Tappa 1: La partenza e l’arrivo a Buenos Aires
Quest’avventura ha inizio la vigilia di Natale 2010, quando io, Lorenzo Benfenati, ed il grande Marco Albertazzi, decidiamo di partire per questo viaggio. In verità esso è stato organizzato, preparato e pensato per molto tempo, (quasi un anno), ma per festeggiare la mia Laurea conseguita a Settembre abbiamo pensato che fosse giunta l’ora di fare gli zaini e partire!!!!
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\nCercavamo un viaggio, che fosse molto più di una semplice vacanza, che ci permettesse di conoscere terre e luoghi lontani, di parlare con persone con un'altra cultura e stili di vita, e di vivere a pieno quello che è il brivido vero dell’AVVENTURA. E così è stato. Ma partiamo dal principio:Il 24 dicembre scorso partiamo dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna, alla volta di Buenos Aires. Scalo obbligatorio a Frankfurt (volando Lufthansa è prassi comune), dove abbiamo gustato il nostro cenone natalizio in un grazioso bar tedesco bevendo birra e mangiando brezel, prima di imbarcarci sul Boing 747 con destinazione Buenos Aires. Annoto due informazioni sul volo: la durata circa 15 ore ed il prezzo del biglietto (a/r circa 1330 e).
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\nDopo qualche ora di ritardo causata in partenza dalla neve e dal gelo tedesco, arriviamo nella capitale Argentina che ci accoglie con 35 gradi. Immediatamente fuori dall’aeroporto è presenta una comoda navetta, (compagnia Manuel Tienda Leon) che alla modica cifra di 5euro; 30 min di viaggio, permette l’arrivo nel centro di BsAs. Da qui comincia la nostra visita che durerà per un paio di giorni, prima di ripartire verso la Patagonia.
\nIl giorno di Natale, godiamo del caldo pazzesco e di una città deserta, e ci dedichiamo alla visita dei luoghi simbolo di BsAs: la Plaza de Mayo, circondata da imponenti edifici quali la Casa Rosada (casa del primo ministro, e storica abitazione che ospitò anche Peron e sua moglie Evita), la Cattedrale (esternamente poco interessante, ma vale la pena un giro all’interno per vedere la tomba dell’idolo sudamericano Josè de San Martin… il Garibaldi Argentino), svariati musei. Attraversiamo la via più movimentata e florida di negozi ed attrattive, ben appunto chiamata Av. Florida, e prima di dedicarci alla cena natalizia, ci imbattiamo in un gruppo di ragazzini locali che ci invitano ad una partita di calcio all’interno della verdeggiante piazza di Josè de San Martin. Ovviamente accettiamo, e ovviamente ci divertiamo un mondo a giocare con loro. Ci è sembrato di tornare bambini. Anche questo è il Sud America. La giornata è terminata con una cena in una parilla (ristorante specializzato in piatti a base di carne) Parrilla El Carbon. 10 euro, ottimo Asado, ed ottima Cerveza. Un Natale siuramente diverso, ma che ricorderemo a lungo.
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\nA Santo Stefano abbiamo continuato la visita di Buenos Aires (BsAs), dedicandoci alle zone non ancora scoperte. Il quartiere di San Telmo, dove ogni domenica artigiani, commercianti, e non solo, riempiono le strade con le proprie bancarelle, vendendo qualsiasi tipo di oggetto. Atmosfera incredibile, con musica e colori speciali. Camminando raggiungiamo il Museo Historico National, che non presenta nulla di particolare, ma si trova nei pressi di un grazioso parco, (Parque Lezama) alla fine di San Telmo. Pertanto se avete una mezzoretta di tempo, entrate tranquillamente, anche perché è gratuito e fornito di aria condizionata. La nostra giornata è proseguita dopo una siesta alla “Poesia” (squisita Hamburgesa), per le vie della città sino alla pizza del Congresso, enorme e caldissima, sulla quale svetta il Palazzo del Campidoglio Argentino (architettonicamente molto simile alla casa bianca di Washington). Sosta obbligatoria nella migliore gelateria di BsAs: Heladeria Cadore in Av. Corrientes 1695. Origini Italiane. Altri monumenti degni di nota e di foto sono il Teatro Colon, che se visitato in inverno offre spettacoli interessanti al suo interno, il palazzo di Giustizia, la Plaza de la Repubblica nella quale svetta un altissimo obelisco, e la Plaza de la Libertad (a mio avviso la più graziosa della città). Prima di recarci alla Bus Station abbiamo ancora tempo per attraversare la strada più larga al mondo, Av. 9 luglio (22 corsie). Fare attenzione a Bus e Taxi. Assai caratteristici, ma dalla guida pazza.
