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Tappa 1: Viaggio da mille e una notte, come arrivare

Scenari da “Le mille e una notte”, mare, brulle montagne ed il fascino esotico che permea un paese ancora lontano dal turismo di massa: questi gli ingredienti principali che ci hanno spinto a scegliere il Marocco come meta per le vacanze estive. A ciò bisogna aggiungere che alcune tra le più importanti città del paese (Marrakech, Fez, Tangeri…) sono servite dai voli della Ryanair, che rendono il paese accessibile a prezzi contenuti e senza dover necessariamente prenotare un pacchetto di viaggio completo. Per cercare di accontentare la maggior parte delle richieste di un gruppo composto da cinque ragazzi, l’itinerario del viaggio ha riguardato Marrakech, magnifica città imperiale poco distante dal mare e ai piedi delle montagne dell’Alto e del Medio Atlante, ed il prospiciente tratto di costa atlantica, compreso tra le città di Agadir ed Essaouira. Consapevoli di aver prenotato nel periodo più caldo dell’anno (tra luglio e agosto) in una zona a dir poco torrida, ci muniamo di diversi flaconi di crema solare, rinnoviamo il passaporto (che è necessario per entrare in Marocco a meno che non si viaggi con un gruppo organizzato) e partiamo dall’Aeroporto Galileo Galilei di Pisa alla volta del Menara Airport di Marrakech, distante poco meno di 3 ore e 15 minuti di volo.
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Tappa 2: Il nostro viaggio a Marrakech, la perla del Marocco

Atterrati all’aeroporto nel tardo pomeriggio, ad accoglierci ci sono 46 gradi e Houda, la gentile padrona della Riad Lili, che ci avrebbe ospitato per le successive quattro notti. Lo scalo aereo dista pochi chilometri dal centro della medina, il cuore dell’antica Marrakech, ma già dalle prime immagini filtrate attraverso i finestrini dell’auto ci rendiamo conto di essere in un luogo profondamente diverso da quasi tutti gli stati da noi visitati fino ad oggi. Parcheggiata l’auto, dopo un breve tratto a piedi attraverso la parte settentrionale della medina, varchiamo la soglia della riad. L’edificio è semplicemente magnifico, con una corte centrale scoperta dominata da un gigantesco banano attorno al quale si sviluppano i tre piani dell’abitazione, che vanta tre camere da letto e altrettanti bagni, un bel salotto, cucina, sala da pranzo e soprattutto un’enorme terrazza all’ultimo piano: mai visto nulla di simile, tenendo presente tra l’altro che per questa piccola-grande fortezza paghiamo appena 20 euro al giorno comprensivi di colazione preparata in casa ogni mattina da una cortese signora marocchina incaricata di rendere il più confortevole possibile il nostro soggiorno.
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\nCon negli occhi ancora le arabeggianti finiture della nostra magione, decidiamo di uscire e di raggiungere Djemaa el-Fna, la piazza principale, per mettere qualcosa sotto i denti. Arrivare a Djemaa el-Fna è molto semplice: praticamente tutti gli stretti vicoli e le stradine ricoperte da cataste di mercanzie della parte centrale della medina sboccano in questa sorta di enorme teatro a cielo aperto, vero e proprio fulcro della vita locale, insignito del titolo di Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Chiromanti, incantatori di serpenti, ammaestratori di scimmie ed ogni genere di venditore si ammassano qui, dove al calar del sole aprono i battenti una miriade di piccoli chioschi nei quali mangiare piatti tipici a prezzi stracciati. Nonostante il primo impatto con il luogo sia stato piuttosto “forte”, ci sediamo proprio al centro della piazza e trascorriamo la serata chiacchierando e mangiando tajine, il famoso stufato marocchino preparato nella tradizionale pentola conica di coccio che mantiene la carne di agnello, manzo o pollo eccezionalmente umida e tenera.
