Damasco, un nome antico, e che evoca magie orientali… frammenti di storia riaffiorano tra le mie riminiscenze scolastiche, oltre che ricordarmi dell'episodio di San Paolo, per l'appunto accaduto sulla via di Damasco. La città ora si trova, però, al di sotto di me, circa 11.000 m più in basso della mia posizione, un agglomerato di luci che s'appoggiano alla montagna, una specie di ragnatela luminescente che squarcia per qualche minuto il buio della notte. Sto volando in Giordania, meta della giornata la capitale, Amman, che raggiungerò fra 1 ora circa. E' stata fino adesso una giornata piuttosto tranquilla, ma comunque sia un volo stanca sempre… Non ho mai capito il motivo di questa cosa, in fondo si rimane sempre seduti, forse è quella sensazione di tempo che non passa mai, in aereo, a farci sentire sempre un po' provati, ed è così che mi sento adesso, mentre sbircio dal finestrino controllando stelle e luci che appaiono a grappoli come in un immenso presepe al di sotto di me.
\nLa giornata era iniziata alle 8 di mattina di giovedì 14 aprile, quando mi sono fatto accompagnare da mia moglie Daniela in stazione a Lugo: qui alle 8.15 ho preso il treno per Bologna dove mi attendeva alle 10:20 il Frecciarossa per Milano Centrale. Da qui poi un altro treno mi aveva accompagnato a Malpensa dove mi aspettava il volo della Royal Jordanian che mi avrebbe condotto ad Amman assieme ad atri 3 giornalisti, invitati come me dall'Ente Turismo Giordano (JTB, Jordanian Tourist Bureau). Appuntamento ore 13, sono giunto per primo davanti al desk della Royal Jordanian, la compagnia di bandiera giordana, considerata una delle migliori compagnie aeree del medio oriente. I compagni di viaggio dovevano essere Davide, Gianmario e Ughetta, mentre Marilisa per conto dell'ente ci avrebbe fatto un rapido breefing prima della partenza. Tutti puntuali, comunque, e alle 13:15 il check in era già stato effettuato! Sbrigate le formalità di imbarco Marilisa ha avuto qualche minuto per spiegarci meglio gli obiettivi del viaggio. Come già avevamo intuito, il periodo contingente, che vede crescere le proteste di piazza in molte nazioni del mondo arabo, sta facendo riscontrare un calo generalizzato delle presenze turistiche, con i viaggiatori scoraggiati a progettare viaggi in queste regioni a causa delle continue notizie e servizi dei telegiornali, che tutto fanno tranne che tranquillizzare i turisti. Viene fornito inevitabilmente un quadro complessivo della situazione piuttosto fosco, certo in alcuni nazioni i problemi sono oggettivamente seri, ma nel caso della Giordania ogni timore è davvero fuori luogo. La Monarchia giordana è una delle più illuminate ed attente al suo popolo, almeno tra tutte quelle del medio oriente, oltre che essere amata e rispettata dall'ospitale popolo giordano, orgoglioso poi di far vedere al mondo il suo straordinario patrimonio storico, artistico e naturale.
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\nIl volo è partito con circa 50 minuti di ritardo, l'aereo proveniente da Amman era decollato un'ora dopo il previsto, ma poi la navigazione in quota è stata fino adesso tranquilla, permettendomi di studiarmi le tappe del viaggio che in 5 giorni completi ci faranno scoprire alcuni angoli magnifici del territorio della Giordania. Arrivati ad Amman ci attende subito un trasferimento nel nord del paese, per vedere due famose città romane, Gadara e Gerasa. Ci concentreremo poi sui monumenti di Amman e alcuni siti importanti per il turismo religioso: Monte Nebo e Madaba. Il programma poi ci condurrà verso le zone desertiche del sud, dove scopriremo il fascino estremo di Petra, per poi addentrarci nel deserto Wadi Rum e poi fino alle spiagge di Aqaba. Poi di nuovo verso nord per l'ultima esperienza al Mar Morto, dove faremo il bagno nel luogo più basso del pianeta, a -400 m di profondità, prima di fare ritorno ad Amman e prendere il volo indietro per l'Italia.
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\nOre 21 locali, l'areo atterra ad Amman, con applauso finale, era un po' di tempo che non mi capitava… All'arrivo il cortese personale del JTB ci attendeva per aiutarci ad espletare le formalità di immigrazione: per entrare in Giordania occorre infatti il passaporto, con validità residua di 6 mesi, ed un visto, che viene effettuato direttamente in aeroporto. E' possibile pagarlo unicamente in valuta locale, in dinari, al costo di 40 dinari, circa 38 euro. Per chi non ha moneta locale si trova un cambio disponibile a fianco della zona visti in aeroporto. Ritirato il bagaglio ecco l'incontro con Abdullah: sarà la nostra guida per i prossimi 5 giorni: l'incontro è molto cordiale, inevitabile fare poi i complimenti alla guida, un italiano davvero fluente, e durante il trasferimento dall'aeroporto all'hotel Mariott Amman un turbine di informazioni sulla Giordania: la nostra guida si rivela subito un miniera di notizie ed informazioni utili per capire meglio questa nuova nazione che ci apprestiamo a visitare. Arrivati all'hotel Mariott vediamo comunque che il livello di sicurezza è piuttosto elevato: controlli alla sbarra d'ingresso, e controlli con metal detector all'ingresso dell'Hotel. La Giordania è sicura, ma gli hotel internazionali, in tutto il mondo, sono sempre obiettivi sensibili! E' tardi, alle 22 il ristorante, chiude giusto il tempo di sistemare la valigia in camera e scendere giù entro il limite massimo di tempo! Alle 21:51 ci affacciamo nel ristorante, all'inizio qualche incomprensione, la cucina sembra già chiusa, ma alla fine veniamo accompagnati ad un tavolo circolare dove tutti e 4 possiamo avere la nostra prima cena giordana! La guida ci aveva già salutato dandoci appuntamento per la mattina dopo, puntuali alle 8.30 e quindi abbiamo affrontato il menu da soli… La prima ordinazione si è rilevata…colossale! Non rendendoci conto di ciò che stavamo ordinando abbiamo richiesto una quantità enorme di cibo, in grado di soddisfare almeno un numero doppio di commensali. Agli antipasti eravamo già satolli, poi sono arrivate le portate principali…. nel mio caso pollo alla libanese, praticamente un pollo intero con verdure e yogurt in abbondanza. Veramente un cena pantagruelica! C'è da sottolineare che il cibo sembra costare davvero poco in Giordania: il conto di fine cena è risultato di appena 18 dinari a testa, circa 17 euro, pochi considerando il luogo (un hotel a 5 stelle) e la quantità di cibo ordinata! Sono le 23, la stanchezza ha vinto, mentre riordino gli appunti della giornata la stanchezza prevale… il pensiero va alla giornata intensa di domani, faccio in tempo a puntare la sveglia che mi addormento come un sasso, con ancora tv e luci accese…

