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Tappa 1: Grand Raid d’Egitto: dalle Alpi alle Piramidi. Donnavventura, Chiara e ilTurista.info

La carovana di Donnavventura si rimette in moto, e questa volta è il bianco a dominare i colori della spedizione. Già questo dettaglio ci segnala che gran parte del tour, che accompagnerà la squadra di ragazze in un percorso avvicente di migliaia di chilometri, si svolgerà in gran parte in ambiente desertico, dove il sole anche se si è in autunno, riesce ancora a colpire con la sua luce e il suo calore. In più il bianco è anche il colore di uno degli sponsor della manifestazione, BioNike ed è quindi ancor di più un colore adatto alle autovetture che affronteranno il deserto. Anche quest'anno saranno le autovetture Mitsubishi ad accompagnarci in mille avventure e difficoltà, che saranno sicuramente meno impegnative se affrontate con lo spessore meccanico e teconolgico di queste vetture, i collaudatissimi pick up L200 e le fiammanti ASX euro 5, i nuovi crossover tutti da scoprire. Inoltre anche il look delle ragazze sarà perfetto per carattere e praticità grazie all'ottimo lavoro di Alviero Martini 1^ Classe.
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\nIo sono Chiara, e sono stata scelta per raccontarvi di questa avventura sulle pagine di www.ilTurista.info e per me non sarà la prima esperienza di deserto. Sono infatta una "veterana" avendo partecipato ad altre edizioni di Donnavventura, e nel 2006 la meta fu l'Australia, famosa per il suo outback ricco di deserti di ogni tipo e grado di difficoltà. Ma anche quest'anno non si scherza, dopo il mare e l'archeologia di Grecia e Turchia, scopriremo gli altopiani desertici dell'Anatolia, perfetto antipasto prima di tuffarci nelle magie del vicino oriente, dove ci attendono paesaggi aridi, ma anche luoghi di suggestioni uniche, tra resti di antiche città e terreni ricchi di rocce dai colori vivaci. Poi alla fine il paesaggio magico del deserto bianco, un luogo mitico dove il tempo e lo spazio si confondono reciprocamente, con montagne di sabbia spazzate dal vento, e dove il cielo la notta scenderà vicino a ricordarci della sua grandezza e struggente bellezza…
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\nL'Egitto con il suo dinamico ente turismo è uno dei main sponsor del raid dalle Alpi alle Piramidi, ed è giusto che sia così dato che i paesaggi finali, in terra egiziana, ci si aspetta siamo di una bellezza straordinaria. Contribuiranno alla spedizione poi alcuni storici operatori del mondo dei viaggi: Touring Club Italiano e Turisanda, a cui si è affiancata l'associazione di Turismo Responsabile. Non meno importanti e prestigiosi sono gli altri main sponsor di Donnavventura, e cioè l'Esercito Italiano che ha fornito l'addestramento a noi ragazze, la radio RTL 102,5 che provvederà ai collegamenti radiofonici nei vari luoghi raggiunti dalla spedizione e Open Sky azienda leader nel settore dei contenuti digitali via satellite
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\nDi spessore anche i nostri Travel Partners che potete scoprire cliccando nella nostra Pagina dedicata. Oltre all'Egitto si affiancano gli enti turistici di Turchia, Grecia, Siria e Giordania, Hotelplan, Equinoxe e Turisanda.
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Tappa 2: Le prime due settimane itinerario tra Italia, Grecia e Turchia

LA MIA PRIMA SETTIMANA (24.08.2010)
\nLa prima settimana è sempre la più difficile.
La squadra deve ingranare, prendere il ritmo della spedizione, memorizzare compiti ed indicazioni che piovono a raffica come chicchi di grandine. Giornate lunghe e notti brevi, ma in genere, col passar del tempo, le cose migliorano, o semplicemente ci si abitua e si innescano automatismi che fanno sentire meno la fatica. 
Un’altra cosa rimane immutata, a prescindere dalla meta, che sia l’Australia, la Malesia o l’Egitto ed è l’affiatamento che si crea da subito all’interno della squadra. C’è sempre qualcuno che lavora con te, pronto a darti una mano e a farsi una risata quando serve. Ciò che resta, alla fine del viaggio, è un’esperienza straordinaria, condivisa con persone altrettanto stra-ordinarie e decisamente fuori dal comune. 
Sarà così anche quest’anno, ne sono certa.
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\nCHIARA DA ISTANBUL (31.08.2010)
\nSono trascorsi dieci giorni dalla partenza del Grand Raid d’Egitto, eppure sembra di essere via da almeno un mese! La giornate si susseguono lente ed intense, sveglia presto e a letto tardi… come nella migliore tradizione di Donnavventura, non si riesce ad andare a nanna prima dell’una e mezza di notte, le cose da fare sono tante, compreso il redigere reportage che permettano, a chi sta a casa, di sapere come stanno andando le cose.
Scrivere a quest’ora non è affatto facile, la stanchezza per la giornata trascorsa si fa sentire e non è ancora finita.
Questa mattina abbiamo lasciato la Grecia per raggiungere Istanbul, 548 km di guida con arrivo in città nell’ora di punta, durante il Ramadan, quando le persone si muovono all’unisono per essere a casa prima del tramonto per consumare il pasto, dopo il digiuno diurno. La città è ancor più bella e fascinosa di quanto la ricordassi, soprattutto di sera. Ora però, è meglio che spenga il computer e vada a leggermi qualcosa, altrimenti domani cosa racconto davanti alla telecamera… ;)


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\nCOME SONO DIVENTATA UNA DONNAVVENTURA (01.09.2010)
\nSabato pomeriggio, ora della merenda, tè e biscotti. Vedo in televisione un gruppo di ragazze in un villaggio africano, fatto di paglia e fango, mi soffermo ad osservarle, penso che sarebbe bellissimo poter essere una di loro, ma credo si tratti di professioniste e che quindi la cosa non sia alla mia portata.
Passa qualche tempo quando un amico, chiacchierando, mi dice che secondo lui, sarei tagliata per fare Donnavventura. Addirittura si informa e mi spiega cosa bisogna fare per candidarsi, vale a dire iscriversi al sito e incrociare le dita.
Ha funzionato!
Sono partita quello stesso anno per l’Australia, l’anno dopo per la Malesia ed ora sono in Turchia. Non male come iter…

