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Travnik, guida alla cittą e ai suoi monumenti

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  • Moschea
Affascinante cittadina di quasi 30.000 abitanti della Bosnia centrale, Travnik fu in passato la residenza di numerosi visir ed in tempi più recenti lo scenario del romanzo del premio Nobel per la letteratura Ivo Andric “La cronaca di Travnik”, la storia di due consoli, uno francese e uno austriaco, che in epoca napoleonica si trovarono a vivere in questo selvaggio avamposto immerso nel nulla. Per fortuna l’odierna Travnik è molto più accogliente e ospitale di quella che filtra dalle descrizioni del libro, presentando inoltre un’offerta turistica piuttosto ricca dal punto di vista museale e architettonico. Per questo sono parecchi i turisti che, in viaggio tra Sarajevo e Jajce, decidono di fermarsi in città almeno mezza giornata, senza contare che ad appena 22 chilometri dal centro si trova la località sciistica di Vlasic.

In epoca medievale Travnik era una delle città più importanti all’interno dello scacchiere bosniaco. Successivamente, con l’occupazione da parte dei turchi ottomani, l’insediamento divenne la residenza del Visir, il governatore del Sultano, la cui impronta sulla città non è stata del tutto cancellata dalla cruenta guerra combattuta all’inizio degli anni ’90. Nei primi decenni del XIX secolo, dopo l’arrivo degli emissari di Francia e Austria, Travnik si affermò come uno dei centri diplomatici più prestigiosi di tutta la Bosnia, conoscendo una notevole crescita demografica ed economica grazie alle floride attività commerciali. Molto positiva fu anche la parentesi di governo da parte dell’impero austro-ungarico, sotto il quale la zona di dotò di un apparato industriale di notevole spessore.

Ad abbagliare i turisti che muovono i primi passi in città è innanzitutto la moschea multicolore, che presenta vivaci affreschi sulla facciata principale ed affascinanti arcate che accolgono un grazioso bezistan, ovvero un piccolo bazar. Alle spalle della moschea si trova un sottopassaggio pedonale che attraversa la strada statale M5 e consente di raggiungere le rovine del castello medievale, posto dopo il settecentesco Campanile Mahala e due graziose moschee lungo Varos. Costruita nel Quattrocento per resistere agli assedi dei turchi, questa fortezza non fu in realtà mai messa alla prova, dato che al momento dell’arrivo degli ottomani lo stato bosniaco versava già in un grave stato di decadenza e non era più in grado di difendersi. Superato l’alto ponte di pietra che sostituì quello levatoio distrutto nel XIX secolo da un terribile incendio, si accede al maniero vero e proprio. La maggior parte delle mura dei bastioni è stata riparata per permettere di fare una bella passeggiata ed il mastio centrale a 14 lati ospita oggi un museo storico composto da appena 2 sale aperto solo su esplicita richiesta.

Scendendo dal castello, voltate a sinistra e poi nuovamente a sinistra per seguire via Hendek fino a Sumece. Da qui ci si può recare all’impetuoso torrente Plava Voda, attraversato da alcuni bei ponticelli di pietra, sul quale si affacciano diversi ristoranti. Poco oltre ci sono poi la Turbe di Muftijino, ovvero la tomba del poeta del visir, risalente al 1780, ed un complesso formato da un mekteb e una madrasa progettato nell’Ottocento secondo un elaborato e colorato stile neomoresco. I lettori che hanno letto ed apprezzato “La cronaca di Travnik” dovranno assolutamente recarsi al Museo Ivo Andric, un allestimento inserito all’interno di una casa progettata per assomigliare il più possibile al luogo di nascita del celebre scrittore. Sebbene le didascalie in inglese siano poche e frammentarie, all’interno dell’edificio si potranno vedere i ritratti di Pierre David, ossia il vero console francese su cui si basa il protagonista del libro Jean Daville, oltre alla miriade di documenti in forma di fotocopie sui quali Andric trascorse ben 15 anni di ricerche per la sua opera. Gli appassionati del libro potrebbero trovare interessante anche la Casa Hafizadic, parzialmente ricoperta dall’edera, ma ancora chiaramente riconoscibile. Nel romanzo si narra che da un albero di prugne situato nel giardino di questa casa Salko, l’apprendista del barbiere, spiò l’inavvicinabile Agatha, figlia del console austriaco. Oggi questo giardino ospita il Cafè Consul, un locale alla buona dal nome molto calzante.
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Come già accennato in precedenza, nei dintorni di Travnik si trova la località sciistica di Vlasic, che dispone di 3 skilift principali e, pur essendo limitata nei confronti di Jahorina, di un buon numero di strutture ricettive. Sempre a breve distanza da Travnik si possono visitare Guca Gora, un grande monastero cattolico citato anche nel libro di Andric, e Prusac, minuscolo villaggio situato sulla cima di una collina che costituisce il punto di partenza di quello che è considerato il più grande pellegrinaggio musulmano d’Europa, dove verso la fine di giugno migliaia di persone percorrono a piedi 5 chilometri attraverso una pineta per raggiungere la sorgente sacra di Ajvatovica.

Il clima è continentale, piuttosto caldo d’estate e freddo d’inverno, quando le temperature scendono sotto lo zero per diversi mesi. In particolare gennaio e febbraio sono mesi molto rigidi, umidi e moderatamente piovosi, con le precipitazioni che cadono spesso sotto forma di neve a causa dei valori che arrivano anche a -10 nelle notti più fredde. Gli effetti della primavera cominciano a sentirsi effettivamente solo alla fine di aprile, quando la stagione è comunque ancora piovosa e fresca nelle ore notturne, mentre l’estate, seppur breve, è gradevole e rovinata solo da qualche temporale di troppo.

L’aeroporto internazionale più vicino è quello di Sarajevo, il Butmir International Airport, raggiungibile da diversi paesi tra cui la Svizzera, l’Austria, la Germania, la Turchia, la Svezia e la Norvegia. La stazione degli autobus di Travnik si trova ad ovest del centro praticamente a metà tra la strada statale Sehida (M5) e la Bosanska, la via principale dell’insediamento. Da qui, oltre ai mezzi per le vicine Guca Gora e Zenica, partono con una certa frequenza bus diretti a Jajce e Sarajevo, entrambe distanti neanche un paio d’ore, mentre sono più rari i collegamenti con Spalato, raggiungibile in 4/5 ore, e Bihac, 6 ore.
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