Tappa 1: Un fine anno insolito, nella capitale barocca più importante d’Europa
Se avete intenzione di trascorrere un Capodanno diverso dal solito, avete a disposizione un lasso di tempo limitato e non siete intimoriti dal freddo, Vienna è ciò che fa al caso vostro. La casa di Mozart e Beethoven, la capitale barocca più importante d’Europa, la città del Danubio è infatti la destinazione ideale soprattutto per chi, come me, sia intenzionato a partire con la ragazza, che non potrà non rimanere rapita dal romanticismo di Vienna. A dire il vero l’organizzazione del viaggio non è stata delle più semplici. La scelta del mezzo di trasporto è ricaduta sul treno, in quanto l’Aeroporto Internazionale Flughafen Wien Schwechat di Vienna non è facile da raggiungere tramite compagnie low cost e l’automobile presentava rischi connessi allo stato delle strade in caso di neve o ghiaccio, mentre una valida alternativa può essere atterrare al vicino Aeroporto M.R. Stefanik Ruzinov di Bratislava, collegato a Bologna e Orio al Serio dalla Ryanair. A causa di non so quale problema al server delle ferrovie italiane, siamo stati a lungo impossibilitati ad effettuare la prenotazione del biglietto, che se fatto in anticipo sarebbe costato appena una trentina di euro. Risolti i problemi telematici abbiamo acquistato i biglietti di andata e ritorno, con la piacevole sorpresa che il costo era aumentato fino a 89 euro ciascuno.
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\nLa partenza è in programma alle 23.30 del 29 dicembre dalla stazione centrale di Bologna. Il treno, partito nel pomeriggio da Roma, è pieno come un uovo, ma avendo prenotato i posti ci accomodiamo a sedere nel nostro scompartimento, mentre in testa al convoglio si trovano i vagoni provvisti di cuccette. L’ora tarda concilia col sonno, anche se il buio della notte ci impedisce di ammirare i bei paesaggi che il treno attraversa soprattutto sulle Alpi. L’arrivo nella capitale austriaca avviene con puntualità svizzera alle 8.30 del mattino del 30 dicembre, dopo 9 ore di viaggio e due soste piuttosto lunghe nelle stazioni di Venezia Mestre e Tarvisio Boscoverde. La vacanza sta per cominciare.
Tappa 2: 30 Dicembre: Willkommen in Wien, alla scoperta del centro e dei suoi monumenti
La bahnhof (stazione) di arrivo è quella di Wien Meidling, uno scalo situato nella parte sud-occidentale della città. Per raggiungere il nostro appartamentino, prenotato in anticipo nei pressi di Keplerplatz, a sud del centro, prendiamo la Schnellbahn, la metropolitana di superficie, il cui simbolo è una sorta di S stilizzata azzurra. Giunti a Sudtiroler Platz cambiamo e prendiamo la U1, la linea rossa della U-Bahn, la metropolitana sotterranea, fino a destinazione. Messo piede nell’appartamento, sobrio ma accogliente, non posso esimermi da una prima considerazione: perché in Italia i trasporti pubblici non possono funzionare così bene? Treni, metropolitane, tram e bus sono puliti e puntuali, e possono essere presi indifferentemente acquistando dalle macchinette presenti nelle stazioni un singolo biglietto, al costo di 1,80 euro, o ancora meglio comperando un abbonamento orario di 24, 48 o 72 ore. Nel caso specifico, avendo intenzione di restare 3 giorni, abbiamo optiamo per il terzo, il cui prezzo è 13,60 euro, tenendo però presente che un’alternativa valida è la Vienna Card, una carta che al costo di 16,90 euro consente di muoversi coi mezzi per 72 ore e il biglietto ridotto in alcuni musei, prerogativa a noi già garantita dal nostro status di studenti.
