, all’interno del quale si trova anche la Cappella Palatina, ma lungo la strada ci intratteniamo ad osservare i Quattro Canti, una piazza ottagonale che individua l’incrocio tra i due assi viari principali di Palermo, via Maqueda e il Cassaro, e la Cattedrale, risultato della commistione di più stili che dall’esterno si presenta come un crogiuolo di architettura medievale e araba. Giunti a Palazzo dei Normanni paghiamo il biglietto, che per studenti al di sotto dei 25 anni costa 3 euro, e ci rechiamo alla Cappella Palatina situata al primo piano del complesso. Gli sfolgoranti mosaici bizantini che ricoprono quasi tutte le pareti sono semplicemente eccezionali, così come il soffitto ligneo lavorato secondo motivi arabeggianti della navata centrale. Dato lo scarso numero di visitatori presenti ci godiamo a pieno la bellezza della basilica fatta costruire da Ruggero II, prima di proseguire la visita del palazzo con il piano terra, dove spiccano le antichissime murature puniche, mentre il secondo piano è chiuso in quanto ospita l’Assemblea regionale siciliana.
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\nUsciti dall’edificio veniamo sorpresi da una debole pioggerella che ci induce a chiuderci in una gelateria poco distante per una granita, prima che il pomeriggio si concluda passeggiando per le affascinanti e variopinte stradine del mercato Ballarò, dove chiassosi venditori vendono ogni sorta di genere alimentare. Per concludere degnamente il primo giorno in Sicilia ci facciamo consigliare dal proprietario dell’albergo una pizzeria, la pizzeria Bellini, ospitata all’interno dell’omonima piazza situata alle spalle dei Quattro Canti. La pizza è ottima, bella spessa, e la vista molto suggestiva, nonostante un cantiere non ci consenta di ammirare la piazza nella sua interezza. Dopo un paio di foto ai piedi della vicina Fontana Pretoria, alziamo bandiera bianca e torniamo all’hotel.

Tappa 3: Alla scoperta di Agrigento: Valle dei Templi stiamo arrivando!

\n\tL’indomani la sveglia suona alle 8.30, così da consentirci di raggiungere ad un orario accettabile la non certo vicina stazione ferroviaria di Palermo Notabartolo, distante una decina di minuti di treno da Palermo Centrale. Qui, presso l’autonoleggio Maggiore, ritiriamo senza problemi il bolide che ci avrebbe scarrozzato su e giù per la Sicilia nei prossimi giorni: la Panda. Usciti non senza difficoltà dal traffico di Palermo, imbocchiamo la SS121 con direzione Agrigento, la seconda tappa del nostro viaggio. Il cielo è ancora grigio e nonostante la temperatura sia gradevole ci sorge un minimo di preoccupazione per le condizioni atmosferiche dei prossimi giorni, molti dei quali da trascorrere distesi al sole in spiaggia. I 130 chilometri che ci separano da Agrigento passano piuttosto in fretta, dato lo scarso traffico ed i paesaggi collinari circostanti che ispirano diverse conversazioni.
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\n\tA pranzo siamo a Porto Empedocle, una cittadina balneare distante 5/6 chilometri da Agrigento dove mangiamo due ottimi panini. Da qui percorriamo ancora una decina di chilometri fino a Realmonte e alla cosiddetta Scala dei Turchi, un’incredibile parete rocciosa a strapiombo sul mare di un colore bianco puro. Nonostante le condizioni climatiche avverse scattiamo alcune foto meravigliose per poi rintanarci nuovamente in auto a causa della pioggia. Maledicendo il cielo torniamo verso Agrigento diretti alla Valle dei Templi, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1997. Posteggiata la macchina nel parcheggio orientale al costo di 2,50 euro, accediamo al sito pagando 5 euro ciascuno grazie alla riduzione per gli under 25, mentre il biglietto intero viene 10 euro. La prima nota lieta è che ha smesso di piovere e il cielo si sta finalmente aprendo, così da mostrare in tutta la sua bellezza la valle sottostante al sito archeologico fino al mare. Il primo tempio che si nota entrando da questo ingresso è quello di Hera Lacinia, o Giunone, di cui restano il basamento granitico a 4 gradini, il colonnato settentrionale e parte del fregio, mentre la cella è totalmente crollata in occasione di un terremoto. Perfettamente conservato è invece il vicino Tempio della Concordia, la cui cella è visitabile pagando un ulteriore biglietto sul posto. Proseguendo verso ovest, dopo aver superato il bar letteralmente preso d’assalto da bande di giapponesi, si arriva ai quasi totalmente distrutti templi di Asclepio (Esculapio) e Eracle, prima che una strada carrabile divida in due il sito archeologico, dal quale bisogna quindi uscire e poi rientrare per visitarlo nella sua interezza. Nella parte ovest restano da ammirare il gigantesco, ma interamente diroccato, Tempio di Zeus Olimpio, le cui dimensioni si intuiscono osservandone un telamone, ed il Tempio di Efesto.