Grazie Faber
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\nLA MIA ESPERIENZA IN NAVIGAZIONE TRA LE ISOLE GRECHE E LA COSTA TURCA (12.09.2010)
\nInizialmente ero un po’ scettica, navigare su di un catamarano, per quanto confortevole come Diabolica e condividere spazi comunque ristretti, pensavo sarebbe stato difficile. Temevo un po’ il mare che è un elemento che non mi appartiene, mi sento molto più legata alla terra, al verde dell’erba e degli alberi, invece ho dovuto ricredermi ed anche piuttosto in fretta. Mi piace il dinamismo della barca, cazzare o lascare una cima a seconda delle esigenze, spiegare le vele e “poggiarle” seguendo il vento, osservare l’orizzonte e timonare. Quando in barca succede qualcosa ci si deve muovere velocemente ed in modo ordinato, efficienza e lucidità sono le imprescindibili doti di un marinaio. Le manovre devono essere rapide e precise, niente panico quando il vento sembra che ti strappi le vele o quando in fretta si deve gestire l’ancora, filarla o recuperarla per evitare collisioni con altre imbarcazioni o con il molo al quale si sta attraccando. Il vento poi è compagno inseparabile, un amante bizzoso e dolcissimo, con un sussurro ti gonfia le vele e ti fa scivolare leggero sull’acqua, ma un attimo dopo si fa prendere dalla rabbia e ti urla in faccia, prepotente ed arrogante, è allora che ti mette alla prova. Puoi tenergli testa fino a che la sua ira si sarà placata o puoi farti travolgere dalla sua furia. Solo conoscendolo bene puoi sperare di averla vinta e di continuare quell’amorevole idillio fino alla prossima sfuriata.
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\nCHI L’AVREBBE MAI DETTO (17.09.2010)
\nE chi l’avrebbe mai detto che di nuovo, per la terza volta, sarei ripartita con Donnavventura, per una nuova, lunghissima spedizione!!
\nQuasi quattro mesi. Lontano da casa, dagli affetti, dal beach volley, tra l’altro tutta la mia banda di amici e beacher si è appena cimentata nel più goliardico dei tornei: Bilione e io non so neanche com’è andata. Niente sabati mattina con Marta, pranzi al giapponese e weekend romantici… non con Marta però 😉