Tappa 1: La partenza, treno Frecciarossa, volo Royal Jordanian Milano Amman

\n\tDamasco, un nome antico, e che evoca magie orientali… frammenti di storia riaffiorano tra le mie riminiscenze scolastiche, oltre che ricordarmi dell'episodio di San Paolo, per l'appunto accaduto sulla via di Damasco. La città ora si trova, però, al di sotto di me, circa 11.000 m più in basso della mia posizione, un agglomerato di luci che s'appoggiano alla montagna, una specie di ragnatela luminescente che squarcia per qualche minuto il buio della notte. Sto volando in Giordania, meta della giornata la capitale, Amman, che raggiungerò fra 1 ora circa. E' stata fino adesso una giornata piuttosto tranquilla, ma comunque sia un volo stanca sempre… Non ho mai capito il motivo di questa cosa, in fondo si rimane sempre seduti, forse è quella sensazione di tempo che non passa mai, in aereo, a farci sentire sempre un po' provati, ed è così che mi sento adesso, mentre sbircio dal finestrino controllando stelle e luci che appaiono a grappoli come in un immenso presepe al di sotto di me.

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\n\tLa giornata era iniziata alle 8 di mattina di giovedì 14 aprile, quando mi sono fatto accompagnare da mia moglie Daniela in stazione a Lugo: qui alle 8.15 ho preso il treno per Bologna dove mi attendeva alle 10:20 il Frecciarossa per Milano Centrale. Da qui poi un altro treno mi aveva accompagnato a Malpensa dove mi aspettava il volo della Royal Jordanian che mi avrebbe condotto ad Amman assieme ad atri 3 giornalisti, invitati come me dall'Ente Turismo Giordano (JTB, Jordanian Tourist Bureau). Appuntamento ore 13, sono giunto per primo davanti al desk della Royal Jordanian, la compagnia di bandiera giordana, considerata una delle migliori compagnie aeree del medio oriente. I compagni di viaggio dovevano essere Davide, Gianmario e Ughetta, mentre Marilisa per conto dell'ente ci avrebbe fatto un rapido breefing prima della partenza. Tutti puntuali, comunque, e alle 13:15 il check in era già stato effettuato! Sbrigate le formalità di imbarco Marilisa ha avuto qualche minuto per spiegarci meglio gli obiettivi del viaggio. Come già avevamo intuito, il periodo contingente, che vede crescere le proteste di piazza in molte nazioni del mondo arabo, sta facendo riscontrare un calo generalizzato delle presenze turistiche, con i viaggiatori scoraggiati a progettare viaggi in queste regioni a causa delle continue notizie e servizi dei telegiornali, che tutto fanno tranne che tranquillizzare i turisti. Viene fornito inevitabilmente un quadro complessivo della situazione piuttosto fosco, certo in alcuni nazioni i problemi sono oggettivamente seri, ma nel caso giordano ogni timore è davvero fuori luogo: la Giordania è sicura! La Monarchia giordana è una delle più illuminate ed attente al suo popolo, almeno tra tutte quelle del medio oriente, oltre che essere amata e rispettata dall'ospitale popolo giordano, orgoglioso poi di far vedere al mondo il suo straordinario patrimonio storico, artistico e naturale.

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\n\tIl volo è partito con circa 50 minuti di ritardo, l'aereo proveniente da Amman era decollato un'ora dopo il previsto, ma poi la navigazione in quota è stata fino adesso tranquilla, permettendomi di studiarmi le tappe del viaggio che in 5 giorni completi ci faranno scoprire alcuni angoli magnifici del territorio della Giordania. Ecco il programma: arrivati ad Amman ci attende subito un trasferimento nel nord del paese, per vedere due famose città romane, Gadara (Umm Qais) e Gerasa (Jerash). Ci concentreremo poi sui monumenti di Amman e alcuni siti importanti per il turismo religioso: Monte Nebo e Madaba. Il programma poi ci condurrà verso le zone desertiche del sud, dove scopriremo il fascino estremo di Petra, per poi addentrarci nel deserto Wadi Rum e poi fino alle spiagge di Aqaba. Poi di nuovo verso nord per l'ultima esperienza al Mar Morto, dove faremo il bagno nel luogo più basso del pianeta, a -400 m di profondità, prima di fare ritorno ad Amman e prendere il volo di ritorno per l'Italia.

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\n\tOre 21 locali, l'areo atterra ad Amman, con applauso finale, era un po' di tempo che non mi capitava… All'arrivo il cortese personale del JTB ci attendeva per aiutarci ad espletare le formalità di immigrazione: per entrare in Giordania occorre infatti il passaporto, con validità residua di 6 mesi, ed il visto, che viene effettuato direttamente in aeroporto. E' possibile pagarlo unicamente in valuta locale, in dinari, al costo di 40 dinari, circa 38 euro. Per chi non ha moneta locale si trova un cambio disponibile a fianco della zona visti in aeroporto. Ritirato il bagaglio ecco l'incontro con Abdullah: sarà la nostra guida per i prossimi 5 giorni: l'incontro è molto cordiale, inevitabile fare poi i complimenti alla guida, un italiano davvero fluente, e durante il trasferimento dall'aeroporto all'hotel Mariott Amman ci sommerge con un turbine di informazioni sulla Giordania: la nostra guida si rivela subito un miniera di notizie ed informazioni utili per capire meglio questa nuova nazione, che ci apprestiamo a visitare. Arrivati all'hotel Marriott 5 stelle vediamo comunque che il livello di sicurezza è piuttosto elevato: controlli alla sbarra d'ingresso, e controlli con metal detector all'ingresso dell'Hotel. La Giordania è sicura, ma gli hotel internazionali, in tutto il mondo, sono sempre obiettivi sensibili! E' tardi, alle 22 il ristorante, chiude giusto il tempo di sistemare la valigia in camera e scendere giù entro il limite massimo di tempo!

