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Capodanno a Vienna, quattro giorni nella Capitale Austriaca (4 pagine)

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1° Gennaio: Iniziamo l'anno con la visita allo Schloss Belvedere

Fiaccati dai postumi della serata la sveglia è posticipata fino alle 12.00 quando, dopo aver mangiato un boccone ed esserci vestiti in fretta, usciamo diretti allo Schloss Belvedere, raggiungibile con la metro U1 fino a Taubstummengasse, da cui poi prendere il tram D. Questo palazzo è senza dubbio uno dei complessi barocchi più belli al mondo, arricchito tra l’altro da un giardino sterminato e perfettamente curato. Dopo una breve discussione decidiamo di non entrare a visitare la Osterreichische Galerie ospitata all’interno, ma di recarci alla Secession, una galleria d’arte situata nelle vicinanze, appena fuori dalla stazione della metropolitana di Karlsplatz, servita dalle linee U1, U2 e U4. Per chi, come me, è appassionato di architettura contemporanea, già l’esterno del palazzo rappresenterà un capolavoro; l’equilibrio che traspare dal complesso, frutto della perfetta armonia che vige tra il razionalismo insito nella forma cubica dell’edificio e l’ecletticità degli elementi art nouveau, come ad esempio la vistosa cupola dorata, è infatti raro da riscontrare in altri edifici. Varcata la soglia di questo incantevole scrigno progettato da Joseph M. Olbrich, a sua volta membro della Secessione viennese insieme a Klimt, Hoffman e Kolo Moser, ci ritroviamo in un ambiente stimolante, molto alto e con un caldo parquet in legno. Pagati i 5 euro del biglietto di ingresso presso la piccola biglietteria gestita da un’anziana signora totalmente all’oscuro dell’esistenza della lingua inglese, entriamo nella galleria vera e propria, che consta di diverse sale sede di mostre temporanee e di un’importantissima sala sotterranea dove ammirare il “Fregio di Beethoven”, una serie di pannelli dipinti lunghi 34 metri frutto della fervida immaginazione di Gustav Klimt. Eccezion fatta per quest’opera, che richiede qualche minuto in più per essere apprezzata nella sua interezza, il resto della galleria non richiede molto tempo, con le tele di Marc Camille Chaimowicz ed i modellini di cartone di Michael Ashkin che ci fanno capire come mai il motto della Secession sia: “Ad ogni tempo la sua arte, all’arte la sua libertà”. Usciti dalla galleria stabiliamo di tornare in centro a fare merenda e, dopo aver apprezzato dall’esterno i tratti della Loos Haus, una chicca modernista progettata da Adolf Loos tra il 1909 ed il 1911, ci rintaniamo da Aida, ormai divenuta la nostra pasticceria di fiducia. Seppur combattuti a causa del freddo, acuitosi di giorno in giorno dal momento della nostra partenza, dopo essere rientrati a casa a cambiarci decidiamo di tornare fuori per cena. Non avendo voglia di stare troppo a girare, puntiamo decisi su un locale caldeggiato dalla guida: il Night Dive. Questa taverna, sviluppata interamente sottoterra, è gestita da un paio di energumeni austriaci alquanto folkloristici, capaci di calamitare i nostri discorsi per alcuni minuti. La cena è ottima e abbondante, con spatzle, knodel, carne in umido e ottima birra scura che danno il colpo di grazia ad ogni velleità di altri giri per il centro, facendoci crollare in un sonno profondo non appena varcata la soglia dell’appartamento.

2 Gennaio: Shopping nel centro di Vienna ed ... il rientro in Italia

Consapevoli di dover consegnare le chiavi dell’appartamento entro le 10 ci alziamo per tempo, facciamo colazione e salutiamo la non proprio ospitale affittuaria. Per prima cosa ci dirigiamo alla stazione ferroviaria di Westbahnhof, dove sappiamo di poter lasciare i bagagli in un deposito a pagamento fino al momento della partenza del nostro treno, in programma alle 20.30 di sera. Pur avendo resistito fino ad oggi, non posso fare a meno di concedere a Sofia un giro per i negozi del centro. La sfilata delle grandi marche di abbigliamento, delle più note gioiellerie e dei costosissimi orologiai si svolge lungo le facciate degli edifici delle strade delimitate da Graben e Kohlmarkt, due vie prospicienti a Stephansplatz. Ovviamente i nostri portafogli ci consentono solo di ammirare in religioso silenzio le vetrine ancora vestite a festa per il Natale, consigliandoci peraltro di cambiare zona. Negozi più accessibili si aprono su Karntner, la lunga strada che mette in comunicazione Stephansplatz e Karlsplatz. Qui ci fermiamo all’immensa boutique di Svarovski e al Caffè Sacher, dove decido di acquistare una torta Sacher commissionata dai parenti golosi. Per occupare le ultime ore, dopo aver pranzato con un hot dog in uno dei Wurstelstand del centro, decidiamo di visitare il Karl Marx Hof, un casermone popolare di grande valore storico e architettonico situato all’estremità nord-orientale del centro, subito fuori dal capolinea della U4 Heiligenstadt. L’edificio, che si estende per oltre un chilometro, è il simbolo della Vienna Rossa, e fu costruito tra il 1927 ed il 1930 da Karl Ehm, allievo di Otto Wagner. Pur essendo stato pesantemente bombardato dai fascisti austriaci nel 1934, il Karl Marx Hof è stato interamente restaurato nel 1989, ed oggi rappresenta un’attrattiva diversa, originale, ma comunque interessante. Essendosi quasi fatte le 17.30 ed essendo piuttosto freddo per stare in giro, decidiamo di andare a riprendere le valigie e recarci a Wien Meidling, la stazione ferroviaria di partenza dove aspettiamo le 20.30 in un bar. Il treno della OBB, la compagnia ferroviaria austriaca, parte in perfetto orario e noi, stanchi ma appagati dal soggiorno, ci addormentiamo per risvegliarci solo una volta varcato il confine.

 Pubblicato da il 03/05/2010 - 18.216 letture - ® Riproduzione vietata

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