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Le foto di cosa vedere e visitare a Genga

Genga: la cittą, le Terme di San Vittore e le grotte di Frasassi

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Prendete un castello di origini misteriose, un complesso termale dagli effetti miracolosi e un insieme di grotte che sembrano opera di un geniale architetto, metteteli insieme e immergeteli in una campagna lussureggiante, dove le colline cedono spazio qua e là alla pianura, accanto al corso del fiume Sentino. E’ questa la ricetta che ha dato vita a Genga, piccolo borgo di neppure duemila abitanti in provincia di Ancona, nel cuore delle Marche, antica patria dei conti della Genga. Incastonato nella zona preappenninica, circondato da un territorio vasto e ricco di meraviglie naturali, Genga confina coi comuni di Arcevia, Serra e San Quirico.

Il cuore di Genga è un piccolo castello medievale abbracciato da una natura selvaggia, culla della nobile dinastia dei Conti di Genga e di illustri personaggi e guerrieri. Le sue origini, lontanissime nel tempo, sono avvolte nel mistero, in un intreccio insolubile di storie e leggende: secondo le versioni più poetiche si dovrebbe andare indietro sino ai tempi del re Pirro, quando un certo Lucio Sentinate avrebbe acquistato il monte Giunguno e vi avrebbe edificato il Castello di Genga. Un’altra romantica storia è quella di una fanciulla, di nome Genga, che si innamorò del tedesco Gallo, lo sposò e diede origine con lui alla nobile dinastia.

Qualunque sia la vera storia del borgo, sta di fatto che Genga costituisce una meta interessante da ogni punto di vista: alle piccole meraviglie storico-artistiche del centro si aggiungono le cure termali e, soprattutto, le famosissime Grotte di Frasassi, il complesso carsico più vasto e importante dell’Italia centro-settentrionale.

Si tratta di grotte carsiche sotterranee, comprese nel Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, all’interno del comune di Genga. Proprio il comune locale, nel 1972, ha istituito insieme alla Provincia di Ancona il Consorzio Frasassi, con lo scopo di valorizzare il complesso da un punto di vista scientifico e turistico, senza dimenticare la salvaguardia di un così importante repertorio naturalistico. L’apertura di gran parte delle grotte al pubblico risale al 1974, e da allora sono stati oltre 12 milioni i turisti che hanno visitato una delle maggiori attrazioni delle Marche. Da non perdere la Grotta Grande del Vento, con il gigantesco Abisso Ancona, che potrebbe ospitare il Duomo di Milano al suo interno, e tantissime sale ricche di concrezioni, stalttiti e stalagmiti, come la Sala delle Candeline e la Sala Bianca. Le Grotte di Frasassi sono gemellate con le Miniere di Sale di Wieliczka, in Polonia.

Oltre alle caverne, ai cunicoli, alle stalattiti e le stalagmiti, persino le grotte regalano ai visitatori una bella testimonianza dell’opera umana: proprio all’ingresso di esse, infatti, si fonde con la roccia l’Eremo di Santa Maria infra Saxa, citato nei documenti storici già nel lontano 1029. Si tratta di un edificio in pietra, dalle linee semplici, in parte scavato nella roccia viva, usato in passato come convento di clausura per le monache benedettine.

Poco lontano ci si imbatte invece nel Tempietto di Valadier, una costruzione a pianta ottagonale formata da blocchi bianchi di travertino, voluta nel 1828 dal Pala di Genga Leone XII e progettata dal celebre architetto Giuseppe Valadier. Un tempo l’edificio custodiva una bella statua della Madonna col Bambino, di scuola del Canova, oggi trasferita nel museo di Genga e qui sostituita da una riproduzione.

Abbandonando le grotte e entrando nel cuore di Genga si scoprono altri piccoli tesori degni di un’occhiata, come la bella chiesa di San Clemente, custode di pregiate opere d’arte realizzate tra il XV e il XVI secolo.

Chi ama l’arte e la storia e vuole conoscere a fondo la produzione artistica locale, può visitare il Museo di Genga, istituito intorno al 1980 all’interno della Chiesa di San Clemente, per volere di Don Andrea Caporali e Don Enrico Principi. Ricco di opere d’arte, oggetti di culto e suppellettili provenienti dalle chiese del territorio, il museo contiene vari dipinti su tela e su tavola, alcune sculture, mobili, reliquiari, calici e antichi libri liturgici.
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Da non perdere appena fuiri Genga è la Chiesa di San Vittore alle Chiuse, non distante dal complesso termale. Si tratta di un vero capolavoro di arte romanica, costruita probabilmente nell'11° secolo ed interamente costruita con pietre di rocce calcaree.

Ma ecco che, dopo l’esplorazione delle grotte e la visita al centro storico, viene il momento del totale relax. A Genga infatti, a circa 204 metri di quota, si trovano le Terme di San Vittore, situate a poca distanza dalla confluenza del torrente Sentino nell’Esino. Immerso tra i rilievi dell’Appennino Marchigiano, in uno scenario pittoresco ricoperto di pini profumati, il complesso di San Vittore saprà accogliere i visitatori con un’atmosfera elegante ma familiare. L’acqua utilizzata sgorga da una sorgente a circa 400 metri dallo stabilimento, convogliata direttamente al complesso termale e conservata con cura affinché mantenga le benefiche caratteristiche originarie. Di tipo minerale solfureo-sodica, l’acqua si presenta limpida e fortemente odorosa di zolfo, perfetta per la combattere le affezioni delle vie respiratorie e i reumatismi.

Depurati e rigenerati, ci si può infine abbandonare ai peccati di gola, abbandonandosi alle invitanti tradizioni culinarie di Genga e dintorni. I casolari disseminati nel territorio, infatti, producono salumi e prosciutti saporiti, ottimi con il pane nero prodotto con il grano locale. Da assaggiare le tagliatelle, stese con il “lasagnolo”, condite con asparagi o funghi di sottobosco a seconda delle stagioni. Deliziose anche la “crescia” cotta sotto la brace, le lumache, la polenta con ragù di cinghiale, i “vincisgrassi” e il “mistrà”, tutto da innaffiare con il buon vino del posto.

A proposito di tradizioni, vale la pena di assistere alla Vetrina dell’Artigianato di Genga, che si tiene a metà luglio e si ripete alla fine di agosto.
Durante l'Avvento si svolge il presepe vivente più grande del mondo, nella Gola di Frassasi.

Raggiungere Genga non è difficile qualunque mezzo si scelga per gli spostamenti. Chi viaggia in auto deve percorrere l’Autostrada A14 Bologna-Canosa e uscire ad Ancona Nord, quindi percorrere la Superstrada SS76 Ancona-Roma e uscire a Genga. Chi preferisce il treno trova la stazione di Genga-San Vittore Terme sulla linea ferroviaria Ancona-Roma, mentre l’aeroporto più vicino è quello di Ancona-Falconara, a 52 km circa.

Non resta che scegliere il periodo migliore per la visita a Genga. Per godere appieno degli scenari naturali e della vita all’aria aperta il momento migliore è forse la primavera, quando le temperature sono miti e le precipitazioni non troppo abbondanti. Gli inverni sono invece piuttosto freddi, anche se non troppo rigidi, e le estati calde: le temperature medie di gennaio vanno infatti da una minima di 1°C a una massima di 6°C, mentre in agosto si passa dai 18°C ai 27°C. Le precipitazioni si concentrano soprattutto tra settembre e novembre, quando cadono in media 100-140 mm di pioggia al mese.
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