Il nostro tour dell’Andalusia, mio e di Leonardo, è iniziato il 16 agosto dall’aeroporto Federico García Lorca di Granada, all’uscita del piccolo aeroporto, in coincidenza con i voli in arrivo, ci sono degli autobus che al prezzo di € 3,00 portano i turisti in centro, fermata Gran Vía de Colón, proprio davanti all’ingresso della Cattedrale, un inizio perfetto. La prima meta è stata localizzare l’albergo per depositare i bagagli, Hotel Presidente in Calle Recogidas n. 11 (Euro 78,00 per due notti colazione compresa), trovato e prenotato, come la maggior parte degli alloggi utilizzati, tramite www.booking.com. L’ albergo si è subito rivelato molto confortevole e in posizione davvero strategica, vicino ai maggiori monumenti. Essendo arrivati nel tardo pomeriggio il primo giorno è stato di orientamento, arrivo a Plaza Nueva per recuperare il bono turistico, con la prenotazione della visita dell’Alhambra e l’audio guida della città (http://caja.caja-granada.es per un totale di Euro 66,00), che si è dimostrata molto utile ed interessante, infatti girando per la città ti permette di ascoltare informazioni sui monumenti che incontri, sono tutti segnalati con un numero indicato all’ingresso. Girando allo scoperta della città si è fatta l’ora di cena e con l’aiuto di appunti precedentemente scaricati da internet, siamo andati alla ricerca in calle Aknureceos n. 1/3 della Bodega Castaneda, favolosa!! Già da fuori dava l’idea di un locale molto caratteristico con il bancone in legno e i prosciutti appesi al soffitto, e una volta accomodati ci ha conquistato con la cordialità dei camerieri e in particolare con il gusto del cibo, consigliamo la tabla caliente castaneda, una tavolozza di assaggi dei sapori caratteristici della zona, un piatto che noi abbiamo davvero molto apprezzato come il costo della cena (€ 25,00). La serata l’abbiamo conclusa con una passeggiata in centro, ad ammirare la Cattedrale nella visione notturna fino ad arrivare a Plaza Bib-Rambla, piazzetta di ristoranti e bar, dove abbiamo preso un buon gelato per poi ritirarci con la voglia l’indomani mattina di visitare il più possibile questa città.
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\nIl secondo giorno siamo partiti con la visita della Cappella Reale e della Cattedrale. La prima ha attirato la nostra attenzione con la sua facciata in stile gotico incastonata nella piccola calle Oficios, al suo interno abbiamo ammirato, nello spazio adibito al Museo de Los Reyes Catolicos, la corona e lo scettro indossati da Isabella la Cattolica in occasione dalla presa della città. Della Cattedrale, ci ha colpito la sua maestosità e l’idea che il risultato visivo finale sia nato dalla coesistenza armoniosa dello stile moresco, in quanto è stata eretta sui pilastri della moschea maggiore, con lo stile gotico fino alla facciata barocca.
\nUsciti dalla Cattedrale ci siamo subito diretti alla fermata dei bus, bus numero 32, per dirigerci al monumento più prestigioso di tutta l’Andalusia, l’Alhambra, avevamo prenotato la visita parecchi mesi prima e ciò aveva accresciuto la nostra curiosità, ampiamente ripagata dalla visione di questo spettacolare complesso. Del villaggio costruito sul monte dell’Alhambra per prima cosa abbiamo visitato i giardini e il palazzo di Generafile, una struttura che al primo sguardo con il Patio della Fossa Irrigatoria e la combinazione di architettura moresca, vegetazione, fontane e vasche d’acqua ci ha fatto pensare ad un paradiso terreste, anche per la possibilità di ammirare Granada dall’alto, ma nulla in confronto alla visita del Palacios Nazaríes che con la porta dorata, il patio dei mirti, il patio dei leoni (peccato che i leoni della fontana dopo il restauro siano conservati all’interno) ci ha lasciato la sensazione di un mondo perfetto per riflettere e rilassarsi. La visita dell’Alhambra l’abbiamo conclusa con una veloce vista all’ Alcazaba (cittadella), il quartiere militare con le sue alte mura e torri di avvistamento e al palazzo di Carlo V, esternamente un perfetto quadrato ricoperto da pietra bugnata che al suo interno nasconde un patio perfettamente circolare, e per rinfrescarci un po’ dal caldo abbiamo approfittato del museo di belle arti situato al secondo piano ad ingresso gratuito per i cittadini dell’unione europea. Nel tardo pomeriggio da Plaza Nueva abbiamo preso il bus 31 per andare in visita nel quartiere dell’Albaycín, siamo arrivati alla piazza del Mirador di San Nicolás dove abbiamo ammirato il panorama completo dell’Alhambra, e dove sarebbe stato molto suggestivo aspettare il tramonto ma una piccola pioggerella ci ha fatto desistere dall’idea, muniti di ombrellino ci siamo avventurati verso il rientro percorrendo la discesa tra i vari vicoli e casine bianche. Giunti alla Gran Vía de Colon, valutata l’ora, essendo in anticipo sulla tabella di marcia, abbiamo preso il bus numero 8, per giungere al Monastero della Cartuja, un complesso gotico dove poter ammirare il campanile dal patio interno pieno di alberi di aranci, ma nel nostro caso la visita è stata molto veloce, visto il crescere incessante della pioggia. Ripreso il bus numero 8 siamo scesi alla fermata del Gran Vía del Colon, avendo smesso di piovere ne abbiamo approfittato per una passeggiata all’ “Alcaicería”, mercatino dell’artigianato composto da piccole vie dove si affacciano tanti negozi soprattutto di stile arabo. Per la cena, dopo un giro di perlustrazione, di comune accordo abbiamo optato per ritornare alla Bodega Castaneda per concludere al meglio il nostro soggiorno a Granada.
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\nIl terzo giorno riconsegnata l’audio guida in Plaza Nueva, ritirata l’auto ( www.enoleggioauto.it) una seat ibiza rossa, che non ci ha dato nessun tipo di problema, ma per precauzione avevamo la franchigia illimitata già accordata al momento della prenotazione e il “seguro” assicurazione aggiuntiva, fatta al momento del ritiro, per i cristalli al costo aggiuntivo di Euro 21,00, ho lasciato Granada con la convinzione di aver visitato solo una minima parte e che sia una città di cui c’è ancora tanto da scoprire e quindi mi riprometto o meglio faccio promettere a Leonardo che ci ritorneremo. Il soggiorno a Cordoba è iniziato nel miglior modo possibile, hotel Esperia in Avenida Fray Albino un meraviglioso albergo a 4 stelle (Euro 98,00 per due notti, agosto per loro rientra nella bassa stagione, perfetto!). Ci siamo rinfrescati e riposati un po’, aspettando che passassero le ore più calde e con loro un po’ di calura, ma abbiamo sbagliato i calcoli, l’albergo situato nella strada parallela al fiume Guadalquivir, distante pochi metri dalla Torre de la Calahorra, permette di essere in pieno centro storico attraversando il Puente Romano, ma alle 16.00 si è rivelata una dura prova, abbiamo rischiato di scioglierci durante il passaggio (per fortuna non è successo!!). Dal ponte abbiamo ammirato tutta l’ampiezza dei fiume Guadalquivir e notato i vecchi mulini di grano adagiati sulle sponde del fiume. Appena superata la Puerta del Puente, ci siamo trovati in pieno centro storico in Plaza Triunfo, con una visione laterale della Moschea-Cattedrale e davanti al Triunfo de San Rafael, santo patrono al quale i cordovesi ancor oggi sono molto legati, li ha protetti e salvati durante l’epidemia della peste e pertanto non si troverà mai una sua statua sprovvista di ceri e candele accese. Nell’attaccata Calle Torrijos abbiamo fatto fermata strategica all’ufficio del turismo per avere maggiori informazioni sugli orari di visita dei monumenti, ma non prima di fermarci a fotografare le carrozze, una peculiarità di Cordoba, disposte all’ombra per dare un po’ di sollievo ai cavalli, anche loro provati dal caldo, in attesa di qualche cliente da portare in giro per il centro storico. A Leonardo sarebbe piaciuto molto approfittare di questo insolito mezzo di trasporto, ma visto il poco tempo a disposizione e la mia gran voglia di visitare i vicoli e le piazze, nella pianificazione del viaggio questa città mi aveva colpito non tanto per i suoi monumenti ma per quello che si poteva scoprire passeggiando a piedi, muniti di piantina siamo partiti alla ricerca della Calleja de las Flores, chi mi conosce sa che non poteva non essere la mia prima tappa vista la fissa che ho per i fiori, questo piccolo vicolo in calce bianca con le pareti piene di vasi di gerani (vasi bianchi e blu con il simbolo di Cordoba 2016 anno in cui sarà la città della cultura) mi ha conquistato, anche se la fioritura non era delle più belle, mi sono immaginata lo spettacolo di colori che ci sarà stato in primavera. Proseguito il nostro cammino, ammirando le piazzette e i patii tempestati da i vasi bianchi e blu, abbiamo deciso di spingerci anche alla scoperta della parte moderna giungendo a Plaza Tendillas, identificata dai cittadini come il cuore moderno di Cordoba, infatti già al primo impatto ci ha riportato alla realtà delle città moderne con negozi, centri commerciali, banche e uffici, in poche parole il caos della vita quotidiana, quindi abbiamo aspettato che l’orologio della piazza segnasse le 19.00, in modo da ascoltare il rintocco delle ore con gli accordi di chitarra spagnola e flamenco per ripercorrere le vie verso la Mezquita. Camminando in calle Jesus y Maria siamo stati attratti dal negozio Spicy Choc un vero paradiso per chi adora te e tisane, come Leonardo, che si è lanciato all’acquisto delle tisane più strane ma dai profumi davvero inebrianti, e per chi come me adora il cioccolato, ma viste le alte temperature ho dovuto accontentarmi di una piccola stecca da consumare nel tragitto del rientro prima che si sciogliesse. Per la cena abbiamo scelto la Bodegas Mezquita in Calle Cespedes n.12, un ambiente molto carino e con un menù molto ampio, dove abbiamo approfondito la conoscenza con i salumi iberici prendendo un “Surtido de Ibéricos” accompagnato da tapas di verdure e per concludere in dolcezza col “leche frita con helato” buonissimo!! La serata l’abbiamo conclusa passeggiando nel dedalo di viuzze intorno alla Mezquita e gustandoci il fresco della sera, il passaggio sul Puente Romano per il rientro è stato più piacevole per la temperatura, più bassa rispetto al pomeriggio, e per lo spettacolo affascinante della Mezquita riflessa nel fiume Guadalquivir.