Tappa 2: Tour attraverso la Patagonia Argentina e la Penisola Valdes
Dopo 18 ore di Bus da BsAs a Puerto Madryn arriviamo finalmente in quella che è la porta d’ingresso all’immensa e spettacolare riserva faunistica della Penisola Valdes. I nostri spostamenti in Argentina sono quasi sempre stati via Bus perché è il mezzo di trasporto più veloce ed economico, ed in Argentina dove le strade sono migliori rispetto al Cile, abbiamo optato per questa scelta che permette anche di vedere il paesaggio che ti circonda. Il fascino patagonico si respira anche dai finestrini di un autobus in movimento, magari ascoltando gli Intillimani, e leggendo “In Patagonia” di Bruce Chatwin.La spesa del ticket cambia a seconda della comodità che si ricerca nel sedile. Anche quelli più economici sono confortevolissimi. Per questo viaggio, compagnia Don otto, spesa di 80 euro.
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\nPer poter vivere a pieno la Penisola Valdes, il mio consiglio è di noleggiare un’auto. “Centauro Rent a Car”, per 2 giorni, circa 90 euro a persona. Av. Roca 733 a P. Madryn. Così abbiamo fatto, e siamo partiti a bordo della nostra Volkswagen Gol (modello economico della Golf adattato al mercato Sud Americano) in direzione della Penisola.
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\nLe giornate del 28 e 29 dicembre le abbiamo passate immersi nella natura della Penisola Valdes (patrimonio dell’Unesco), dove si riescono a vivere emozioni grandiose. Ci si sposta su strade dissestate finché non si raggiungono insenature, spiagge e punti di osservazione dove è possibile ammirare leoni marini, elefanti marini, foche, pinguini ma anche con un po’ di fortuna balene ed orche. Vi sono anche guanachi (cugini dei lama), nandù (piccoli struzzi), armadilli, mucche, e cavalli selvatici che si muovono liberi per gli immensi spazi e capita anche di trovarli in mezzo alla strada. E’ speciale vederli nel loro habitat naturale, liberi e spontanei. Non vi è contatto diretto con gli animali, ma la possibilità di ammirare le loro abitudini senza che siano in cattività è a mio avviso una cosa splendida. In questa riserva, come in tanti altri parchi sudamericani, sono bravi a sfruttare le proprie risorse senza esagerare ed intaccare la bellezza della flora e fauna locale.
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\nLe nostre tappe all’interno della Penisola sono state Caleta Valdes dove vi è un immensa colonia di pinguini, Punta Delgada e Punta Norte. Gli spostamenti sono molto lenti, la tassa di ingresso è di circa 5 e a persona + 5 e per l’auto, ma ne vale la pena. Abbiamo anche dormito all’interno della nostra macchina a fianco di una spiaggia meravigliosa: Playa Pardelas. Luogo inimmaginabile e fantastico, che mi rimarrà per sempre nel cuore, come la serata trascorsa nella tenda di una famiglia di veterinari di Cordoba a bere Fernet-Cola (tipico drink argentino), Cerveza, raccontandoci differenze e somiglianze dei nostri paesi. L’incontro con questa famiglia ci ha arricchito di una conoscenza più profonda della storia e delle tradizioni argentine.