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\n\tAlle 21:51 ci affacciamo nel ristorante, all'inizio qualche incomprensione, la cucina sembra già chiusa, ma alla fine veniamo accompagnati ad un tavolo circolare dove tutti e 4 possiamo avere la nostra prima cena giordana! La guida ci aveva già salutato dandoci appuntamento per la mattina dopo, puntuali alle 8.30 e quindi abbiamo affrontato il menu da soli… La prima ordinazione si è rilevata…colossale! Non rendendoci conto di ciò che stavamo ordinando abbiamo richiesto una quantità enorme di cibo, in grado di soddisfare almeno un numero doppio di commensali. Agli antipasti eravamo già satolli, poi sono arrivate le portate principali…. nel mio caso pollo alla libanese, praticamente un pollo intero con verdure e yogurt in abbondanza. Veramente una cena pantagruelica! C'è da sottolineare che il cibo sembra costare davvero poco in Giordania: il conto di fine cena è risultato di appena 18 dinari a testa, circa 17 euro, pochi considerando il luogo (un hotel a 5 stelle) e la quantità di cibo ordinata! Sono le 23, la stanchezza ha vinto, mentre riordino gli appunti della giornata la stanchezza prevale… il pensiero va alla giornata intensa di domani, faccio in tempo a puntare la sveglia che mi addormento come un sasso, con ancora tv e luci accese…

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Tappa 2: Tour nel nord della Giordania: da Amman a Umm Qais, da Ajlun a Jerash

\n\tAlle 8 colazione internazionale al Marriott, il cielo si presenta limpido, tutto pronto per una bella giornata tra le montagne del nord della Giordania. In Pulmino Abdullah ci prepara alle viste della giornata. Primo obiettivo di oggi sarà la città di Umm Qais, ma non la cittadina moderna che si trova quasi al confine con la Siria, ma il sito archeologico di Gadara, una città romana che faceva parte della Decapoli. Abdullah ci racconta che un sito molto amato dal popolo palestinese: da Gadara infatti si gode di un ottima vista sul lago di Tiberiade, e molti profughi che non possono tornare nella loro terra vengono qui per dare un'occhiata nostalgica alla loro ex patria. Il percorso da Amman richiede circa 80 minuti di percorrenza, durante il percorso notiamo la presenza di numerosi venditori ambulanti, che sembrano offrire vari tipi di legumi. Oggi è venerdì quindi il traffico è abbastanza scarso, mancano i camion e sembra che il popolo giordano sia ancora a poltrire nel letto, c'è davvero poca gente in giro! Man mano saliamo verso nord, il paesaggio diventa gradatamente più d'aspetto mediterraneo: tanto verde, ulivi, e colline spettacolari si   succedono curva dopo curva.

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\n\tSuperata la grande cità di Irbid, Gadara (Umm Qais) ci accoglie nel bel mezzo di una straordinaria fioritura : il cielo azzurro intenso, i prati colmi di fiori e trapuntati di ulivi, le rovine romane vengono incorniciate in un tripudio floreale, e ci sembrano ancora più belle! Dopo avere preso il biglietto all'ingresso (3 dinari) entriamo nel sito, dove ci attende il magnifico Teatro Ovest, posto appena a nord di un paio di tombe in pietra basaltica. La struttura è bene conservata, o possiede ancora una acustica perfetta. Proseguendo nel sito si arriva sul Decumano Massimo, con belle viste sui campi in fiore, degli oliveti, e poi sulla profonda valle del fiume Yarmuk, che segna il confine con le alture del Golan. Sullo sfondo i monti ancora innevati del Libano, dovrebbero superare i 2600 m di quota, e a nord est le acque azzurre del lago di Tiberiade, che si trova a -200 m sotto il livello del mare. Non abbiamo molto tempo, ci gustiamo anche il Museo di Gadara, con alcuni pezzi notevoli, sparsi nell'ampio giardino, ma già ci spostiamo velocemente verso il castello di Ajlun. Per farlo saliamo in quota, a 1200 m di quota, in un paesaggio ricco di boschi, che ci regala un aspetto inatteso della Giordania. Qui il vento domina sovrano e non a caso vediamo in lontananza la presenza di campi eolici. Il castello di Qal'at ar-Rabadh, meglio conosciuto come Castello di Ajlun deve la sua importanza proprio alla sua posizione panoramica. Forse in precedenza qui si ergeva un monastero cristiano, ma l'opera che si può ammirare oggi ci è stata costruita nel 12° secolo dal Saladino Azz ad-Din Usama, anche se la fortezza è stata poi modificata e restaurata più volte nel corso degli ultimi secoli, anche durante la dominazione ottomana. La visita del castello si è poi conclusa con la salita sulla cima della torre, dove un panorama mozzafiato ci ha costretto ad una serie di scatti.

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\n\tLe colline ondulate, ricche di olivi erano davvero magnifiche sia per i colori pastello che per la dolcezza del paesaggio. Essendo già le 13 lo stomaco però implorava una sosta gastronomica…. e allora via con il pulmino JTB in picchiata verso Jerash, dove ci attendeva un ristorante tipico, per poi tuffarci nella lunga visita del sito archeologico di Gerasa. La Lebanon House di Jerash ci ha sfamato con un pranzo di elevato livello. Nonostante fosse giorno festivo, ed il ristrante brulicasse di famiglie giordane, il servizio è sto veloce, e la qualità del cibo indiscutibile: perfetti gli antipasti, ricchi di verdure e paté di ogni genere, e poi le portate di agnello e pollo, davvero gustose. Inoltre abbiamo innaffiato il tutto con un bicchiere di ottimo vino rosso giordano. Così rifocillati abbiamo affrontato la visita del vicino sito archeologico di Gerasa. Di città Romane sparse per il mondo arabo ne avevo già viste, ad esempio Leptis Magna in Libia e Volubilis in Marocco, ma devo ammettere che l'impatto emotivo di Gerasa è stato straordinariamente forte. Il sito è vastissimo, richiede almeno 3 ore di tempo per compiere una visita veloce, ma se siete appassionati di fotografia allora forse anche una giornata intera vi sembrerà troppo poco.