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\nBen rigenerati da una bella dormita in un letto a tre piazze, il quarto giorno siamo partiti di buona lena alla visita dei monumenti di Cordoba. La prima tappa è stata all’Alcázar de los Reyes Cristianos (biglietto d’ingresso Euro 4,00), una bella fortezza dove all’interno delle sue sale abbiamo ammirato mosaici conservati perfettamente, e salendo sulle torri è stato possibile godere di un panorama mozzafiato di Cordoba, ma la parte che mi ha conquistato di più sono i magnifici giardini con le fontane e terrazze fiorite, un vero incanto. Usciti dalla fortezza ci siamo diretti alla tappa obbligatoria per chi visita Cordoba la Mezquita-Catedral (biglietto d’ingresso Euro 8,00), appena entrati siamo stati subito affascinati dalle miriade di colonne di marmo e granito che formano una serie di archi di pietra bianca e rossa. Risulta un monumento affascinante, nato da una Moschea araba successivamente ampliata e nella cui zona centrale i cristiani innalzarono le loro cappelle fino a costruirvi una Cattedrale cristiana, il tutto fa sperare in un convivenza pacifica delle varie religioni come avviene nella sua struttura, ogni architettura mantiene la sua identità ma si va ad armonizzare con l’altra. Dopo esserci riposati un po’ all’ombra del Patio degli Aranci seguendo Calle Judería ci siamo addentrati nella visita del quartiere ebraico, dove abbiamo incrociato la statua del medico-filosofo Maimónides ad indicare che in quel luogo si trovava la sua casa, per arrivare al Zoco de Artisanía , mercatino municipale dell’artigianato, una struttura con un ampio patio dove si affacciano gli ingressi dei vari laboratori/negozi degli artigiani del legno, del pellame e della ceramica, davvero caratteristico. Alle 18.00 eravamo pronti per entrare nei Baños Arabes, precedentemente prenotati (http://www.hammamspain.com/cordoba), esperienza molto rilassante per la mente, ambiente accogliente e reso suggestivo dai vari lumini accesi e dalle fessure a forma di stella nel soffitto che fanno entrate la luce esterna, e appagante per il fisico, con il percorso per riattivare la circolazione in questa alternanza di vasche di acqua a varie temperature e bagno turco, il tutto ancora più allietato dal te verde alla menta che viene offerto, davvero da provare. Una volta usciti, passeggiando nelle stradine li vicine siamo riusciti a trovare Calleja del Pañuelo, il vicolo del fazzoletto detto così perché la sua larghezza corrisponde a quella di un fazzoletto aperto, vicolo che avevo cercato anche il giorno precedente ma che nessuno era stato in grado di indicarmi, il vicolo più stretto di Cordoba, dove passa una persona alla volta e che giunge in una piccola piazza con gelsomini e aranci, una piccola parte di mondo incantato. Soddisfatti della giornata l’abbiamo conclusa alla Bodegas Mezquita perché io volevo replicare con il dolce fantastico della sera prima, ma al momento dell’ordinazione era finito, comunque siamo rimasti soddisfatti della cena a base di tapas, tutte molto apprezzate in particolare “l’atun escabec” tonno al naturale con pepe e vari ortaggi. Un ultima passeggiata per i vicoli di questa città, che nella sua parte storica, si è rivelata la città araba per eccellenza, ma che mi ha trasmesso la sensazione di essere in un mondo incantato.
\nIl quinto giorno, ripreso possesso della seat ibiza, con calma ci siamo diretti verso Ronda, al momento della pianificazione del viaggio, l’avevamo scelta perché ci serviva una meta intermedia per poi arrivare all’estremo sud dell’Andalusia e perché ci aveva colpito quello che avevamo letto “una città che lascia con il fiato sospeso”, vero ma non solo perché sorge ai bordi di una gola profonda scavata dal fiume Guadalevín ma perché si è rivelata una piccola gemma preziosa. Il nostro giro turistico è iniziato in Plaza Teniente Arce per visitare la Plaza de Toros (ingresso € 6,00), la più antica di Spagna, meta obbligatoria anche per chi come noi non ama la corrida. Prima abbiamo fatto un incursione nell’arena ammirando l’ampiezza del suo diametro, la doppia galleria di arcate e il palco regio, poi ci siamo spostati sulle gradinate, la visione globale è quella di una struttura semplice ma perfetta. La visita l’abbiamo continuata sotto le gradinate, dove trovano spazio le raccolte del Museo della Tauromachia dove abbiamo ammirato gli indumenti e cappe dei toreros la collezione della Selleria Reale della Casa d’Orleáns e la collezione di Armi da fuoco antiche, nel complesso la visita ci è molto piaciuta. Ritornati in Plaza Teniente Arce siamo entrati nell’ufficio del turismo per comprare il bono turistico (euro 9,00) per proseguire nella scoperta di Ronda. Passando dal Miradord del Parador Nacional de Turismo siamo rimasti impressionati dalla potenza della natura, che ha diviso questa città in due parti e in contemplazione del Puente Nuevo che le riunisce. Al Centro interpretación del Puente Nuevo abbiamo avuto la possibilità di scendere, seguendo un sentiero obbligato, una sorta di scaletta creata nelle rocce, nella gola per poter ammirare meglio. Attraversato il Puente Nuevo ci siamo avventurati tra le strade acciottolate della vecchia Ronda,e abbiamo visitato La Casa del Gigante un piccolo palazzo moresco in miniatura, per poi spostarci al Palacio Mondragón, uno dei più bei palazzi di Ronda attualmente adibito a museo, il museo con un racconto dell’evoluzione dell’uomo non ci ha entusiasmati molto, ma il palazzo prima residenza dei Re Mori e poi dei Re Cristiani merita davvero una visita con i suoi bei patios. Per la cena, prendendo spunto dai diari di viaggio precedentemente letti, ci siamo diretti nella parte nuova, passeggiando fino a Plaza de Carmen Abela dove abbiamo chiesto informazioni a dei poliziotti per Calle Santa Cecilia,nella cartina non era menzionata, la cosa che ci ha fatto sorridere è che sulle prime neanche loro hanno saputo darci indicazioni ma una volta detto che cercavamo il Bar Faustino non ci sono stati più problemi. Dall’esterno il Bar Faustino sembrava un piccolo bar, ammetto non troppo invitante ma la curiosità di scoprire se le cose lette fossero vere ha avuto il soppravvento e così siamo entrati, seguendo un corridoio lungo ci hanno fatto accomodare in un piccolo ma caratteristico patio con vasini di piante appese al muro e al balcone del secondo piano, fotografie molto colorate di toreros alle pareti, il tutto marcato ancora di più da sedie e tavoli di color verde. La cena è stato molto soddisfacente sia per il cibo, grazie alla formula tapas abbiamo assaggiato varie cose, e sia per il costo (Euro 11,00). Rientrando nella parte vecchia, dove era il nostro albergo, ci siamo fermati al Mirador de Aldehuela , ancora più suggestivo lo scenario della gola e del Puente Nuevo illuminati. In Calle Arninan ci siamo fermati al Good Cakes Fast per comprare dell’acqua, un piccolo bar con gelato artigianale e prodotti da forno, ma per una golosa come me è stato impossibile resistere ai muffin disposti sul bancone e la scelta è ricaduta su quello allo yogurt con mirtilli, buonissimo. Con la pancia bella piena ci siamo ritirati in albergo, per l’unica notte trascorsa a Ronda la scelta è ricaduta sul l’Hotel Ronda (euro 66,00), un piccolo albergo con appena 5 stanze, paragonabile più a un B&B, la padrona è stata molto cordiale e ospitale, la camera accogliente e pulita, meglio non potevamo capitare.