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\nIn questa regione, ed al di fuori della Penisola vi sono altri siti di grande interesse: Punta Tombo, altra colonia di pinguini e Gaiman, cittadina di origine gallese immersa nel verde e ricca di case da thè che risulta davvero particolare considerando l’ambiente patagonico dominato da bassi arbusti, sabbia ghiaiosa e perenne vento frontale. Ripartiamo da questa zona il 29 dicembre in Bus diretti verso la Terra del Fuoco.
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Tappa 3: La Tierra del Fuego: alla scoperta di Ushuaia
Ushuaia è la città più a Sud del mondo, ed è anche chiamata La Fin del Mundo. E’ realmente l’ultimo lembo di terra, dopo il quale vi è solo oceano, anzi gli oceani, Atlantico e Pacifico che si uniscono proprio in questo punto. Vi è un porto dove partono le navi per l’Antartide, ed anche un aeroporto dove partono voli per i maggiori scali argentini.
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\nNoi siamo arrivati fino laggiù il 30 dicembre, dopo 34 ore di Bus e 4 dogane (perché si attraversa per 200 km il Cile). Un viaggio un po’ estremo, ma tutto sommato fattibile. Spesi 120 euro che rapportati ai km fatti sono una inezia.
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\nIl nostro 31 dicembre è stato molto intenso. Cominciato con 4 ore di camminata sino alla vetta del Cerro Martial, che è la montagna che domina Ushuaia. Consiglio: se riuscite incominciate a fare trekking abbastanza presto (ore 8.00-8.30) e per almeno un paio d’ore non incontrerete nessuno. Gli argentini hanno ritmi molto blandi, soprattutto al mattino, pertanto camminare circondati da montagne innevate, scorgendo l’oceano, e pensando che a “poca” distanza incomincia il circolo polare antartico, in completa solitudine è qualcosa di irripetibile. Ci si sente davvero dall’altra parte del mondo.
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\nRientrati all’ostello, ripartiamo poco dopo per un pomeriggio di intenso trekking nel Parque National Tierra del Fuego. Ingresso a pagamento (10 e circa).All’interno vi sono tante tipologie di percorsi, alcune della durata dell’intera giornata, altri, come quello in cui ci siamo cimentati, di mezza giornata. Si cammina ammirando montagne stupende, ed attraversando calette graziose che spuntano dopo ore di cammino all’interno di boschi affascinanti. Ruscelli e rivi forniscono a questo ambiente un tocco di magia che grazie agli animali presenti ed alle particolari specie di fiori lo rendono veramente unico. Certi scorci sono incredibili.
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\nLa giornata è terminata con un fantastico cenone + party organizzato dal nostro ostello, Ushuaia Free Style Hostel (circa 13 euro a notte con prima colazione), per celebrare la fine dell’anno. 20 euro all you can eat, all you can drink. Notevole!!!
Tappa 4: Ghiacciaio Perito Moreno, un primo dell’anno insolito
Il primo giorno dell’anno la sveglia è suonata molto, troppo presto, ed alle 9.30 ci siamo imbarcati sul volo Ushuaia-El Calfate (110euro) per incominciare a risalire dall’altro versante, quello cileno. La scelta di El Calafate non è stata casuale, ma dettata dal fatto che essa è la porta di ingresso per l’accesso ad un maestoso ghiacciaio: il Perito Moreno. E’ stato necessario un pomeriggio per riuscire a prenotare l’escursione dell’indomani, i bus per il proseguimento della vacanza e l’attrezzatura necessaria per Torres del Peine (tenda e cibo in scatola).