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\n\tDalla biglietteria la visita vi conduce nella città antica attraverso la bella  Porta Sud, oltrepassata la quale rimarrete a bocca aperta davanti all'eleganza della Piazza Ovale. Al centro una colonna, circondata da un piazzale lastricato con un motivo a spirale, ai lati due colonnati a semicerchio, il tutto crea una scenografia che vi riporta improvvisamente a circa 2.000 anni fa. Oltre che la Piazza Ovale l'antica Gerasa offre pezzi di straordinaria importanza archeologica: il Teatro Sud è uno dei monumenti più belli del mondo antico: oltre che offrire una acustica perfetta, la struttura mantiene ancora praticamente la totalità dei sui 3.000 posti a sedere, e dagli spalti si gode di una bella vista sulla attuale Jerash e sul vicino tempio di Zeus, che si presta ad essere fotografato nel sue magnifiche prospettive. Se dalla Piazza Ovale si procede verso la Porta Nord, si percorre il Cardo Massimo, la via principale dell'antica Gerasa. Ancora si vedono i solchi delle ruote dei carri, che formano delle specie di binari sulle lastre di roccia che pavimentano la strada romana. Lungo il Cardo meritano un sosta la Cattedrale, la chiesa del Propileo, il notevole Ninfeo, ma ogni metro della strada ha qualcosa da offrire ed un dettaglio da svelare. Più in alto troviamo le colonne del Tempio di Artemide, un capolavoro dell'architettura, vuoi per i notevoli capitelli corinzi, per il colore dell'arenaria, molto caldo, ma anche per la loro costruzione che li fa oscillare leggermente anche solo per il soffiare del vento: una sorta di costruzione antisismica con un effetto quasi incredibile: per notarlo basta inserire un bacchetto nell'interstizio tra basamento e colonna, e si vedrà molto bene come le colonne oscillano, e fanno così da 2.000 anni!

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\n\tVicino al tempio di Artemide si trovano i resti di alcune chiese bizantine, con conservati dei mosaici pavimentali. Il tempo però vola via velocemente a Gerasa, e si avvicina il momento del tramonto. Non riusciamo a visitare l'Ippodromo e l'Arco di Adriano, che si trovano all'estremità sud dell'area archeologica. La guida ci spiega che l'ippodromo è tutt'ora in funzione, qui vengono organizzate ancora delle corse con le bighe, certo eventi creati ad hoc per i turisti, ma si dice che gli spettacoli siano abbastanza fedeli all'antica tradizione romana. Si è fatto tardi il pulmino ci aspetta per rientrare ad Amman: la sera ci attende una cena con visita del personale del JTB. Alle 19 siamo nuovamente al Marriott, doccia veloce e poi ci trasferiamo al ristorante, un locale in stile occidentale, senza troppo fascino. Il cibo è discreto e la compagnia comincia ad affiatarsi, ne scaturisce una interessante discussione, specie nel confronto con la nostra guida che ci aiuta a meglio comprendere la situazione geo-politica della regione . Per il dopo cena ci trasferiamo in un locale più tipicamente giordano, il Tawaheen Al-Hawa dove chiudiamo la serata con un buon té alla menta.

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Tappa 3: Itinerario a sud di Amman: Monte Nebo e Madaba, la Strada dei Re fino a Petra

\n\tOggi è Sabato, lasciamo l'hotel Mariott Amman, da stasera saremo fino a lunedì mattina all'hotel Mariott di Petra, nel sud della Giordania. Prima una rapida visita alla Cittadella di Amman, il nucleo storico della capitale giordana. Lungo la strada per questo sito archeologico, facciamo una sosta per fare una foto alla moschea di Re Abdullah, dalla cupola azzurra. Arriviamo a Jebel al-Qal'a, la Cittadella: il sito domina le sette colline di Amman che la circondano con le loro bianche case, a perdita d'occhio tutt'intorno. E' il cuore dell'Amman storica, qui le prime testimonianze antiche risalgono a quasi 20.000 anni fa, al Paleolitico. Anche se non siete appassionati di archeologia dovete venire in questo luogo per vedere Amman dall'alto, e capire meglio la sua struttura. Non mancano comunque cose interessanti da vedere: il sito è dominato dalle colonne che restano del tempio di Ercole e dal Palazzo omayyade. Quest'ultimo è stato restaurato poco più di 10 anni fa con la costruzione di una cupola che ha suscitato qualche polemica, la nostra guida Abdullah ci ha fatto notare la struttura in legno del restauro, cosa che stride con le tecniche costruttive del palazzo originale. Molto interessante anche la visita dell'attiguo museo. Dalla cittadella si gode di una ottima vista del grande teatro romano, con a fianco, l'Odeon un teatro più piccolo. Dalla Cittadella si domina un panorama notevole che include tutta la zona della città vecchia che si apre ad ovest del teatro, lungo la strada King Faysal al termine della quale si trova la Moschea di Re Husseini.

