Tappa 1: La preparazione del viaggio in Tanzania

Questa fantastica esperienza è nata quasi per caso. Io e il mio moroso da tempo desideravamo andare in Africa. In febbraio 2014, volendo progettare un viaggio per l’estate, cercavamo voli su internet e il caso ha voluto che uno dei prezzi più bassi fosse quello per la Tanzania, così ci siamo detti: perché non quest’anno?
\nSiamo amanti dei viaggi da backpackers il più possibile on the road, ma sinceramente non eravamo sicuri che l’Africa si prestasse a questo tipo di avventura. Inoltre avevamo sempre pensato che il modo migliore per vivere a stretto contatto con la popolazione locale fosse con un’esperienza di volontariato.
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\nSempre il caso ha voluto che una sera io parlassi di quest’idea con un’amica che anni prima era stata proprio in Tanzania un mese per fare un’esperienza di volontariato tramite un’organizzazione apposita. Lei mi propone di contattare direttamente la famiglia dove era stata che gestisce un orfanotrofio ad Arusha.
\nCosì mandiamo un email alla signora africana, Upendo (in swaili Amore), che ci accoglie a braccia aperte. Ci dice fin da subito che possiamo andare quando e per quanto tempo vogliamo come volontari nel suo orfanotrofio Tumaini for Africa Foundation.
\nIl Tumaini si trova vicino ad Arusha, una città al nord della Tanzania da cui partono tutti i principali tour per fare i safari nei parchi più grandi del paese (Serengeti e Ngorongoro)
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\nPrenotiamo quindi il volo con la Turkish Airlines: il 10 agosto si parte per l’Africa!
\nL’amica che ci ha dato il contatto, sarà la prima prova dell’esistenza del Mal d’Africa.. sulla nostra scia decide insieme al suo moroso di prenotare un volo per la Tanzania qualche giorno dopo il nostro con la KML..ci troveremo quindi nell’orfanotrofio.
\nLa preparazione per questo viaggio non è stata particolarmente impegnativa: abbiamo fatto il visto di entrata tramite l’agenzia viaggi ma adesso può essere fatto anche direttamente in aeroporto quando si arriva. Inoltre abbiamo sottoscritto un’assicurazione per il viaggio e fatto alcuni vaccini, epatite e tifo consigliati dal medico della Asl perché avremmo mangiato in casa delle persone (e non solo in ristoranti turistici dove non ci dovrebbero essere rischi), e la profilassi antimalarica (praticamente obbligatoria).
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Tappa 2: L’Orfanotrofio ad Arusha in Tanzania

Partiamo il 10 agosto da Bologna, scalo a Istanbul e arrivo a Dar Er Salaam nella notte tra il 10 e l’11. All’arrivo abbiamo la spiacevole sorpresa di scoprire che i bagagli non sono arrivati con noi. Amareggiati e molto leggeri proseguiamo il viaggio perché la nostra destinazione, Arusha, è quasi dall’altra parte della Tanzania. Vicino ad Arusha c’è un aeroporto internazionale, il Kilimanjaro, ma avevamo comunque deciso di arrivare nella capitale sia per una questione di comodità per il ritorno in quanto più vicina a Zanzibar (ultima tappa del viaggio) sia per il costo del volo internazionale (250 euro in più a testa contro i 10 dell’autobus). E’ stato un viaggio lungo e faticoso perché non tutte le strade sono completamente asfaltate, ma ci ha dato la possibilità di vedere i diversi paesaggi che offre questo paese africano.
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\nArriviamo finalmente alla prima fondamentale tappa del nostro viaggio: il Tumaini For Africa foundation, un orfanotrofio di Arusha. La città è a circa 15 minuti dall’orfanotrofio e ad attenderci c’è Upendo, colei che gestisce tutto. Ci accoglie come aveva fatto fin dalla prima mail: a braccia aperte. Anche lei molto dispiaciuta per la nostra “perdita” delle valigie, decide per le prime sere di farci dormire a casa sua anziché nell’orfanotrofio per poterci ambientare meglio. Da subito tutta la famiglia si dimostra di una gentilezza e disponibilità incredibili, facevano qualsiasi cosa per farci sentire a casa e a nostro agio.
\nE così per noi è stato fin dalla prima sera.