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\nDopo aver sistemato i bagagli, ci catapultiamo immediatamente in strada diretti al cuore di Vienna, a Stephansplatz. La Piazza è dominata dalle guglie della bellissima Stephansdom, la cattedrale gotica del XIV secolo, dedicata a Santo Stefano e purtroppo parzialmente ricoperta dalle impalcature dei restauratori. Ciò nonostante l’esterno è tremendamente affascinante, con la caratteristica Sudturm (Torre Sud) che svetta dai suoi 136 metri sui tetti ricoperti da tegole colorate disposte a comporre simboli e immagini. L’interno, visitabile gratuitamente, è tipicamente gotico, con volte a crociera, pilastri polistili e archi ogivali che conferiscono slancio alla struttura. Non avendo ancora fatto colazione, e trovandoci nella capitale europea delle torte, ci dirigiamo alla prima pasticceria che si incontra uscendo dal duomo: Aida. Questo pittoresco locale a forti tinte rosa offre un vasto assortimento di bevande calde e dolci, tra i quali non possiamo che optare per una fetta di deliziosa Sachertorte. Uscendo dal bar, all’interno del quale è possibile fumare in apposite aree così come in quasi tutti i locali pubblici austriaci, ci mettiamo a passeggiare nella zona circostante alla piazza, agghindata a festa da luminarie colorate, maxischermi e chioschi di brulé, i più vistosi preparativi all’imminente capodanno. L’atmosfera è piacevole, tutto è molto curato e schiere di turisti riempiono sia i marciapiedi che le strade. Con l’avvicinarsi dell’ora di pranzo decidiamo di cercare un ristorante sulla guida e di fermarci. La scelta ricade su Beim Czaak, una tipica Beisl (birreria) viennese che propone piatti tipici in un’atmosfera accogliente ed a prezzi contenuti. Birra e Wiener Schnitzel (cotoletta alla viennese), accompagnata da patate e verdure, sono nostri per poco più di 10 euro, ai quali bisognerà però aggiungere una piccola mancia per il cameriere, il cui sguardo tende a evidenziare che il coperto in Austria non è compreso nel conto. Nel pomeriggio, visto anche il clima rigido ma asciutto, decidiamo di recarci allo Schloss Schonbrunn, un grandioso palazzo barocco di quasi 2.000 stanze circondato da un immenso giardino. Il piazzale antistante all’ingresso è un’apoteosi di odori e sapori, con i piccoli chioschi in legno che propongono punch, brulé, tè caldo, cioccolata in tazza, ma anche diversi prelibati assaggi culinari. Avendo pranzato da poco, non senza difficoltà, superiamo la tentazione e ci dirigiamo in biglietteria. Qui, mostrando la tessera universitaria, con 8,50 euro acquistiamo un biglietto per l’Imperial Tour, ovvero l’itinerario che consente di visitare una ventina di sale regali della reggia. I soffitti affrescati, gli stucchi alle pareti, i candelabri di cristallo e le dorature a profusione riassumono a meraviglia il messaggio lanciato dal barocco, per il quale l’importante era sbalordire, stupire con il lusso e con l’ostentazione, caratteristiche tipiche di molte architetture asburgiche. All’uscita ci accorgiamo con stupore che il sole è quasi tramontato e che l’aria è notevolmente più fredda rispetto a prima, così che decidiamo di rinunciare al giro dei giardini e di correre alla vicina fermata della metro (Schonbrunn U4) con destinazione appartamento. Vista la stanchezza dovuta al viaggio della notte precedente, optiamo per sfruttare il cucinotto messoci a disposizione e ceniamo in casa.
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Tappa 3: 31 Dicembre: I capolavori del Kunsthistorisches Museum e la magia del Prater… ed è già Capodanno!