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\nIl 2 gennaio alle 7.30 incomincia l’escursione organizzata di “Hielo & Adventura” (unica soluzione possibile per visitare il ghiacciaio). Ci sono venuti a prendere dall’ostello, e ci hanno fatto vivere una giornata indimenticabile. Prezzo alto (circa 100 euro) ma organizzazione perfetta. Siamo sempre rimasti in compagnia di guide bilingue (spagnolo ed inglese) che ci hanno illustrato e fornito preziose informazioni per vivere al meglio questa ennesima avventura. Prima l’arrivo in un punto panoramico, dove è possibile vedere e sentire il ghiacciaio in tutta la sua eleganza e maestosità. Poi il tragitto in battello, in cui ci si avvicina molto al gigante ghiacciato, schivando gli iceberg che si formano nel lago, ed infine la camminata, con ramponi ai piedi, (forniti al momento), di 4 ore all’interno del ghiacciaio. Ovviamente le guide sono presenti, attente, e molto abili nel fare interessare ed appassionare i turisti, ma è comunque possibile riuscire a rimanere soli, per immergersi in questo ambiente così incredibilmente particolare. E’ un esperienza totalizzante, che si conclude bevendo un ottimo bicchiere di whisky offerto dalle guide con squisito ghiaccio di ghiacciaio.
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\nEl Calafate è una cittadina che vive di turismo e per questo non offre nulla di particolarmente interessante. E’ ben fornita di negozi, pub e ristoranti, ma non c’è nulla di tipicamente sudamericano. E’ comunque carina per farci un giro serale e come punto di appoggio per gli spostamenti verso il Perito Moreno o il Parque Torres del Paine.
Tappa 5: Trekking nel Parque National Torres del Paine
Ad El Calafate siamo riusciti a prenotare un'escursione organizzata che ci ha permesso di entrare dentro il parco senza raggiungere Puerto Natales. Questo garantisce un notevole risparmio di tempo, anche se è più costoso rispetto ad un classico spostamento in bus, ed è necessario prenotare con anticipo perché in alta stagione vi è molta richiesta. Nel caso di entrata diretta nel parco è necessario munirsi di cibarie e tenda per tutta la durata del soggiorno nel parco, perché all’interno le strutture ricettive sono scarse ed anche molto care. La miglior soluzione a mio avviso è la tenda, in quanto vi sono diversi camping gratuiti.
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\nAll’interno del parco il percorso classico è la famosa W! Tre valli da salire e scendere, camminando in mezzo a montagne mastodontiche, boschi secolari e panorami mozzafiato. Non è necessario avere una preparazione fisica eccessiva, ma ritengo che si debba essere pronti a far fatica, anche se spesso è la forza di volontà che permette di superare qualsiasi ostacolo. Ritengo che tutti i km fatti (circa 100 in 4 giorni) offrano qualcosa di incredibile ed irrepetibile. Pertanto, preparatevi al cammino, perché un giro in questo parco è una tappa obbligatoria.
\nInformazioni utili da aggiungere sono relative all’acqua (quella dei ruscelli è potabile); ed alle temperature (nonostante fossimo in estate è possibile trovare in un solo giorno tutte e 4 le stagioni, perciò abbigliamento variabile).
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\nPer uscire dal parco è necessario prendere un traghetto per attraversare un lago, e poi la coincidenza con il pullman per arrivare sino a Puerto Natales distante circa 2.30 h. Sono comunque ben segnalati, ed in caso di dubbi chiedete ai guarda parchi. Consiglio infine di studiare bene il percorso da fare già prima della partenza, perché all’interno del parco conviene godersi la natura e camminare quanto più possibile con le idee chiare.
Tappa 6: Regione dei laghi: Puerto Montt, Puerto Varas e il vulcano Osorno
Abbandonata Puerto Natales, in cui avevamo soggiornato all’ostello Patagonia Aventura (piazza principale, 13 euro a notte), ed in cui abbiamo avuto occasione di conoscere il personaggio della vacanza … un ragazzo catanese che nella vita gira il mondo … Con lui abbiamo bevuto assieme in simpatici pub, uno di questi il Bar de Ruperto faceva anche musica dal vivo e piano bar (Eros Ramazzotti è uno l'idolo locale). Divertentissimo. Il giorno seguente (7 gennaio)siamo riusciti a raggiungere in aereo (skyarline da P. Natales a Puerto Montt, 140 euro circa) la regione dei laghi.
