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Le Isole di Lavezzi: le spiagge e le escursioni in barca per raggiungerle

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L'isola di Lavezzi, a quattro chilometri dal porto di Bonifacio, è raggiungibile via barca con escursioni che partono ogni mezz'ora a partire dalle 9:00 (in alta stagione, in altri periodi le partenze sono un po' meno frequenti) e portano all’isola dove si può restare fino a sera, visto che di norma l’ultima barca che lascia l’isola parte alle 18:30, in modo da poter essere di ritorno a Bonifacio perfettamente in tempo per la cena o per gustarvi il tramonto. Si impiega circa una mezz'ora all'andata e un'ora al ritorno per un costo di 35 euro.

L’isola è un piccolo gioiello ricco di natura costellato di spiagge, in alcuni casi un po' battute dal vento. Si tratta di una riserva naturale protetta e all'arrivo i marinai fanno attendere che siano scesi tutti i gitanti e poi enunciano ad alta voce le tre norme da rispettare per chi è giunto sull’isola: spostarsi solo percorrendo i sentieri segnati, non salire sulle rocce e non portare via nulla, né animali, né piante, né rocce, né conchiglie.

A chi viene colto in fallo può essere elevata una sanzione fino a 500 euro, anche se sembra più che altro un'affermazione a scopo intimidatorio visto che durante il mio peregrinare da un punto all’altro dell’isola non ho mai visto nessun guardiano e i bambini saltare tranquillamente sulle rocce senza che nessuno dicesse nulla.

L’isola è di una bellezza surreale, costellata di ammassi di enormi pietre di granito stondate che sembrano essere state disposte così per il divertimento di un gigante. Alcune sono scolpite dall’erosione in forme spettacolari, a volte si ammassano al centro dell’isola circondate dalla bassa vegetazione, altre volte uniscono acqua e terraferma diventando dei rotondeggianti scogli.

Evidentemente tale irregolarità prosegue anche nelle circostanti acque, poiché il tratto di mare tra quest’isola e la vicina Isola di Cavallo, è stata teatro di diversi naufragi, il più disastroso dei quali occorse verso la fine dell’Ottocento alla nave militare Semillante, le cui vittime sono seppellite in due piccoli cimiteri a ridosso, rispettivamente, di Cala Lazzarina e Cala di Ghiuncu.

Ma il grosso dell'afflusso dei turisti all'Isola di Lavezzi è costituito dai bagnanti, in cerca delle sue splendide spiagge. La più vicina al punto di sbarco la si nota già durante l’ormeggio, un centinaio di metri sulla sinistra del piccolo molo in cui approda la barca ma le più note sono altre. Si prende il sentiero che sembra portare verso il centro dell’isola ma che poi finisce per costeggiarla in senso antiorario.

Ci si potrebbe fermare in qualche piccola baia, ma proseguo fino a Cala della Chiesa, segnalata da dei cippi: acqua trasparente ma una lingua di sabbia, strettissima, spesso interrotta dai grandi sassi di granito tipici dell’isola, a parte una piccola mezzaluna iniziale. Andare in acqua però è spettacolare, circondati come si è di giganteschi massi.
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Proseguendo in senso antiorario la spiaggia successiva è quella, segnalata, di Achiarina, una mezza luna di sabbia altrettanto stretta (in alcuni tratti sarà un paio di metri) ma decisamente più ampia rispetto alla precedente e che da su una piccolo insenatura anche questa contornata da scenografiche pietre. Per alcuni è la più bella dell’isola, anche per me, e mi è parsa la più riparata.

Continuando ci si imbatte in Cala di Greco, un spiaggia di sabbia più profonda ma poco ampia e un po' meno selvaggia delle precedenti, e poi in quella che i marinai indicano come più la bella, Cala Lazzarina. Sicuramente la più lunga e anche quella con spiaggia la più profonda, direi una decina di metri nel punto più largo, ha un enorme masso a pochi metri dalla riva che funge da trampolino naturale e la sua baia è popolata da diverse barche che qui amano gettare l'ancora.

Non si vede immediatamente ma dietro al piccolo promontorio roccioso a sinistra di Cala Lazzarina si nasconde un’altra spiaggia, dalle caratteristiche simili, solo un po’ più corta: Cala di Ghiuncu. È raro trovare una tale scelta di spiagge in così poco spazio.

Il viaggio di ritorno è la ciliegina sulla torta: si passa a fianco dell'Isola di Cavallo, da tempo meta del jet-set e sulla quale si può scendere solo dietro invito di qualcuno dei suoi facoltosi ospiti, si ammirano da lontano alcune spiagge e le incredibili acque azzurre che le bagnano, poi si rientra costeggiando le alte falesie bianche che caratterizzano la costa di Bonifacio.

Dopo essere sfilati sotto alle rocce da cui sporge il centro storico di Bonifacio e avere ammirato la scala del Re d'Aragona che taglia in diagonale tutto lo scoglio dalla sua sommità fino a pochi metri dall'acqua, la nave fa sosta nella grotta di Saint Antoine e di Sdragonatu. In quest'ultima, se le condizioni di mare lo consentono, si può entrare con la nave e ammirare la fessura sul soffitto che la illumina, come se fosse un Pantheon creato dalla natura.

In collaborazione con: corsicavivilaadesso.it/
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