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Nepal: il diritto di camminare dritte

Alessandra Segantin, accompagnatrice di Media Montagna certificata UIMLA, anima del progetto "Bionde in Vetta", non è una semplice guida. È una narratrice che usa il cammino per smontare pregiudizi, portando le donne a misurarsi con la propria forza in contesti spesso complessi.

Monica Liverani

Digital strategist e travel content creator. Lavoro con i dati e racconto viaggi. Datemi un paio di scarpe da trekking e vi girerò il mondo.

09.05.2026

trekking nepal donne

Crediti fotografici Alessandra Segantin

Dalle spedizioni in Patagonia ai sentieri himalayani, Alessandra cerca la sostanza dei luoghi. In questa conversazione ci aiuta a scoprire un Nepal che non finisce sulle cartoline delle vette, ma che inizia nella dignità di chi, quelle montagne, le abita e le trasforma ogni giorno.

Oltre il mito degli "ottomila": il Nepal viene spesso raccontato attraverso i record alpinistici o la magnificenza delle sue cime più celebri. Qual è l'aspetto della realtà nepalese che, secondo la tua esperienza, sfugge a questo racconto e che invece definisce la vera anima del Paese?

C'è un'ombra densa dietro l'epicità degli ottomila. Mentre il mondo guarda alle code sull'Everest, ci si dimentica che il Nepal è fatto dai turisti e viaggiatori comuni mortali che percorrono i sentieri del trekking quotidiano. Mettere un piede dietro l'altro senza raggiungere una vetta non "fa figo" sui social e sembra un'avventura di serie B, ma è ciò che smuove davvero l'economia e l'anima vera del Paese risiede proprio qui. Il Nepal è un Paese fragile, dove ogni due per tre capita una tragedia: terremoti, valanghe, il Covid e ora le complicazioni delle rotte aeree internazionali. Per chi vive vendendo una tazza di "miele, limone e zenzero" ai trekker, l'assenza di visitatori è un disastro assoluto. Affidarsi a una gestione locale significa garantire che i soldi restino sul territorio, sostenendo chi gestisce un piccolo rifugio con professionalità e fatica.

trekking nepal donne

Crediti fotografici Alessandra Segantin

La forza della struttura: il modello delle "3 Sisters". Nel tuo percorso hai scelto di collaborare con le "3 Sisters Adventure Trekking", una realtà che ha saputo fondare un'agenzia e successivamente un'ONG per formare le donne delle aree rurali. In che modo questa solidità organizzativa riesce a trasformare il trekking in uno strumento concreto di emancipazione e sicurezza economica per le donne locali?

Le tre sorelle ideatrici, che danno il nome all'agenzia, hanno trasformato il loro privilegio di casta in un mezzo per chi non ha avuto fortuna . Essere nate in una casta elevata ha permesso loro di godere di un'istruzione e di una stabilità economica che hanno scelto di riversare su chi, per nascita, si trovava invece bloccato in una gerarchia sociale penalizzante . In Nepal la discriminazione basata sulla casta e la pratica della untouchability sono state abolite per legge dalla Costituzione e da una norma specifica del 2011. Tuttavia, socialmente e culturalmente, la casta rimane una categoria ingombrante che continua a condizionare lo status e l'accesso ai servizi. Le "3 Sisters" operano in questo scarto tra legge e realtà, con una professionalità estrema: rispondono entro 12 ore a qualsiasi ora del giorno e della notte, con una precisione che supera quella delle grandi agenzie internazionali. Attraverso i proventi dei viaggi, finanziano corsi gratuiti per formare le future guide. È una sicurezza economica che cambia la vita: garantiscono uno stipendio dignitoso e una copertura previdenziale. Inoltre, durante l'accompagnamento, queste professioniste possono disporre di una doccia giornaliera e di pasti caldi, benefici fondamentali che permettono loro di lavorare con dignità senza gravare sul reddito familiare. È la dimostrazione che dare uno strumento economico in mano a una donna genera un beneficio a cascata sull'intera comunità. Scegliere le "3 Sisters" è un modo per sostenere la comunità nepalese in generale: le loro guide, infatti, accompagnano regolarmente anche gruppi misti e uomini, dimostrando che la loro eccellenza è una risorsa professionale aperta a ogni tipo di viaggiatore.

Empowerment e pragmatismo: la via nepalese. Spesso in Occidente tendiamo a leggere l'emancipazione attraverso categorie ideologiche predefinite. In Nepal, tuttavia, sembra prevalere una forma di riscatto molto concreta. Come si riesce a costruire un nuovo ruolo per la donna all'interno di una società tradizionale senza però sradicarne l'identità culturale?