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\nIl giorno successivo visitiamo finalmente l’orfanotrofio, composto da quattro casine in muratura, una scuola che potremmo paragonare alla nostra materna e prima elementare, costruite da volontari australiani, e un piccolo allevamento di mucche e galline.
\nIn ogni casina vivono una mama africana e alcuni bambini orfani o comunque allontanati dalle loro famiglie perché impossibilitate a prendersene cura per motivi economici o malattie come l’aids. Ogni mama si prende cura e accudisce i bambini che comunque devono imparare fin da piccoli a “lavorare” dopo la scuola. I più piccoli frequentano la scuola dell’orfanotrofio, gestita da un maestro (teacher)mentre i grandi si recano a piedi ogni mattina in una scuola primaria distante 2 km.
\nDopo la prima giornata di ambientazione abbiamo iniziato a fare la vita del “villaggio” e in poco tempo ci siamo integrati. La mattina andavamo a scuola con i bimbi. Quelli di sei anni sono seguiti dal teacher che insegna loro tutte le materie in inglese come preparazione alla scuola primaria dove andranno l’anno successivo. Il resto dei bimbi invece frequenta la “baby school” una sorta di scuola materna dove però si insegna già l’inglese: numeri, frutti, parti del corpo e così via. Noi ragazze che con l’inglese ce la caviamo un po’ peggio dei morosi, stavamo principalmente con la baby school. I bimbi avevano circa una mezz’ora di attenzione sull’argomento del giorno, poi si colorava e disegnava aspettando la fine della lezione dei “grandi” per fare la ricreazione tutti insieme.
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\nDopo la ricreazione, sulle 11 circa, la scuola finiva e i bimbi tornavano nelle loro casine. Noi eravamo praticamente liberi per il resto del giorno, così ci riposavamo, chiedevamo alle mame se avevano bisogno di qualche aiuto oppure andavamo a giocare con i bimbi rispettando però le regole imposte dalle mame. Loro infatti accudiscono i bambini, preparano da mangiare per loro, ma sono anche molto rigorose nell’educazione: i bimbi giocano in cortile solo quando gli viene dato il permesso, quando mangiano non parlano e non si alzano da tavola finchè non finiscono tutto quello che hanno nel piatto. Un po’ come i bambini in Italia insomma!!
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\nTutti i giorni mangiavamo in una casina diversa, il cibo preparato dalla mama della casa con i bimbi che dormono li. Il cibo era sempre lo stesso a rotazione: riso con verdure o carne, fagioli, ugali (una sorta di polenta bianca tipica del paese).
\nIl pomeriggio continuava come la mattina, giocando con i bimbi, un po’ di riposo oppure andando a fare un giro in città con il mezzo di trasporto locale: il dalla dalla! Pulmini per una decina di persone che passano dalle fermate circa ogni 5/10 minuti.. ogni “linea” ha un colore e chiaramente le due direzioni opposte. L’importante è prendere il colore giusto e azzeccare la direzione (soprattutto per tornare a casa). Ogni corsa, ovunque tu debba andare, costa 0,20 cent a testa!!
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\nIn città è difficile incontrare molti occidentali, i pochi che si vedono sono turisti che utilizzano Arusha come base di partenza per i safari oppure volontari come noi. All’inizio è stato un po’ strano, le prime volte in città, perché intorno a noi erano veramente tutte persone di colore e chiaramente non ci siamo abituati o siamo condizionati dai pregiudizi della nostra civiltà. Un’esperienza del genere cambia ogni cosa. La maggior parte delle persone che abbiamo conosciuto , dall’orfanotrofio al di fuori, era gentile e disponibile come capita difficilmente con persone appena conosciute. Poi chiaramente, anche se forse potrebbe essere la cosa più scontata , la vera differenza sono i bambini.
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\nBambini che non hanno niente,ma soprattutto non hanno nessuno al di fuori di quella nuova famiglia in cui fortunatamente si sono trovati , ma che sono felici e la riescono a trasmettere anche a te. Questi bimbi vivono con pochi vestiti a testa, donati da qualcuno, mangiano cibo povero e sempre uguale, giocano su delle altalene mezze rotte o a memory con carte ormai consumate, sono tutti rasati, anche le bimbe, per non prendere i pidocchi. Ma quando ti conoscono, dopo dieci minuti hanno già imparato il tuo nome, ti prendono per mano, giocano con i tuoi capelli o la tua barba e poi ti sorridono, ti sorridono sempre e non piangono mai. E tu, fin da subito, non puoi fare nient’altro che amarli.