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\nL’indomani mattina, nonché sesto giorno, non avendo la colazione compresa nella camera ci siamo diretti nella parte nuova, dove la sera prima avevamo notato una pasticceria con panificio annesso, il luogo ideale, visto che io la faccio dolce e Leonardo salata, Productos Daver Calle Los Remedios n.6 che ha ampiamente accontentato entrambi. Per un amante del vino come Leonardo, impossibile partire da Ronda senza aver visitato il Centro de Interpretación del Vino quindi ci siamo diretti in Calle Gonzalez Campos 2 (biglietto € 3,00), dove ci hanno spiegato il processo di produzione, dalla raccolta dell’uva all’imbottigliamento per concludere con la degustazione, compresa nel biglietto, dei quattro tipici vini di Ronda. La ricompensa alla visita del museo del vino, per una astemia, è stato un giro per negozietti con sosta al Good Cakes Fast per un zumo per me e un bocadillos per Leonardo vista l’ora di pranzo, bisogna assolutamente andarci perché è tutto buono e il ragazzo gentilissimo. Rientrando verso Plaza Duquesa de Parcent per ritirare dal parcheggio l’auto (Euro 15,00 per 24 ore), siamo passati davanti al Museo Joaquín Peinado, avendo l’ingresso compreso nel buono, lo abbiamo visitato ammirando il percorso artistico di questo pittore di Ronda, che sinceramente non conoscevo, figlio spirituale di Picasso, cosa che si è notata soprattutto nelle sue opere. Soddisfatti di aver inserito Ronda nel nostro tour siamo partiti alla volta di Tarifa, la città più a sud del continente europeo, a soli 14 chilometri dalla coste del Marocco. A Tarifa siamo arrivati nel tardo pomeriggio, trovare l’alloggio prenotato è stata un impresa non semplice in quanto situato al Km. 82 della strada nazionale 340, Cortijo el Pozuelo (http://www.cortijoelpozuelo.com) e senza indicazioni sulla strada, una bellissima casa rurale di charme (Euro 90,00 a notte) nel Parque Naturale del Estrecho, trovare dove soggiornare a Tarifa non è stata un impresa semplice in quanto meta molto ambita da surfisti soprattutto inglesi per le spiagge ventilate. La sera siamo andati a Tarifa centro, essendo sabato sera, caos totale, sembrava di essere a Rimini, il primo impatto è stato deludente, ma la delusione è durata ben poco, passeggiando ci siamo addentrati nel centro storico dove abbiamo visto la statua di Guzman el Bueno posizionata davanti al castello, peccato che i nostri orari non siano coincisi con quelli per visitarlo sarebbe stato interessante, poi ci siamo incamminati nel molo che porta alla Isla de las Palomas, attualmente zona militare, dove ci siamo trovati ad ammirare lo spettacolo del tramonto avendo alla nostra sinistra il Mar Mediterraneo e a destra l’oceano Atlantico, molto suggestivo, unico rammarico la presenza del vento e un foschia che non ci ha permesso di vedere il Marocco. Dopo una settima di cibo andaluso alla vista di un ristorante italiano La Trattoria in Paseo de la Alameda non abbiamo resistito al richiamo e cosi abbiamo gustato un ottima pizza cotta nel forno a legna .
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\nLa domenica è stata una giornata di relax, meritata pausa nella nostra vacanza itinerante, mattinata trascorsa nella Playa de Los Lances affacciata sull’oceano, una distesa di sabbia dorata, alla quale ci siamo arrivati a piedi dopo una lungo cammino nel parco naturale, peccato che la giornata fosse iper ventilata, come ci hanno confermato persone del posto, pertanto la sabbia raschiava sulla pelle e l’oceano era mosso, siamo riusciti a bagnarci solo i piedi per quanto era gelida l’acqua. Il pomeriggio l’abbiamo sfruttato per riposarci e visitare un po’ la zona. La Bahia di Bolonia, spiaggia bianca piena di persone indaffarate nel kitesurf realizzando nel cielo un bel arcobaleno di colori, e Zahara de los Atunes tipico paesino di pescatori rinomato per la pesca del tonno, con una piccola spiaggia attrezzata, l’unica, che abbiam visto, munita di ombrelloni e lettini. Per cena ci siamo ritirati a Tarifa e passeggiando nella zona centrale sono stata colpita da “Delicatessen” in Plaza Oviedo n.3, un piccolo locale gestito da tre donne,( mi ha ricordato molto la brasserie del film un ottima annata con Russell Crowe), con piatti particolari molto curati dove si incontrano i sapori europei con i sapori dell’africa, ottime le “albondigas de atun”, polpettine di tonno adagiate su un letto di cous cous con uvetta passa, come tutto il resto. Per smaltire la cena abbiamo optato per un giro nei negozietti caratteristici del centro .
\nL’ottavo giorno, guardando dalla finestre il cielo grigio che ci dava il buongiorno, messa da parte l’idea di adagiarci al sole per un'altra mezza giornata, abbiamo preparato i bagagli e ci siamo predisposti per spostarci a Conil de la Frontera altra località di mare, ma non prima di andare a curiosare nella spiaggia di Los Lances nella zona di Rio Jara, che rispetto a quella raggiungibile dal nostro alloggio, doveva essere munita di una bella distesa di pini. Sarà stato il tempo non clemente, la pineta si bella, ma la spiaggia priva delle dune dorate e piena di sassi a noi non è piaciuta molto, quindi abbiamo decretato che la scelta fatta la mattina prima era stata la migliore. Conil ci è subito piaciuta, la classica piccola località di mare, spiaggia dorata, lungomare con palme ed agglomerato di piccole casine bianche. Lasciati i bagagli in camera, Hostal Torre di Guzman (http://www.hostaltorredeguzman.com – euro 82,00 colazione compresa) un complesso molto grande con ristorante e gelateria annessi in piena zona pedonale, abbiamo recuperato i costumi e ci siamo diretti subito in spiaggia visto il sole splendente che abbiam trovato. Il pomeriggio è trascorso tra bagni di sole e bagni nell’oceano . Per la cena abbiamo optato per il romantico patio dell’albergo dove abbiamo mangiato in un ambiente molto curato dei buoni patti di pesce. Conil ci è proprio piaciuta un sacco, anche il passeggio nelle piazzette e vie, peccato che il nostro tour non prevedeva altri giorni li.
\nConsapevoli che la vacanze era in dirittura d’arrivo, il novo giorno ci siamo spostati a Siviglia, per noi ultima tappa alla scoperta dell’Andalusia. Come prima cosa abbiamo riconsegnato l’auto, nostra fedele compagna di viaggio, e siamo partiti alla ricerca dell’hotel El Rey Moro in calle Loper de Rueda n.14 Barrio de Santa Cruz (Euro 147,00 per tre notti). Siviglia ci ha subito accolto con le sue alte temperature, penso che sia la città più calda dell’Andalusia o almeno per noi lo è stata. La fatica e calura provata, nelle prime ore del pomeriggio, per giungere all’hotel sono state ampiamente ripagate, l’hotel situato in una via strettissima dopo l’ingresso ci ha catapultato in un bellissimo patio, in cui si affacciano la maggior parte delle stanze e la stanza dotata di ogni confort e di una piacevolissima aria condizionata ci ha, per fortuna, rimesso in sesto. Per ritirare la Sevilla Card pack 1, comprata prima della partenza (www.neoturismo.com), ci siamo recati in avenida de la Constitución n. 21, ed essendo vicino a Puerta de Jerez abbiamo optato per seguire uno degli itinerari consigliati dalle guide dell’ente del turismo Spagnolo (http://www.spain.info/it) che partiva proprio da lì vicino. In calle Palos de la Frontera abbiamo ammirato la facciata del Palazzo di San Tolomeo, dove le dodici statue, dei personaggi più importanti della storia di Siviglia, ci hanno dato il benvenuto e invitato a scoprire ogni particolare di questa città, o almeno questa è stata la nostra piacevole sensazione. Proseguendo in calle San Fernando abbiamo fatto tappa all’Università di Siviglia, ospitata nell’antica Fabbrica del tabacco, un edificio maestoso che abbiam scoperto essere la maggiore costruzione di tipo industriale del XVIII in Europa. Attraversando la piazzetta di San Diego siamo giunti al Villino dell’Esposizione e al Teatro Municipale Lope de Vega, due dei tanti edifici che furono costruiti in occasione dell’Esposizione Iberoamericana tenutasi nel 1929, ma ci siamo dovuti accontentare di vederli dall’esterno in quanto chiusi. Il giro a questo punto prevedeva la visita al Parco di Maria Luisa, ma in avenida de Isabel la Católica la nostra attenzione è stata rapita dalle torri di Piazza di Spagna, una piazza di straordinaria bellezza, con i mattoni a vista di marmo e ceramica, ci siamo persi a girarla in tutta la sua ampiezza semicircolare, per ammirare la serie di pannelli di ceramica dedicate alle province spagnole, unico rammarico il canale che attraversa la piazza in restauro, quindi asciutto e senza imbarcazioni, che peccato. Dopo aver girato in lungo e largo Piazza di Spagna ci siamo addentrati nel Parco di Maria Luisa, dove percorrendo le vie al suo interno, tra la vegetazione lussureggiante, siamo giunti fino a Piazza d’America, altro emblema dell’Esposizione Iberoamericana del 1929 con i suoi tre padiglioni costruiti intorno, una piazza di svago per i bambini, che si divertono a dare da mangiare alle tante colombe che si riuniscono lì. Per la cena, vista la stanchezza, abbiamo optato per andare in un posto vicino al nostro albergo e di cui avevamo letto commenti positivi, il Bar Las Teresas (calle Santa Teresa n. 2) dove abbiamo assaggiato il pubblicizzato solomillo al wisky, loro piatto forte, unica cosa che a noi è piaciuta, il resto non ci ha conquistato.