Tappa 3: Il Capo spedizione, le mie compagne e Luca…

IL CAPO SPEDIZIONE
\nMa come si fa a parlare del capo spedizione, di Maurizio Rossi, senza cadere nel banale. Il deus ex machina di Donnavventura, vulcano di idee, nastro trasportatore di episodi surreali, ambientati ai quattro angoli del globo terraqueo. In quanti possono dire di aver investito una balena! (Rassicuriamo tutti che la balena non ha subito danni permanenti). Lo riconoscono ovunque, persino nella semi-sperdita isola di Simi, qualcuno si ricordava di lui ospite ad una festa ai Caribi. Roba da matti! In questo mesetto di spedizione ci sono già stati quattro o cinque di questi episodi, io non ho incontrato nessuno… Viaggiare con lui è a dir poco impegnativo, sa esattamente cosa vuole, sin nei minimi dettagli ed è praticamente impossibile non sgarrare mai e lì parte il: “Ma NO!! Cosa fai – se non lo sai chiedi!”. Ad un ignaro omino a Sydney aveva urlato: “MA WHY?!” Ora ci ridiamo su, ma in quel momento eravamo tutte atterrite, omino incluso che non sapeva quale peccato mortale avesse appena commesso, per meritarsi quella sfuriata… il peccato non me lo ricordo, la faccia di lui si però! Viaggi, lavori, progetti, studi, compagni di scuola e di merende, rally e barca a vela, donneavventura che sbucano da tutte le parti, telefonino in fiamme, messaggi a pioggia… ma quanti anni ha quest’uomo e quanta pazienza!
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\nLE MIE COMPAGNE DI VIAGGIO: PUNTI DEBOLI E DI FORZA
\nUn nuovo viaggio con Donnavventura, una nuova squadra, ma nessuna potrà eguagliare quella della mia prima spedizione in Australia, o forse si…
\nIl team di quest’anno è affiatato e operativo, anche se ci sono meccanismi che devono ancora essere oliati.
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\nValentina è la più giovane del gruppo, quella che mi ha colpito per prima e che ho sostenuto dal primo momento, non che ce ne fosse bisogno, è piaciuta subito a tutti. E’ sveglia, veloce, intelligente, capace, attenta, responsabile, divertente e simpatica. E’ molto dolce ed ha il suo mondo fatto di affetti, episodi e chiccherie di cui ci racconta ogni tanto. Le gonne svolazzanti, i tacchi alti, le borsette coordinate ed il rosa imperante, il suo colore preferito. Sarà strano vederla in abiti diversi da quelli di Donnavventura che, comunque, le stanno a pennello! E’ titolare insieme a me di Charly, la terza macchina della carovana e anche qui ci ho messo lo zampino, spero non le dispiaccia. Ogni tanto le manca casa e si fa prendere dallo sconforto, ma basta un respiro profondo perché le nuvole passino e i pensiero torni a focalizzarsi sulla spedizione, sulle mille cose da fare e sull’obbiettivo: arrivare fino alla fine. E’ davvero brava.
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\nTatiane la nostra artista brasiliana, bella dal vivo ma in foto è spettacolare, questi ricci ribelli ed il sorriso immacolato riempiono ogni immagine. E’ la fotografa del gruppo, quella che si fa in quattro per immortalare paesaggi, situazioni e per valorizzare le donneavventura che, a volte, sembrano un po’ derelitte, colpa di giornate intense e notti insonni passate a lavorare al computer, sai che occhiaie poi! Non si tira mai indietro, sai di poter contare su di lei, è altruista e generosa, non si sognerebbe mai di mettere in difficoltà una compagna per salvarsi da un rimprovero del capo spedizione, stoicamente incassa i colpi per se e per le altre. Si prende cura della squadra, prepara la colazione e qualche volta ci scappa anche un massaggio alla sera, è bravissima. Il tempismo non è il suo forte, o semplicemente è pacata e mi chiede cose normalissime in momenti in cui io sono in pieno delirio perché devo preparare un audiovideo, sistemare il radiomicrofono o trascrivere informazioni, allora la fulmino con lo sguardo e me ne pento un secondo dopo!
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\nFrancesca è mia coetanea, siamo le più “grandicelle” del gruppo. Lei è molto dolce, attenta alle cose che succedono, legge le situazioni e gli umori delle persone con un’occhiata, ha una sensibilità particolare, è intelligente e riflessiva, profonda. In viaggio non è ancora riuscita ad esprimere tutto il suo potenziale, a volte rimane un passo indietro ad osservare, quando invece dovrebbe agire d’impulso e lasciare che quella forza che nasconde dietro ad uno sguardo morbido strabordi. E’ spassosa, divertente ma questo lo tiene troppo per se o per i momenti in cui, spenta la telecamera, ci si racconta le cose di tutti i giorni. Condividiamo pensieri, guardiamo le stelle che cadono, ci confrontiamo al di fuori di quella che è l’esperienza del viaggio. E’ una persona da scoprire, una peonia in bocciolo, con petali chiusi che si aprono pian piano, senza fretta, una cipolla, ma l’immagine del fiore le si addice di più!
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\nClotilde il terremoto. Non puoi non accorgerti di lei, non puoi non adorarla per la sua spigliatezza, la preziosa capacità di sdrammatizzare le situazioni e farti ridere con battute e parodie. E’ attenta e premurosa, non le sfugge niente, coglie immediatamente le ombre che a volte oscurano lo sguardo delle compagne e subito cerca di porvi rimedio, non si finge con lei. Si preoccupa, si domanda e ti domanda. E’ l’efficienza fatta a persona, vigile, organizzata e lucida. Una cosa affidata a lei è in buone mani. Qualche volta si dimentica di quanto è in gamba e si fa prendere dall’ansia, ingiustificata, di non essere all’altezza delle situazioni. Ha bisogno di conferme che puntualmente arrivano, perché lei è una vera Donnavventura ed io sono molto felice di averla come compagna di viaggio.
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\nLaura è la nutrizionista, quella che subissiamo di domande per sapere se è più ricca di fibre una mela o una pesca noce, o se è meglio mangiare insalata a foglia larga (pare di no) o un radicchio di cui si eliminano le foglie esterne e lei, paziente, risponde in maniera puntuale e dettagliata, senza stancarsi. Precisa lo è a prescindere, si ricorda tutto, è la goccia che scava la roccia, il grillo parlante che, discreto, ti ricorda ciò che c’è da fare, una mano santa per me. E poi ti fa sbellicare con i detti di Parma, uno per tutti: “tirare il pelone” e ora vi sfido a capire cosa significa! E’ dolce e determinata, ha uno sguardo diretto che ti affascina e poi è fotogenica da morire. Ogni tanto si agita, specie in macchina quando ci sono passaggi impegnativi e si preoccupa troppo di essere impeccabile, gli errori e le conseguenti ramanzine sono praticamente inevitabili… per tutte!
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\nIL CAMAROGRAFO LUCA
\nLuca. Alla sua prima esperienza con Donnavventura si è trovato catapultato nel nostro universo parallelo, fatto di tante piccole regole e buone abitudini consolidate negli anni, che però possono sembrare anomale se viste da fuori. Anche il semplice fatto di seguire tutti la stessa dieta e mangiare una bella zuppetta calda alla sera, piatto che in genere gli uomini non gradiscono molto, fa parte del gioco.
\nLuca però si è adattato perfettamente ai ritmi ed alle usanze della squadra, è paziente quando ci impappiniamo davanti alla telecamera o quando, prese dalla solita ansia, dimentichiamo che lui è “fuori dal finestrino” a filmare e noi guidiamo come se stessimo facendo il Rally dei Faraoni, ma ormai si è abituato o rassegnato!
\nIl suo sguardo da sognatore rassicura e ti sorprende quando, spenta la telecamera, esordisce con la battuta che non ti aspetti, ti fa sorridere e vorresti che condividesse l’intero viaggio con la squadra, tra l’altro il suo abbigliamento da uomo avventura suscita ogni giorno entusiasmo, è infatti dotato di un ampio guardaroba composto da magliette e camice che riportano i loghi di Donnavventura ed una striscia in velcro dove applicare il nome… è proprio uno di noi : )

Tappa 4: Il primo mese di viaggio, Aspetti positivi e negativi

Un mese che sembra un anno, succede ogni volta ma non ci si abitua mai. Siamo partite da quattro settimane, abbiamo già percorso migliaia di chilometri, visto coste ed isole, resti archeologici e mercati locali, con il solito ritmo incalzante, mordi e fuggi, che fa sembrare le giornate infinite. Breafing che si susseguono, cambi guida, reperimento di informazioni e contatti… le esigenze di produzione soffocano a volte la possibilità di conoscere davvero un luogo e di soffermarsi, oltre il necessario, per osservare, ascoltare, capire. Questa è la differenza che corre tra un viaggiatore ed una donnavventura, sempre in lotta con le circostanze, con il tempo che è già passato, è sempre “troppo tardi”, con la luce non giusta per fare immagini, con il sole troppo alto o la troppa gente intorno quando ci si trova in un sito archeologico. In un mese, due o tre le cose non cambiano, il tempo ti domina, è tiranno, impari e cerchi di ottimizzare ogni attimo per tutta la durata della spedizione, si fanno più cose contemporaneamente, anche a fine giornata mentre la tua compagna di stanza fa la doccia tu pensi al bucato per entrambe, sarà poi lei a stenderlo, in un’alternanza di compiti da assolvere perché il meccanismo non si inceppi… minuti preziosi che sfuggono tra le dita, come questo primo mese di viaggio, denso e complesso allo stesso tempo.
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\n40 giorni di spedizione e una nuova squadra per Donnavventura 2010
\nL’ideale sarebbe portare a termine la spedizione con le stesse compagne di squadra con cui si è partite, ma non sempre succede, anzi quasi mai. Dopo quaranta giorni di viaggio c’è stato un aggiornamento del team, Tatiane dalla Siria e Francesca dalla Giordania, sono rientrate in Italia, lasciano il posto a due veterane. Insieme abbiamo attraversato l’Italia d’un soffio e poi Grecia e Turchia, peccato non poter continuare con loro anche in l’Egitto, meta a cui dedicheremo almeno due terzi dell’intera spedizione.
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\nPerò, dall’altra parte, è arrivata Ana, che conoscevo poco ma con cui da subito c’è stato un grande feeling e Stefania, la mia “australiana”! Tre mesi dall’altro capo del globo, in quella che è stata per entrambe la prima spedizione e l’anno successivo di nuovo insieme in Borneo. Due tra le veterane più toste degli ultimi anni, la squadra ha cambiato assetto, ora è proprio giù da gara!!