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\nNoi, abituati a tutte le comodità, per vivere in Africa ci siamo dovuti adeguare a tante cose: lavarsi i vestiti a mano, mangiare cibo completamente diverso, fare attenzione a bere l’acqua solo quando è bollita, lavarsi con secchi di acqua dopo averla scaldata.. e così tante altre cose che diamo per scontate ogni giorno. Ma vi assicuriamo che abituarsi a tutto questo non è stato difficile quanto dover salutare i bambini e tutte le persone che abbiamo conosciuto al Tumaini.
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Tappa 3: Safari nei parchi del Serengeti e di Ngongoro inTanzania

Durante le due settimane in cui siamo stati al Tumaini ci siamo presi 3 giorni per fare un safari. Abbiamo organizzato tutto sul posto, ad Arusha ci sono circa 300 guide turistiche che organizzano safari così Upendo ci ha portato da una compagnia che conosceva per cercare anche di farci spendere il meno possibile!
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\nEsistono safari di ogni tipo: da uno a cinque giorni, da 4 a 8 persone, con pernottamento in loudge lussuosissimi, in tendopoli organizzate oppure in tenda da campeggio. I prezzi variano notevolmente a seconda del tipo scelto. Noi ovviamente volevamo spendere il meno possibile e vivere l’esperienza in modo avventuroso, altrimenti che safari sarebbe!
\nAbbiamo scelto un safari da 4 persone (con la mia amica e il moroso che erano arrivati al tumaini qualche giorno dopo di noi), per tre giorni e due notti (al prezzo di circa 170 dollari al giorno comprensivi di tutto) e rigorosamente in tenda!
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\nPer il primo giorno il safari prevedeva questo: partenza la mattina presto da casa in Jip con la guida/autista e il cuoco, corsa sfrenata per arrivare al primo accampamento notturno nel parco del Serengeti, perché in Africa si parte sempre obbligatoriamente in ritardo, nessuno conosce la parola fretta ma solo la parola Polepole (piano piano)! Prima di arrivare all’accampamento eravamo già riusciti a vedere qualche animale, zebre, gazzelle, impala a volontà. Eravamo anche felici di aver visto un leone da molto lontano. L’accampamento consisteva in una zona dove montare le tende, bagni in muratura come anche cucina e refettori dove si mangiava. Il nostro cuoco, molto giovane e forse alle prime armi ci faceva mangiare sempre per ultimi ma lo abbiamo perdonato fin dalla prima sera perché il cibo era veramente buonissimo (oltre che molto abbondante)!
\nIl secondo giorno sveglia alle 6 per il tour del Serengeti..
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\nSvegliarsi nel Serengeti significa essere catapultati nei paesaggi dipinti del cartone “il re leone”. Una gran parte dei documentari che descrivono e seguono le abitudini della maggior parte degli animali africani vengono girati in questo parco naturale.
\nIl nome del parco, nella lingua delle popolazioni masai locali, significa "pianura sconfinata".
\nIl Serengeti è celebre soprattutto per la sua eccezionale ricchezza faunistica, che ne fa una delle regioni più rappresentative dell'ecosistema della savana subsahariana e una delle maggiori attrazioni turistiche dell'Africa orientale. Vi si trovano, tra l'altro, tutti e cinque i cosiddetti "big five": elefante, leone, leopardo,rinoceronte (nero) e bufalo.
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\nNon esageriamo certamente se raccontiamo di essere tornati bambini per 3 giorni.
\nContinuamente a caccia di animali tra le distese gialle che sono delimitate a 360°, esclusivamente dall’orizzonte. Rompono la monotonia alcuni alberelli isolati e raggruppamenti di rocce o stagni dove l’adrenalina cresce, in quanto solitamente habitat rispettivamente di leoni, leopardi e nel secondo caso di ippopotami o svariati animali che fermano ad abbeverarsi.
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\nIn seguito alla nostra esperienza, non possiamo che assicurare risultato garantito. C’è una concentrazione di animali incredibile e stupisce quanto riescano a coesistere gli uni con gli altri. Non è raro vedere leoni o grandi carnivori non troppo distanti da possibili prede completamente incuranti gli uni delle altre. Ovviamente basta un minimo cenno con le orecchie del felino per ricordare a una zebra di far parte di una catena alimentare e non godere di una posizione molto felice.