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\n\tCol sole che ha ormai squarciato le nuvole sulle nostre teste usciamo dalla Valle dei Templi e risaliamo in auto con l’intenzione di proseguire ancora un’oretta lungo la costa verso est. Superate Palma di Montichiaro e Licata, verso le 19.30 ci fermiamo a Falconara, un minuscolo centro balneare dove adocchiamo un Bed & Breakfast a gestione familiare che ci mette a disposizione un’ampia camera matrimoniale e un bagno principesco in cambio degli ormai consueti 60 euro. Dopo una doccia raggiungiamo l’unico bar-ristorante-pizzeria del paese, che tuttavia vanta un bel castello, dove mangiamo la seconda pizza in due giorni prima che il sonno ci induca a tornare in camera.

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Tappa 4: Portopalo di Capo Passero ovvero mare, sole e relax

\n\tTrascorsi due giorni a ritmi piuttosto intensi e dal chilometraggio elevato, per il terzo decidiamo di raggiungere l’estremità sud-orientale dell’isola, ovvero Portopalo di Capo Passero, dove ci saremmo fermati per qualche giorno. Consumata un’abbondante colazione preparata dalla gentilissima padrona di casa, rimontiamo in auto diretti a Portopalo, prima della quale lambiamo Ragusa e attraversiamo Modica, della quale mi resta tutt’ora il rimpianto di non averla visitata. Dopo un paio d’ore di saliscendi per brulle colline e dopo aver attraversato sterminate coltivazioni di pomodori, intorno alle 12.30 raggiungiamo Portopalo, una minuscola cittadina famosa per la fortezza spagnola costruita sull’isola di Capo Passero, distante poche decine di metri dalla costa, e per i molti chilometri di spiagge sabbiose che ne caratterizzano i dintorni. Per prima cosa ci mettiamo alla ricerca di un posto dove pernottare e, consigliati dalla commessa di un bar, finiamo al Bed & Breakfast La Saracena, situato ai margini dell’area pedonale, poco distante dall’isola di Capo Passero. La camera è piuttosto grande e la proprietaria, pur non brillando per simpatia e loquacità, si rende disponibile a scontarci il prezzo fino a 130 euro per 3 notti.