Tappa 5: Immersioni nel Mar Rosso, come immergersi in un acquario

Nonostante in questi anni non mi sia fatta mancare destinazioni esotiche, non mi ero mai immersa tra le acque del Mar Rosso, nella sua decantata barriera corallina. E’ davvero come nuotare in un acquario. Tanti piccoli pesci colorati che si possono osservare con il semplice ausilio di una maschera, non serve altro. Con un po’ di pazienza si può imparare a distinguere le specie, i più facili da riconoscere sono i pesci farfalla, di colore giallo intenso che si muovono sempre in coppia, oppure il pesce pappagallo tinto di verde-azzurro iridescente e poi tante altre, anche di dimensioni più ragguardevoli, come le cernie o le murene. In questo tratto di mare la barriera corallina scende ripida in profondità formando banchi e isolotti che creano un habitat perfetto per la proliferazione di specie diverse.
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\nDi impatto diverso la barriera corallina delle Hawaii che ricordo più imponente e sinistra, sarà stato il fascino della prima volta, sommato al fatto di essere lì da sola in mezzo a pesci che ricordo più grandi ma non meno colorati. Una sensazione bellissima, replicata qualche anno dopo in Nuova Caledonia, dove a farla da padrone, più che i pesci, sono i coralli stessi, coloratissimi. In quell’occasione avevamo incontrato anche un “piccolo” squalo ma, niente paura, era già sazio 😉 Immergersi è qualcosa di speciale, mi piace farlo in apnea, resistere di volta in volta qualche secondo in più prima di risalire e osservare da vicino il mondo che si cela appena sotto la superficie dell’acqua. E’ una sfida con se stessi e una scoperta che si rinnova. E’ bello trovarsi faccia a faccia con una donzella a bande nere che scocciata se ne va e nuotare fra i banchi di pesci azzurri che si muovono all’unisono. E’ divertente e allo stesso tempo strano sentirmi così a mio agio in un elemento che, come ho già detto altrove, non mi appartiene, sentendomi molto più legata alla terra che al mare. Il prossimo passo magari sarà quello di prendere il brevetto da sub, ma non so se le immersioni con le bombole mi daranno quella stessa sensazione di forza e libertà messe insieme.

Tappa 6: Il viaggio fin qui… breve riepilogo delle tappe di Donnavventura 2010

Donnavventura quest’anno ha deciso di optare per un itinerario non troppo “lontano” nello spazio, vale a dire da un punto di vista geografico, ma lontano nel tempo poiché si toccano luoghi che hanno una valenza storica straordinaria. La carovana è partita da La Thuile in direzione Matera, la “città dei sassi”, bellissima con le sue case aggrappate alla montagna, il tramonto poi getta una luce speciali sui sassi, rendendo l’atmosfera ancor più suggestiva. Tappa successiva la Grecia. Non poteva certo mancare una visita all’Acropoli dove storia e mitologia si confondono tra loro. La magnificenza architettonica, risultato di quella perfetta combinazione politica che fu l’età d’oro di Pericle, intersecata alle vicende cosmologiche, che vedono la Dea Atena ed il Dio Poseidone contendersi il patrocinio di una città, destinata dal Fato, ad essere grande. Nascono qui la democrazia e il teatro, anzi la tragedia, considerata da Wagner e Schopenhauer la più alta manifestazione dell’arte dopo la musica. Di altra storia si parla invece andando alle Meteore, monasteri eretti sulla sommità di speroni rocciosi, su cui antichi eremiti, già intorno al X secolo, si rifugiavano per pregare e sentirsi più vicini a Dio. Sono stati eretti qui complessi monastici che sussistono tutt’ora, in un contesto naturalistico che definire spettacolare è riduttivo. E poi le isole, fiore all’occhiello di un paese che ha nel turismo una delle sue principali fonti di reddito. Donnavventura si è concentrata su quelle del Dodecaneso, Patmos e Simi in primis. Atmosfere rilassate e raccolte, perfette per godersi il mare, sentendosi un po’ fuori dal mondo ma non troppo. La Turchia ci accoglie con il fascino di Istanbul, città da sempre sospesa tra Oriente ed Occidente; tant’è che anche logisticamente si sviluppa su due continenti, Asia ed Europa. Moschee, cafè, donne velate e ragazze spavalde che vestono all’occidentale, in una perfetta commistione di idee e tradizioni. Il sito di Efeso con la sua biblioteca, il grande tempio ed il colonnato mantengono in vita i fasti della dominazione romana, a pochi chilometri dall’attuale Kusadasi, dove ci si imbarca sul catamarano per andare alla scoperta della costa turca, con le sue calette nascoste e le acque trasparenti. La Siria è dietro l’angolo con Antiochia dove si trova la grotta in cui i Santi Pietro, Paolo e Barnaba si riunivano per sfuggire alle persecuzioni e celebrare le prime rudimentali messe, ricordando gli insegnamenti ricevuti dal Messia. È il luogo in cui, per la prima volta, discepoli e apostoli si sono detti Cristiani. E poi Aleppo che contende a Damasco il primato di città più antica del mondo. Una cittadella arroccata su un’altura naturale ed un colorato suq che rimanda al vivace transitare di mercanti e carovane, che per secoli hanno fatto la spola tra il Golfo Persico ed il Mediterraneo. Palmira è la vera perla della Siria, magnifica città ancora in ottimo stato di conservazione, tangibile prova della potenza di Roma in Oriente e in cui aleggia ancora il ricordo di quella regina Zenobia, che a Roma volle ribellarsi per rendere Palmira un impero a sé stante. L’itinerario siriano si conclude con la capitale Damasco, intrico di vie, colori e profumi. Una grande moschea che ingloba originarie vestigia cristiane, tra cui il cenotafio di san Giovanni Battista, a testimonianza di una lunga tradizione di convivenza tra le due religioni ed infine, Bosra con il suo teatro in nero basalto. È tempo di Giordania, pochi chilometri dal confine siriano c’è Amman, moderna capitale del Paese, figlia di quel risveglio economico dell’ultimo secolo. Ci si sposta poi verso il Mar Morto che costituisce una grande attrattiva turistica, specie per le proprietà dermatologiche dei suoi fanghi e dove nuotare è a dir poco spassoso, poiché la concentrazione dei sali nell’acqua fa si che si galleggi in maniera inverosimile; si torna bambini tra fango e giochi d’acqua. Anche la Giordania ha il suo tesoro, in fondo ad una profonda gola si apre la città di Petra, straordinaria poiché interamente scolpita nella roccia. Uno spettacolo maestoso, dove natura ed architettura si fondono armoniosamente creando un complesso che non smette di stupire per bellezza e maestosità nonostante il passare dei secoli. Rosso invece è il deserto del Wadi Rum, dove solo la natura la fa da padrona, erodendo e modellando l’arenaria, creando contorni morbidi e cavità che danno l’impressione che la roccia si sia disciolta sotto i persistenti raggi del sole che qui non perdona. L’itinerario giordano si conclude nella parte più meridionale del paese, ad Aqaba, strategico sbocco sul mar Rosso che offre anche un piccolo tratto di barriera corallina dove qualche colorato pesce fa capolino tra i coralli. Si lascia l’Asia per entrare nel terzo continente toccato da questa spedizione di Donnavventura, l’Africa. Si traghetta infatti verso l’Egitto, destinazione a cui il Gran Raid è dedicato. Terra di faraoni e di piramidi, di misteri millenari non ancora svelati, crogiolo di scienza e conoscenza, stupore e passione, arte e scrittura, amore per la vita e celebrazione della morte. Un Paese di contrasti nato sulle rive del Nilo che lo attraversa e ne fende il deserto, rendendolo abitabile ed abitato sin dai tempi più antichi. Una terra fatta per essere esplorata e non vediamo l’ora di farlo.

