A 3.200 metri di altitudine, nel cuore delle Alpi francesi, l’esperienza dell’alta quota incontra la fotografia d’autore. Fino al 3 marzo 2026, lo spazio espositivo di Caron 3200 ospita "Formes Blanches. Suggestions d’eau et de temps", la mostra di Gisella Motta che trasforma il ghiaccio e il vento in un racconto visivo indimenticabile.
Per cosa si sale a Caron 3200?
Il viaggiatore sale fin quassù per immergersi nella potenza dell’alta quota. Chi arriva con gli sci ai piedi cerca l’adrenalina delle grandi pendenze e la libertà di spaziare nel comprensorio più grande del mondo; chi sale come pedone è mosso dal desiderio di sentirsi, anche solo per un’ora, sul tetto delle Alpi.
Si sale per la vertigine del panorama che spazia su oltre mille vette, per quel chiacchiericcio vibrante che anima i punti di ristoro e per il suono metallico e rassicurante degli scarponi sulle passerelle che segna l’arrivo in vetta. Ci si spinge a 3.200 metri per confrontarsi con un ambiente vivo e imprevedibile, dove l’aria è sottile e l’energia è tangibile. È in questo contesto di forza della natura che l’incontro con le opere di Gisella Motta diventa sorprendente: non è un’attività accessoria, ma il completamento di un’esperienza sensoriale estrema, che offre una chiave di lettura poetica proprio mentre si è immersi nel dinamismo della quota.

Il cuore del racconto: Il dialogo tra i "due bianchi"
L’architettura di Caron 3200 è fatta di luce e trasparenze. Entrando nello spazio espositivo, l’occhio è inizialmente catturato dal panorama esterno: le vette alpine che spaziano dal Monte Bianco, alle Barre des Ecrins, al Monviso. Ma è proprio in questo "vuoto" di nuvole e ghiaccio che si inserisce il lavoro di Gisella Motta.
L’unicità di questa mostra risiede nel contrasto visivo. Attraverso le enormi vetrate di Caron 3200, la montagna si mostra nella sua forza viva e imprevedibile; sulle pareti interne, la fotografa trasforma quella stessa materia in silenzio e dettaglio. Fotogiornalista con una lunga esperienza nel reportage alpino, la Motta estrae dalla neve forme che l’occhio distratto non vedrebbe: creste modellate dal vento, geometrie del gelo e trame d’acqua cristallizzata. Qui il bianco smette di essere solo uno sfondo per lo sci e diventa materia viva. È un invito a osservare come la luce possa disegnare sculture effimere destinate a sparire in un istante.
Gisella Motta: una vita tra neve e luce

Il percorso di Gisella Motta inizia molto presto, trasformando una passione giovanile nata nello sviluppo delle proprie pellicole "fatte in casa" in una professione consolidata. Fotogiornalista che vive sulle rive del Lago Maggiore, a Stresa, ha collaborato per anni con le più importanti riviste storiche dedicate al turismo, sviluppando una ricerca che unisce reportage, architettura ed eventi folkloristici.
La neve, però, resta il suo elemento d’elezione. Per lei è una "confidente", una materia che si svela poco a poco e che permette di modellare la realtà secondo il proprio desiderio. Questo legame traspare in ogni immagine: la sua capacità di "dipingere con la luce" trasforma i dettagli impercettibili del ghiaccio in composizioni che parlano di gratitudine e di attimi irripetibili. Dietro ogni scatto c’è lo sguardo di chi sa ascoltare la montagna, restituendo immagini in cui il gelo non è solo percepibile, ma narrato.
Un’esperienza integrata nell’architettura estrema
La scelta di ospitare questa mostra all’interno di Caron 3200 ne sottolinea l’identità: in un luogo dove la tecnologia serve a proteggere e valorizzare la natura, in questo contesto di "ingegneria consapevole", le opere trovano la loro collocazione ideale. Camminare nella galleria, circondati dalle linee pulite del design contemporaneo, permette di vivere la quota come uno spazio di osservazione profonda. La struttura è totalmente inclusiva, progettata per essere fruibile anche da chi non scia e da persone con mobilità ridotta, grazie agli impianti di risalita di ultima generazione che collegano Orelle e Val Thorens in una manciata di minuti.
Perché fermarsi a Caron 3200
Visitare "Formes Blanches" cambia il modo di guardare fuori. Dopo aver osservato le suggestioni di acqua e tempo fissate da Gisella Motta, la terrazza panoramica non sembra più solo un balcone sulle Alpi. Diventa una tela infinita dove la natura continua a disegnare le stesse forme uniche viste in galleria. È un momento di pausa necessario che ferma, per un istante, lo scorrere del tempo e restituisce il senso pieno della bellezza che ci circonda.
Per organizzare la visita
○ https://www.caron3200.com/
○ https://www.valthorens.com/
○ https://www.orelle.net/
○ https://www.les3vallees.com/
○ https://www.france.fr/it/
