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Tappa 1: Dove, come e quando, Buenos Aires arriviamo

Il mio viaggio in Argentina risale a marzo 2009, e non è facile ricordare tutti i dettagli tecnici di quella settimana intensa, sorprendente, carica di appuntamenti e scoperte inattese. Per gli orari e la successione degli spostamenti devo consultare la mia agendina, fedele compagna di viaggio in cui ho trascritto le tappe salienti della vacanza, ma gli aspetti che contano davvero non si possono dimenticare: ricordo le atmosfere calde e festose, la parlata spagnola così rapida e accesa, i colori della natura e dei mercati, le strade affollate, il traffico e le feste danzanti. Nel mio cuore c’è un affresco un po’ confuso di pennellate incredibili, che andrebbero ripercorse e definite meglio, assaporate con calma e molto più tempo rispetto alla settimana che io avevo a disposizione. La mia vacanza in Argentina è durata 8 giorni, spostamenti compresi, da sabato 14 marzo a domenica 22 marzo 2009. Partivo con il mio ragazzo: si trattava di un viaggio incentive organizzato dall’azienda in cui lavora, ed era diventato anche il mio regalo per la laurea triennale. Mai regalo fu più gradito: l’itinerario organizzato dalla Hirondelle si è rivelato un’avventura fantastica, in una terra magica che non avevo mai considerato prima di allora, gestito ottimamente dai nostri accompagnatori e pianificato alla perfezione. Unico neo il tempo scarso a disposizione: in una settimana abbiamo concentrato la visita a Buenos Aires, capitale dell’Argentina, e lo spostamento a Iguazu, al confine col Brasile, con visita alle famose cascate, senza considerare il viaggio aereo dall’Italia al Sud America che ci ha praticamente rubato due giorni. Ma non mi dispiace avere una buona scusa per tornare…

Tappa 2: L’itinerario del nostro tour argentino

Sabato 14 marzo. Partiamo da Milano Malpensa alle ore 20.00 con la compagnia aerea brasiliana TAM, facciamo tappa a San Paolo del Brasile la mattina presto e prendiamo un secondo aereo verso Buenos Aires.
\nDomenica 15 marzo. Quando atterriamo all’aeroporto Pistarini è già ora di pranzo: qui il fuso orario è di 4 ore indietro rispetto all’Italia (se c’è l’ora solare) e le stagioni sono invertite rispetto all’emisfero boreale, quindi siamo alla fine dell’estate. Il sole è alto nel cielo e gli spazi sono immensi, straordinari… già mi sento elettrizzata: dopo un pranzo gustoso in un ristorante che si chiama La Bistecca, un rapido tour in pullman per la città mi fa innamorare a prima vista di Buenos Aires. Peccato che la stanchezza si faccia sentire nel tardo pomeriggio: arrivati in albergo io e il mio ragazzo decidiamo di saltare la cena e alle 19.00 crolliamo sul letto, per svegliarci soltanto la mattina dopo.
\nLunedì 16 marzo. Con il pullman lasciamo Buenos Aires e ci dirigiamo nella periferia, attraversiamo il paese San Antonio de Areco e visitiamo una “estancia”, la tipica tenuta della pampa, gestita dai famosi mandriani detti “gauchos”.
\nMartedì 17 marzo. La giornata è dedicata all’esplorazione della città: completiamo il tour iniziato il primo giorno, alternando percorsi in pullman e visite a piedi, percorrendo le avenide principali come la 9 de Julio e la Avenida de Mayo, la Plaza de Mayo con la Casa Rosada (sede del governo), e alcuni quartieri caratteristici come La Boca, San Telmo, Palermo e la Recoleta.
\nMercoledì 18 marzo. Mattina di visita al distretto Tigre, un quartiere residenziale nei pressi di Buenos Aires, costruito lungo i canali sul delta del fiume Paranà, suddiviso in isolotti dall’aspetto insolito e selvaggio.
\nGiovedì 19 marzo. Dopo il relax in albergo e la preparazione dei bagagli, ci prepariamo al trasferimento a Iguazu, al confine col Brasile. Per problemi di volo partiamo in ritardo e atterriamo presso le cascate intorno alle 19.00: c’è appena il tempo di appoggiare le valigie in albergo, guardarsi intorno con occhi ammirati, cenare e abbandonarsi a una dormita rigenerante.
\nVenerdì 20 marzo. Giornata interamente dedicata alla visita delle cascate Iguazu, un vero capolavoro della natura. La sera ci deliziamo con una fantastica cena di arrivederci a bordo piscina.
\nSabato 21 marzo e domenica 22 marzo. Malauguratamente la vacanza si conclude: sabato mattina facciamo un’abbondante colazione in albergo, prepariamo nuovamente le valigie e ci dirigiamo all’aeroporto per tornare a casa. Ripetiamo all’inverso lo stesso itinerario dell’andata: facciamo scalo a San Paolo (dove attendiamo fermi ben 6 ore! Ma per passare il tempo ci eravamo attrezzati con riviste varie, Settimana Enigmistica, carte da gioco e schifezze mangerecce di ogni tipo) e partiamo per Milano Malpensa, dove atterriamo il giorno successivo.