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\n\tPurtroppo non abbiamo molto tempo, dobbiamo lasciare Amman per dirigerci verso sud. Dopo circa 1 ora arriviamo a Monte Nebo, una altura che supera gli 800 m di altitudine, considerato uno dei luoghi religiosi più importanti della Giordania, e considerata sacra sia agli arabi che ai cristiani che agli ebrei. E' un luogo da cui si gode di un grande panorama: la vista verso ovest è mozzafiato, la montagna si porse su di un dislivello di oltre 1200 m, dato che agli 817 m del monte Nebo vanno aggiunti i 400 m della depressione del Mar Rosso. Non stupisce quindi che questo sia il luogo da dove la tradizione vuole che Mosè abbia indicato al popolo ebraico la terra promessa, prima di morire. Ora il Monte Nebo ospita il Memoriale di Mosè, ed è gestito dai frati cappuccini che da circa 80 anni hanno guidato le ricerche archeologiche sul sito. Dal cancello del Memoriale saliamo lungo un viale alberato, in cima ci aspetta il memoriale del Giubileo, una opera eretta a ricordo della visita del Papa Giovanni Paolo II nell'anno 2000. La guida ci porta dentro il memoriale dove ci sono i resti della Basilica di Mosè con bellissimi mosaici pavimentali emersi con i restauri. Poi andiamo a contemplare il panorama che si gode dalla cima della montagna: una tavoletta ci aiuta ad orientarsi nella vastità del paesaggio che ci si para dinnanzi: in basso a destra si vede la sponda settentrionale del Mar Morto, davanti a noi Gerico, mentre a metà strada, più in lontananza le alture su cui si trova Gerusalemme. Il tempo di una panoramica di foto ma è già ora di scappare verso Madaba, la prossima tappa. Prima una breve sosta presso una vicina cooperativa di mosaicisti dove dedichiamo qualche minuto ad un un po' di shopping.

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\n\tMadaba si trova poco distante, una decina di km di distanza dal monte Nebo, ed è famosa per i suoi mosaici. E' una città che presenta un nucleo storico abitato in maggioranza da cristiani. Obiettivo nostro è la chiesa di San Giorgio, che conserva nel suo interno il celebre mosaico pavimentale che ritrae la mappa della Terra Santa, una opera di origine bizantina. E' riemersa dall'antichità durante la fasi di costruzione della nuova chiesa, purtroppo alcune sue parti sono andate perdute. Si tratta comunque di un'opera straordinaria, sia per valore artistico che come documento cartografico, dato che rappresenta una fotografia della Palestina intorno al VI secolo dopo Cristo.. Interessante vedere anche come viene rappresentato il Mar Morto, con i pesci nel Giordano che fanno dietro-front per non morire nelle acque ipersaline del mare! Sono le 14, la giornata come sempre vola ed è tempo di pranzo. A Madaba ci aspettano all'Haret Jdoudna un locale tipico molto accogliente. Qui incontriamo anche un responsabile del JTB e della compagnia aerea Royal Jordanian, per un piacevole pranzo assieme. Una bella tavolata, accompagnata da un ottimo cibo giordano non riescono a fermare il tempo che vola, e alle 15 è già ora di partire, abbiamo circa 4 ore per arrivare a Wadi Musa, dove si trova il Marriot Petra Hotel.

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\n\tIl percorso verso sud lo iniziamo lungo la famosa Strada dei Re, strada che ci conduce alla vista spettacolare del Wadi Mujib: una gola in ambiente desertico, sbarrato da una diga che raccoglie l'acqua, bene prezioso in Giordania: la nostra guida ci spiega come la Giordania sia uno dei paesi al modo con la più basse dote pro capite di acqua, che diventa quindi un bene più importante del petrolio. Il panorama del Wadi Mujib è fantastico, ci attardiamo a scattare qualche foto, la giornata di sole aiuta molto ad immortale questo paesaggio lunare. Il viaggio riparte velocemente, deviamo sulla superstrada per Aqaba e Abdullah ci consiglia di andare alla Piccola Petra per il tramonto, in modo da lasciare tutto domani per la visita di Petra.
\n\tArriviamo alla Piccola Petra proprio nel momento del tramonto, che riusciamo a fotografare poco prima che il sole scompaia dietro le montagne. Appena in tempo anche per entrare come ultimi visitatori nel sito archeologico, che ci si rivela magnifico. Già il pensiero va a domani, la Piccola Petra è considerata poca cosa rispetto alla “sorella” maggiore, ma a noi appare già un luogo da favola… La “piccola Petra”chiamata Siq al-Barid era un insediamento dei Nabatei, in una connotazione simile a quella di Petra, ma con alcuni distinguo: ad esempio Siq al-Barid è percorsa d numerose scale a gradini, scavati nella roccia, e cosa non da poco qui si vive ancora l'emozione di una visita in solitudine, cosa ormai impossibile a Petra divenuta troppo famosa nel mondo, e quindi troppo affollata. All'uscita del canyon Siq al-Barid il paesaggio è comunque onirico, una luna quasi piena rischiara le rocce e regala ai nostri occhi un'atmosfera speciale. Partiamo per Wadi Musa dove ci attende la cena al ristorante Petra Kitchen, dove ci viene anche fornita una lezione…culinaria: vediamo tutte le fasi del piatto tipico chiamato Mansaf, a base di riso, agnello ed altri ingredienti, e da mangiare rigorosamente con le mani! Avevamo bisogno di una bella cena per ristorarci dopo le centinaia di km percorsi…. saliamo poi all'hotel Mariott Petra, dove alloggeremo per due notti, e dove le palpebre si chiudono rapidamente, con il sogno di essere domani in uno dei luoghi più belli di tutto il mondo!

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Tappa 4: Esplorando Petra: il Siq, il tempio del Tesoro e il Monastero della antica città

\n\tDomenica, risveglio all'alba. La vista dalla camera dell'hotel è magnifica, oltre la finestra le rocce di Petra mi accolgono con le loro rosse tonalità. C'è un po' di foschia, inizialmente penso si tratti di umidità mattutina…. ma apro la finestra, l'aria è secchissima…. è il forte vento che solleva la polvere! Purtroppo questa disdetta meteorologica rovinerà un poco le foto, ma comunque c'è il sole, tutto sommato sarà lo stesso una magnifica giornata. Colazione abbondante, oggi sono previsti diversi chilometri a piedi, ed anche dislivelli notevoli, e poi alle 9 partenza da Wadi Musa per arrivare in 5 min all'ingresso di Petra. Il biglietto di ingresso costa ben 50 euro, però per chi vuole visitare il sito con calma, il pass valido due giorni costa 55 euro, quello per tre giorni 60 euro. Il biglietto comunque costa di più per chi arriva in Giordania solamente per la vista a Petra, non pernottando in zona: 99 euro per l'ingresso. Dalla biglietteria si procede a piedi, sono circa 2km per arrivare al palazzo del Tesoro, uno dei luoghi più belli in assoluto, che si raggiunge al termine di una profonda gola di arenaria, chiamata il Siq. Il percorso è in discesa, si scende di circa 166 metri di dislivello, cosa sfruttata dai Nabatei che così potevano facilmente approvvigionare d'acqua la città, ma anche difficoltà specie per gli anziani al ritorno, e durante l'estate quando il caldo diventa insopportabile. Esistono servizi di trasporto alternativo, il canyon del Siq viene percorso avanti indietro da carrozze con ruote in gomma, trainate da cavalli, che per una ventina di euro vi possono accompagnare e far ritornare dal Tesoro “comodamente” seduti. Le virgolette sono d'obbligo dato che i tratti lastricati del Siq inducono spaventose vibrazioni se vi capita un cocchiere che va di fretta, ed inoltre l'odore che sprigionano i cavalli, viste le temperature, è veramente sgradevole.