Tappa 7: Scorte e trattamenti speciali per le Donnavventura

Essere perennemente scortate può sembrare una gran cosa, avere qualcuno che non ti perde mai di vista, che veglia su di te, ti tutela ed è pronto ad estrarre la pistola, il mitra o il macete a seconda di dove ci si trovi, ha quel fascino di cui farei volentieri a meno. Ma non è possibile. La carovana di Donnavventura spesso si è trovata ad essere scortata, specie in quei paesi un po’ più problematici dove è meglio prendere qualche precauzione. Del resto ci si muove sempre in accordo con i paesi che si attraversano di volta in volta, informando preventivamente le autorità locali, i ministeri di competenza che, come ultima cosa, vorrebbero che una troupe televisiva italiana avesse degli inconvenienti sul proprio territorio, considerando poi che le finalità di Donnavventura sono sempre quelle di mostrare ciò che di più bello, autentico ed interessante un paese può offrire. Per questo motivo in Papua Nuova Guinea la carovana era accompagnata da due mezzi, uno che apriva e l’altro che chiudeva la fila, nell’anno del Grand Raid della Malesia, il Vietnam era stato attraversato interamente a sirene spiegate, oltre tre mila chilometri di assordante accompagnamento. Anche in Egitto sono previste tratte in cui ad accompagnarci è un mezzo militare con agenti armati, che si alternano tra di loro, facendo una vera e propria staffetta. Presenze discrete di cui prendiamo atto. Viaggiare con Donnavventura però riserva anche “privilegi” più piacevoli. L’essere sempre accolte con sorrisi e salamelecchi, per esempio alle dogane, dove abbiamo trovato persone molto sollecite e disponibili che, oltre ad agevolare il normale disbrigo delle varie pratiche, ci hanno aperto uffici e sale vip, per farci accomodare al fresco, offrendoci il tè. Se non è un privilegio questo! Anche l’aver raggiunto le piramidi direttamente con la carovana, nonostante tutte le restrizioni del caso è stato un bel colpo. E poi il privilegio assoluto, quello di poter viaggiare, conoscere, vedere con i propri occhi ed immergersi in realtà di volta in volta diverse, assaporate in fretta, un vero e proprio mordi e fuggi, che spesso ti lascia il desiderio di tornare in luoghi di cui magari mai avevi sentito parlare e che conoscevi solo dal mappamondo. Io tornerei al volo in Papua Nuova Guinea!