La sveglia suona alle 9.00 in punto (siamo pur sempre in vacanza!), ed alle 10.00 siamo in metropolitana diretti ad uno dei più prestigiosi musei di storia dell’arte d’Europa: il Kunsthistorisches Museum, all’interno del quale sono esposte molte delle opere messe insieme dagli Asburgo negli anni dell’Impero. La fermata è Museumsquartier (U2), dal cui nome già si capisce come questa sia la zona nella quale si concentrano la maggior parte dei Musei di Vienna. L’edificio del Kunsthistorisches ci si para davanti non appena terminate le scale del sottopassaggio; le sue enormi proporzioni ed il suo stile tipicamente barocco si adattano perfettamente alla città. All’ingresso non c’è fila e con 7,50 euro siamo dentro. Depositiamo giacche e zaini nel guardaroba situato appena a sinistra dell’entrata e partiamo con la visita. Al primo piano si rincorrono saloni dedicati agli antichi egizi, con mummie e spettacolari sarcofagi a farla da padroni, ai greci, ai romani ed al Medioevo, anche se per visitare più attentamente il secondo piano, quello dedicato alla pittura dal XVI al XVII secolo, siamo costretti a procedere piuttosto velocemente in questa prima parte. Salendo lo scalone verso la Gemaldegalerie (galleria di pittura) non si può fare a meno di notare la celebre scultura di Canova “Teseo e il Minotauro”, un manifesto dello stile di uno dei maestri della scultura. Il secondo piano è suddiviso in due sezioni: l’ala est e l’ala ovest, dedicate rispettivamente alla pittura tedesca, olandese e fiamminga, ed a quella italiana. Della prima sezione mi colpiscono soprattutto le tante opere di Rubens, tra le quali “Trittico di Sant’Idefonso” e “I miracoli di Sant’Ignazio di Loyola”, di Albrecht Durer, con “Il martirio dei diecimila” e “L’Adorazione della Santissima Trinità”, di Rembrandt, del quale sono esposti diversi autoritratti, e di Vermeer, con il suo celebre “L’allegoria della pittura”. Usciti dall’ala est ci dirigiamo immediatamente verso quella ovest, riflettendo sul paradosso per il quale se si vogliano ammirare capolavori di pittori italiani sia spesso necessario recarsi all’estero. Spalancando le porte della sezione “italiana” ci si parano dinanzi alcuni splendidi quadri di Tiziano, artista di scuola veneziana, e subito dopo di Raffaello, con la “Madonna del prato”, e Caravaggio, con la “Madonna del Rosario” e “Davide e Golia”. Nelle sale successive troneggiano opere di Tintoretto e Bernardo Bellotto, solo per citare i più conosciuti. Dopo quasi 3 ore di contemplazione usciamo dal museo. L’aria è frizzante, ma non fa eccessivamente freddo, ragion per cui decidiamo di confermare quanto pensato la sera prima e di recarci al Prater, il parco più amato dagli abitanti di Vienna dominato dalla storica ruota. Situato a sud-est del centro, nei pressi del Danubio e sulla linea metropolitana U1 alla fermata Praterstern, questa immensa area verde ci colpisce subito per il suo variopinto luna park, aperto per tutti i 12 mesi dell’anno. I tanti Wurstelstand nei pressi dell’ingresso ci lasciano solo l’imbarazzo della scelta su dove pranzare, facendoci gustare l’hot dog più grande della nostra vita accompagnato da una deliziosa Zwettler, una delle birre che vanno per la maggiore in Austria. Dopo pranzo decidiamo di passeggiare per il luna park. Alcune giostre sono chiuse, ma ciò nonostante riusciamo ad essere abbindolati da un giostraio che ci propone di vincere un favoloso premio abbattendo una piramide di recipienti di una qualche pesantissima lega metallica con una pallina di stracci che sarebbe stata fin troppo leggera anche per tirare giù un castello di carte. Il flop è ampiamente preventivato, ma ciò nonostante debbo trattenere Sofia dallo spendere altri soldi per riprovarci. Vista l’ora decidiamo di tornare in centro e di gustarci una fetta di torta Sacher prima di tornare in appartamento per cambiarci. La scelta ricade su Demel, insieme al Caffè Sacher la più rinomata pasticceria della città, situata lungo Kohlmarkt nei pressi di Michaelerplatz.
