Il naturale accesso all’isola d’Elba è rappresentato, fin dall’antichità, dall’ampia insenatura di Portoferraio, che i Romani chiamarono Fabricia e i Greci Argoos. Fondata da Cosimo I de’ Medici, per difendere l’isola dalle frequenti scorrerie barbaresche, Portoferraio ha svolto un ruolo di città militare fino alla fine dell’Ottocento, quando sorsero i primi stabilimenti siderurgici e l’espansione urbanistica cominciò a svilupparsi fuori dalla cinta fortificata. La costruzione della piazzaforte fu affidata all’architetto G. B. Bellucci, che portò a termine la realizzazione del progetto nel volgere di un anno, dal 1548 al 1549. La cittadella è costituita da un sistema di tre forti (Falcone, Stella, Linguella) collegati da mura imponenti, dall’alto delle quali lo sguardo può dominare la costa settentrionale dell’isola.
Portoferraio si sviluppò su preesistenti insediamenti liguri ed etruschi, prima di diventare colonia romana con il nome di Fabricia. Dall’XI secolo al 1399 appartenne a Pisa, poi passò al principato di Piombino. Subì frequenti scorrerie barbaresche, finché, nel 1548, Cosimo I de’ Medici ne iniziò la fortificazione e, con speciali franchigie, ne favorì lo sviluppo demografico. Nel 1814 divenne capitale del piccolo regno affidato a Napoleone e l’anno successivo fu aggregato al granducato di Toscana, di cui seguì le vicissitudini storiche. L’aspetto della parte vecchia, costruita ad anfiteatro intorno alla darsena, ha una struttura a strade regolari degradanti al mare, e conserva la fisionomia di città fortificata ricevuta nel Cinquecento, in gran parte dovuta a G. B. Bellucci, che progettò il Forte Falcone, il Forte Stella e la T orre della Linguella. Queste fortificazioni furono potenziate nei secoli XVII e XVIII mediante mura bastionate che le collegavano.
Fra le mete preferite dai visitatori sono le case dove dimorò Napoleone, la Palazzina dei Mulini e la Villa di San Martino. La memoria di Napoleone è ancora così viva a Portoferraio che ogni anno, il 5 maggio, si celebra per lui una messa di suffragio nella Chiesa della Misericordia (1566), dove si conserva una maschera funeraria in bronzo dell’imperatore, copia del calco rilevato a Sant’Elena. Ma a Portoferraio non esistono soltanto reliquie napoleoniche. Meritano, infatti, una citazione anche la Parrocchiale (1548) e la Chiesa del Santissimo Sacramento, nel cui soffitto è dipinta una pregevole Assunta di Giovanni Camillo Sagrestani. Nel cortile del Palazzo Comunale sono conservate testimonianze dell’epoca romana, provenienti da Seccheto: un’ara sacrificale e diverse epigrafi, in una delle quali, fra l’altro, si legge il nome di un certo Acilius Attianus, prefetto del pretorio ai tempi di Adriano, nel quale qualcuno ha voluto ravvisare il proprietario della Villa delle Grotte. Al secondo piano del Palazzo Comunale ha sede la Biblioteca Foresiana, formata di migliaia di volumi, in gran parte donati alla città dallo storico Mario Foresi.
E’ da raccomandare un’escursione al Capo d’Enfola, un piccolo promontorio a Ovest di Portoferraio, collegato all’isola da uno stretto istmo, largo appena 75 metri. In località Le Grotte si possono visitare i resti di una villa romana di età imperiale. A meno di cinque chilometri sulla strada per Procchio, una deviazione sulla sinistra porta alla Villa napoleonica di San Martino, poco prima della quale si incontra la cosiddetta Valle delle ceramiche, un museo all’aperto fondato dallo scultore elbano Italo Bolano.