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\nL’indomani il risveglio è allietato da un soave odore di caffè, tè e crepes amorevolmente preparate dalla “nostra signora”. Dopo un’abbondante colazione ci reimmergiamo nella sfrenata vita della medina alla volta della Moschea Koutoubia, dal cui minareto si leva cinque volte al giorno la voce del muezzin che richiama i fedeli alla preghiera. Essendo l’ingresso riservato esclusivamente ai fedeli, ammiriamo dall’esterno la bella torre costruita nel XII secolo ed alta più di 70 metri che sovrasta da poche centinaia di metri la sempre caotica Djemaa el-Fna. Successivamente ci rimettiamo in cammino alla volta della Medersa di Ali ben Youssef, situata all’estremità settentrionale della medina, prima della quale si estende lo spettacolare souq della pelli, ovvero il mercato della pelli, dove lacci, borse e cinture vengono preparate con materiali di primissima fattura e rivendute ai turisti a prezzi stracciati solo dopo l’animata fase di contrattazione, un vero e proprio culto per i negozianti del posto. La Medersa, una sorta di gigantesca scuola coranica capace di ospitare quasi 900 studenti nelle sue 132 celle, è molto affascinante, così come la vicina Koubba Ba’adiyn, un mausoleo almoravida del XII secolo, mentre non si può dire lo stesso del Musée de Marrakech, uno dei pochi musei della città, nel quale sono esposte armi, ceramiche, caffetani ed altre testimonianze del periodo colonialista. Per visitare queste tre attrattive si può pagare un biglietto cumulativo al costo di 60 dirham, ovvero all’incirca 6 euro. Consumato un abbondante pranzo tipicamente marocchino in una bella veranda di un ristorantino ai margini del suq delle pelli, partiamo per visitare i celebri Jardin Majorelle, donati da Yves Saint Laurent alla città che lo ospitò a partire dal 1964. Aperti al pubblico nel 1947 grazie all’impegno del pittore Jacques Majorelle, i giardini ospitano una miriade di piante di ogni genere, laghetti costellati di ninfee e l’eclettica villa dello stilista, che qui trascorse molti mesi della sua vita fino alla morte sopraggiunta nel 2008. Il complesso, situato al di fuori della cinta muraria della medina ed accessibile pagando 30 dirham, è molto suggestivo anche per chi non è propriamente un appassionato di piante e giardini, e rappresenta l’occasione giusta per trascorrere qualche ora al di fuori del trambusto della città antica in un oasi di pace e tranquillità. La sera, stremati dalle molte visite e dalla temperatura che in giornata ha raggiunto i 48 gradi, mangiamo in un ristorante vicino a Djemaa el-Fna e ci ritiriamo all’interno della riad.
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\nIl giorno seguente il menù della giornata prevede la visita alla parte meridionale della medina, ai margini della quale si trova il Palazzo el-Badi, un complesso il cui antico splendore ha lasciato posto ad una distesa di rovine non molto interessanti. Delusi da quest’ultima visita, improntiamo il resto della giornata allo shopping sfrenato nei più caratteristici suq del centro, presso i quali ogni giorno si svolgono interminabili contrattazioni tra turisti e negozianti. A pranzo decidiamo per la prima volta di mangiare in un locale prettamente marocchino nel prezzo, appena 30 dirham per un pasto completo, nelle pietanze, ma anche nelle condizioni igieniche. Nel complesso il responso è comunque positivo: non si può andare in Marocco senza mangiare in un posto del genere. Dopo un po’ di riposo alla riad, nel tardo pomeriggio partiamo in taxi per la Ville Nouvelle, la città nuova, dove larghi viali trafficati da auto di ogni genere sono delimitati da negozi e ristoranti dal gusto occidentale. Finito di mangiare prendiamo un altro taxi alla volta del Pacha, definito dalla guida come la discoteca più grande d’Africa. Effettivamente le sale interne ed il giardino circostante sono enormi, con una consolle spettacolare ed un impianto audio e luci degni del più celebre Pacha di Ibiza che si elevano sulle teste dei tanti ragazzi che ogni sera si ritrovano qui per divertirsi. L’unico neo è rappresentato dai prezzi, dato che l’ingresso con una consumazione in una serata infrasettimanale costa comunque 200 dirham e per un cocktail si arriva a spendere fino a 150 dirham.
