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Lo straordinario scenario della Cappadocia

Cappadocia, un paese che si trova sospeso tra fiaba e allucinazione, sull'arido altopiano dell' Anatolia, a trecento chilometri dalla capitale turca Ankara, vicino al centro di Kayseri.Pioggia e vento, nei secoli, hanno modellato pinnacoli, torri, guglie, canyon, piramidi nel tufo vulcanico, e gli uomini hanno scavato la polpa spugnosa creando celle, caverne, fortezze, chiese. Le […]

Redazione

Ci muove una passione profonda per il viaggio, un carburante che ci accende e ci tiene vivi.

Cappadocia, un paese che si trova sospeso tra fiaba e allucinazione, sull’arido altopiano dell’ Anatolia, a trecento chilometri dalla capitale turca Ankara, vicino al centro di Kayseri.
Pioggia e vento, nei secoli, hanno modellato pinnacoli, torri, guglie, canyon, piramidi nel tufo vulcanico, e gli uomini hanno scavato la polpa spugnosa creando celle, caverne, fortezze, chiese. Le chiese sono 365, una per ogni giorno dell’anno (sarà vero?) e questo alimenta la gloria del cristianesimo rupestre fiorito nell’ Asia Minore sotto le ondate delle persecuzioni arabe.
Vicino a Urgup c’è il parco nazionale di Goreme dove si poosono ammirare le erosioni delle rocce divenute trasformate in abitazioni e chiese sotterranee.

Ma la Cappadocia non è nata nel segno della croce. Già nella preistoria la facilità di ricavare alloggi e ricoveri dal tufo attirò nella zona molte comunità troglodite. Sappiamo che nel terzo millennio avanti Cristo era abitata dagli ittiti e dagli assiri.
In seguito la Cappadocia, per il suo isolamento, divenne il rifugio dei mistici orientali. E rimane provato che alcuni dei loro santuari vennero successivamente occupati dagli anacoreti cristiani.
Parlando di chiese e di santuari non bisogna pensare a interni spaziosi o addirittura monumentali. Si tratta invece di tane dove non è facile stare in piedi. Celle e caverne sembrano colombaie. D’altronde, sono stati proprio i colombi a rappresentare l’unica risorsa dei cristiani quando venivano assediati dai predoni arabi.

Le torri si trasformavano allora in sicuri rifugi. E le torri, le piramidi erano collegate da gallerie che formavano autentiche città sotterranee. In questi ipogei c’era di tutto, funzionava persino un ingegnoso sistema di aerazione. Lo alimenta, anche adesso, l’aria presa dai letti scavati dai torrenti nelle viscere di tufo della regione.
Le città sotterranee più famose sono Kaymakli, Avanos, Derinkuyo, Uchisar, Sognali e la valle di Lhlara e sono meta di quasi un milione di turisti ogni anno.

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