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\nAtterrati a Puerto Montt, abbiamo preso un Van da 5 euro e abbiamo raggiunto il nostro ostello “Casa Margouya” (13 euro a notte) nel centro di Puerto Varas. Soggiornare a P. Montt è cosa che sconsiglio vivamente, mentre spostarsi verso i paesini limitrofi, come P. Varas, Frutillar o Puerto Octay è decisamente meglio, sia perché sono caratteristici, e molto carini, sia perché è più comodo e veloce raggiungere le zone per le escursioni.
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\nPuerto Varas è un mix di cultura tedesca e cilena. Ricorda la lontana Germania per la cura dei sui giardini e delle sue piazze, i numerosi spazi verdi, e qualche costruzione dalla forte inflessione architettonica germanica. Le classiche particolarità cilene non mancano in termini di locali e pub, aperti fino a tarda ora (El Barometro ed il Garage su tutti) ; ed in termini di ristoranti (El Gordito, non economicissimo ma speciale, soprattutto il suo piatto forte: IL CONGRIO). Inoltre la città è immersa in paesaggi pazzeschi, i laghi ed i vulcani la fanno da padrona a queste latitudini. Le due sentinelle di P. Varas sono i vulcani perennemente innevati, Osorno e Calbuco, le cui pendici possono essere scalate sia a piedi, ma anche in mountain bike. Proprio questa seconda soluzione è stata scelta da me e Tazzi, che dalla mattina dell’ 8 gennaio ci siamo dati ad una avventura a pedali. Abbiamo raggiunto Ensenada con i bus locali (circa 30 min e 5 euro), e li abbiamo noleggiato 2 bici per scalare dapprima le pendici del vulcano Osorno, dove abbiamo goduto di panorami stupendi, per poi immergerci in un sentiero per abili bikers: il sentiero solitario. Con qualche difficoltà abbiamo raggiunto nuovamente la strada asfaltata, per fermarci ad ammirare i Saltos del Rio Petrouè (potente cascata di uno dei tanti fiumi locali), ed infine abbiamo raggiunto le sponde del lago Todos Los Santos. Lì abbiamo saziato i nostri occhi di altri incredibili paesaggi da cartolina, perché il lago attraversato solo da qualche barca a vela che viene abbracciato da vulcani innevati è una meraviglia della natura difficilmente incontrabile altrove.
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\nUnico Neo: fastidiosissime mosche di grandezza spropositata.
Tappa 7: Viaggio fino all’Isola di Chiloè
Dopo due notti e tre giorni nella regione dei laghi, il 9 gennaio decidiamo di partire per un fuori programma: andare nella “vicina” Isla di Chiloè. Ennesimo viaggio in bus+nave, (ma questa volta di sole 5 ore), e dopo aver attraversato la porzione di Oceano Pacifico che ci separava dalla terra ferma, raggiungiamo Castro. E’ la capitale di questa piccola isola (180 km di lunghezza e solo 50 km di larghezza), divenuta celebre per le sue palafitte (autentiche strutture in piedi sull’acqua), per i suoi cibi prelibati e per la sua cattedrale in legno. L’Iglesia san Francisco è una delle 150 chiese dell’Isola, ed insieme ad altre 16 è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. E’ particolarissima sia esternamente, dove la facciata ormai un po’ rovinata non rende il giusto onore alla bellezza dei colori, sia internamente dove le vetrate dipinte ed il legno luminoso, creano giochi di luce pazzeschi. Ci ha impressionato trovare svariate sculture di santi italiani (San Francesco, Santa Chiara, ma anche Padre Pio), e notare come le bandiere nazionali siano esposte con fierezza accanto a raffigurazioni della Madonna o del Cristo in croce.
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\nInoltre il cibo di Chiloè è qualcosa di differente rispetto al resto del Cile,ed anche in questo si può notare il loro grande desiderio di diversità ed indipendenza che storicamente li contraddistingue. Un piatto su tutti: il CURANTO, uno stufato che mescola frutti di mare e carne. Ottimo il prezzo ed anche la qualità del pesce gustato presso il ristorante Don Octavio, costruito su una palafitta, assai caratteristico e dall’ambiente peschereccio.