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\nDalla fila fin fuori dalla porta sembra di essere ad un concerto, ma il gusto della torta e l’ambiente ricercato ripagano ampiamente dell’attesa. Rientrando in appartamento verso le 19.00 abbiamo giusto il tempo di farci una doccia e cambiarci prima di riuscire per cenare e celebrare degnamente il capodanno. Non avendo prenotato la ricerca di posti al ristorante è ardua. Dopo aver percorso in lungo e il largo tutto il quartiere ad est di Stephansplatz, una zona particolarmente ricca di ristoranti e trattorie, proprio nel momento in cui la fame sta per farci entrare a chiedere in uno dei tanti locali italiani o finti tali, la fortuna ci fa imbattere nel Gulaschmuseum, un locale dalle porzioni generose dove gustare oltre 20 tipi di gulasch che non prende prenotazioni. La cena è succulenta ed economica, visto e considerato che antipasto, gulasch, dolce e vino locale ci vengono a costare una ventina di euro a testa. La mezzanotte incombe perciò all’uscita prendiamo subito la direzione della piazza principale, dove già risuona forte il suono dei petardi. Nostro malgrado non viene fatto il classico countdown e ci rendiamo conto di essere entrati nel nuovo decennio dalla lancetta dei secondi dei nostri orologi. Il clima si surriscalda, l’alcool e i botti animano la vita della piazza, nel quale nel frattempo è diventato difficile muoversi. Di conseguenza decidiamo di spostarci e di recarci a Burggasse, una zona nella quale sappiamo esservi un locale adatto a brindare al nuovo anno. Il luogo in questione è il Wirr, un disco-pub su due piani, di cui uno interrato, dove musica e gente non mancano. Qui trascorriamo allegramente un paio d’ore prima che verso le 3.30, con la metropolitana straordinariamente aperta fino alle 5.00 del mattino, si decida di rientrare.
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Tappa 4: 1° Gennaio: Iniziamo l’anno con la visita allo Schloss Belvedere
Fiaccati dai postumi della serata la sveglia è posticipata fino alle 12.00 quando, dopo aver mangiato un boccone ed esserci vestiti in fretta, usciamo diretti allo Schloss Belvedere, raggiungibile con la metro U1 fino a Taubstummengasse, da cui poi prendere il tram D. Questo palazzo è senza dubbio uno dei complessi barocchi più belli al mondo, arricchito tra l’altro da un giardino sterminato e perfettamente curato. Dopo una breve discussione decidiamo di non entrare a visitare la Osterreichische Galerie ospitata all’interno, ma di recarci alla Secession, una galleria d’arte situata nelle vicinanze, appena fuori dalla stazione della metropolitana di Karlsplatz, servita dalle linee U1, U2 e U4. Per chi, come me, è appassionato di architettura contemporanea, già l’esterno del palazzo rappresenterà un capolavoro; l’equilibrio che traspare dal complesso, frutto della perfetta armonia che vige tra il razionalismo insito nella forma cubica dell’edificio e l’ecletticità degli elementi art nouveau, come ad esempio la vistosa cupola dorata, è infatti raro da riscontrare in altri edifici. Varcata la soglia di questo incantevole scrigno progettato da Joseph M. Olbrich, a sua volta membro della Secessione viennese insieme a Klimt, Hoffman e Kolo Moser, ci ritroviamo in un ambiente stimolante, molto alto e con un caldo parquet in legno. Pagati i 5 euro del biglietto di ingresso presso la piccola biglietteria gestita da un’anziana signora totalmente all’oscuro dell’esistenza della lingua inglese, entriamo nella galleria vera e propria, che consta di diverse sale sede di mostre temporanee e di un’importantissima sala sotterranea dove ammirare il “Fregio di Beethoven”, una serie di pannelli dipinti lunghi 34 metri frutto della fervida