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Oliveri (Sicilia), vacanze nel mare del borgo Siciliano

Il golfo di Patti l’accoglie come una culla, e la sagoma del Monte Tindari veglia sull’abitato come un guardiano premuroso. Ad accarezzarne la costa, invece, c’è un Mediterraneo cristallino dai fondali mutevoli, ora soffici ora rocciosi, modellati dalle onde in mille piccole dune o agghindati di anemoni e ricci di mare. Siamo a Oliveri, borgo siciliano di circa 2 mila abitanti in provincia di Messina, un luogo pacifico come i centri pescherecci di un tempo, ma anche amato dai visitatori per le sue calette, il paesaggio circostante e qualche gioiello culturale notevole.

Fu lo scrittore arabo Edrisi a parlare per la prima volta della località: incaricato dal Gran Conte Ruggero, dscrisse il paese come un ‘bello e grazioso casale, con un grande castello in riva al mare, delle case, delle buone terre da seminare, dei ruscelli perenni sulle sponde dei quali erano impiantati alcuni mulini, e con un bel porto nel quale si faceva copiosa pesca di tonno.’ Allora, tuttavia, il borgo si chiamava ancora ‘Labiri’: l’attuale nome Oliveri, invece, deriva dal condottiero Carlo Oliveris, che fu molto cortese con gli abitanti del posto e meritò la loro riconoscenza.

La storia del paese è come un lungo racconto, che si snoda tra vicende appassionanti e conquiste travagliate. Il primo nucleo abitato della zona sorse sul monte Tindari ad opera dei dorici, poi passò in mano ai romani e sotto di loro scoprì l’eccezionale pescosità di quel mare. Appartenuto per un periodo ai monaci benedettini, poi regalato da parte del Re Ferdinando d’Aragona al suo secondogenito, il comune così come lo conosciamo tuttora nacque probabilmente tra il 1810 e il 1815. Fino agli anni Sessanta la maggiore ricchezza del territorio era rappresentata dalla tonnara, tra le maggiori di tutta la Sicilia, ma oggi Oliveri è un borgo a vocazione prettamente turistica.

La vicinanza al mare gioca a favore del paese, frequentato dal turismo balneare, ma il centro storico di Oliveri non è privo di testimonianze storico-artistiche interessanti, che ne fanno un piccolo tesoro da scoprire. La piazza Dante, nel cuore del paese, è dominata dalla chiesa Parrocchiale di San Giuseppe, scrigno di un bellissimo Crocifisso affisso sopra l’altare maggiore, e di pregevoli statue lignee che raffigurano San Giuseppe, l’Immacolata e Santa Rita. Dotato della sagrestia annessa nel 1953, l’edificio è stato accuratamente restaurato nel 1980.

Continuando la passeggiata si scopre la bellezza delle vie Palermo e Roma, con il loro tripudio di fiori e alberi, e ci si imbatte nel monumento ai Caduti, un’opera in pietra che rappresenta un soldato a capo scoperto e torso nudo. Da vedere anche la piazza Pirandello, a pianta quadrata e completamente coperta di mattonelle, ad eccezione delle aiuole fiorite e dei giovani pini; su di essa veglia il moderno Palazzo Comunale, con la facciata candida che ben si addice alla cittadina di mare.

Purtroppo non si può più vedere la vecchia tonnara, che in passato rivestì un ruolo fondamentale per l’economia di Oliveri. Fondata probabilmente nel corso della dominazione araba, la tonnara nei periodi di massimo splendore raggiungeva un pescato di circa mille tonni a stagione, con un’attività che iniziava a maggio e terminava ai primi di luglio. Dopo aver raccolto il bottino le imbarcazioni apposite, i cosiddetti ‘palischermi’, tornavano a riva e il giorno successivo si scioglieva il voto fatto alla Madonna nera del Tindari, rendendole grazie per la pesca abbondante e offrendole il ricavato della vendita di un tonno, come prevedeva la promessa fatta a inizio stagione. L’ultimo anno di attività della tonnara fu il 1967, ma l’anno successivo la scarsità di pesce lo costrinse alla chiusura e lo stabilimento venne abbattuto, per fare spazio a un grande residence turistico che si chiama tuttora ‘La Tonnara’. Unico frammento di memoria, ancora legato a quella fervida attività, è un antico palischermo sopravvissuto alla demolizione.

Le bellezze naturali di Oliveri si concentrano invece lungo la costa. Il ‘lido di Marinello’ è uno scenario paradisiaco compreso tra Tindari e Capo Milazzo, gremito di turisti in ogni stagione, pronti a tuffarsi nelle splendide acque del golfo o a fare una bella passeggiata sulla battigia. L’area costiera fa parte della riserva ‘Laghetti di Marinello’, istituita nel 1998 e affidata alla cura della Provincia Regionale di Messina, e racchiude in una porzione territoriale ridotta un grande numero di ambienti diversi: dalle sabbie marine all’ambiente lacustre salmastro, dai pendii ripidi alle rupi a strapiombo sul mare, sino alle coltivazioni di ulivi e viti. Particolarmente interessanti si rivela i laghetti salmastri posti sotto le rupi di Capo Tindari, che insieme ai laghi di Ganzirri sono l’ultimo esempio di ambiente salmastro costiero della Sicilia nord-orientale.

Infine a Oliveri non mancano le occasioni tradizionali di festa, distribuite nell’arco dell’anno e ideali per assaporare le ricette locali e scoprire gli usi della zona. A fine luglio si celebra la festa di santa Rita, a metà ottobre è la volta del patrono San Giuseppe, e il 3 febbraio è particolarmente sentita la festa di San Biagio. Per l’occasione il pane, il frumento e un fascio d’erba vengono deposti in chiesa, poi si svolgono le funzioni religiose e si parte per una lunga processione allietata dal suono della banda paesana.

Ad allietare i festeggiamenti, le passeggiate e la vita di mare c’è un clima piacevolissimo, di tipo mediterraneo, caratterizzato da temperature sempre miti e precipitazioni estive quasi assenti. Le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di 8°C a una massima di 14°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 22°C ai 31°C. Le piogge si concentrano in inverno e toccano il picco massimo in gennaio, quando piove mediamente per 9 giorni sul totale.

Per arrivare a Oliveri si può scegliere tra diverse possibilità. Chi viaggia in auto deve percorrere l’autostrada A20, uscire a Falcone e seguire le indicazioni fino alla meta, e chi viaggia in treno può scendere alla stazione ferroviaria di Oliveri-Tindari. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Catania, quello dello Stretto di Reggio Calabria e quello di Palermo, e in nave si può sbarcare a Messina provenendo da Salerno o da Civitavecchia.
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