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\n\tSoddisfatti della scelta, scarichiamo i bagagli dalla macchina e ci catapultiamo sulla piccola spiaggetta sottostante il Bed & Breakfast, da cui con una breve nuotata è possibile raggiungere l’isola di Capo Passero e la sua roccaforte spagnola. Arrivati all’arenile ci accorgiamo però che il mare è troppo mosso per effettuare l’attraversata, così decidiamo di spostarci verso un’altra microscopica isola poco distante da Portopalo, un’isola che mostra il meglio di sé proprio quando il vento soffia forte e le onde sono particolarmente alte: l’isola delle Correnti. Distante non più di 15 minuti di automobile attraverso infinite distese di serre, l’isola delle Correnti è praticamente collegata alla terraferma da un braccio artificiale, in realtà distrutto in più punti dalle onde, e rappresenta il simbolico confine tra Mar Ionio e Mar Mediterraneo. Non appena mettiamo piede sulla spiaggia che la guarda dalla terraferma ci rendiamo del perché le abbiano attribuito questo nome: il vento soffia fortissimo e di conseguenza le onde sono molto alte, tanto che gli unici bagnanti sono un gruppo di spericolati surfisti. Da sempre affascinato dal mare in burrasca, convinco Sofia a buttarsi con me; il bagno è massacrante, ma allo stesso tempo molto divertente, con le onde che ci sballottano a destra e a sinistra senza un attimo di riposo. Usciti dall’acqua restiamo in spiaggia il tempo necessario per asciugarci, prima che la sferzante sabbia sollevata dal vento ci induca a rintanarci in auto e a tornare in camera. Riacquistate le forze con una doccia tonificante, usciamo e in due minuti a piedi raggiungiamo il piccolo centro pedonale di Portopalo alla ricerca di un ristorante per cena. Dopo una mezz’ora di ricerche, optiamo per un rustico ristorante abbarbicato sul litorale ai margini di un piazzale sul quale si affacciano anche due pizzerie ed un albergo. La scelta è ripagata da un ottimo risotto ai frutti di mare e da uno squisito secondo a base di gamberoni grigliati, il tutto innaffiato da una bottiglia di Inzolia.
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\n\tIl giorno dopo, sabato 11 settembre, decidiamo di spostarci alla vicina Oasi di Vendicari, situata qualche chilometro a nord di Portopalo tra Marzameni e Noto. La giornata è splendida: il sole è alto nel cielo e l’abbondante colazione a base di caffè e brioche portataci direttamente in camera ci da la carica giusta per partire. L’ingresso principale alla riserva avviene attraverso una lunga strada sterrata che sbocca in un parcheggio dove paghiamo 3 euro per lasciare la macchina per 5 ore. Da qui si prosegue a piedi tra distese di canne ed altre piante palustri fino all’arenile, dove ad accoglierci c’è uno stretto lembo di sabbia letteralmente invaso dalle alghe. Tenendo presente che l’Oasi si estende per una lunghezza complessiva di 8 chilometri, e che è dunque impossibile visitarla interamente, decidiamo di incamminarci verso nord, verso la torre sveva e la tonnara, segnalate da piccoli cartelli in legno che rendono molto facile orientarsi nella riserva. Costruiti rispettivamente nel XV e XVIII secolo, i due edifici rappresentano interessanti testimonianze architettoniche all’interno dell’Oasi dove sono comunque mare e natura a farla da padroni. Ancora più a nord incontriamo una bella caletta dove decidiamo di fermarci per pranzare coi nostri panini acquistati al mattino e per fare un bagno. Il consiglio è ovviamente quello di portare con sé una maschera, con la quale si avrà modo di godere delle bellezze di un fondale incontaminato e abitato da numerose specie animali e vegetali, tutti da esplorare con una bella battuta di snorkeling. Dopo un po’ di riposo al sole, torniamo sui nostri passi fino alla macchina e facciamo rientro a Portopalo, dove ad attenderci c’è un aperitivo a base di vino bianco, prima che l’ennesima ottima pizza preceda il rientro in camera per la notte.
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\n\tConsultando la guida veniamo a conoscenza di quella che dovrebbe essere una delle spiagge più suggestive di tutta la Sicilia sud-orientale: Calamosche. Questo piccolo tratto di costa è sempre compreso all’interno della riserva di Vendicari, ma si trova più a nord rispetto alla tonnara ed è accessibile mediante un altro ingresso, posto circa un chilometro più avanti rispetto all’altro sulla medesima strada. Percorsa anche qui una lunga strada sterrata, raggiungiamo un parcheggio servito da un bar-ristorante dove paghiamo 2,5 euro per parcheggiare l’auto per tutta la giornata. Dal parcheggio si impiega all’incirca un’altra mezz’ora a piedi lungo un bel sentiero prima di raggiungere Calamosche, una meravigliosa baia sabbiosa circondata da alti crinali rocciosi in cui l’azzurro dell’acqua si fonde col colore del cielo. A dispetto del giorno, domenica, e del clima, caldo e soleggiato, i bagnanti sono pochi, così da rendere ancora più gradevole la giornata che si trascina placidamente tra bagni e letture distesi al sole. Verso le 17.00, ormai cotti dal sole, ci rincamminiamo per il sentiero diretti alla macchina, anche se prima di far rientro a Portopalo ci gustiamo una rinfrescante granita al bar del parcheggio, che scopriamo essere anche albergo. La sera, alla luce del fatto che il giorno dopo saremmo ripartiti alla volta di Noto, ceniamo a base di pesce nel ristorante a fianco del nostro Bed & Breakfast, rimanendo a dire il vero un po’ delusi.
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Tappa 5: Cosa vedere a Noto, la Capitale Italiana del Barocco

