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Parco Al Fayah. Ad Abu Dhabi, l’oasi artificiale nel deserto

L’erba del vicino è sempre la più verde. Non è qualunquismo, solo saggezza popolare che, come tale, trae spunto da una naturale valutazione statistica della realtà alla quale noi tutti siamo portati. Così chi è biondo vorrebbe essere moro, chi ha gli occhi scuri li vorrebbe chiari e via dicendo. Se a salvare l’umanità da […]

Monia Savioli

Sono una giornalista convinta che ci sia sempre qualcosa di nuovo da scoprire

16 Giugno 2014

L’erba del vicino è sempre la più verde. Non è qualunquismo, solo saggezza popolare che, come tale, trae spunto da una naturale valutazione statistica della realtà alla quale noi tutti siamo portati. Così chi è biondo vorrebbe essere moro, chi ha gli occhi scuri li vorrebbe chiari e via dicendo. Se a salvare l’umanità da questo girone infernale di insoddisfazione ci pensa qualche riverbero di autostima, per le città, la musica cambia.

Abu Dhabi, una delle città più ricche del pianeta baratterebbe volentieri la suggestiva distesa di deserto che la connota con dei parchi di foggia europea. Quindi romantica. Detto, fatto. Stanziato il finanziamento, trovato l’esperto, ed ecco che fra qualche tempo, la capitale degli Emirati Arabi Uniti potrà aggiungere alla sua magnificenza architettonica un nuovo gioiello, il parco realizzato da Thomas Heatherwick, designer britannico che nel nel 2012 ha curato Olimpiadi estive e Paralimpiadi e il look dello storico bus Routemaster, icona di Londra.

Il suo nome sarà Al Fayah e si estenderà, su una superficie rialzata di 65 piedi dalla terra riarsa, per 1,3 milioni di metri quadrati. Lo spazio, in fondo, è forse l’unica cosa che nel deserto non manca. L’idea di Heatherwick è quella di creare uno spazio in cui i residenti della capitale possano incontrarsi per un pic-nic o per assistere ad un concerto all’aperto.

Dite che il sole, là, picchia forte e quindi vegetazione, famiglie e concertisti potrebbero avere problemi? Ebbene, ci ha pensato anche il designer che ha risolto il problema ideando una copertura creativa, un patchwork di tettoie sorrette da diverse colonne create appositamente per proteggere i lussureggianti giardini nei quali troveranno spazio palme da dattero e orti, torrenti e piscine, caffè, ed anche una biblioteca pubblica.

Scopo dell’opera è anche quello di offrire una alternativa alle passeggiate nei centri commerciali, faraonici, che rappresentano l’alternativa alle bollenti temperature. Un esempio: il Dubai Mall attrae 75 milioni di persone all'anno. D’altronde è un po’ difficile farsi una passeggiata a 50° mantenendo resistenza e aplomb. Il parco Al Fayah potrebbe risolvere questo gap ed offrire anche alla architettura cittadina quella vivacità in più che le mancava. L’ombra provocata dal patchwork di tettoie servirà inoltre anche per limitare l’enorme quantità di acqua dissalata necessaria per irrigare le piante limitandone l’evaporazione. Pronti per un vero thè estivo in pieno deserto?

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