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\nIl decimo giorno, dopo aver fatto colazione al punto self service dell’hotel, piacevole sorpresa di cui non eravamo a conoscenza fino all’arrivo in hotel, ci siamo diretti alla Cattedrale. L’ingresso compreso nella Sevilla card ci ha agevolato, abbiamo fatto solo una breve fila per prendere l’audio guida (Euro 3,00). La visita della Cattedrale con le sue 5 navate, le tante cappelle in memoria dei vari santi, il mausoleo di Cristoforo Colombo, il coro e l’altare maggiore ci ha impegnato parte della mattinata, non per nulla è il più grande tempio gotico di Spagna e il terzo edificio cristiano per dimensione. La visita non poteva dichiararsi terminata senza salire nella Giralda, simbolo di Siviglia e campanile della Cattedrale, bello lo spettacolo che si ha salendo e la visione d’insieme della città che si ha dall’alto, ma lo spettacolo migliore della Giralda secondo me lo si ha da Plaza de Los Reyes dove è possibile ammirare “el giraldillo”, statua che conclude la torre e raffigura la fede in forma di donna, con in una mano uno scudo e nell’altra una palma. Nel pomeriggio abbiamo optato per andare alla Torre dell’Oro per fare la crociera panoramica sul fiume Guadalquivir compresa nella Sevilla card. La crociera è durata un ora, nella navigazione siamo stati accompagnati da una voce registrata che ci ha illustrato su Siviglia, i punti di interesse e monumenti, ed i vari ponti che attraversavamo, dal più vecchio Ponte di Triana fino ai più moderni come il Ponte dell’Alamillo e il Ponte la Barqueta opere ultra moderne costruite per Expo del 1992, nell’insieme una visita interessante e piacevole. Al rientro verso l’hotel ci è piaciuto perderci nelle strette stradine pavimentate di pietre bianche e nelle piazzette con gli alberi di arancio del Barrio de Santa Cruz, di sicuro una delle zone più incantevoli della città. La serata è stata organizzata in funzione dello spettacolo di flamenco, prenotato la sera precedente. Alle 20.00 abbiamo iniziato la nostra serata, prima cena al ristorante “El 3 de oro” in calle Santa Maria la Blanca n.34 (Puerta de la Carne) dove abbiamo mangiato benissimo, in un locale molto carino, ci è costato un po’ di più degli altri posti ma tutti meritati. Alle 22.15 eravamo già accomodati all’interno del caratteristico patio della Casa della Memoria, un centro culturale in Santa Cruz (calle Ximenéz de Enciso n.28), in attesa dell’inizio dello spettacolo. Al costo di Euro 15,00 abbiamo assistito ad una bellissima e suggestiva esibizione di flamenco tradizionale con canto, ballo e chitarra. La serata l’abbiamo conclusa passeggiando nel fascino notturno del Barrio de Santa Cruz.
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\nL’undicesimo giorno, nonché ultimo giorno a disposizione per visitare Siviglia, siamo partiti di buon ora per andare a Prado San Sébastian al punto informativo “Tussam” del trasporto urbano, ufficio che ha degli orari molto ridotti ( è aperto solo la mattina!!), per avere informazioni utili su come giungere al quartiere Macarena e all’aeroporto il giorno seguente. Svolte le pratiche burocratiche, fatemi passare il termine, ci siamo diretti in Plaza de Triunfo per visitare i “Reales Alcazares”visita compresa nella Sevilla card, quindi all’ingresso abbiamo ritirato l’audio guida (euro 3,60) e ci siamo avventurati alla scoperta della fortezza. Solo la mattina con un biglietto aggiuntivo di euro 4,20 è possibile visitare il Cuerto Real Alto, occasione che non ci siamo fatti scappare e così dopo aver depositato tutte le borse e oggetti personali, scortati da una guardia abbiamo vitato gli appartamenti reali ancora oggi dimora dei monarchi spagnoli quando sono a Siviglia, visita da non perdere. La visita alla fortezza, in questo sontuoso palazzo mudéjar, con il Salone degli Ambasciatori, il patio delle Donzelle e della Bambole e i magnifici giardini ci ha davvero catapultato nel fantastico mondo delle “mille e una notte”, come anticipato dalle guide turistiche, affascinante. Alla fine della visita ci siamo trovati nel Cortile delle Bandiere, dove ha inizio la calle Juderia, e così ci siamo incamminati per il quartiere ebreo ma per poco perché vista l’ora e il caldo opprimente abbiamo optato per fare spuntino al Patio San Eloy (calle Mateos Gago n.4) dove al fresco del locale climatizzato ci siamo rifocillati, tutto buono ma i panini “montadito”ci hanno conquistato. Il pomeriggio muniti della nostra tessera Tussam abbiamo preso i mezzi pubblici e così siamo arrivati al quartiere della Macarena. Abbiamo percorso la strada Muňoz Leon dove la Muraglia della Macarena, con i sette torrioni quadrati e uno ottagonale ci ha riparato dal sole fino al nostro arrivo all’Arco della Macarena, simbolo del quartiere, addossato alla Basilica. Struttura moderna risalente al 1949 di stile prettamente barocco che al suo interno conserva la statua della Madre Addolorata a cui sono molto legati sia i sivigliani che tutti gli spagnoli. Usciti dalla basilica attraversando la strada ci siamo ritrovati di fronte a un immensa struttura di stile rinascimentale, l’Ospizio delle Cinque Piaghe, ma attualmente sede del Parlamento della Regione Andalusa. Prima di rientra nel Barrio de Santa Cruz ci siamo recati in Plaza San Pedro dove abbiamo visitato l’omonimia parrocchia, una chiesetta di costruzione primitiva, molto semplice che richiama i turisti perché nelle pareti esterne ci sono delle piastrelle che compongono dei quadri, soprattutto quello della facciata principale dove è rappresentato il purgatorio e tradizione vuole che chi al suo interno riesca a vedere l’uccellino che il pittore ha collocato sia sposi entro l’anno. Purtroppo ho dovuto rinunciare ai dolcetti preparati dalle suore di clausura del Convento di Santa Agnese perché quando siamo arrivati era chiuso, erano sbagliati gli orari di apertura che mi risultavano, che peccato tutti nei diari di viaggio ne parlavano così bene. Siamo rientrati in albergo che era oramai ora di cena, e abbiamo deciso di provare il ristorante dell’albergo dove in un atmosfera incantevole (calle Reinoso n.8), abbiamo trascorso la nostra ultima cena a Siviglia. Nonostante l’ampia scelta del menù, con tipica cucina andalusa, abbiamo optato per il menù del giorno (euro 13,50), in quanto eravamo troppo stanchi per studiarlo, comunque siamo rimasti molto contenti delle nostre portate, e possiamo affermare che l’hotel e il ristorante El Rey Moro sono una chicca di tradizione e ottima ospitalità da non perdere.
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\nIl risveglio del dodicesimo giorno è stato il più duro non solo per l’ora, alle 8.00 bisognava essere in aeroporto, ma per l’idea che la vacanza era giunta a termine, quindi a malincuore ci siamo diretti a Palos de la Frontera a prendere il bus (euro 2,30) che in 30 minuti ci ha portato all’aeroporto di San Pablo. Abbiamo lasciato l’Andalusia con la voglia di ritornarci per poter scoprire tutto quello che per mancanza di tempo non siamo riusciti a visitare, e soprattutto cosa da non sottovalutare, per la gentilezza e disponibilità delle persone. Della mia prima esperienza in Spagna sono rimasta affascinata da questo popolo che è davvero “caliente” ma senza mai esagerare. Una meta da non perdere.
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Tappa 1: Alla scoperta di Granada, itinerario lungo le sue calle
Il nostro tour dell’Andalusia, mio e di Leonardo, è iniziato il 16 agosto dall’aeroporto Federico García Lorca di Granada, all’uscita del piccolo aeroporto, in coincidenza con i voli in arrivo, ci sono degli autobus che al prezzo di € 3,00 portano i turisti in centro, fermata Gran Vía de Colón, proprio davanti all’ingresso della Cattedrale, un inizio perfetto. La prima meta è stata localizzare l’albergo per depositare i bagagli, Hotel Presidente in Calle Recogidas n. 11 (Euro 78,00 per due notti colazione compresa), trovato e prenotato, come la maggior parte degli alloggi utilizzati, tramite www.booking.com. L’albergo si è subito rivelato molto confortevole e in posizione davvero strategica, vicino ai maggiori monumenti.