immaginazione di Gustav Klimt. Eccezion fatta per quest’opera, che richiede qualche minuto in più per essere apprezzata nella sua interezza, il resto della galleria non richiede molto tempo, con le tele di Marc Camille Chaimowicz ed i modellini di cartone di Michael Ashkin che ci fanno capire come mai il motto della Secession sia: “Ad ogni tempo la sua arte, all’arte la sua libertà”. Usciti dalla galleria stabiliamo di tornare in centro a fare merenda e, dopo aver apprezzato dall’esterno i tratti della Loos Haus, una chicca modernista progettata da Adolf Loos tra il 1909 ed il 1911, ci rintaniamo da Aida, ormai divenuta la nostra pasticceria di fiducia. Seppur combattuti a causa del freddo, acuitosi di giorno in giorno dal momento della nostra partenza, dopo essere rientrati a casa a cambiarci decidiamo di tornare fuori per cena. Non avendo voglia di stare troppo a girare, puntiamo decisi su un locale caldeggiato dalla guida: il Night Dive. Questa taverna, sviluppata interamente sottoterra, è gestita da un paio di energumeni austriaci alquanto folkloristici, capaci di calamitare i nostri discorsi per alcuni minuti. La cena è ottima e abbondante, con spatzle, knodel, carne in umido e ottima birra scura che danno il colpo di grazia ad ogni velleità di altri giri per il centro, facendoci crollare in un sonno profondo non appena varcata la soglia dell’appartamento.
Tappa 5: 2 Gennaio: Shopping nel centro di Vienna ed … il rientro in Italia
Consapevoli di dover consegnare le chiavi dell’appartamento entro le 10 ci alziamo per tempo, facciamo colazione e salutiamo la non proprio ospitale affittuaria. Per prima cosa ci dirigiamo alla stazione ferroviaria di Westbahnhof, dove sappiamo di poter lasciare i bagagli in un deposito a pagamento fino al momento della partenza del nostro treno, in programma alle 20.30 di sera. Pur avendo resistito fino ad oggi, non posso fare a meno di concedere a Sofia un giro per i negozi del centro. La sfilata delle grandi marche di abbigliamento, delle più note gioiellerie e dei costosissimi orologiai si svolge lungo le facciate degli edifici delle strade delimitate da Graben e Kohlmarkt, due vie prospicienti a Stephansplatz. Ovviamente i nostri portafogli ci consentono solo di ammirare in religioso silenzio le vetrine ancora vestite a festa per il Natale, consigliandoci peraltro di cambiare zona. Negozi più accessibili si aprono su Karntner, la lunga strada che mette in comunicazione Stephansplatz e Karlsplatz. Qui ci fermiamo all’immensa boutique di Svarovski e al Caffè Sacher, dove decido di acquistare una torta Sacher commissionata dai parenti golosi. Per occupare le ultime ore, dopo aver pranzato con un hot dog in uno dei Wurstelstand del centro, decidiamo di visitare il Karl Marx Hof, un casermone popolare di grande valore storico e architettonico situato all’estremità nord-orientale del centro, subito fuori dal capolinea della U4 Heiligenstadt. L’edificio, che si estende per oltre un chilometro, è il simbolo della Vienna Rossa, e fu costruito tra il 1927 ed il 1930 da Karl Ehm, allievo di Otto Wagner. Pur essendo stato pesantemente bombardato dai fascisti austriaci nel 1934, il Karl Marx Hof è stato interamente restaurato nel 1989, ed oggi rappresenta un’attrattiva diversa, originale, ma comunque interessante. Essendosi quasi fatte le 17.30 ed essendo piuttosto freddo per stare in giro, decidiamo di andare a riprendere le valigie e recarci a Wien Meidling, la stazione ferroviaria di partenza dove aspettiamo le 20.30 in un bar. Il treno della OBB, la compagnia ferroviaria austriaca, parte in perfetto orario e noi, stanchi ma appagati dal soggiorno, ci addormentiamo per risvegliarci solo una volta varcato il confine.