Posta circa a metà strada tra Portopalo e Siracusa, Noto è una delle località più incensate dalla guida, patrimonio dell'umanità UNESCO, che la descrive come un vero e proprio paradiso di architettura, arte ed enogastronomia. Di conseguenza non possiamo esimerci dal visitarla, dedicandole due giorni di cui uno da trascorrere nel vicino litorale. Partendo da Portopalo alle 9.30 entriamo a Noto alle 10.30 e, dopo qualche attimo di difficoltà causato dall’eccentrica viabilità locale, con svariati sensi unici che complicano non poco l’orientamento, troviamo un grazioso Bed & Breakfast gestito da una coppia di anziani situato in pieno centro, lungo via Cavour, a due passi dalla Cattedrale di San Nicolò. Il posto in questione è il Bed & Breakfast Montevergini che, eccezion fatta per le difficoltà nel trovare parcheggio nelle vicinanze, è senza dubbio il migliore tra quelli conosciuti fino ad ora, avendo camere piuttosto grandi, pulite e squisitamente arredate, oltre ad ambienti comuni come il giardino per la colazione o un salotto davvero meravigliosi, in quanto scavati direttamente all’interno della roccia calcarea della collina sulla quale si inerpica tutta la città di Noto. Concordato il prezzo per due notti a 110 euro, sistemiamo i bagagli e scendiamo verso la piazza principale, quella su cui si affacciano la Cattedrale e Palazzo Ducezio, due tra i migliori esempi di architettura barocca del centro.
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\nA pochi metri dalla cattedrale si trovano invece i due bar più rinomati di Noto, descritti dalla guida come i bar dove mangiare il miglior gelato del mondo: il Caffè Sicilia e la Pasticceria Costanzo. Per pranzo optiamo per il secondo, dove gustiamo un delizioso gelato alla mandorla, promettendoci però di provare prossimamente anche il Caffè Sicilia. Nel pomeriggio proseguiamo nella visita di Noto, passando in rassegna alcuni tra i palazzi più importanti, di cui meritano di essere apprezzati soprattutto gli sfarzosi balconi, le chiese di San Carlo e San Domenico e la bella Porta Reale. Al calar del sole decidiamo di cenare al ristorante Barocco dove, a dispetto di un primo a base di penne alla norma non proprio eccezionale, mangiamo un secondo di carne grigliata davvero molto buono, ovviamente accompagnato da una bottiglia di Nero d’Avola.
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\nMartedì 14, terz’ultimo giorno della nostra vacanza, decidiamo di trascorrere l’intera giornata a rilassarci in riva al mare. Chiedendo informazioni alla proprietaria del nostro Bed & Breakfast ci facciamo consigliare la spiaggia di Fontane Bianche, una microscopica località balneare che vanta un lungo litorale sabbioso sul quale trovano spazio anche alcuni stabilimenti balneari. Io e Sofia preferiamo sistemarci nella spiaggia libera, dove i bagnanti sono davvero pochi. Un’interminabile sequela di bagni più e meno lunghi scandisce la giornata, intramezzata da un pranzo a base di croccanti focacce ripiene acquistate in un minimarket poco distante dalla spiaggia. Verso sera ci rimettiamo in macchina diretti a Noto, dove ad aspettarci c’è la granita alle mandorle del celebre Caffè Sicilia, una sorta di piccolo paradiso dei golosi dove oltre a gelati e granite da mille e una notte si possono gustare cannoli ripieni, dolcetti di marzapane e tantissime varietà di torte. Tornati in camera per una doccia, concludiamo il nostro soggiorno a Noto con una croccante pizza presso La Vecchia Fontana, un locale piuttosto spartano situato a poche decine di metri dalla piazza principale lungo Via Vittorio Emanuele.