Tappa 8: El Shalatin: Beduini nubiani, cammelli e 77 giorni di viaggio

La polvere ti si attacca addosso per il caldo. Già di prima mattina il sole scalda e si riflette sulla sabbia gialla del deserto. I budini sono abituati a certe temperature, per loro è normale, non ci fanno neppure caso, indossano lunghe tuniche e voluminosi turbanti per proteggersi la testa. Ancor più noncuranti sembrano i loro dromedari, sarà per quell’espressione stralunata e curiosa allo stesso tempo o per il muso apparentemente sorridente e gli occhi dolci. Non rientrano certo fra gli animali più “belli”, non hanno la fierezza del leone o la grazia del cigno, si muovono sulle lunghe zampe ossute e osservano pacati ciò che li circonda, questo almeno quando sono in libertà. Ma qui ad El Shalatin, a due passi dal Sudan, sono nel posto peggiore, si tratta infatti di uno dei più importanti mercati di dromedari di tutta l’Africa occidentale e da qui partono alla volta dei macelli del Cairo. Brutto affare per loro, ma non per i beduini che contrattano e che vivono di questo. L’amarezza nasce nel vedere il modo in cui vengono trattati, non sono risparmiate loro bastonate e rimbrotti per far si che, quieti, aspettino di essere marchiati, venduti e caricati su camion dove vengono stipati con la stessa considerazione con cui si impilano i sacchi di patate. Costituiscono un’importante risorsa per i beduini, indispensabili fino a non molto tempo fa quando a loro si affidavano per trovare acqua nel deserto, ma ancora oggi sono compagni fidati, comunemente usati per spostarsi tra le dune e la sabbia. Entrare in contatto con una realtà così forte lascia un po’ sgomenti, vedere animali a cui viene legata una zampa cosicché non possano scappare non è certo uno “spettacolo” a cui sia piacevole assistere, per quanto ci sia la consapevolezza che rientra nell’ordine delle cose, almeno da queste parti. Ma anche questo è viaggiare. La nostra avventura non è fatta solo di scenari da sogno e sguardi sorridenti, ci sono anche gli aspetti più terreni della vita delle persone che si misurano con un quotidiano lontano dal nostro. Calpestare quella stessa polvere, ascoltare le contrattazioni, osservare i gesti ed i volti è comunque un privilegio e, a volte, i privilegi si pagano, non foss’altro che con l’amarezza.

Tappa 9: Navigando sul Lago Nasser a bordo di M.S. Eugenie

Non pensavo che navigare sul lago Nasser sarebbe stato così piacevole, sembra di stare all’interno di un romanzo, di quel Poirot sul Nilo di Agatha Christie che è proprio ambientato su di una nave da crociera, signorile ed elegante come Eugénie, in questo caso però niente delitti! La navigazione procede placida e tranquilla sulle immobili acque del lago. Il paesaggio è insolito poiché si susseguono rilievi e colline che poco hanno a che fare con una dimensione lacustre naturale. La sensazione è proprio quella di un territorio inondato che ha trovato però la sua dimensione. Non manca tuttavia di fascino, specie all’alba quando il sole che sorge, getta una luce chiara, quasi rosata, sulle cose. Come viaggiatori d’altri tempi si è coccolati a bordo della nave ed accompagnati quando si scende a terra per visitare i siti archeologici nubiani. Presenze discrete che vigilano e assistono in caso di necessità. Nel nostro caso siamo sempre scortate da una sobria guardia armata di mitra… chi rischiamo di incontrare poi non si sa. Questo è l’anno degli angeli custodi corazzati, altro che piume ed aureola. Noi riusciamo comunque a lavorare, riprendere e fotografare senza essere disturbate. Una volta risalite a bordo, affaticate dalle scarpinate sulla sabbia per raggiungere i diversi siti e riarse dalla sete, veniamo accolte da una bevanda fresca ed una salvietta di cotone profumato, prima di ritirarci nelle nostre cabine, fare una doccia, avvolgerci nel morbido accappatoio, vestirci e salire sul ponte per l’ora del tè. Che bel modo di fare avventura. Gli arredi in legno scuro, i divani di velluto, le poltrone damascate in cui affondare ed immergersi nella lettura o prendere appunti sulla prossima tappa, rendono tutto conciliante e silenzioso, sobrio e puntuale, come Bedu che alla sera ed al mattino sistema la cabina trasformando piumone ed asciugamani in buffi personaggi che indossano i nostri occhiali, i cappelli e ti danno il benvenuto. Avere un balconcino quasi a pelo dell’acqua e scrivere mentre la nave scivola è davvero un privilegio. Il mio scetticismo si è placato, mi sono goduta la scoperta e le comodità di una nave che sarà un peccato abbandonare.

Tappa 10: Donnavventura coccolate a bordo della nostra Dahabeya El Hanem

La spedizione di quest’anno è decisamente anomala. Ricordo i ritmi frenetici dell’Australia, il montare e smontare il campo nel Simpson desert un giorno dopo l’altro, sino ad averlo attraversato per intero, non prima però di essersi fermati alcuni giorni presso le comunità aborigene. Ci si lavava con l’acqua delle taniche, stando attente a non sprecarne nemmeno una goccia, limitate all’osso le comodità che consistevano in una branda su cui dormire, ben più comoda di un materassino buttato a terra. L’anno dopo in Malesia per terra abbiamo dormito davvero e più di una volta, ospiti nelle longhouse, dove ci si faceva la doccia due alla volta, versandosi addosso pentolini di acqua fredda, anche quella da usare con parsimonia. Il Grand Raid d’Egitto invece ha riservato sorprese, assai gradite ma anomale, dal lussuoso hotel sul Mar Morto con annessi trattamenti estetici, al T Club di Berenice con l’inossidabile rito del thè delle cinque, accompagnato da deliziosi biscotti al burro; c’è poi stata la navigazione sul lago Nasser, a bordo della romantica Eugénie con le sue atmosfere romanzesche, sino ad arrivare alla Dahabeya con cui stiamo solcando le acque del Nilo. Un’imbarcazione di 30 metri per 7 interamente a nostra disposizione, sei cabine confortevoli ed accoglienti, 12 persone d’equipaggio ed ampi spazi all’aperto da cui osservare lo scorrere del paesaggio circostante, leggere o dipingere. Ritmi lenti, concilianti e quando si scende a terra è per osservare importanti vestigia del passato, templi e siti archeologici resistiti al tempo, oppure per mescolarsi alle persone del posto, chiacchierare o condividere un tè. Ma il vero momento del tè arriva più tardi, quando all’imbrunire si risale a bordo e ci si siede attorno alla tavola, apparecchiata a dovere e ci si versa una tazza dell’amabile bevanda ambrata, accompagnata da torta e biscotti, preparati appositamente per noi dallo chef, che cura la nostra dieta come fossimo la nazionale azzurra, niente Nutella però, peccato. Se ci fosse stata anche quella sarebbe stata davvero l’apoteosi dei vizi. Donnavventura stupisce, anche in questi apparenti cambi di rotta.