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\nIl giorno seguente, il 10 gennaio, dopo aver dormito ospitati da una famiglia locale che ci ha messo a disposizione una parte della loro abitazione per una cifra davvero irrisoria, abbiamo raggiunto con un bus interno Quemchi (45 min da Castro). In questo piccolo villaggio di pescatori il tempo sembra essersi fermato. E’ ideale per rilassare mente e corpo dalle fatiche passate ed in vista di quelle future. Ottimo spendere una mezza giornata camminando lungo la baia, ammirando i pescherecci arenati a causa di un grande dislivello delle maree (7m) e passando un po’ di tempo nel migliore ristornate di Chiloè: El Chejo.
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\nCordiali, gentili, accoglienti ed ospitali. Sembrerà di stare a casa vostra, ma sarà molto meglio, a meno che non abbiate una terrazza sull’oceano pacifico. Dopo aver saziato le nostre anime, abbiamo raggiunto sempre via bus la città più grande e forse meno interessante dell’isola: Ancud. Essa è molto normale, se non per la deliziosa piazzetta, un interessante museo e un caratteristico lungomare. Da qui siamo ripartiti per tornare a P. Varas dove ci attendeva l’ennesimo viaggio in bus in direzione di Santiago.
Tappa 8: Santiago del Cile, visita alla città e i suoi parchi
Gran parte del viaggio in Bus è stata come al solito notturna, e dopo 13 ore abbiamo raggiunto la capitale cilena. Ad accoglierci un afa pazzesca ed un caldo tropicale che a quelle temperature non avvertivamo da parecchi giorni.
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\nSiamo rimasti a Santiago del Cile circa due giorni. E’ un tempo modesto, ma con un po’ di buona volontà si riescono tranquillamente a vedere tutte le bellezze che la città offre, ed a godersi la vita notturna piuttosto importante soprattutto nei quartieri di Bellavista e Barrio Bellas Artes.
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\nL’11 gennaio l’abbiamo dedicato ai numerosi parchi della città, alla visita del museo chileno d’arte precolombiano(museo con una sterminata vastità di reperti, che attira ed incuriosisce anche non esperti in materia, come noi), ed alle zone centrali della città. La plaza de Armas è il cuore pulsante di Santiago, e su di essa vi si affacciano l’edificio neoclassico della Catedral Metropolitana, il Museo Historico Nacional (meraviglioso soprattutto il secondo piano, dove è ripercorsa la storia recente del Cile, con immagini e manifesti dal grande impatto emotivo, e che espone come ultimo oggetto gli occhiali rotti di Salvador Allende), e l’elegante palazzo della posta centrale. La sera abbiamo visitato il Barrio BellasArtes dove impazza il carrete (vita notturna). E’ una zona graziosa, e piena di bar, pub, ristorantini molto colorati. C’è un’aria fresca e giovanile e nei locali è facile trovare gruppi che si esibiscono live fino a tarda ora.
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\nIl giorno seguente intensa giornata cominciata con la visita della Chascona (la casa di Pablo Neruda). Se avete poco tempo e dovete fare scelte nel vostro programma di visita a mio avviso non potete saltare questo edificio. E’ qualcosa di particolare non tanto per la sua architettura, ma per quello che trasmette. E’ una casa dove i mobili, gli oggetti ed i libri trasudano cultura. Uno spettacolo, un vero spettacolo. Inoltre è perfettamente organizzato in quanto la visita è possibile solo in piccoli gruppi al seguito di una guida (inglese o spagnolo) preparata e competente. Ciò permette di apprezzare al meglio ogni singolo oggetto, e di rivivere la storia del poeta.
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\nIn seguito ci siamo spostati sul Cerro Santa Lucia, la montagna che domina Santiago, e dalle quale si può godere di un discreto panorama della cordigliera Andina e della città di Santiago. Lo smog purtroppo sta peggiorando di giorno in giorno la visuale creando una patina di perenne foschia.