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\nEssendo arrivati nel tardo pomeriggio il primo giorno è stato di orientamento, arrivo a Plaza Nueva per recuperare il bono turistico, con la prenotazione della visita dell’Alhambra e l’audio guida della città (caja.caja-granada.es per un totale di Euro 66,00), che si è dimostrata molto utile ed interessante, infatti girando per la città ti permette di ascoltare informazioni sui monumenti che incontri, sono tutti segnalati con un numero indicato all’ingresso. Girando allo scoperta della città si è fatta l’ora di cena e con l’aiuto di appunti precedentemente scaricati da internet, siamo andati alla ricerca in calle Aknureceos n. 1/3 della Bodega Castaneda, favolosa!! Già da fuori dava l’idea di un locale molto caratteristico con il bancone in legno e i prosciutti appesi al soffitto, e una volta accomodati ci ha conquistato con la cordialità dei camerieri e in particolare con il gusto del cibo, consigliamo la tabla caliente castaneda, una tavolozza di assaggi dei sapori caratteristici della zona, un piatto che noi abbiamo davvero molto apprezzato come il costo della cena (€ 25,00). La serata l’abbiamo conclusa con una passeggiata in centro, ad ammirare la Cattedrale nella visione notturna fino ad arrivare a Plaza Bib-Rambla, piazzetta di ristoranti e bar, dove abbiamo preso un buon gelato per poi ritirarci con la voglia l’indomani mattina di visitare il più possibile questa città.
Tappa 2: La visita dell’Alhambra, cosa vedere e sapere
Il secondo giorno siamo partiti con la visita della Cappella Reale e della Cattedrale. La prima ha attirato la nostra attenzione con la sua facciata in stile gotico incastonata nella piccola calle Oficios, al suo interno abbiamo ammirato, nello spazio adibito al Museo de Los Reyes Catolicos, la corona e lo scettro indossati da Isabella la Cattolica in occasione dalla presa della città. Della Cattedrale, ci ha colpito la sua maestosità e l’idea che il risultato visivo finale sia nato dalla coesistenza armoniosa dello stile moresco, in quanto è stata eretta sui pilastri della moschea maggiore, con lo stile gotico fino alla facciata barocca.
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\nUsciti dalla Cattedrale ci siamo subito diretti alla fermata dei bus, bus numero 32, per dirigerci al monumento più prestigioso di tutta l’Andalusia, l’Alhambra, avevamo prenotato la visita parecchi mesi prima e ciò aveva accresciuto la nostra curiosità, ampiamente ripagata dalla visione di questo spettacolare complesso. Del villaggio costruito sul monte dell’Alhambra per prima cosa abbiamo visitato i giardini e il palazzo di Generafile, una struttura che al primo sguardo con il Patio della Fossa Irrigatoria e la combinazione di architettura moresca, vegetazione, fontane e vasche d’acqua ci ha fatto pensare ad un paradiso terreste, anche per la possibilità di ammirare Granada dall’alto, ma nulla in confronto alla visita del Palacios Nazaríes che con la porta dorata, il patio dei mirti, il patio dei leoni (peccato che i leoni della fontana dopo il restauro siano conservati all’interno) ci ha lasciato la sensazione di un mondo perfetto per riflettere e rilassarsi.
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\nLa visita dell’Alhambra l’abbiamo conclusa con una veloce vista all’Alcazaba (cittadella), il quartiere militare con le sue alte mura e torri di avvistamento e al palazzo di Carlo V, esternamente un perfetto quadrato ricoperto da pietra bugnata che al suo interno nasconde un patio perfettamente circolare, e per rinfrescarci un po’ dal caldo abbiamo approfittato del museo di belle arti situato al secondo piano ad ingresso gratuito per i cittadini dell’unione europea. Nel tardo pomeriggio da Plaza Nueva abbiamo preso il bus 31 per andare in visita nel quartiere dell’Albaycín, siamo arrivati alla piazza del Mirador di San Nicolás dove abbiamo ammirato il panorama completo dell’Alhambra, e dove sarebbe stato molto suggestivo aspettare il tramonto ma una piccola pioggerella ci ha fatto desistere dall’idea, muniti di ombrellino ci siamo avventurati verso il rientro percorrendo la discesa tra i vari vicoli e casine bianche.
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\nGiunti alla Gran Vía de Colon, valutata l’ora, essendo in anticipo sulla tabella di marcia, abbiamo preso il bus numero 8, per giungere al Monastero della Cartuja, un complesso gotico dove poter ammirare il campanile dal patio interno pieno di alberi di aranci, ma nel nostro caso la visita è stata molto veloce, visto il crescere incessante della pioggia. Ripreso il bus numero 8 siamo scesi alla fermata del Gran Vía del Colon, avendo smesso di piovere ne abbiamo approfittato per una passeggiata all’ “Alcaicería”, mercatino dell’artigianato composto da piccole vie dove si affacciano tanti negozi soprattutto di stile arabo. Per la cena, dopo un giro di perlustrazione, di comune accordo abbiamo optato per ritornare alla Bodega Castaneda per concludere al meglio il nostro soggiorno a Granada.
Tappa 3: Da Granada a Cordoba e la visita della città
Il terzo giorno riconsegnata l’audio guida in Plaza Nueva, ritirata l’auto ( www.enoleggioauto.it) una seat ibiza rossa, che non ci ha dato nessun tipo di problema, ma per precauzione avevamo la franchigia illimitata già accordata al momento della prenotazione e il “seguro” assicurazione aggiuntiva, fatta al momento del ritiro, per i cristalli al costo aggiuntivo di Euro 21,00, ho lasciato Granada con la convinzione di aver visitato solo una minima parte e che sia una città di cui c’è ancora tanto da scoprire e quindi mi riprometto o meglio faccio promettere a Leonardo che ci ritorneremo. Il soggiorno a Cordoba è iniziato nel miglior modo possibile, hotel Esperia in Avenida Fray Albino un meraviglioso albergo a 4 stelle (Euro 98,00 per due notti, agosto per loro rientra nella bassa stagione, perfetto!).
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\nCi siamo rinfrescati e riposati un po’, aspettando che passassero le ore più calde e con loro un po’ di calura, ma abbiamo sbagliato i calcoli, l’albergo situato nella strada parallela al fiume Guadalquivir, distante pochi metri dalla Torre de la Calahorra, permette di essere in pieno centro storico attraversando il Puente Romano, ma alle 16.00 si è rivelata una dura prova, abbiamo rischiato di scioglierci durante il passaggio (per fortuna non è successo!!). Dal ponte abbiamo ammirato tutta l’ampiezza dei fiume Guadalquivir e notato i vecchi mulini di grano adagiati sulle sponde del fiume. Appena superata la Puerta del Puente, ci siamo trovati in pieno centro storico in Plaza Triunfo, con una visione laterale della Moschea-Cattedrale e davanti al Triunfo de San Rafael, santo patrono al quale i cordovesi ancor oggi sono molto legati, li ha protetti e salvati durante l’epidemia della peste e pertanto non si troverà mai una sua statua sprovvista di ceri e candele accese. Nell’attaccata Calle Torrijos abbiamo fatto fermata strategica all’ufficio del turismo per avere maggiori informazioni sugli orari di visita dei monumenti, ma non prima di fermarci a fotografare le carrozze, una peculiarità di Cordoba, disposte all’ombra per dare un po’ di sollievo ai cavalli, anche loro provati dal caldo, in attesa di qualche cliente da portare in giro per il centro storico.
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\nA Leonardo sarebbe piaciuto molto approfittare di questo insolito mezzo di trasporto, ma visto il poco tempo a disposizione e la mia gran voglia di visitare i vicoli e le piazze, nella pianificazione del viaggio questa città mi aveva colpito non tanto per i suoi monumenti ma per quello che si poteva scoprire passeggiando a piedi, muniti di piantina siamo partiti alla ricerca della Calleja de las Flores, chi mi conosce sa che non poteva non essere la mia prima tappa vista la fissa che ho per i fiori, questo piccolo vicolo in calce bianca con le pareti piene di vasi di gerani (vasi bianchi e blu con il simbolo di Cordoba 2016 anno in cui sarà la città della cultura) mi ha conquistato, anche se la fioritura non era delle più belle, mi sono immaginata lo spettacolo di colori che ci sarà stato in primavera. Proseguito il nostro cammino, ammirando le piazzette e i patii tempestati da i vasi bianchi e blu, abbiamo deciso di spingerci anche alla scoperta della parte moderna giungendo a Plaza Tendillas, identificata dai cittadini come il cuore moderno di Cordoba, infatti già al primo impatto ci ha riportato alla realtà delle città moderne con negozi, centri commerciali, banche e uffici, in poche parole il caos della vita quotidiana, quindi abbiamo aspettato che l’orologio della piazza segnasse le 19.00, in modo da ascoltare il rintocco delle ore con gli accordi di chitarra spagnola e flamenco per ripercorrere le vie verso la Mezquita. Camminando in calle Jesus y Maria siamo stati attratti dal negozio Spicy Choc un vero paradiso per chi adora te e tisane, come Leonardo, che si è lanciato all’acquisto delle tisane più strane ma dai profumi davvero inebrianti, e per chi come me adora il cioccolato, ma viste le alte temperature ho dovuto accontentarmi di una piccola stecca da consumare nel tragitto del rientro prima che si sciogliesse.