Tappa 11: Le mie compagne di Donnavventura, Chiara ce le dipinge

I momenti più belli passati con le mie compagne di viaggio sono quelli “rubarti” alla spedizione, quelli passati a chiacchiere in macchina con la radio che non tace mai, quelli appena prima di addormentarsi, in letti rigorosamente separati anche se vicini, per evitare di entrare troppo in confidenza, quelli quando ci si riunisce in camera e si ride di quanto è accaduto durante la giornata o ci si sfoga per qualcuna delle assurdità che l’hanno costellata. Le mie compagne sono molto diverse l’una dall’altra, ma tutte ugualmente appassionate e tenaci. Clotilde è come la fenice, rinasce ogni volta dalle proprie ceneri. Ha avuto alcuni momenti difficili ma si è risollevata con la leggerezza che la contraddistingue, come niente fosse. Valentina è come una lenta colata lavica. Non si arresta finché non è arrivata a valle, inglobando ciò che incontra sul proprio cammino, fondendolo con se stessa, facendo proprie emozioni e sensazioni. Lei ama scrivere, modella la materia attraverso le parole. Ana è come Minerva, osserva dall’alto, lucida ed imperscrutabile, intelligente e determinata, ma diversamente dalla dea lei è terrena, ama, ride, si preoccupa, si diverte, ti ascolta e fa gioco di squadra. Benedetta è come una caldo pomeriggio estivo, da un momento all’altro può esplodere un temporale che ti libera dall’arsura, regala gioia e ti fa venire voglia di cantare. E poi Stefania, il vento. Soffia libero, in ogni direzione; leggero come brezza oppure caldo e avvolgente. Ti osserva circondandoti e decide se seguirti o lasciarti proseguire per la tua strada, ti accompagna discreto o impertinente ti scompiglia i capelli. Lo vorresti per te ma è impossibile catturarlo.

Tappa 12: Al Tarfa, un’Oasi nell’Oasi: Chiara e il deserto

L’atmosfera che si respira ad Al Tarfa è immune allo scorrere delle ore, dall’alba al tramonto è un susseguirsi di colori, profumi e sensazioni palpabili, che cambiano a seconda del momento della giornata, ma che non perdono d’intensità. Il frinire dei grilli, il nitrire lontano dei cavalli al maneggio, il frusciare delle tamerici al vento, il rumore della sabbia sotto ai piedi. Un ecolodge concepito nel rispetto dell’ambiente e realizzato con materiali naturali del posto. Ricercato ed essenziale allo stesso tempo, immerso nel deserto, a pochi chilometri dall’oasi di Dakhla, in un punto da cui si gode una splendida vista sulle alture all’orizzonte. Questo luogo è il realizzarsi del sogno del suo fascinoso ed elegante ideatore Mr Wael T. Abed, un viaggiatore amante del deserto, che dopo aver esplorato in lungo ed in largo quelli egiziani, ha scelto questo contesto, per dar vita al suo progetto. Un luogo che gli somiglia, ospitale, impeccabile e ricco di sfumature, angoli nascosti, dettagli. Caldi salotti in cui leggere o chiacchierare nelle sere più fresche, come in questo periodo e stanze che sono una diversa dall’altra, ma di fondo resta l’intento di far sentire gli ospiti a proprio agio, perché possano riposarsi, rigenerarsi e godere di quel contatto straordinario con il deserto. Vi sono anche una spa ed una piscina all’aperto. Completa il quadro una cucina molto curata, con piatti della tradizione egiziana, rivisitati con qualche accorgimento, così da renderli più appetibili ad una clientela internazionale. Le materie prime poi, vengono in prevalenza dalla fattoria connessa al lodge. E poi colazione, pranzo e cena vengono allestiti in angoli diversi del lodge, in un susseguirsi di atmosfere, bucoliche o raffinate che stupiscono ogni volta. Ci si può trovare fra le tamerici ondeggianti al vento o accanto ad un romantico falò, da cui si possono osservare le stelle e riconoscere le costellazioni, mappe infallibili dei veri viaggiatori e naviganti. Le donneavventuara hanno passato solo due giorni ad Al Tarfa, ma sono stati sufficienti per rendere questo luogo indimenticabile nella loro memoria, sarà per le atmosfere i sé, per il ritrovarsi tutte e sei a far festa in una delle camere senza un motivo reale o per quello straordinario tramonto fra le dune bevendo champagne e brindando alla spedizione che sta volgendo al termine. Un successo per Valentina e Clotilde alla loro prima esperienza, una grande soddisfazione per le veterane Chiara, Ana, Stefania e Benedetta che l’anno vissuta in ampia parte. Un momento magico, una sorta di ulteriore sigillo al legame creatosi in questo lungo viaggio in cui tanto di se si è condiviso con le compagne. E poi una liberatoria corsa a piedi nudi sulla sabbia, impagabili attimi di leggerezza.