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\n\tPetra è comunque straordinaria, già all'inizio nella zona del Bab as-Siq, cioè la porta del Siq, si respira un'atmosfera magica mentre si procede verso l'imbocco del canyon. Qui si trovano alcune rocce squadrate, dette le rocce degli dei e successivamente la tomba dell'Obelisco e il triclinio di Bab as-Siq un bell'antipasto di quello che vedremo dopo nel resto della città di Petra. Abdullah ci racconta un po' della storia di Petra, un sito conusciuto fin dagli albori della storia, ma fondata nel suo aspetto regale dai Nabatei circa 600 anni prima di Cristo. La ricchezza di Petra nacque dalla sua posizione, al centro dei commerci tra oriente ed occidente, e per la presenza abbondante di acqua che la rendeva luogo ideale per il ristoro delle carovane commerciali. I Nabatei, ottimi idraulici, riuscirono a costruire un sistema di canalizzazioni tale da garantire la sopravvivenza di una città che si pensava contasse di circa 30.000 abitanti, quando raggiunge l'apice del suo splendore, verso il primo secolo dopo Cristo. Mentre procediamo dentro al Siq notiamo infatti i canali scavati nelle rocce, che servivano a convogliare le acque verso il cuore della città. Una leggenda vuole che anche tra queste montagne Mosè fece scaturire una sorgente, percuotendo la roccia con il suo bastone. Le rocce di Petra sono delle arenarie, facilmente erodibili e non stupisce quindi che i Nabatei abbiano utilizzato una tecnica costruttiva di intagliare le facciate dei palazzi direttamente dalle pareti rocciose. Il rovescio della medaglia è però l'erosione, queste rocce vengono facilmente attaccate dall'azione del vento che tende gradualmente ad arrotondare gli spigoli, o addirittura a cancellare l'opera dell'uomo là dove l'esposizione ai venti risulta più diretta.

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\n\tIl momento topico di una visita a Petra è senza dubbio l'arrivo alla fine del Siq, quando compare d'improvviso la magica facciata del Tesoro. Nota importante: l'impatto emotivo può essere ridotto trovate troppi turisti a sbarrarvi la strada. Il consiglio è quello di arrivare molto presto al mattino, oppure verso mezzogiorno, dato che a metà mattina si riscontra il maggiore affollamento. Un buon momento è anche quello del tardo pomeriggio, quando il Tesoro assume una particolare tonalità rosa, illuminato com'è di riflesso, dalle rocce circostanti. Comunque sia il momento del vostro arrivo il palazzo vi lascerà a bocca aperta per la sua grandiosità, la facciata alta 40 metri non ha eguali su questo pianeta. Si chiama tesoro per una leggenda beduina, che pensava che la costruzione fosse opera di qualche faraone, e che l'urna al centro sulla facciata contenesse per l'appunto un prezioso tesoro. Qualcuno provò anche a spararci contro, nel vano tentativo di far uscire questo fantomatico tesoro, lasciando alcuni punti della facciata che risultano tutt'ora ancora crivellati di colpi. Abbiamo preso un caffè davanti al Tesoro, godendoci bene il momento privilegiato, ed ad un certo punto la piazza antistante si è svuotata, concedendoci di poter scattare delle foto in completa libertà.

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\n\tRecuperate un po' di energie abbiamo cominciato ad avviarci in direzione nord-ovest per ammirare il resto della città di Petra lungo il Siq esterno. Oltrepassiamo la zona delle tombe, qui le rocce assumono connotazioni spettacolari, e Ughetta con la sua Kefiah bianca si presta a delle foto spettacolari tra le colorate arenarie erose dal vento. Proseguendo incontriamo il grande teatro, costruito dai Nabatei è stato poi modificato dai romani: si stima potesse ospitare oltre 8.000 spettatori. Anch'esso è stato in gran parte scavato nella roccia. Una bambina “lavora” qui al teatro, cerca di sbarcare il lunario tra i turisti, fa una grande tenerezza e facciamo una foto ricordo con lei… è troppo piccola per restare da sola qui…ma così è la vita qui….sembra. Dobbiamo però proseguire… Quando si arriva a questo punto del percorso del Siq esterno, si comprende meglio la vastità di Petra: per visitare tutti i luoghi di Petra ci vorrebbe almeno una settimana, la nostra guida ci indica dalla zona del teatro le varie alture su cui si trovano tombe e palazzi, su una delle cime si trova anche la cosiddetta tomba di Aronne, il fratello di Mosè, figura venerata anche dai musulmani. Ci guardiamo intorno, gli spazi si sono allargati rispetto alla zona del Tesoro, ora ci appare chiaro come Petra potesse accogliere ben 30.000 abitanti. Dato il poco tempo  a disposizione bisogna purtroppo fare delle scelte, non si possono visitare tutti i palazzi o le tombe, e nel pomeriggio abbiamo la lunga salita al Monastero.