\nPer conoscere meglio anche la zona montuosa circostante a Marrakech, l’ultimo giorno partiamo per Setti Fatma e per le cascate Ourika, distanti neanche un paio d’ore d’auto dal centro. Durante il percorso paesaggi estremamente diversi tra loro ci scorrono davanti agli occhi, con il loquace conducente della vettura che cerca di raccontarci in francese le caratteristiche di questa lunga vallata scavata dal fiume all’interno di rocce dai riflessi rossastri. Arrivati a destinazione veniamo accolti da una guida del posto che, con un paio di consunte infradito ai piedi, comincia la scalata verso le sette cascate della Valle dell’Ourika. In circa quaranta minuti di cammino raggiungiamo la seconda delle sette cascate, dove chiediamo alla guida di fermarsi. Fino qui il sentiero è pieno di turisti, ma gli scenari sono ugualmente suggestivi e la salita non è particolarmente difficile. Ridiscesi in città, paghiamo la guida (150 dirham in tutto), ci divincoliamo da un manipolo di pedanti venditori di prodotti realizzati artigianalmente con la pietra della valle e mangiamo a pochi passi dal fiume. Richiamata l’attenzione del nostro autista, risaliamo in macchina e facciamo ritorno alla riad di Marrakech, dove ad aspettarci c’è la cena che avevamo concordato con la padrona per salutare la nostra partenza da Marrakech alla volta di Agadir.
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Tappa 3: Agadir, il viaggio si trasforma in vacanza sole e mare

Per compiere il viaggio ci affidiamo agli autobus della compagnia Soupratour, la più conosciuta di tutto il Marocco, che partono dal terminal antistante alla stazione ferroviaria nella Ville Nouvelle. Il pullman, costatoci 90 dirham, è moderno, dotato di aria condizionata, ed impiega circa 2 ore e 45 minuti per raggiungere Agadir, una delle località più famose di tutta la costa atlantica marocchina. Avendo già prenotato l’albergo via internet, una volta scesi alla stazione degli autobus fermiamo un taxi che ci conduce dinanzi all’Hotel Tagadirt, distante poche centinaia di metri dal mare. Pur essendo piuttosto vecchio, il Tagadirt si dimostra un complesso accogliente, con le camere dislocate all’interno di tanti blocchi separati tra loro al cui centro si trova una piscina invasa ad ogni ora del giorno da frotte di bambini. Scaricati i bagagli, ci cambiamo e scendiamo subito verso il lungomare, preceduto da un viale lungo il quale si susseguono alberghi, ristoranti e locali. La spiaggia sabbiosa è molto lunga e, nonostante il cielo non sia proprio limpidissimo, ci sono migliaia di persone che si rilassano lungo i tanti chilometri di costa della baia di Agadir. Dato che la giornata volge al termine non rimaniamo molto in spiaggia, preferendo ad un bagno in mare la movida del viale principale dove mangiamo e trascorriamo qualche ora in un enorme pub anglo-marocchino nel quale il karaoke e la birra animano la clientela sette giorni su sette.
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\nIl risveglio è ottimo, eccezion fatta per le condizioni climatiche, con il cielo nuvoloso che fa da cornice all’abbondante colazione servitaci nella terrazza della sala da pranzo del Tagadirt; fortunatamente almeno la temperatura è nettamente inferiore rispetto a Marrakech, con massime intorno a 30 gradi, mentre il tasso di umidità è leggermente più alto. Scendendo in spiaggia scorgiamo a qualche chilometro di distanza in posizione rialzata su una collina l’antica kasbah fortificata, ovvero il cuore della vecchia Agadir, quasi interamente rasa al suolo da un potente terremoto nel 1960. Sul colle della cittadella campeggia invece un’enorme scritta in arabo inneggiante ad Allah ed alla sua patria. La mattinata trascorre tranquilla con tanto di pranzo a base di frutta e paste salate acquistate sulla spiaggia dai tanti venditori ambulanti che fanno la spola da un capo all’altro del litorale. Nel pomeriggio, con il sole che comincia a farsi largo tra le nubi, il mare si ritira rapidamente a causa della bassa marea scoprendo un lungo tratto di battigia nel quale hanno improvvisamente inizio decine di partite di calcetto.