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\nAbbiamo proseguito nell’arteria principale della città, Av. O’Higgings, visitando nell’ordine il palazzo della biblioteca National, l’ antichissima chiesa de San Francesco, ed il palazzo della moneta (sede del primo ministro). Di fronte a questo mirabile palazzo, ancora in fase di restauro a seguito del terremoto del 2009, è possibile trovare la statua di Salvador Allende che proprio all’interno del palazzo fu ucciso durante il colpo di stato dell’11 settembre 1973 per mano del despota Pinochet, ed una gigantesca (la più grande che abbia mai visto in vita mia) bandiera cilena che sventola nel cielo, quasi a voler simboleggiare una libertà ed una democrazia smarrita per troppo tempo.
\nUna sosta obbligatoria è anche da effettuare al Mercado Central, che fino alle 16.00 ospita ancora al suo interno decine di pescivendoli intenti negli affari più disparati. Qui si respira l’aria del vero Cile, e se resistete ai forti odori, fermatevi anche per un veloce pranzo di pesce nel ristorante Denisse (economico e gradevole). Smaltite il tutto con una passeggiata fino al Cementerio General. Una mezzoretta a piedi dal centro, ma l’effige della tomba di Salvador Allende vale lo sforzo.
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\nInfine ultimo consiglio è farvi un drink: il Terremoto (vino bianco e gelato), alla Piojera, un locale frequentato da pochi turisti e molti cileni, dove abbiamo affrontato lunghe discussioni sulla storia del paese e sulle prospettive future del Sudamerica.
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\nOttime anche le discoteche. Quella in cui siamo stati, El Tunnel si trova in posizione abbastanza centrale, ed è frequentata da gente giovane che ha voglia di divertirsi anche durante le serate infrasettimanali. Unico consiglio, non andate prima delle 2.00 altrimenti la troverete desolata.
\nEntrambi gli ostelli in cui abbiamo soggiornato erano validi, il primo Hostal Forestal è forse stato il migliore dell’intera vacanza, il secondo Hostal Plaza de Armas era decisamente meno organizzato, ma era al sesto piano di un palazzo sulla piazza principale della città. Posizione perfetta.
\nLa mattina del 13 gennaio, non con poche difficoltà, raggiungiamo l’aeroporto internazionale di Santiago e ci imbarchiamo alle 9.30 sul volo diretto a Buenos Aires (170 euro).
Tappa 9: Ultimi giorni a Buenos Aires, il viaggio volge al termine
Il 13, il 14 ed il 15 gennaio sono state le nostre ultime giornate nella capitale argentina prima del ritorno in Italia. Parrebbe strano una nuova sosta a BsAs, ma è motivata dal fatto che un volo A/R dall’Italia con la partenza del volo di ritorno da una città diversa rispetto a quella dell’atterraggio è assai più caro rispetto ad un volo interno. Perciò abbiamo preferito volare nuovamente su BsAs da Santiago, per poter anche completare la visita della città.
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\nIl 13 gennaio ci siamo recati nuovamente in Plaza de Mayo perché ogni giovedì alle 15.30 le Madres de la Plaza de Mayo continuano a marciare intorno alla piazza, portando avanti la loro campagna per spingere il governo a riconoscere le proprie responsabilità per le terribili atrocità commesse quando il paese era dominato dalla dittatura militare, culminate nella sparizione di decine di migliaia di persone nel nulla, i cosiddetti “desaparecidos”. Siamo poi rientrati nel nostro ostello (Palermo House Hostel, economico ma dalle discutibili condizioni igeniche) nel quartiere Palermo, per aspettare lo zaino di Tazzi (rimasto a Santiago), e per ricaricare le batterie in preparazione della serata che si è rivelata essere abbastanza tonica.
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\nIl quartiere di Palermo (diviso in Palermo Hollywood e Palermo Soho) è ricco di movida, e pullula di posti dove poter mangiare, bere e divertirsi. Qui vi sono anche i negozi più trendy della città, ma l’inconfondibile atmosfera argentina si continua a percepire anche in queste zone. Autobus variopinti, macchine scassate, e tavoli di legno in ogni angolo creano il giusto mix che permette di apprezzare molto questo quartiere.