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\nPer la cena abbiamo scelto la Bodegas Mezquita in Calle Cespedes n.12, un ambiente molto carino e con un menù molto ampio, dove abbiamo approfondito la conoscenza con i salumi iberici prendendo un “Surtido de Ibéricos” accompagnato da tapas di verdure e per concludere in dolcezza col “leche frita con helato” buonissimo!! La serata l’abbiamo conclusa passeggiando nel dedalo di viuzze intorno alla Mezquita e gustandoci il fresco della sera, il passaggio sul Puente Romano per il rientro è stato più piacevole per la temperatura, più bassa rispetto al pomeriggio, e per lo spettacolo affascinante della Mezquita riflessa nel fiume Guadalquivir.
Tappa 4: La Mezquita e i monumenti di Cordoba
Ben rigenerati da una bella dormita in un letto a tre piazze, il quarto giorno siamo partiti di buona lena alla visita dei monumenti di Cordoba. La prima tappa è stata all’Alcázar de los Reyes Cristianos (biglietto d’ingresso Euro 4,00), una bella fortezza dove all’interno delle sue sale abbiamo ammirato mosaici conservati perfettamente, e salendo sulle torri è stato possibile godere di un panorama mozzafiato di Cordoba, ma la parte che mi ha conquistato di più sono i magnifici giardini con le fontane e terrazze fiorite, un vero incanto. Usciti dalla fortezza ci siamo diretti alla tappa obbligatoria per chi visita Cordoba la Mezquita-Catedral (biglietto d’ingresso Euro 8,00), appena entrati siamo stati subito affascinati dalle miriade di colonne di marmo e granito che formano una serie di archi di pietra bianca e rossa. Risulta un monumento affascinante, nato da una Moschea araba successivamente ampliata e nella cui zona centrale i cristiani innalzarono le loro cappelle fino a costruirvi una Cattedrale cristiana, il tutto fa sperare in un convivenza pacifica delle varie religioni come avviene nella sua struttura, ogni architettura mantiene la sua identità ma si va ad armonizzare con l’altra.
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\nDopo esserci riposati un po’ all’ombra del Patio degli Aranci seguendo Calle Judería ci siamo addentrati nella visita del quartiere ebraico, dove abbiamo incrociato la statua del medico-filosofo Maimónides ad indicare che in quel luogo si trovava la sua casa, per arrivare al Zoco de Artisanía , mercatino municipale dell’artigianato, una struttura con un ampio patio dove si affacciano gli ingressi dei vari laboratori/negozi degli artigiani del legno, del pellame e della ceramica, davvero caratteristico. Alle 18.00 eravamo pronti per entrare nei Baños Arabes, precedentemente prenotati (http://www.hammamspain.com/cordoba), esperienza molto rilassante per la mente, ambiente accogliente e reso suggestivo dai vari lumini accesi e dalle fessure a forma di stella nel soffitto che fanno entrate la luce esterna, e appagante per il fisico, con il percorso per riattivare la circolazione in questa alternanza di vasche di acqua a varie temperature e bagno turco, il tutto ancora più allietato dal te verde alla menta che viene offerto, davvero da provare.
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\nUna volta usciti, passeggiando nelle stradine li vicine siamo riusciti a trovare Calleja del Pañuelo, il vicolo del fazzoletto detto così perché la sua larghezza corrisponde a quella di un fazzoletto aperto, vicolo che avevo cercato anche il giorno precedente ma che nessuno era stato in grado di indicarmi, il vicolo più stretto di Cordoba, dove passa una persona alla volta e che giunge in una piccola piazza con gelsomini e aranci, una piccola parte di mondo incantato. Soddisfatti della giornata l’abbiamo conclusa alla Bodegas Mezquita perché io volevo replicare con il dolce fantastico della sera prima, ma al momento dell’ordinazione era finito, comunque siamo rimasti soddisfatti della cena a base di tapas, tutte molto apprezzate in particolare “l’atun escabec” tonno al naturale con pepe e vari ortaggi. Un ultima passeggiata per i vicoli di questa città, che nella sua parte storica, si è rivelata la città araba per eccellenza, ma che mi ha trasmesso la sensazione di essere in un mondo incantato.
Tappa 5: Ronda, la città spagnola e i suoi monumenti
Il quinto giorno, ripreso possesso della seat ibiza, con calma ci siamo diretti verso Ronda, al momento della pianificazione del viaggio, l’avevamo scelta perché ci serviva una meta intermedia per poi arrivare all’estremo sud dell’Andalusia e perché ci aveva colpito quello che avevamo letto “una città che lascia con il fiato sospeso”, vero ma non solo perché sorge ai bordi di una gola profonda scavata dal fiume Guadalevín ma perché si è rivelata una piccola gemma preziosa. Il nostro giro turistico è iniziato in Plaza Teniente Arce per visitare la Plaza de Toros (ingresso € 6,00), la più antica di Spagna, meta obbligatoria anche per chi come noi non ama la corrida. Prima abbiamo fatto un incursione nell’arena ammirando l’ampiezza del suo diametro, la doppia galleria di arcate e il palco regio, poi ci siamo spostati sulle gradinate, la visione globale è quella di una struttura semplice ma perfetta.
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\nLa visita l’abbiamo continuata sotto le gradinate, dove trovano spazio le raccolte del Museo della Tauromachia dove abbiamo ammirato gli indumenti e cappe dei toreros la collezione della Selleria Reale della Casa d’Orleáns e la collezione di Armi da fuoco antiche, nel complesso la visita ci è molto piaciuta. Ritornati in Plaza Teniente Arce siamo entrati nell’ufficio del turismo per comprare il bono turistico (euro 9,00) per proseguire nella scoperta di Ronda. Passando dal Miradord del Parador Nacional de Turismo siamo rimasti impressionati dalla potenza della natura, che ha diviso questa città in due parti e in contemplazione del Puente Nuevo che le riunisce. Al Centro interpretación del Puente Nuevo abbiamo avuto la possibilità di scendere, seguendo un sentiero obbligato, una sorta di scaletta creata nelle rocce, nella gola per poter ammirare meglio. Attraversato il Puente Nuevo ci siamo avventurati tra le strade acciottolate della vecchia Ronda,e abbiamo visitato La Casa del Gigante un piccolo palazzo moresco in miniatura, per poi spostarci al Palacio Mondragón, uno dei più bei palazzi di Ronda attualmente adibito a museo, il museo con un racconto dell’evoluzione dell’uomo non ci ha entusiasmati molto, ma il palazzo prima residenza dei Re Mori e poi dei Re Cristiani merita davvero una visita con i suoi bei patios.
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\nPer la cena, prendendo spunto dai diari di viaggio precedentemente letti, ci siamo diretti nella parte nuova, passeggiando fino a Plaza de Carmen Abela dove abbiamo chiesto informazioni a dei poliziotti per Calle Santa Cecilia,nella cartina non era menzionata, la cosa che ci ha fatto sorridere è che sulle prime neanche loro hanno saputo darci indicazioni ma una volta detto che cercavamo il Bar Faustino non ci sono stati più problemi. Dall’esterno il Bar Faustino sembrava un piccolo bar, ammetto non troppo invitante ma la curiosità di scoprire se le cose lette fossero vere ha avuto il soppravvento e così siamo entrati, seguendo un corridoio lungo ci hanno fatto accomodare in un piccolo ma caratteristico patio con vasini di piante appese al muro e al balcone del secondo piano, fotografie molto colorate di toreros alle pareti, il tutto marcato ancora di più da sedie e tavoli di color verde. La cena è stato molto soddisfacente sia per il cibo, grazie alla formula tapas abbiamo assaggiato varie cose, e sia per il costo (Euro 11,00). Rientrando nella parte vecchia, dove era il nostro albergo, ci siamo fermati al Mirador de Aldehuela , ancora più suggestivo lo scenario della gola e del Puente Nuevo illuminati. In Calle Arninan ci siamo fermati al Good Cakes Fast per comprare dell’acqua, un piccolo bar con gelato artigianale e prodotti da forno, ma per una golosa come me è stato impossibile resistere ai muffin disposti sul bancone e la scelta è ricaduta su quello allo yogurt con mirtilli, buonissimo. Con la pancia bella piena ci siamo ritirati in albergo, per l’unica notte trascorsa a Ronda la scelta è ricaduta sul l’Hotel Ronda (euro 66,00), un piccolo albergo con appena 5 stanze, paragonabile più a un B&B, la padrona è stata molto cordiale e ospitale, la camera accogliente e pulita, meglio non potevamo capitare.