Tappa 13: Le immagini di Donnavventura 2010 attraverso i ricordi di Chiara

Chiudo gli occhi e vedo Palmira, perla del deserto siriano, capolavoro di architettura romana. Non si può non rimanere affascinati all’idea di questa grandiosa ed elegante città, florida, monumentale, cosmopolita, vivace, tenace, specchio di quella regina Zenobia che si mise alla testa del suo esercito per trasformarla in un impero che potesse rivaleggiare con Roma. Una follia eppure quasi riuscì nell’intento, costrinse l’imperatore a lasciare l’Urbe per domare quell’intrepida regina, coraggiosa come un’amazzone, bella come una dea, abile stratega, colta e raffinata intellettuale. Ancora oggi rimane parte del colonnato che la attraversava, fare un respiro profondo ed immaginare di essere là, allora, quando tutto succedeva. Girare il capo e vedere botteghe, alzare la testa ed ammirare i capitelli delle colonne, ascoltare i rumori, lo scalpiccio dei cavalli sulla strada lastricata, il vociare dei mercanti, la babele di lingue che qui si parlavano, poiché Palmira era crocevia di rotte carovaniere che portavano meraviglie dall’oriente, seta, spezie, perle e racconti di terre lontane. Il rosa della pietra al tramonto si ammanta di sfumature che la scaldano, rendendo Palmira più bella di qualunque altra città del passato. Chiudendo nuovamente gli occhi e volgendo il capo verso nord vedo l’Acropoli di Atene ed il partendone dedicato alla dea nata dalla testa di Zeus, depositaria di sapienza e saggezza, protettrice di quella città il cui destino glorioso era scritto dalla notte dei tempi. Il luogo dove tutto cominciò, dove la democrazia nacque e l’arte dilagò a macchia d’olio nel Mediterraneo ed oltre, a partire dalla sua forma più alta, la tragedia. Filosofia e architettura, scultura e dialettica, principio e fine di quel sapere a cui ancora oggi ci si appella, in cerca di risposte, in cerca di quell’”uomo” che è misura di stesso e dei propri limiti. Prosperità e guerra, pace ed eroismo estremo, sempiterno modello di impareggiabile perfezione. E poi vedo il Nilo, culla di una civiltà straordinaria, misteriosa ed affascinante che ancora non ha finito di raccontare di se, poiché la sabbia del deserto continua a custodire, gelosa e avida, i segreti dei suoi signori e dei suoi dei. Il Nilo con le sue rive armoniose ed eterne. Ciuffi di papiri bordano il limitare dell’acqua, offrendo riparo alla variegata avifauna, i grandi aironi cinerini osservano eleganti i più sbarazzini cugini rossi, mentre un martin pescatore nero e grigio scruta ciò che si muove al di sotto del pelo dell’acqua, pronto a scendere in picchiata. Le bianche spatole fanno da sentinella ai pacifici buoi al pascolo, mentre due piccole upupe striate si appollaiano appena al di sopra di loro, alzando di tanto in tanto la cresta vermiglia. Un paesaggio di questi ed altri tempi, riprodotto nei suoi soggetti sulle pareti di antichi templi. L’acqua, il sole, il loto, il papiro, gli animali, gli dei che degli animali prendono le sembianze, Sobek il dio coccodrillo, Hator la dea con orecchie di vacca, Thot dalla testa di ibis patrono degli scribi, l’inquietante Anubi lo sciacallo protettore degli imbalsamatori e poi Horus il dio falco custode dell’ordine celeste e Sekhmet la temibile leonessa dea della distruzione. Fusione straordinaria fra natura e magia, religione e architettura che resiste al tempo e prepotente vi si impone con quell’aura di maestosità e di potere che ancora trasuda dalle pareti scappellate con maestria. Ipotesi fantasiose di costruzioni extraterrestri che non riconoscono la genialità umana, offuscate forse dalla pochezza dei nostri tempi. Ingegno messo in atto per celebrare l’uomo che si è fatto dio e cha ha riconosciuto in se stesso la massima autorità.

Tappa 14: 5 consigli per un’avventura a 5 stelle da Matera all’Egitto

Donnavventura quest’anno si è concessa di soggiornare in alcuni resort ed hotel davvero esclusivi, decisamente a cinque stelle! Primo fra tutti, anche in ordine cronologico, il Sant’Angelo, nel cuore dei sassi di Matera. Le camere sono una diversa dall’altra, perché ricavate negli originali sassi della città. Curate in ogni dettaglio, nel rispetto degli ambienti originali. Dalla terrazza del ristorante di gode di una straordinaria vista della città vecchia, la raffinata cucina completa un quadro già di per se estremamente allettante. Ad Istanbul invece, l’hotel Aziyade ha l’impagabile pregio di essere a due passi dalla moschea Azzurra e da Santa Sofia, in pieno centro storico. Ci si può muovere a piedi alla scoperta di una città affascinante, esplorando vicoli e stradine che sembrano immuni al passare del tempo. A fine giornata poi, ci si può rifugiare in hotel e godere di tutti i confort a cui sono abituati i viaggiatori più esigenti. C’è anche una splendida terrazza da cui ammirare il tramonto sulla città, gustando una succulenta cena a base di specialità turche. Da provare i tanti dolci proposti, spesso a base di miele e pistacchi. Per chi volesse invece immergersi nelle acque del mar Rosso ed andare alla scoperta dei suoi fondali, Dahab può costituire un’ottima alternativa alla più conosciuta ed affollata Sharm el Sheikh. L’hotel Le Meridien è strutturato in modo da offrire delle confortevoli villette, arredate con gusto e dotate di una veranda interna, al riparo da sguardi indiscreti, in cui prendere il sole, leggere o fare un sonnellino nelle ore più calde della giornata. La spa è a disposizione degli ospiti, oltre ad una serie di piscine con acqua dolce o di mare, in modo da potersi togliere tutte le voglie. La spiaggia è naturalmente attrezzata, morbidi teli, sdraio ed ombrelloni, oltre al diving dove noleggiare le attrezzature per le immersioni che in quest’area sono davvero spettacolari. Gli amanti della storia e dell’arte possono farsi coccolare sulla motor ship Eugénie. Atmosfere romanzesche, tessuti damascati, e lampade art decò conciliano la lettura, il riposo e lo studio delle meraviglie architettoniche che si possono ammirare lungo le sponde del lago Nasser. Le cabine sono autentiche bomboniere in legno scuro e velluto, dotate di un impagabile balconcino dove sedersi e scivolare sul pelo dell’acqua. Ci si sente viaggiatori d’altri tempi nel trascrivere i propri appunti alzando ogni tanto lo sguardo sul panorama del lago, così suggestivo e struggente. Lo spettacolo dei templi poi è di incalcolabile bellezza, arrivare dall’acqua di fronte al complesso monumentale di Abu Simbel toglie il fiato. Il deserto del Sahara più sembrare un luogo inospitale ed ostile, ma viverlo soggiornando ad Al Tarfa, nei pressi dell’oasi di Dakhla, permette a chiunque, anche ai meno avvezzi all’avventura, di innamorarsene. Le dune gialle accarezzate dal vento, i ciuffi di tamerici che vi oppongono resistenza, gli animali silenziosi, il senso d’infinito sono a portata di mano. Il lodge è immerso in questa suggestiva dimensione naturale, l’eleganza e la raffinatezza del suo ideatore e di sua moglie si ritrovano in ogni dettaglio e nell’attenzione particolare che è riservata ad ogni ospite. Ci si sente a casa, coccolati e viziati come figli unici. La spa è il valore aggiunto ad un luogo realizzato nel rispetto dell’ambiente, dove anche la materie prime utilizzate per la preparazione dei pasti, sono in ampia parte prodotte loco, nell’adiacente fattoria.