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Le foto di cosa vedere e visitare a Savoca

Savoca (Sicilia): la visita al borgo del film il Padrino

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Sette facce ha Savoca e sette facce fanno i savocesi”: questa massima antica ha identificato per secoli una località in provincia di Messina, appunto Savoca, entrata di diritto nella rinomata lista dei “Borghi più belli d’Italia”.

Il nome deriva etimologicamente dal toponimo savucu, tradotto in sambuco, ovvero la pianta che ammanta l’intero hinterland in cui il comune è inscritto: parliamo di terre che si estendono da un grande colle bivertice roccioso perdendosi nel vastissimo panorama siciliano, fatto di ampie zone rurali ricolme di agrumeti, vigneti, uliveti, frutteti e mandorli, dove anche l’allevamento fa il suo corso.

Non soltanto agricoltura, però. L’occhio disinteressato volge alla pura contemplazione mirando a tanti ettari che compongono la pineta tutt’intorno al centro abitato, un meraviglioso ecosistema tessuto anche da limpide sorgenti, acacia, pioppi e querce, comprendendo inoltre un lussureggiante sottobosco che va a sommarsi a plurimi altri elementi naturali propri della macchia mediterranea.

Savoca sorge in un territorio davvero affascinante che ha saputo ammaliare un grande di Hollywood, vale a dire il cineasta Francis Ford Coppola, il quale qui ha deciso di ambientare nel 1972 una parte del celeberrimo “Il padrino”, indiscutibile capolavoro cinematografico. Tanto è il magnetismo infuso dall’anelito di questa pellicola, che alcune agenzie di viaggio hanno persino concepito e realizzato un tour chiamato “giro del padrino”, in grado di toccare tutti i luoghi che si possono vedere nel film, tra i quali Palazzo Trimarchi e Bar Vitelli.

La storia del borgo prende corpo in epoca romana, ma è nel Medioevo che acquisisce consistenza attraverso la fondazione urbana a opera di Ruggero II nel 1139. Fra alti e bassi, passaggi di proprietà e un fitto susseguirsi di famiglie nobiliari, il borgo perde e riabbraccia la propria autonomia superando il dramma della Seconda Guerra Mondiale e costituendosi a tutti gli effetti comune a partire dal 1948.

Le quattro pietre miliari facenti parte della sua arcaica strutturazione coincidono con i quartieri Sant’Antonio, San Giovanni, Pentefur e San Rocco, oggi un unicum complessivo la cui identità si esprime nell’attrazione turistica che esercita, complici i tanti edifici storici, religiosi e i monumenti disseminati nell’area. In origine, le chiese presenti a Savoca erano addirittura 17 e molte di queste hanno resistito allo scorrere del tempo.

La chiesa di Santa Maria in Cielo Assunta corrisponde alla Chiesa Madre del paese, eletto Monumento Nazionale Italiano nel 1910, che custodisce una cripta sotterranea con annesso il putridarium, un tempo luogo delegato alla mummificazione dei corpi dei notabili. La chiesa di San Michele compare in documenti datati 1308, tuttavia si pensa che risalga addirittura all’epoca normanna: qui si trovano numerosi affreschi – alcuni di notevole valore – e preziose tombe, che si dice siano quelle di bambini non battezzati, sepolti e separati rispetto agli altri. La chiesa di San Nicolò, più somigliante a una fortificazione che a un edificio sacro, conta tre navate e altari in marmi policromi decorati in stile barocco.
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Sono inoltre custoditi dipinti su legno di carattere biblico e opere scultoree sempre in legno. Nella chiesa del Calvario hanno luogo annualmente le rappresentazioni della Settimana Santa. La chiesa dell’Immacolata era dapprima un convento, poi mutò in chiesa e successivamente si è trasformata in un centro filarmonico, tale ancora oggi.

Un convento che si può ammirare è quello quattrocentesco dei Cappuccini, punto di partenza della locale via crucis, che attraversa poi le vie del borgo e risale il monte Calvario, sulla cima del quale si erge la chiesa della Santa Vergine dei Sette Dolori e della Santa Croce. Uno scenario suggestivo, va ammesso, che funge anche da coinvolgente sfondo per la rappresentazione annuale vivente della Passione di Cristo. Il convento dei Cappuccini ospita la cripta con le salme dei notabili, prelevate dalla Chiesa Madre una volta eseguita la mummificazione e permanentemente deposte. Si è fin qui discusso riguardo agli edifici religiosi, ma non può mancare nella trattazione il classico castello locale, in tal caso quello del Pentefur, di forma trapezoidale e custode di alcuni resti della cinta muraria, andata in rovina nel ‘700.

La cultura di Savoca confluisce nel Museo Storico Etnoantropologico, inaugurato nel 2001 e strutturato su più piani: al primo sono riprodotti alcuni mestieri relativi al mondo contadino, insieme ai connessi utensili da lavoro; al secondo è enunciata la storia del borgo a partire dal tardo Medioevo. Questa realtà museale risulta sempre visitabile.

A Savoca perdurano ben vive le tradizioni perpetrate dalle generazioni avvicendatesi nei secoli. Fioccano così feste e manifestazioni il cui folclore echeggia nell’intera isola siciliana. Un esempio: la festa patronale dedicata a Santa Lucia, il 13 dicembre, viene traslata nella seconda domenica d’agosto e annovera la processione del simulacro della Santa per le strade del paese e la rappresentazione vivente del martirio.

La parte “profana” della festa consta di una grande fiera dalla funzione puramente aggregativa. Altre ricorrenze si individuano nella festa di Santa Rosalia (prima domenica di settembre) e nell’antica Fiera rionale di San Francesco di Paola (prima domenica di maggio), un’occasione di sano divertimento per tutti.

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