L’emancipazione qui ha la forma di uno zaino tecnico. Può sembrare un dettaglio, ma le "3 Sisters" hanno sostituito i pesanti carichi portati con la fascia sulla fronte con zaini che permettono alle portatrici di camminare dritte. Questa postura fisica ha un riflesso psicologico enorme: consente loro di incrociare e sostenere lo sguardo dei colleghi maschi e dei turisti, uscendo da una sottomissione visiva secolare e aumentando la loro auto-percezione di auto-efficacia. È un percorso di riscatto che a volte trova alleati inaspettati proprio negli uomini: Muna, oggi una guida esperta, è stata incoraggiata e aiutata a cambiare vita dal suo vecchio datore di lavoro, che la spronò a lasciare il duro lavoro di spaccapietre alla diga per inseguire la sua passione per la montagna. Eppure, la tradizione resta un confine difficile da valicare. Muna vive un amore con un istruttore di rafting, un professionista d'élite che lavora anche in Giappone. Non possono formalizzare la loro unione perché appartengono a caste diverse e le famiglie non darebbero il permesso . Vivono in case vicine, navigando con pazienza tra il desiderio di libertà e i codici culturali che la legge ha abolito ma che il popolo non ha ancora dimenticato.

in vetta al Nepal

Crediti fotografici Alessandra Segantin

La spiritualità come tessuto dell'identità. Il Nepal è descritto come un luogo dove il sacro permea ogni gesto quotidiano. Al di là dell'aspetto culturale per il visitatore, come percepisci questa spiritualità diffusa nel modo in cui le guide e le comunità locali affrontano le sfide del presente?

La spiritualità nepalese è una serenità diffusa, una tolleranza che permette a induismo e buddismo di convivere sotto lo stesso tetto senza attriti. La senti nel rito della "Pooja", la cerimonia di benedizione prima di affrontare la montagna, un rito buddista a cui possono partecipare tutti. Ma questa sacralità millenaria oggi convive con una modernità travolgente che vede nella Generazione Z il vero ponte del cambiamento. Sono i ragazzi nati con internet e lo smartphone in mano a mettere in discussione le vecchie gerarchie, imparando le coreografie dei film di Bollywood o dei musical nepalesi per poi riproporle tra loro, in un equilibrio bizzarro tra l'incenso acceso e la mania per i balletti di TikTok. I templi devono difendersi con cartelli che vietano i video social, segnale di una generazione che sta sbattendo contro le vecchie regole perché sa bene cosa c'è nel mondo fuori.

Navigare i confini del cambiamento. Le guide donna nepalesi operano in un settore storicamente maschile. Quali sono le linee invisibili che queste professioniste devono gestire ogni giorno per affermare la propria autorevolezza?

Molte di queste ragazze devono muoversi attraverso omissioni necessarie verso le proprie famiglie. Alcune non dicono ai genitori che lavorano come guide in montagna; raccontano di essere impiegate negli hotel della città perché il lavoro in albergo è considerato un ambiente più protetto, oltre che adatto a una donna. Fare la guida significa imporsi sulla volontà degli altri 24 ore su 24, un atto quasi innaturale per chi è stato educato alla sottomissione culturale, specialmente se proviene da una casta bassa. Ma quando siamo sul sentiero, fuori dagli sguardi dei parenti, emerge una libertà straordinaria: stare dieci giorni tra sole donne permette di tirare fuori questioni che in famiglia non verrebbero mai a galla. Abbiamo avuto una portatrice che si sentiva confusa sulla propria identità di genere. In Nepal, sebbene l'identità di genere sia protetta in linea di principio, nella pratica quotidiana molte persone subiscono ancora stigma ed esclusione. Eppure, all'interno della cooperativa, la risposta delle colleghe è stata di una bellezza disarmante: le hanno detto che mentre lavorava con loro poteva scegliere di essere chi voleva, senza bisogno di spiegazioni. È uno spazio sicuro dove non si cerca il conflitto, ma una parità professionale che permetta di stare nel mondo con la stessa autorevolezza dei colleghi maschi.

trekking nepal donne

Crediti fotografici Alessandra Segantin

L'incontro tra due visioni: Bionde in Vetta e 3 Sisters. In che modo queste due esperienze di autonomia si alimentano a vicenda lungo il cammino?

L'incontro tra i nostri gruppi e le guide nepalesi è un corto circuito di ispirazione. Quando le "Bionde" vedono la determinazione delle guide nepalesi, trovano il coraggio di sfidare i propri limiti. Ma lo scambio è reciproco. Muna ci ha chiesto di dire alle partecipanti quanto fossero grate per la loro scelta: la nostra presenza permette a molte ragazze di fare formazione e simulare i briefing ogni sera, un'esperienza che mi ha ricordato molto il mio stesso corso guida. C'è però una precarietà che non va dimenticata: Muna ha dovuto subire un intervento alla schiena e, come libera professionista in un Paese povero, se si ferma non ha paracadute. Una guida ci ha confessato che lavorare con un gruppo di sole donne le permette di essere spensierata e autorevole, senza la fatica costante di doversi imporre in un contesto maschile. Non siamo solo in vacanza: siamo parte di una scelta precisa che genera cambiamenti reali. Quando a fine giornata ci rendiamo conto di aver rispettato i tempi del cammino con gioia e senza competizione, capiamo che la montagna, vissuta così, è un linguaggio universale di libertà e rispetto.

trekking nepal donne

Crediti fotografici Alessandra Segantin

Alessandra Segantin

Accompagnatrice di Media Montagna certificata UIMLA e fondatrice di "Bionde in Vetta". Attraverso trekking e spedizioni interamente femminili, promuove un modello di viaggio consapevole che sostiene l'emancipazione e l'indipendenza economica delle donne in contesti sociali fragili.
biondeinvetta.com

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