\nAbbiamo cenato in una Parilla che alla modica cifra di 8 euro ci ha portato carne a catena finché non abbiamo detto basta. Carne squisita, gustosa e di tanti tipi diversi. Una vera delizia. Se poi si aggiunge al tutto, gradevole vino tinto, patatine al forno e una socievole cameriera si creano i presupposti per la miglior cena della vacanza.
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\nDopo l’abbuffata era d’obbligo la passeggiata digerente, fatta in compagnia di Dajana, un' amica serba conosciuta a Ushuaia e incontrata di nuovo a BsAs. Per essere sicuri di una completa digestione abbiamo degustato svariati Fernet-Cola in un tipico pub di Palermo.
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\nIl giorno seguente, sveglia presto, e partenza dell’itinerario da Plaza Italia. Importante piazza dove svetta un enorme statua equestre di Garibaldi. Poi cimitero de Recoleta per rendere omaggio alla famiglia Peron-Duarte, e via veloci verso la Boca, un quartiere un po’ movimentato, dove bisogna tenere gli occhi aperti, ma dove non vi è assolutamente nulla da temere. Siamo stati a vedere la Bombonera, il gigantesco stadio del Boca Juniors, e tutte le strade limitrofe allo stadio sono perennemente colorate ed agghindate con bandiere, maglie ed oggettistica della Selecion e del Boca Juniors. Si vive davvero il clima di una partita, anche in pieno giorno e quando il campionato è lontano. E’ un posto dove bisogna assolutamente passare, senza necessariamente sostare per troppo tempo, ma da aggiungere all’agenda dei posti imperdibili, anche perché offre ottime occasioni per i rituali regalini da portare a casa.
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\nOvviamente l’idolo incontrastato di tutti non può che essere Diego Armando Maradona. Amato da tutti come un dio, è raffigurato in murales, dipinti, e statue. L’ultima serata è partita con una cena a base di melone e cerveza in ostello, e poi è continuata in una discoteca di Palermo Hollywood il Niceto Club. Musica carina, ma piena di turisti. Anche in Argentina se avete occasione di andare a ballare, non spostatevi da casa prima delle 2.00 (e nei weekend anche più tardi) se non volete essere i primi ad entrare nel locale. Comunque la vita notturna è incredibilmente florida, e BsAs può soddisfare tutti i gusti.
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\nIl 15 gennaio è stato il nostro ultimo giorno in terra argentina, e l’abbiamo passato nelle vicinanze dell’ostello, in quanto ci mancava da vedere un gigantesco giardino, con erba all’inglese, aiuole fiorite, laghetti con paperelle …etc… Un vero momento di relax. C’era anche una statua del sommo Dante Alighieri. La chiusura della vacanza è stata sensazionale perché proprio in quella zona di Plaza Italia stava arrivando la Dakar 2011. Per qualche ora purtroppo non abbiamo potuto vedere macchine e moto dell’incredibile rally desertico, ma era tutto pronto, ed è stato emozionante poter vedere anche solo il podio, le strutture montate e l’arrivo dei primi meccanici. Un bello spettacolo, e una bella conclusione per questo incredibile avventura.
Tappa 10:
Queste terre sono luoghi fantastici. Ricchi di storia e di fascino. A mio avviso il modo migliore per gustarli è vivere un’ esperienza piena e totalizzante, mischiando un po’ di tutto, dalle grandi città ai parchi naturalistici, dal trekking andino ai laghi e vulcani, dai ghiacciai agli oceani, dalle isole alle scalate.
\nSe siete affascinati da tutto questo, non esitate a partire perché ne vale davvero la pena. Tornerete sicuramente cambiati ed arricchiti da una nuova cultura ed attenzione verso il grande e magico Sudamerica.
\nSperando di essere riuscito a farvi un po’ partecipi di quelle che sono state le nostre grandi emozioni, auguro a tutti un buon viaggio!!!!
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\nLorenzo Benfenati
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