Tappa 3: Itinerario per Buenos Aires:: Caminito, Palermo, Plaza de Mayo e Tigre

Ho letto in una rivista che Buenos Aires assomiglia a Napoli… Confesso di non essere mai stata a Napoli, ma effettivamente della capitale argentina colpiscono i contrasti vivaci: l’ospitalità e le atmosfere solari, un’aria contagiosa di festa ma anche il sapore amaro dei quartieri più poveri, il traffico chiassoso nelle strade enormi e la calma paradisiaca degli spazi verdi, la musica che si insinua ovunque, i grattacieli di vetro degni di New York e i palazzi eleganti da città europea, i pannelli pubblicitari colossali e i panni colorati appesi ai balconi. Ho subito l’impressione che non esistano mezze misure: una città così, o la ami o la odi. Perché non si limita a farsi guardare: la devi odorare e assaporare, la devi penetrare con tutti i sensi, devi capirne il passato e le ferite. Devi entrare in sintonia con un amore incondizionato per la propria terra, e andare oltre lo sporco e la confusione… per me è una città viva, una creatura che subito mi incanta.
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\nCAMINITO
\nIl Caminito è una via-museo nel quartiere portuale de La Boca. Semplicemente, prima di visitarlo, non avevo mai visto niente di simile: è un’opera d’arte a cielo aperto, un dipinto dalle forme nette, i colori squillanti e sfacciati. A progettarlo è stato il pittore Benito Quinquela Martín negli anni Cinquanta, ispirandosi alle prime case popolari (conventillos) degli immigrati, rianimando una zona della città in forte degrado. Dal 1959, e ancora oggi, il Caminito è un arlecchino di suoni e di tinte accese: le case di legno sono rosse, blu, celesti, gialle, viola, verdi… grandi campiture di colore costellate di porte e finestre, con motivi decorativi bizzarri e sculture buffe lungo i cornicioni. Nel weekend la strada è particolarmente affollata, anche grazie al mercato, ma la guida ci spiega che qui c’è un perenne brulicare di turisti e abitanti del luogo. Mi sento davvero in un mondo irreale, un paese dei balocchi in cui risuonano le note del tango: ovunque lungo la strada, fuori dai numerosissimi locali, ballerine e gauchos danzano senza posa, al suono della musica caratteristica. Tutti stretti in questa via sottile partecipiamo a un’unica grande festa: chi cammina, chi vende, chi compra, chi suona e chi canta, chi danza e chi mangia, in un patchwork emozionante di profumi e parlate diverse.
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\nPALERMO
\nÈ il quartiere, o il “barrio”, più grande della città, conosciuto per le case lussuose e gli ampi viali alberati. Noi apprezziamo particolarmente il Parco 3 de Febrero, detto anche Bosques de Palermo, un enorme polmone verde nel bel mezzo della metropoli. Ad incantare basterebbero gli alberi secolari, il dedalo di sentieri, lo specchio d’acqua centrale e quel tripudio di colori e profumi che è il giardino delle rose, ma a fare del parco un’indiscutibile meraviglia sono le sue dimensioni. Soprattutto per chi, come me, è abituato a vivere in una città di provincia, questa immensa distesa di piante, fiori, ponticelli e fontane è uno spettacolo, ancora più magico nel contrasto coi grattacieli che si vedono lontano, sullo sfondo. Un’enorme aiuola nel cuore della città. A zampettare sull’erba, accettando di posare per alcune fotografie, ci sono moltissime papere bianche, che non sembrano turbate dalla presenza dei turisti. Turisti