Tappa 6: Itinerario per Siracusa: la culla Siciliana della Civiltà Greca

La vacanza volge ormai al termine e prima di decollare da Catania alla volta di Forlì manca solo l’ultima tappa del nostro lungo cammino: Siracusa. Distante poco meno di un’ora da Noto, Siracusa è una città a due facce, separate l’una dall’altra dal sottile tratto di mare che divide l’isola di Ortigia dalla terraferma. Il centro storico è per l'appunto Ortigia, un’isoletta interamente antropizzata dove si concentrano la maggior parte delle attrattive “non classiche” della città e dove fin da subito ci rechiamo per cercare da dormire. Muovendosi in automobile, gli unici inconvenienti sono rappresentati dalle molte zone a traffico limitato e dalla carenza di parcheggi, dato che sull’isola c’è un solo grande parcheggio dislocato nei pressi del ponte di collegamento alla terraferma più settentrionale.
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\nFortunatamente riusciamo a lasciare l’auto in una buona posizione e, a piedi, ci mettiamo in cerca di un posto per la notte. Percorrendo via Roma arriviamo al Bed & Breakfast L’Acanto, situato in un palazzo prospiciente ad altre due piccole pensioni, dove una signora piuttosto giovane ci mostra la camera (non molto grande e neanche tanto pulita) nella quale avremmo trascorso l’ultima nostra notte in Sicilia; il prezzo della doppia è 60 euro, comprensivi di prima colazione da effettuare mediante un buono presso il Gran Caffè del Duomo, posto esattamente di fronte alla Cattedrale. Essendo ormai ora di pranzo scendiamo nella vicina Piazza Archimede, presso cui spicca la Fontana di Artemide, per mangiare all’Antico Caffè Centrale, dove gustiamo finalmente un paio di deliziosi arancini col ripieno al ragù.
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\nFinito il pranzo cominciamo ad esplorare Ortigia, contraddistinta da un dedalo di stradine pedonali che sfociano puntualmente in qualche grande piazza fino al litorale, dove una passeggiata panoramica culmina con il Castello Maniace, al momento della nostra visita chiuso al pubblico. Tra le bellezze da non perdere c’è senza dubbio il Duomo di Siracusa, sorto con forme barocche sul sito di un antico tempio greco dedicato alla Dea Athena, anche se è la città nel suo complesso ad impressionare positivamente, con il chiarore degli edifici costruiti in pietra calcarea che si scontra con l’azzurro intenso del mare e del cielo. Per concludere in bellezza ci concediamo una cena presso il ristorante Kalliope, un locale piuttosto raffinato in cui molti piatti, sia a base di pesce che non, sono frutto della fantasia del cuoco, che li ha anche battezzati con nomi pittoreschi. Nonostante la spesa piuttosto elevata la cena è ottima e rappresenta il giusto coronamento a questa magnifica vacanza.

Tappa 7: Da Siracusa a Catania … Forlì: la fine della vacanza in Sicilia

Chiuse per l’ultima volta le valigie, fatto valere il nostro buono colazione comprensivo di cappuccino, pasta e succo al Gran Caffè del Duomo, saliamo in macchina e usciamo da Ortigia diretti al Parco della Neapolis, il sito archeologico nel quale sono concentrati i più importanti monumenti di epoca classica della città. Parcheggiata l’auto senza problemi nel parcheggio subito fuori dall’area e acquistati due biglietti di ingresso a 5 euro ciascuno grazie allo sconto per gli under 25, entriamo nel parco. Superato l’Ara di Ierone che ci si para appena entrati sulla sinistra, ci dirigiamo ad una delle attrattive più conosciute del parco, ed in generale della Sicilia: l’Orecchio di Dioniso, una sensazionale grotta artificiale scavata nell’antica cava di pietra della latomia. Le dimensioni e le forma dell’antro sono tali da lasciare a bocca aperta il visitatore, che entrandoci avrà modo di apprezzare anche le sue eccezionali proprietà acustiche. Uscendo dalla grotta seguiamo il percorso fino al Teatro Greco, un monumento eccezionale, molto ben conservato, che è bello confrontare con il poco distante Anfiteatro romano per cercare di carpire le differenze culturali che contraddistinsero le due più grandi civiltà dell’antichità.
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\nDato che il tempo stringe, trascorsa all’incirca un’ora e mezzo usciamo dal parco e risaliamo in auto alla volta di Catania, dove arriviamo verso le 12.00 e dove rimaniamo imbottigliati nel congestionato traffico cittadino alla ricerca dell’autonoleggio Maggiore in cui lasciare la vettura. Dal momento della partenza sono più di 800 i chilometri percorsi sulla piccola-grande Panda che, con un pizzico di dispiacere, consegniamo come nuova al noleggio verso le 13.00, al quale chiediamo anche di poterci tenere i bagagli fino alla nostra partenza per l’aeroporto. Imboccata via Etnea, l’arteria principale della città, la percorriamo per una buona mezz’ora fino al cuore del centro storico di Catania: Piazza del Duomo, preceduta di pochi metri dall’altra grande piazza cittadina, Piazza dell’Università. Qui, tra una granita, un caffè e qualche foto alla famosa Fontana dell’elefante, facciamo trascorrere le ore che ci separano dalla partenza. Tornati sui nostri passi, riprendiamo i bagagli all’autonoleggio e in taxi, al costo di 22 euro, raggiungiamo il poco distante Aeroporto Fontanarossa, dove l’immagine del sole delle 19.00 che tramonta ci ricorda come l’estate, questa volta, sia davvero finita.