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\nDa buoni italiani il richiamo del pallone è troppo forte e decidiamo di buttarci nella mischia chiedendo ad un gruppo di ragazzi marocchini di giocare con loro, dimenticando però la grande resistenza fisica dei nordafricani. Il risultato è che dopo quasi 2 ore di corsa sulla sabbia sotto al sole alziamo bandiera bianca, mentre i nostri avversari paiono ancora freschi come se non avessero giocato. Di rientro dalla spiaggia ci laviamo in albergo e scendiamo nuovamente sul viale centrale dove ceniamo e ci facciamo consigliare uno dei tanti locali per trascorrere la serata. La scelta ricade sul Papagajo, una discoteca distante neanche 2 chilometri dal centro animata da musica marocchina e non nella quale si incontrano soprattutto turisti occidentali. La nottata trascorre in fretta, ma il rientro piuttosto tardo all’albergo ci consiglia di non puntare alcuna sveglia per l’indomani.
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\nIl terzo ed ultimo giorno ad Agadir comincia infatti solo dopo l’ora di pranzo quando, superata la stanchezza dei bagordi notturni, mangiamo qualcosa in un bel ristorantino a pochi passi dall’albergo e scendiamo in spiaggia. Il sole è alto nel cielo e l’Oceano Atlantico ha già cominciato a ritirarsi quando stendiamo i nostri teli sulla sabbia. Anche oggi non riusciamo a resistere e ci cimentiamo in un’altra partita a calcetto, questa volta di durata inferiore. Dopo qualche ora trascorsa all’insegna del più assoluto relax, risaliamo dalla spiaggia facendo una breve passeggiata sul lungomare pedonale di Agadir, un lungo stradone costellato qua e là da qualche e bar e da splendide palme. Per cena decidiamo di allontanarci dal mare e di addentrarci qualche centinaio di metri nell’entroterra cittadino, una zona a dire il vero povera di attrattive nella quale non c’è molto di interessante da vedere o da fare. Ciò nonostante troviamo un ristorante dalla parvenza occidentale, ma dai sapori genuinamente marocchini, dove abbondanti piatti ci couscous, spiedini di agnello, zuppa marocchina e tajine mandano in visibilio le nostre papille gustative. Dopo cena torniamo verso il mare e beviamo l’ultima birra di Agadir all’ormai classico ritrovo del pub inglese.

Tappa 4: Essaouira il fascino esotico della città, la Capitale marocchina del surf

Il giorno dopo la sveglia suona presto dato che il viaggio per Essaouira è più lungo del precedente da Marrakech ad Agadir, nonostante il chilometraggio inferiore. La strada che separa le due città costiere è infatti una tortuosa serpentina tra brulle colline e scogliere mozzafiato, un percorso non proprio congeniale da percorrere in autobus. In poco più di 3 ore e mezzo e a fronte di una spesa di 65 dirham giungiamo ad Essaouira, romantico avamposto fortificato popolato da appassionati di surf e nostalgici degli anni ’60, un decennio in cui da queste parti passarono alcuni grandi personaggi del movimento hippy tra cui Jimi Hendrix.
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\nLe dimensioni notevolmente ridotte del centro rispetto a quelle di Marrakech ed Agadir, ma anche l’impianto urbano piuttosto semplice con una grande strada centrale che taglia tutta la medina fortificata, ci consentono di orientarci subito bene e di raggiungere con relativa facilità l’ostello già prenotato per le successive tre notti; l’accoglienza all’ostello è ottima, con tanti ragazzi giovani che ci fanno sentire subito a casa ed il titolare che, dopo aver riscosso il pagamento pari a 11 euro per notte, ci illustra brevemente le attrattive della città. Per prendere conoscenza con il centro e soprattutto per pranzare ci catapultiamo immediatamente nei pressi del porto, dove una lunga sequela di chioschi bianchi e azzurri ci attende per assaporare ogni genere di pesce rigorosamente grigliato.