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\nDa sottolineare l’importanza della guida, starete ore concentrati su qualsiasi impercettibile movimento fuori dall’auto per localizzare animali, senza il minimo risultato; ad una guida esperta (la nostra aveva 10 anni di lavoro nel parco alle spalle) basterà un semplice sguardo fugace per localizzare una mamma di ghepardo con due tenerissimi cuccioli, sdraiata sotto un albero a non meno di 500mt di distanza.
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\nL’accampamento della seconda sera è sul cratere del Ngorogoro, un paesaggio completamente diverso da quello che avevamo visto fino a quel momento. Se il Serengeti infatti è la savana più grande della Tanzania, il Ngorngoro è un vulcano inattivo con un cratere che ha un diametro di 20 km all’interno del quale vivono tantissimi animali. Il paesaggio è quindi verde e ricco di vegetazione (anche se in agosto la stagione è secca quindi sicuramente meno rigogliosa che nella stagione delle piogge). Qui la notte è veramente freddo, si arriva spesso intorno a 0 gradi. Consigliamo coperte e vestiti pesanti.
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\nL’accampamento si trova sul bordo superiore del vulcano, luogo molto suggestivo dal quale si gode di una vista mozzafiato e se fortunati di un tramonto e un’alba che non sarà facile dimenticare.
\nSpesso nell’accampamento fanno visita animali, tra i quali molto curioso un elefante che è solito andare a bere nella cisterna tra le 19.00 e le 20.00.
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\nDurante la nostra permanenza abbiamo avuto l’onore di assistere ad uno scontro tra due elefanti a circa 200mt dall’accampamento. Impressionante!!!Abbiamo la pelle d’oca anche solo nel ricordare il rumore delle zanne che picchiavano l’una con l’altra. Alberi che durante i loro movimenti goffi venivano abbattuti con la facilità di un bimbo alle prese con un castello di carta.
\nIl Ngorongoro replica ed esalta quanto visto nel Serengeti. Su uno sfondo più folto di vegetazione gli animali sono naturalmente intrappolati dalle pareti del vulcano, perciò non migrano durante le stagioni.
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\nLa concentrazione è elevatissima ed è raro che dalla visuale del finestrino non si vedano sagome in movimento vicine o lantane che siano.
\nSe può aiutarvi in una pianificazione consigliamo entrambi i parchi, nonostante anche solo uno dei due garantirebbe l’avvistamento di moltissimi animali, si tratta di due luoghi differenti, entrambi con un fascino indescrivibile.
\nGiusto per vantarci un po’ ecco a voi la lista degli animali che abbiamo avuto il piacere di incontrare, fortunatamente spesso da molto vicino:
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\n- Zebre
\n- Ippopotami
\n- Facoceri
\n- Giraffe
\n- Bufali Africani
\n- Gazzalle
\n- Cadù
\n- Antilopi
\n- Gnu
\n- Impala
\n- Iene
\n- Leopardi
\n- Leoni con cuccioli
\n- Ghepardo con cuccioli
\n- Babbuini
\n- Scimmie
\n- Elefanti
\n- Agama comune (colori incredibili)
\n- Avvoltoi
\n- Struzzi
\n- Marabù Africano
\n- Aquila e uccelli vari…
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Tappa 4: Le spiagge di Zanzibar

Nella programmazione del nostro viaggio l’ultima tappa era Zanzibar. Il momento di partire è stato però davvero faticoso, anche perché a differenza del safari questa volta non saremo più tornati all’orfanotrofio ma avremo preso un traghetto da Zanzibar a Dar Er Salaam per prendere il volo per l’Italia.
\nTalmente dispiaciuti di dover lasciare il Tumaini, non avevamo quasi più voglia di andare a Zanzibar, ma devo dire che passare qualche giorno di relax sull’isola è stato davvero molto piacevole ed è servito per tornare più lentamente alla realtà che ci aspettava al rientro in Italia.
\nIl volo per Zanzibar lo abbiamo prenotato direttamente in Africa, partenza di sera dall’aeroporto del Kilimajiaro su un aereo a elica con un centinaio di posti ( prezzo del volo circa 90 euro a testa). Alla stessa cifra potevamo partire di giorno dal piccolo aeroporto di Arusha con un aereo sempre a elica ma molto più piccolo (una decina di posti): non che cambi molto ma quello più grande ti da un po’ più di sicurezza! All’arrivo all’aeroporto vicino a Stone Town (capitale di Zanzibar), abbiamo preso un taxi fino a Bwejuu la località dove da casa tramite booking avevamo prenotato un bungalow sulla spiaggia.