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\n\tLa guida allora ci accompagna direttamentealla chiesa di Petra, cioè quello che resta di una basilica bizantina, con due navate laterali ricche di mosaici pavimentali, molto interessanti. Il sito si trova poi su di una altura, in posizione panoramica per ammirare dall'alto il tempio Grande, il tempio dei Leoni Alati, il Ninfeo e la porta del Temenos. La luce non è delle migliori, continua la foschia causata dalla polvere alzata dal vento, ma non perdiamo l'occasione per una serie di foto. Abdullah ci porta fino al museo, non per motivi artistici, faremo poi la visita per conto nostro nel pomeriggio, ma perchè qui si trova il ristorante self service. E' d'obbligo una pausa, il sole sta offrendo il meglio di sé, la temperatura è superiore ai 30 °C e conviene quindi rifocillarsi prima della salita verso il Monastero. Ripartiamo alle ore 14, ognuno libero di disegnare il proprio itinerario, l'appuntamento per tutti è alle ore 18:30 presso la biglietteria.

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\n\tDecido quindi di iniziare la salita al Monastero in solitaria. Il dislivello non è proibitivo, ma sono comunque più di 200 m di differenza di quota, e il caldo certo non aiuta. La salita però si può affrontare con calma, sono molti i punti panoramici dove, con l scusa di una foto, si può tranquillamente tirare il fiato. Lungo la salita numerose bancarelle che vendono artigianato etnico, altra occasione di prendersi un attimo di respiro, anche se poi alla fine chi si ferma ad osservare la merce viene sottoposto ad un estenuante pressing per iniziare una trattativa commerciale per ognuno dei singoli prodotti. In genere tutti cercano di attirare l'attenzione gridano “One Dinahr” facendo credere che tutto costi 1 euro, per poi entrare in un vortice di sconti e rilanci che sembra non avere mai fine!

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\n\tSe riuscite a superare queste difficoltà, all'arrivo al Monastero rimarrete come me senza fiato, non per la fatica, ma per l'imponenza della sua facciata, ancora più elevata di quella del Tesoro. Noi l'abbiamo osservata da sotto, ma avendo tempo si potrebbe salire sulla montagna alle spalle, e raggiungere l'urna che corona la cima della facciata del tempio nabateo. Volendo si può osservare da dentro, facendo una mini scalata: alcuni entravano all'interno per fare delle foto con una prospettiva diversa. Un sentiero porta invece a due punti panoramici da dove ammirare il Monastero dall'alto e ammirare alcune gole impressionanti scavate dai vari wadi che scendono tra le montagne di Petra, tra cui il profondissimo Wadi Araba. Non si vorrebbe mai scendere dalla zona del Monastero… io e Gianmario già pregustiamo cosa possa essere questo luogo al tramonto, ma purtroppo non possiamo aspettarlo.

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\n\tIniziamo quindi la discesa per tornare al “Petra Centro”, lungo il percorso dell'andata. Già le rocce viste mezz'pra prima sembrano cambiate, la luce più radente offre una illuminazione più calda e maggiore contrasto. Ripercorriamo a ritroso anche tutto il percorso della mattina, tutto ci appare completamente diverso! La luce è mutata, tutta la "faccia" di Petra è cambiata, e il sito ci appare ancora più bello… Si scattano varie foto, ma come si fa a parzializzare uno scenario così grandioso… più che le foto saranno i ricordi a lasciare una traccia indelebile di questi momenti. Verso le 17:30 siamo nuovamente al Tesoro… è un momento magico, pochissima gente, un silenzio sacro, due dromedari si riposano davanti al palazzo dei Nabatei. Sono attimi che valgono l'intera giornata, e se al mattino la luce illuminava direttamente il Tesoro, ora la facciata è avvolta da una luce soffusa grazie al riflesso rosato delle vicine montagne, che si preparano al tramonto….

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\n\tIn questa atmosfera da sogno rientriamo nel Siq, voltandoci continuamente per imprimere sulla retina questa immagine, oltre che provare a indovinare una foto che si avvicini almeno parzialmente a questa immagine poetica. E' un triste addio quello che vede il Tesoro scomparire dietro l'ultima ansa del Siq, ma oramai sono le 18:15 abbiamo giusto un quarto d'ora per percorrere i quasi 2 km che ci riporteranno all'ingresso di Petra. Ma un pezzo del nostro cuore rimarrà tra queste rocce, così belle e in grado di ipnotizzarci l'anima. Siamo un po' provati, abbiamo percorso a piedi circa 12 km, con dislivelli e temperature di oltre 30 gradi…. ci aspetta una bella doccia al Mariott, dove ceneremo raccontandoci le emozioni della giornata, e non sono state poche! Purtroppo non possiamo partecipare all'escursione Petra by Night, un percorso notturno dentro al Siq fino al Tesoro, accompagnato anche da musiche beduine: durante il weekend il programma è sospeso…. ne approfitteremo per una bella dormita, e recuperare energie per la giornata di domani, che vede l'esplorazione del deserto del Wadi Rum!

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Tappa 5: I dintorni di petra: Wadi Rum con il fuoristrada e arrivo ad Aqaba

\n\tE' lunedì ed al risveglio il vento è ancora bello teso…. forse c'è ancora più polvere di ieri, e se la cosa ci consola, potevamo quindi prendere peggio per Petra, ci mette però qualche preoccupazione per la visita di oggi, che vede come obiettivo principale il deserto del Wadi Rum… ci manca pure la tempesta di sabbia! Partiamo da Wadi Musa salutando il gentile personale del Mariott Petra, e iniziamo la marcia di avvicinamento al Wadi Rum (si pronuncia Ram). Lungo la strada brulla qualche tenda beduina, c'è ancora chi vive in questa terra così arida e apparentemente priva di qualsiasi attrattiva. Stiamo andando nel Wadi Rum, territorio in cui operò e si rifugiò il personaggio mitico di Lawrence d'Arabia, e dove negli anni sessanta del secolo scorso fu girato l'omonimo film. Lawrence d'Arabia amò molto queste montagne avvolte da scenari desertici, e al primo impatto sarà anche per noi amore a prima vista?