che vengono da lontano ma anche cittadini della stessa Buenos Aires: la guida ci spiega che in una metropoli come questa, incastonata in una terra sconfinata e selvaggia come l’Argentina, chi ha voglia di una gita domenicale non può spostarsi verso il mare, la montagna o altre mete vacanziere, come spesso siamo abituati a fare noi italiani. Per i “portenos” – gli abitanti del porto – questo significherebbe macinare centinaia di chilometri! La soluzione è ripiegare sulle aree verdi urbane, che si trasformano in oasi idilliache di festa e relax: è bello osservare le famiglie impegnate nei picnic, qualche giovane che pratica sport, alcune persone immerse nella lettura e altre alle prese con i pedalò che si noleggiano nella spiaggetta del lago.
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\nPLAZA DE MAYO
\nEcco un luogo in cui il passato e il presente sembrano convivere più affiatati che mai, un punto nevralgico in cui si concentrano i sentimenti, le aspirazioni, le storie e i rimpianti dei veri “portenos”. La Plaza de Mayo, costruita alla fine del Cinquecento, è la piazza principale di Buenos Aires, circondata da una serie di edifici importanti: qui sorgono la Casa Rosada (sede del governo nazionale), la Cattedrale, la Banca Nazionale e altri palazzi dalle linee eleganti. Fu il teatro di rivoluzioni, proteste e moti sindacali, come quello del 1945 per ottenere il rilascio del futuro presidente Juan Domingo Peròn. Per me, che sono abituata alle città europee, è una piazza particolare: terra rossa e aiuole, con fiori ma anche palme e alberi di vario genere, ne formano una buona parte, e il centro è occupato da un grande obelisco, la Piramide de Mayo, il più antico monumento nazionale della città eretto in memoria della Rivoluzione Argentina del 1810. Intorno, sulla pavimentazione della piazza, si vedono dipinti dei fazzoletti bianchi annodati: sono il simbolo delle madri dei desaparecidos, ovvero dei dissidenti scomparsi durante la dittatura militare tra il 1976 e il 1983, mamme che dagli anni Settanta a oggi, ogni giovedì mattina, continuano a riunirsi qui per ricordare i figli perduti. Risvolti tragici, dunque, ma affiancati da una vitalità tangibile: in questa piazza brulicante di gente non mancano i sorrisi, le danze, i venditori ambulanti di frittelle e gli artisti, sotto l’occhio vigile della polizia a cavallo.
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\nTIGRE
\nNiente a che fare con i colori, l’allegria e il folclore che si assaporano nelle strade del centro città, ma il quartiere Tigre è comunque una tappa imperdibile della periferia di Buenos Aires: un distretto residenziale con case per le vacanze, yacht club e associazioni di canottieri, ma anche vere e proprie abitazioni e uno scenario naturale originalissimo. Dal porticciolo del Tigre ci si imbarca alla scoperta dei canali sul delta del fiume Paranà, tra isolotti verdeggianti occupati da costruzioni di vario tipo: ville eleganti con portici e scalinate, semplici capanne su palafitte, catapecchie dismesse e casette graziose, tutte immerse in una vegetazione esotica, con bei giardini e porticcioli privati. L’escursione è lunga e affascinante, e invita a fare innumerevoli fotografie: lo scenario mi ricorda la giungla che mi è capitato di vedere nei documentari, selvaggia e indomabile ma civilizzata da qualche costruzione, ed è sorprendente il contrasto tra l’ambiente e l’intervento dell’uomo.