Tappa 6: Itinerario da Ronda alla costa dell’Andalusia fino a Tarifa
L’indomani mattina, nonché sesto giorno, non avendo la colazione compresa nella camera ci siamo diretti nella parte nuova, dove la sera prima avevamo notato una pasticceria con panificio annesso, il luogo ideale, visto che io la faccio dolce e Leonardo salata, Productos Daver Calle Los Remedios n.6 che ha ampiamente accontentato entrambi. Per un amante del vino come Leonardo, impossibile partire da Ronda senza aver visitato il Centro de Interpretación del Vino quindi ci siamo diretti in Calle Gonzalez Campos 2 (biglietto € 3,00), dove ci hanno spiegato il processo di produzione, dalla raccolta dell’uva all’imbottigliamento per concludere con la degustazione, compresa nel biglietto, dei quattro tipici vini di Ronda.
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\nLa ricompensa alla visita del museo del vino, per una astemia, è stato un giro per negozietti con sosta al Good Cakes Fast per un zumo per me e un bocadillos per Leonardo vista l’ora di pranzo, bisogna assolutamente andarci perché è tutto buono e il ragazzo gentilissimo. Rientrando verso Plaza Duquesa de Parcent per ritirare dal parcheggio l’auto (Euro 15,00 per 24 ore), siamo passati davanti al Museo Joaquín Peinado, avendo l’ingresso compreso nel buono, lo abbiamo visitato ammirando il percorso artistico di questo pittore di Ronda, che sinceramente non conoscevo, figlio spirituale di Picasso, cosa che si è notata soprattutto nelle sue opere. Soddisfatti di aver inserito Ronda nel nostro tour siamo partiti alla volta di Tarifa, la città più a sud del continente europeo, a soli 14 chilometri dalla coste del Marocco. A Tarifa siamo arrivati nel tardo pomeriggio, trovare l’alloggio prenotato è stata un impresa non semplice in quanto situato al Km. 82 della strada nazionale 340, Cortijo el Pozuelo (www.cortijoelpozuelo.com) e senza indicazioni sulla strada, una bellissima casa rurale di charme (Euro 90,00 a notte) nel Parque Naturale del Estrecho, trovare dove soggiornare a Tarifa non è stata un impresa semplice in quanto meta molto ambita da surfisti soprattutto inglesi per le spiagge ventilate.
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\nLa sera siamo andati a Tarifa centro, essendo sabato sera, caos totale, sembrava di essere a Rimini, il primo impatto è stato deludente, ma la delusione è durata ben poco, passeggiando ci siamo addentrati nel centro storico dove abbiamo visto la statua di Guzman el Bueno posizionata davanti al castello, peccato che i nostri orari non siano coincisi con quelli per visitarlo sarebbe stato interessante, poi ci siamo incamminati nel molo che porta alla Isla de las Palomas, attualmente zona militare, dove ci siamo trovati ad ammirare lo spettacolo del tramonto avendo alla nostra sinistra il Mar Mediterraneo e a destra l’oceano Atlantico, molto suggestivo, unico rammarico la presenza del vento e un foschia che non ci ha permesso di vedere il Marocco. Dopo una settima di cibo andaluso alla vista di un ristorante italiano La Trattoria in Paseo de la Alameda non abbiamo resistito al richiamo e cosi abbiamo gustato un ottima pizza cotta nel forno a legna .
Tappa 7: Le spiagge di Tarifa, relax a Playa de Los Lances
La domenica è stata una giornata di relax, meritata pausa nella nostra vacanza itinerante, mattinata trascorsa nella Playa de Los Lances affacciata sull’oceano, una distesa di sabbia dorata, alla quale ci siamo arrivati a piedi dopo una lungo cammino nel parco naturale, peccato che la giornata fosse iper ventilata, come ci hanno confermato persone del posto, pertanto la sabbia raschiava sulla pelle e l’oceano era mosso, siamo riusciti a bagnarci solo i piedi per quanto era gelida l’acqua. Il pomeriggio l’abbiamo sfruttato per riposarci e visitare un po’ la zona. La Bahia di Bolonia, spiaggia bianca piena di persone indaffarate nel kitesurf realizzando nel cielo un bel arcobaleno di colori, e Zahara de los Atunes tipico paesino di pescatori rinomato per la pesca del tonno, con una piccola spiaggia attrezzata, l’unica, che abbiam visto, munita di ombrelloni e lettini. Per cena ci siamo ritirati a Tarifa e passeggiando nella zona centrale sono stata colpita da “Delicatessen” in Plaza Oviedo n.3, un piccolo locale gestito da tre donne,( mi ha ricordato molto la brasserie del film un ottima annata con Russell Crowe), con piatti particolari molto curati dove si incontrano i sapori europei con i sapori dell’africa, ottime le “albondigas de atun”, polpettine di tonno adagiate su un letto di cous cous con uvetta passa, come tutto il resto. Per smaltire la cena abbiamo optato per un giro nei negozietti caratteristici del centro .
Tappa 8: Da Tarifa a Conil de la Frontera, nel mare dell’Andalusia
L’ottavo giorno, guardando dalla finestre il cielo grigio che ci dava il buongiorno, messa da parte l’idea di adagiarci al sole per un'altra mezza giornata, abbiamo preparato i bagagli e ci siamo predisposti per spostarci a Conil de la Frontera altra località di mare, ma non prima di andare a curiosare nella spiaggia di Los Lances nella zona di Rio Jara, che rispetto a quella raggiungibile dal nostro alloggio, doveva essere munita di una bella distesa di pini. Sarà stato il tempo non clemente, la pineta si bella, ma la spiaggia priva delle dune dorate e piena di sassi a noi non è piaciuta molto, quindi abbiamo decretato che la scelta fatta la mattina prima era stata la migliore. Conil ci è subito piaciuta, la classica piccola località di mare, spiaggia dorata, lungomare con palme ed agglomerato di piccole casine bianche. Lasciati i bagagli in camera, Hostal Torre di Guzman (www.hostaltorredeguzman.com – euro 82,00 colazione compresa) un complesso molto grande con ristorante e gelateria annessi in piena zona pedonale, abbiamo recuperato i costumi e ci siamo diretti subito in spiaggia visto il sole splendente che abbiam trovato. Il pomeriggio è trascorso tra bagni di sole e bagni nell’oceano . Per la cena abbiamo optato per il romantico patio dell’albergo dove abbiamo mangiato in un ambiente molto curato dei buoni piatti di pesce. Conil ci è proprio piaciuta un sacco, anche il passeggio nelle piazzette e vie, peccato che il nostro tour non prevedeva altri giorni li.
Tappa 9: Siviglia, la città e la sua costa, cosa vedere
Consapevoli che la vacanze era in dirittura d’arrivo, il novo giorno ci siamo spostati a Siviglia, per noi ultima tappa alla scoperta dell’Andalusia. Come prima cosa abbiamo riconsegnato l’auto, nostra fedele compagna di viaggio, e siamo partiti alla ricerca dell’hotel El Rey Moro in calle Loper de Rueda n.14 Barrio de Santa Cruz (Euro 147,00 per tre notti). Siviglia ci ha subito accolto con le sue alte temperature, penso che sia la città più calda dell’Andalusia o almeno per noi lo è stata. La fatica e calura provata, nelle prime ore del pomeriggio, per giungere all’hotel sono state ampiamente ripagate, l’hotel situato in una via strettissima dopo l’ingresso ci ha catapultato in un bellissimo patio, in cui si affacciano la maggior parte delle stanze e la stanza dotata di ogni confort e di una piacevolissima aria condizionata ci ha, per fortuna, rimesso in sesto.
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\nPer ritirare la Sevilla Card pack 1, comprata prima della partenza (www.neoturismo.com), ci siamo recati in avenida de la Constitución n. 21, ed essendo vicino a Puerta de Jerez abbiamo optato per seguire uno degli itinerari consigliati dalle guide dell’ente del turismo Spagnolo (www.spain.info/it) che partiva proprio da lì vicino. In calle Palos de la Frontera abbiamo ammirato la facciata del Palazzo di San Tolomeo, dove le dodici statue, dei personaggi più importanti della storia di Siviglia, ci hanno dato il benvenuto e invitato a scoprire ogni particolare di questa città, o almeno questa è stata la nostra piacevole sensazione. Proseguendo in calle San Fernando abbiamo fatto tappa all’Università di Siviglia, ospitata nell’antica Fabbrica del tabacco, un edificio maestoso che abbiam scoperto essere la maggiore costruzione di tipo industriale del XVIII in Europa. Attraversando la piazzetta di San Diego siamo giunti al Villino dell’Esposizione e al Teatro Municipale Lope de Vega, due dei tanti edifici che furono costruiti in occasione dell’Esposizione Iberoamericana tenutasi nel 1929, ma ci siamo dovuti accontentare di vederli dall’esterno in quanto chiusi. Il giro a questo punto prevedeva la visita al Parco di Maria Luisa, ma in avenida de Isabel la Católica la nostra attenzione è stata rapita dalle torri di Piazza di Spagna, una piazza di straordinaria bellezza, con i mattoni a vista di marmo e ceramica, ci siamo persi a girarla in tutta la sua ampiezza semicircolare, per ammirare la serie di pannelli di ceramica dedicate alle province spagnole, unico rammarico il canale che attraversa la piazza in restauro, quindi asciutto e senza imbarcazioni, che peccato.