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\nPer scegliere la posizione in cui soggiornare ci siamo informati leggendo da guide e internet: le spiagge migliori sono al nord dell’isola, ma sono anche le più caotiche e affollate soprattutto da turisti italiani; la costa a nord est è invece piena di villaggi vacanza di cui molti sono italiani e non poco costosi.
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\nIl nostro obiettivo era rilassarci senza spendere troppo, per questo abbiamo deciso di prenotare un bungalow nella costa sud est dell’isola al Twisted Palms Lodge & Restaurant ; complesso di bungalow e camere sulla spiaggia e non, gestito da una coppia italiana molto accogliente e disponibile che vive ormai sull’isola da 7 anni. Il nostro bungalow era spazioso e pulito, praticamente da 4 persone anziché due, è costato circa 30 euro a testa a notte compresa un’abbondante colazione di frutta e pancake servita nel ristorante. Il ristorante era su una palafitta quasi in riva al mare dove noi abbiamo cenato praticamente ogni sera, ottimo rapporto qualità prezzo, combinazione di cucina italiana e africana ma soprattutto tantissimo e buonissimo pesce!
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\nUn’altro importante fattore che potrebbe influenza la scelta del soggiorno a Zanzibar verso il nord è il fenomeno delle maree, perché li è molto meno frequente. In tutto il resto dell’isola invece il mare si ritira completamente per centinaia di metri dalla costa per poi tornare piano piano fino al picco dell’alta marea 8 ore dopo. E’ un fenomeno molto particolare e bello da vedere ma in effetti se si cerca la vacanza di mare in cui si vuole fare il bagno in qualsiasi momento può essere fastidioso! Nel ristorante del lodge c’era una tabella con gli orari precisi giorno per giorno dell’alta e bassa marea, quindi per noi non è mai stato un problema.. sapevamo che l’alta marea c’era la mattina presto e il pomeriggio presto e che da due ore prima a due dopo il picco, il bagno si riusciva a fare tranquillamente.
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\nSull’isola ci sono moltissime cose da fare e vedere, organizzate dai villaggi o “illegalmente” dai beachboys sulla spiaggia, coi quali puoi trattare e spendere molto meno. Il primo e l’ultimo giorno abbiamo fatto la tipica vita da mare, mentre nei giorni centrali siamo stati in città (Stone town) e abbiamo fatto due escursioni organizzate. La prima comprendeva il tour delle spezie (Zanzibar è famosa come l’isola delle coltivazioni di spezie) e la Jozani Forest in cui la cosa principale ettrattiva sono le scimmie rosse. Molto più bello è stato il Safari blu, tour in barca che comprende sosta su lingue di sabbia in un mare paradisiaco, snorkeling e pranzo con pesce fresco tra i quali una buonissima aragosta.
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\nSiamo quindi arrivati alla domenica 30 agosto, giorno in cui lasciamo Zanzibar con un traghetto veloce (circa 32 euro a testa) che ci porta direttamente a Dar Er Salaam dove la notte ci attende il volo di ritorno.
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Tappa 5: Conclusioni

Con un racconto probabilmente si trasmette pochissimo di quello che abbiamo realmente vissuto…non è stato un semplice viaggio ma un’esperienza di vita che ci ha dato veramente tantissimo. Non è facile e non si può fare ogni anno, ma quando sarà possibile ci torneremo sicuramente… abbiamo provato sulla nostra pelle che il mal d’Africa esiste veramente!! Non ci credete? Provate!!!
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\nLink e contatti utii:
\n- Volo per la tanzania: turkish airlains e KLM (prenotazione tramite www.skyscanner.it)
\n- Orfanotrofio Tumaini For Afica Foundation (https://www.facebook.com/pages/Tumaini-For-Africa-Foundation/126951540743316?ref=ts&fref=ts), per info veronica.visani1@gmail.com)
\n- Compagnia per il safari
\n- Compagnia aerea per collegamento Arusha- Zanzibar https://www.precisionairtz.com/
\n- Sistemazione a Zanzibar https://twistedpalms.zanzibarone.com/ (prenotazione tramite www.booking.com)
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