Tappa 4: Escursione a San Antonio de Areco e la Pampa

Non sarà una tappa indispensabile per apprezzare le bellezze di Buenos Aires, ma tra le gite più appassionanti della mia vacanza ricordo bene la visita a una “estancia” a qualche decina di chilometri dalla città. Lungo il tragitto in pullman attraversiamo San Antonio de Areco, un caratteristico paese della campagna argentina, che mi ha letteralmente sedotta nonostante il nostro passaggio molto veloce. Non ho fatto neppure una foto, ma ricordo bene l’atmosfera surreale di quelle strade assolate, costeggiate da case bianche e basse, tutte uguali tra loro, con le tende colorate e qualche pianta rampicante lungo i muri… niente a che vedere con i ritmi e il caos della metropoli.
\nVista la quiete del posto, la guida ne approfitta per parlarci della “siesta”, il famoso momento di riposo che segue il pranzo in alcune culture: nei paesi di cultura spagnola, specialmente nei periodi più caldi, la siesta è una vera interruzione di ogni occupazione, una parentesi di silenzio e di immobilità che deve avere qualcosa di magico. Mi guardo intorno e riesco a immaginare quella pace, regolata da leggi non scritte ma rispettata da tutti, in contrasto con l’indole vivace che anima il resto del giorno.
\nDopo qualche chilometro raggiungiamo una “estancia”, la tenuta della pampa in cui i “gauchos”, i mandriani argentini, allevano il bestiame: ce ne sono tante intorno a Buenos Aires e purtroppo non ricordo il nome della nostra, ma vale la pena di visitarne una per vivere una giornata da gaucho, andare a cavallo, rilassarsi all’aria aperta (noi avevamo a disposizione una piscina) e gustare la squisita carne argentina.

Tappa 5: Visita alle cascate Iguazù tra l’Argentina e il Brasile

La seconda parte della nostra vacanza si svolge alle Cascate dell’Iguazu (in portoghese Cataratas do Iguaçu), a 1000 km da Buenos Aires. Atterriamo all’aeroporto di Iguazu e provo subito un’emozione nuova, indescrivibile: sulla pista, oltre al nostro, c’è solo un altro aereo. Tutt’intorno, invece, nient’altro che foresta. Anche la strada che percorriamo in pullman per raggiungere l’aeroporto è una biscia lunghissima e dritta, inghiottita dalla vegetazione: a perdita d’occhio, in ogni direzione, si vede soltanto un magnifico, stupefacente, tappeto di alberi secolari. Il fiume Iguazù, che forma le cascate, scorre al confine tra l’Argentina e il Brasile, e sui due lati si sviluppano due Parchi Nazionali designati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
\nTutti conoscono le Cascate del Niagara, ma queste sono ancora più grandi! Si tratta di 275 getti che raggiungono i 70 metri d’altezza, concentrati perlo più sul versante argentino, con la caduta più spettacolare che avviene dalla Garganta del Diablo; è il versante brasiliano, tuttavia, che regala i punti panoramici più spettacolari. La visita del parco, che si svolge a piedi ma in alcuni tratti si fa a bordo di appositi trenini, ci richiede un’intera giornata e meriterebbe, a dire il vero, un tempo molto più lungo. Impossibile trasmettere il batticuore, le vertigini e i brividi che si avvertono nell’ascoltare il fragore impetuoso dell’acqua che cade, nel vedere il fiume risucchiato dal baratro, nell’addentrarsi nel vapore acqueo sollevato dalle immense cascate, tra ponti di legno sospesi, sentieri immersi nella vegetazione e scorci panoramici favolosi.
\nNon mancano gli incontri indimenticabili: gli abitanti del luogo intagliano oggetti di legno e mostrano la loro arte lungo qualche sentiero, ma i più simpatici sono i procioni, che vivono liberi all’interno del parco. Se non avete mai visto un procione, fidatevi di me: sono animali tenerissimi, con un muso dolce e curioso, e questi sono particolarmente socievoli con i turisti. Vedo sbucare una mamma coi suoi piccoli da un cespuglio e subito mi chino verso di loro per farmi fotografare… quando mi alzo in piedi mi accorgo divertita che uno dei cuccioli sta cercando di entrare nella mia borsa!