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\nOgni casupola vanta infatti un proprio banco del pesce dal quale il cliente sceglie ciò che più gli piace (orata, scorfano, cefalo, gamberi, aragoste, squalo…); una volta concordato il prezzo con il pescatore (in generale è molto difficile spendere più di 100 dirham a testa comprensivi di bevande, pane e insalata), il pesce finisce sulla griglia e da lì a pochi minuti nel piatto. La deliziosa semplicità delle pietanze, alle quali non viene aggiunto assolutamente nulla, rende questi pesci freschissimi veramente appetitosi, capaci di lasciare un ricordo indelebile nelle nostre menti. Dopo pranzo passeggiamo per la medina antica, inserita dall’UNESCO tra il Patrimonio dell’Umanità, nella quale si trovano negozi e ambulanti intenti a vendere merce di ogni genere, in un calderone di odori, sapori e colori davvero unico. Con il calare della sera veniamo colti a sorpresa da un violento temporale (in Marocco! ad agosto! Incredibile) che ci consiglia di cenare in fretta e furia e di tornare in ostello dove la serata trascorre chiacchierando con altri ragazzi stranieri.
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\nL’indomani ci svegliamo relativamente presto e decidiamo di ultimare la visita alla medina, le cui dimensioni consentono di ispezionarla interamente in un paio di giorni. In mattinata passiamo in rassegna la Skala de la Ville, un maestoso bastione costruito lungo la scogliera sul mare accanto al quale si trova un passaggio pedonale caratterizzato dalla presenza di diversi cannoni di ottone, e la Skala du Port, al di sotto del quale si estende l’incredibile suq del pesce. Questo mercato è sconsigliato ai deboli di stomaco, vista la presenza di enormi quantità di pesce appena pescato ammassate sui cigli delle strade, ma rappresenta un’esperienza davvero unica nel suo genere. Dopo un rapido pranzo in uno dei tanti ristorantini del centro, completiamo la visita ad Essaouira con l’esplorazione della Mellah, il quartiere ebraico, e ci rechiamo per qualche ora in spiaggia. Anche qui, come ad Agadir, frotte di marocchini e qualche impavido turista affollano il lungo litorale sabbioso, delimitato alle estremità da dolci colline solcate da qualche cammello. Rientrando in ostello scopriamo che la spiaggia dei surfisti è un’altra: Sidi Kaouki, distante qualche chilometro dal centro e raggiungibile anche in autobus.
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\nDopo 9 giorni di vacanza il soggiorno volge al termine e ci apprestiamo a vivere la nostra ultima intera giornata in Marocco. Le camminate dei giorni precedenti ci suggeriscono di optare per una tranquilla e rilassante giornata distesi in spiaggia, sulla quale batte un sole canicolare. Dopo un’innumerevole serie di bagni per rinfrescarci, mangiamo qualche frutto per pranzo e, ormai cotti dal sole, torniamo verso l’ostello. Durante il tragitto ci fermiamo per un aperitivo in un bel locale con tanto di veranda panoramica situato esattamente alle spalle della Skala de la Ville, l’ideale per sorseggiare una spremuta d’arancia o un tè alla menta ammirando dinanzi a sé l’immensità dell’oceano. Dopo aver cenato e aver scambiato le ultime chiacchiere con i ragazzi incontrati in ostello, ci apprestiamo a sognare per l’ultima volta in Marocco.
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\nIl giorno a venire, infatti, ci aspetta il rientro a Marrakech da cui prendere poi l’aereo per Pisa. Dopo colazione torniamo in centro ad acquistare gli ultimi souvenir e, richiusi zaini e valigie, partiamo per la stazione degli autobus di Essaouira, da cui il solito pullman Soupratour (in circa 2 ore e 30 minuti) ci conduce fino a Marrakech. E così tutto finisce proprio da dove era cominciato, con l’aria torrida del deserto che si mescola a quella calda delle turbine dell’aereo mentre saliamo la scaletta con ben chiari nella testa gli odori, i colori e i sapori che solo una terra magica come il Marocco è in grado di regalare.