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Dolomiti a pagamento, pedaggio antismog sui passi della provincia di Bolzano

Se il paesaggio alpino è uno spettacolo, allora i turisti devono pagare un biglietto. Ne è convinta la Provincia Autonoma di Bolzano, che dalla primavera del 2012 chiederà un pedaggio ai mezzi a motore in transito sui passi dolomitici. Riguardava solo il Passo dello Stelvio l’idea originaria, al vaglio da mesi e già approvata dal […]

Redazione

Ci muove una passione profonda per il viaggio, un carburante che ci accende e ci tiene vivi.

21.01.2012

Se il paesaggio alpino è uno spettacolo, allora i turisti devono pagare un biglietto. Ne è convinta la Provincia Autonoma di Bolzano, che dalla primavera del 2012 chiederà un pedaggio ai mezzi a motore in transito sui passi dolomitici. Riguardava solo il Passo dello Stelvio l’idea originaria, al vaglio da mesi e già approvata dal cantone svizzero di Umbrail e dalla provincia di Sondrio, ma a scatenare il putiferio è stata la novità dell’ultima ora: anche il passo Pordoi, il Gardena, il Sella e il Campolongo saranno soggetti alla famigerata tassa. Il saliscendi tra le cime più belle diventerà un piccolo lusso, che l’assessore provinciale Florian Mussner ha quantificato in 5 euro per auto e moto, 12.50 euro per i camper e 25 euro per i bus.

Come a Milano, dove 5 euro è il prezzo d’accesso al centro storico, anche in montagna si gonfia la polemica tra sostenitori e detrattori del ticket, in un confondersi di preoccupazioni ambientaliste, economiche e pratiche. A detta di Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano, sarebbero favorevoli i lombardi della provincia di Sondrio, che condividono con Bolzano lo Stelvio; possibilisti i trentini, che non escludono di collaborare, e più duri i bellunesi, interessati al Pordoi e al Campolongo, che temono la morte delle loro vallate in caso di chiusura dei passi. Ma l’accordo tra le tre province è indispensabile, soprattutto in un’ottica di coerenza con il carosello sciistico del Dolomiti Superski, che copre interamente il cosiddetto Sellaronda.

Per i dettagli tecnici dovremo attendere qualche settimana, ma le motivazioni sembrano chiare: il pedaggio gioverebbe alla salute della montagna, troppo spesso invasa dal traffico, e allo stesso tempo porterebbe un guadagno utile per la manutenzione stradale. Eppure gli scettici sono agguerriti. Accanto ai bellunesi si schierano gli ambientalisti, che considerano il provvedimento ingiusto e inattuabile: le Dolomiti non sono attrezzate con parcheggi sufficienti a fondovalle, e non esiste un servizio di trasporto che giustifichi il pagamento di una tassa. Non ha dubbi Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness: meglio potenziare il trasporto pubblico e incoraggiare il rispetto per la montagna, specialmente se si considera che all’altoatesino Passo del Rombo, già soggetto al dazio, il traffico è aumentato anziché diminuire.

Contrariati anche gli albergatori della Val Gardena, che temono un calo delle visite, e l’alpinista Reinhold Messner, pronto a sostenere un’idea alternativa: il pedaggio può andar bene per lo Stelvio, ma per l’ambiente dolomitico, più delicato, “si potrebbero istituire delle fasce orarie in cui si possa transitare, limitando la chiusura alle ore centrali della giornata”. Anche in questo caso, per limitare il disagio, si dovrebbero aggiungere autobus, navette e impianti di risalita: per un’area tutelata dall’UNESCO, non ne vale forse la pena? A breve il verdetto finale, mentre c’è chi si gode la neve e circola gratis tra i passi, forse, per l’ultimo inverno.

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