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\nDopo aver girato in lungo e largo Piazza di Spagna ci siamo addentrati nel Parco di Maria Luisa, dove percorrendo le vie al suo interno, tra la vegetazione lussureggiante, siamo giunti fino a Piazza d’America, altro emblema dell’Esposizione Iberoamericana del 1929 con i suoi tre padiglioni costruiti intorno, una piazza di svago per i bambini, che si divertono a dare da mangiare alle tante colombe che si riuniscono lì. Per la cena, vista la stanchezza, abbiamo optato per andare in un posto vicino al nostro albergo e di cui avevamo letto commenti positivi, il Bar Las Teresas (calle Santa Teresa n. 2) dove abbiamo assaggiato il pubblicizzato solomillo al wisky, loro piatto forte, unica cosa che a noi è piaciuta, il resto non ci ha conquistato.
Tappa 10: La Cattedrale di Siviglia e la crociera sul Guadalquivir
Il decimo giorno, dopo aver fatto colazione al punto self service dell’hotel, piacevole sorpresa di cui non eravamo a conoscenza fino all’arrivo in hotel, ci siamo diretti alla Cattedrale. L’ingresso compreso nella Sevilla card ci ha agevolato, abbiamo fatto solo una breve fila per prendere l’audio guida (Euro 3,00). La visita della Cattedrale con le sue 5 navate, le tante cappelle in memoria dei vari santi, il mausoleo di Cristoforo Colombo, il coro e l’altare maggiore ci ha impegnato parte della mattinata, non per nulla è il più grande tempio gotico di Spagna e il terzo edificio cristiano per dimensione. La visita non poteva dichiararsi terminata senza salire nella Giralda, simbolo di Siviglia e campanile della Cattedrale, bello lo spettacolo che si ha salendo e la visione d’insieme della città che si ha dall’alto, ma lo spettacolo migliore della Giralda secondo me lo si ha da Plaza de Los Reyes dove è possibile ammirare “el giraldillo”, statua che conclude la torre e raffigura la fede in forma di donna, con in una mano uno scudo e nell’altra una palma.
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\nNel pomeriggio abbiamo optato per andare alla Torre dell’Oro per fare la crociera panoramica sul fiume Guadalquivir compresa nella Sevilla card. La crociera è durata un ora, nella navigazione siamo stati accompagnati da una voce registrata che ci ha illustrato su Siviglia, i punti di interesse e monumenti, ed i vari ponti che attraversavamo, dal più vecchio Ponte di Triana fino ai più moderni come il Ponte dell’Alamillo e il Ponte la Barqueta opere ultra moderne costruite per Expo del 1992, nell’insieme una visita interessante e piacevole. Al rientro verso l’hotel ci è piaciuto perderci nelle strette stradine pavimentate di pietre bianche e nelle piazzette con gli alberi di arancio del Barrio de Santa Cruz, di sicuro una delle zone più incantevoli della città.
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\nLa serata è stata organizzata in funzione dello spettacolo di flamenco, prenotato la sera precedente. Alle 20.00 abbiamo iniziato la nostra serata, prima cena al ristorante “El 3 de oro” in calle Santa Maria la Blanca n.34 (Puerta de la Carne) dove abbiamo mangiato benissimo, in un locale molto carino, ci è costato un po’ di più degli altri posti ma tutti meritati. Alle 22.15 eravamo già accomodati all’interno del caratteristico patio della Casa della Memoria, un centro culturale in Santa Cruz (calle Ximenéz de Enciso n.28), in attesa dell’inizio dello spettacolo. Al costo di Euro 15,00 abbiamo assistito ad una bellissima e suggestiva esibizione di flamenco tradizionale con canto, ballo e chitarra. La serata l’abbiamo conclusa passeggiando nel fascino notturno del Barrio de Santa Cruz.
Tappa 11: Ultime visite ai monumenti di Siviglia
L’undicesimo giorno, nonché ultimo giorno a disposizione per visitare Siviglia, siamo partiti di buon ora per andare a Prado San Sébastian al punto informativo “Tussam” del trasporto urbano, ufficio che ha degli orari molto ridotti ( è aperto solo la mattina!!), per avere informazioni utili su come giungere al quartiere Macarena e all’aeroporto il giorno seguente. Svolte le pratiche burocratiche, fatemi passare il termine, ci siamo diretti in Plaza de Triunfo per visitare i “Reales Alcazares” visita compresa nella Sevilla card, quindi all’ingresso abbiamo ritirato l’audio guida (euro 3,60) e ci siamo avventurati alla scoperta della fortezza. Solo la mattina con un biglietto aggiuntivo di euro 4,20 è possibile visitare il Cuerto Real Alto, occasione che non ci siamo fatti scappare e così dopo aver depositato tutte le borse e oggetti personali, scortati da una guardia abbiamo vitato gli appartamenti reali ancora oggi dimora dei monarchi spagnoli quando sono a Siviglia, visita da non perdere. La visita alla fortezza, in questo sontuoso palazzo mudéjar, con il Salone degli Ambasciatori, il patio delle Donzelle e della Bambole e i magnifici giardini ci ha davvero catapultato nel fantastico mondo delle “mille e una notte”, come anticipato dalle guide turistiche, affascinante.
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\nAlla fine della visita ci siamo trovati nel Cortile delle Bandiere, dove ha inizio la calle Juderia, e così ci siamo incamminati per il quartiere ebreo ma per poco perché vista l’ora e il caldo opprimente abbiamo optato per fare spuntino al Patio San Eloy (calle Mateos Gago n.4) dove al fresco del locale climatizzato ci siamo rifocillati, tutto buono ma i panini “montadito”ci hanno conquistato. Il pomeriggio muniti della nostra tessera Tussam abbiamo preso i mezzi pubblici e così siamo arrivati al quartiere della Macarena. Abbiamo percorso la strada Muňoz Leon dove la Muraglia della Macarena, con i sette torrioni quadrati e uno ottagonale ci ha riparato dal sole fino al nostro arrivo all’Arco della Macarena, simbolo del quartiere, addossato alla Basilica. Struttura moderna risalente al 1949 di stile prettamente barocco che al suo interno conserva la statua della Madre Addolorata a cui sono molto legati sia i sivigliani che tutti gli spagnoli. Usciti dalla basilica attraversando la strada ci siamo ritrovati di fronte a un immensa struttura di stile rinascimentale, l’Ospizio delle Cinque Piaghe, ma attualmente sede del Parlamento della Regione Andalusa.
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\nPrima di rientrare nel Barrio de Santa Cruz ci siamo recati in Plaza San Pedro dove abbiamo visitato l’omonimia parrocchia, una chiesetta di costruzione primitiva, molto semplice che richiama i turisti perché nelle pareti esterne ci sono delle piastrelle che compongono dei quadri, soprattutto quello della facciata principale dove è rappresentato il purgatorio e tradizione vuole che chi al suo interno riesca a vedere l’uccellino che il pittore ha collocato sia sposi entro l’anno. Purtroppo ho dovuto rinunciare ai dolcetti preparati dalle suore di clausura del Convento di Santa Agnese perché quando siamo arrivati era chiuso, erano sbagliati gli orari di apertura che mi risultavano, che peccato tutti nei diari di viaggio ne parlavano così bene. Siamo rientrati in albergo che era oramai ora di cena, e abbiamo deciso di provare il ristorante dell’albergo dove in un atmosfera incantevole (calle Reinoso n.8), abbiamo trascorso la nostra ultima cena a Siviglia. Nonostante l’ampia scelta del menù, con tipica cucina andalusa, abbiamo optato per il menù del giorno (euro 13,50), in quanto eravamo troppo stanchi per studiarlo, comunque siamo rimasti molto contenti delle nostre portate, e possiamo affermare che l’hotel e il ristorante El Rey Moro sono una chicca di tradizione e ottima ospitalità da non perdere.
Tappa 12: Fine del viaggio e il ritorno in Italia
Il risveglio del dodicesimo giorno è stato il più duro non solo per l’ora, alle 8.00 bisognava essere in aeroporto, ma per l’idea che la vacanza era giunta a termine, quindi a malincuore ci siamo diretti a Palos de la Frontera a prendere il bus (euro 2,30) che in 30 minuti ci ha portato all’aeroporto di San Pablo. Abbiamo lasciato l’Andalusia con la voglia di ritornarci per poter scoprire tutto quello che per mancanza di tempo non siamo riusciti a visitare, e soprattutto cosa da non sottovalutare, per la gentilezza e disponibilità delle persone. Della mia prima esperienza in Spagna sono rimasta affascinata da questo popolo che è davvero “caliente” ma senza mai esagerare. Una meta da non perdere.