Tappa 6: La cucina Argentina, nel nostro racconto non poteva mancare

L’Argentina è famosa per la carne bovina. Bene, io generalmente non amo la carne, ma quella che ho gustato a Buenos Aires e Iguazu era semplicemente squisita. Alla estancia c’era una sorta di enorme fienile allestito a cucina, dove grandi spiedi di carne diffondevano nell’aria un profumo irresistibile; anche gli altri ristoranti ci hanno offerto carne a volontà, servita al tavolo dal cameriere affettandola direttamente dallo spiedo (“asado”), accompagnata da verdure fresche di tutti i tipi.
\nL’antipasto più diffuso, che ci è stato proposto in diverse occasioni, sono le “empanadas”, fagottini di pasta fritti ripieni di carne e verdure: io le avevo già assaggiate in Italia, ma la versione originale è una prelibatezza. La bevanda tipica, invece, è il “mate”, una specie di infuso alle erbe simile al tè, da bere preferibilmente caldo e non zuccherato ma preparato in diverse varianti. Non l’ho trovato particolarmente buono, ma ascoltando le parole della guida e osservando la gente del luogo ho capito che il mate è un’istituzione, un rituale, un compagno di viaggio simile al nostro caffè, con la sola differenza che in pochi lo richiedono al bar: tutti lo preparano a casa, lo tengono i un thermos e lo sorseggiano ovunque, per strada, al lavoro, in biblioteca o nei momenti di chiacchiere tra amici.

Tappa 7: Buenos Aires e il Tango: il locale Sabor a Tango

L’altro motivo di vanto per gli argentini è il Tango, il languido ballo nato nella regione del Rio de la Plata e imitato in tutto il mondo. Lo spettacolo più coinvolgente l’abbiamo visto in un locale nel centro di Buenos Aires che si chiamava Sabor a Tango, un teatro elegante con i tavoli imbanditi al posto della platea. Durante la cena le tende di velluto rosso si aprono e sul palco si alternano performance di gruppo, balli di coppia, ma anche spezzoni recitati e canzoni (ricordo un’emozionante versione di Don’t cry for me Argentina, il brano composto per il musical Evita): credevo che un intero spettacolo di tango mi avrebbe annoiata presto, invece l’esibizione mi ha catturata e commossa, grazie alla varietà delle proposte, alla bellezza indiscutibile di ballerine e ballerini e alla loro bravura.
\nMa il tango non è la sola forma d’arte messa in scena sui palchi di Buenos Aires e Iguazu: fuori dai locali del Caminito, nella estancia dei mandriani e in una “churrascaria” vicino alle cascate (un locale in cui si cucina carne alla griglia) abbiamo assistito alle tradizionali danze gauche, energiche e ritmate, corredate di abiti caratteristici e accompagnate dal suono di fruste e percussioni.

Tappa 8: Dove dormire e perchè fare questo viaggio

Avendo partecipato a una vacanza organizzata, io e il mio ragazzo non avevamo scelto personalmente gli alberghi: ci siamo goduti l’ospitalità a cose fatte, e siamo stati molto soddisfatti del nostro alloggio. A Buenos Aires siamo stati ospiti del NH CITY HOTEL, che fa parte di una catena diffusa in tutto il mondo: ottima posizione, ideale per raggiungere anche a piedi alcuni punti nevralgici della città, servizio impeccabile, colazioni deliziosi e camere curate, spaziose e confortevoli… per non parlare della terrazza sul tetto, con piscina e un panorama spettacolare sui tetti della metropoli.
\nA Iguazu, invece, alloggiavamo al BOURBON CONVENTION RESORT, molto bello esteticamente e con un giardino di grande effetto, ma dallo stile un po’ meno raffinato, più “selvaggio” (in effetti il contesto era del tutto diverso, non più un centro città, ma una zona verde del Brasile). Una particolarità: molte camere doppie, come la nostra, avevano due letti a una piazza e mezzo anziché un solo letto matrimoniale… ma l’esplorazione del Parco Naturale, appassionante e stancante, farebbe apprezzare qualunque tipologia di letto!

Tappa 9: Il perchè visitare l’Argentina

La storia della migrazione italiana verso l’Argentina è cosa nota, e camminando per le strade di Buenos Aires ci si accorge di quanto siano amati e rispettati i turisti italiani. Certo, perché la maggior parte degli abitanti locali ha parenti o antenati provenienti dal Belpaese, parla l’italiano in maniera piuttosto fluente e pensa all’Italia con tenera nostalgia.
\nAnche la guida portoghese che ci ha accompagnati a Iguazu, il simpaticissimo Annibale, nell’ultimo tragitto sul pullman in nostra compagnia si è lasciato andare a qualche sentimentalismo: con la sua voce profonda e il suo italiano un po’ buffo ci ha cantato al microfono un paio di canzoni romantiche, ringraziandoci per la vacanza indimenticabile.