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\n\tArrivati al visitor center lasciamo il nostro pulmino in cambio di un pick-up. Ci viene chiesto se coperto o scoperto, optiamo per l'ipotesi “open-air” in modo da riuscire a scattare foto anche durante i percorsi di trasferimento. Le paure del mattino riguardo la sabbia sembrano rientrare, il vento qui è meno forte e la visibilità seppur non straordinaria, è accettabile. Saliti sul nuovo mezzo, salutiamo l'asfalto e iniziamo ad addentrarci nel Wadi Rum, un letto alluvionale piatto, circondato da montagne incombenti, dalle pareti verticali che si elevano fino ad 800 metri sul livello della pianura. Le rocce presentano una colorazione varia, si trovano sia rocce sedimentarie, come le arenarie, che rocce di tipo vulcanico, con presenza di basalti e soprattutto di graniti, se vogliamo un paesaggio che ricorda vagamente la Monument Valley degli Stati Uniti d'America, ma con le montagne ancora più poderose ed incombenti. Dopo circa una mezz'ora arriviamo alla prima sosta, un luogo assolato con una grande accumulo di rocce a formare una specie di anfiteatro naturale di blocchi di granito ed altre pietre: siamo in una delle sorgenti del Wadi Rum, denominata Abu Aineh, una delle due sorgenti che viene denominata come sorgente di Lawrence d'Arabia (la seconda prende il nome di Ain Shalaaleh). Qui scopriamo delle incisioni nabatee, su vari sassi e probabilmente una ricerca più accurata ci rivelerebbe più graffiti. Optiamo invece per un té alla menta da gustare al fresco di una tenda beduina.

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\n\tRisaliamo sul nostro pick-up con destinazione Jebel Khazali, una bella montagna che ha da offrirci un profondo canyon. Prima di arrivare facciamo una sosta presso una grande duna sabbiosa di color rosso mattone. Il sito si presta per alcuni scatti fotografici, il paesaggio qui è davvero spettacolare. Poi ci dirigiamo verso il canyon dove secondo la nostra guida ammireremo alcuni graffiti, tra i più belli di tutta la Giordania. L'ingresso della gola rivela la presenza di acqua, alcuni alberi danno un tocco di verde ad un paesaggio estremamente arido. La gola è davvero stretta e spettacolare, e man mano ci si addentra tende a restringersi ulteriormente. La guida ci consiglia di prestare attenzione, la sabbia può rendere scivolose le rocce più levigate, e mentre procediamo comincia a farci notare una serie di graffiti e scritte antiche. Sarà la cornice così suggestiva ma le iscrizioni appaiono bellissime, specialmente i disegni che raffigurano dei piedi, orici (grosse antilopi) e profili umani stilizzati. La gola è visitabile per una lunghezza di circa 200 m, ma non abbiamo troppo tempo, così a malincuore rientriamo verso il nostro mezzo: ci aspetta un ultima sosta all'interno del Wadi Rum.

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\n\tIl nostro autista ci porta infatti in un punto particolare. Ci troviamo di fronte ad un ponte di roccia, una formazione ad arco molto suggestiva. Anche qui il paragone va con le montagne del Colorado, in USA dove tali erosioni sono piuttosto frequenti, specialmente nel Parco Nazionale di Arches. Qui però lo spettacolo è ancora più intimo, ci gustiamo la scena in una solitudine estrema, che aumenta ulteriormente il fascino. Saliamo con una piccola scalata fin sotto l'arco, qualche apprensione per chi soffre di vertigini, ma alla fine tutti raggiungiamo l'obiettivo. L'arco di roccia si presta molto a belle fotografie, ma poi mentre ci apprestiamo a scendere una guida beduina compare sopra l'arco, l'attraversa e aspetta una turista che dovrà compiere la stessa attraversata. E' un momento particolare quando le due figure si incontrano, quasi una icona di incontro tra culture, che non ci lasciamo scappare, e che immortaliamo con una sequenza fotografica. E' però ora di rientrare, il pranzo ci aspetta presso nel centro visitatori di Wadi Rum.

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\n\tMentre il nostro pick-up riattraversa il deserto ci chiediamo come deve essere questo luogo al tramonto, quando cielo e rocce si coloreranno di tinte indescrivibili. E poi il pensiero va alla notte, alle stellate incredibili che solo un deserto riesce a dare, e qui il tutto reso ancor più magico dai profili scuri e verticale delle rocce del Wadi Rum. Un giorno torneremo a vivere questa esperienza totale di deserto! Dopo il pranzo giordano partenza per Aqaba, dove abbiamo qualche ora di libertà, magari per fare un bagno rilassante nel Mar Rosso! La strada verso Aqaba gradualmente ci riporta alla “civiltà”, aumentano le linee elettriche, una linea ferroviaria corre a fianco della superstrada (trasporta fosfati al porto di Aqaba) le rocce si mostrano brulle e variegate, con frequenti strati di basalto che disegnano dei neri zig-zag sul profilo delle valli. Giungiamo ad Aqaba alle 15:30 ma proseguiamo oltre, il nostro albergo di trova a 15 km dal principale porto della Giordania: obiettivo il Radisson SAS Tala Bay, un hotel a 5 stelle che si rivela subito di ottima fattura e servizi. Tra l'altro qui internet è gratuita, e approfitto del collegamento per spedire qualche foto alla redazione. Abbiamo circa 2 ore di stacco, alle 18:30 dobbiamo ripartire per Aqaba, per una breve visita e la cena a base di pesce. Dopo aver smistato un po' di fotografie scendiamo allora verso la spiaggia, l'acqua al tocco ha una temperatura accettabile, e la voglia di fare un bagno quasi impellente: alla reception veniva segnalata un temperatura esterna di +38 °C il tuffo diventa un imperativo! Purtroppo gli altri giornalisti mi segnalano una sorpresa poco gradita: la presenza di un gran numero di meduse! Anche se alcuni ospiti dell'hotel rassicurano sul fatto che sono innocue, alla fine optiamo per un tuffo in piscina, io scelgo l'infinity pool, che con la sua sensazione di acqua senza fine da sollievo sia allo spirito che al fisico.

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\n\tAqaba l'esploriamo velocemente nell'atmosfera serale. Saranno 32-33 °C ma ora sembra quasi fresco rispetto ai circa 40 °C del pomeriggio. Città d'aspetto moderno non sembra presentare molte attrattive turistiche, ma non mancano negozi, ed avvicinandosi la fine del tour è il momento giusto per cercare qualche souvenir. Facciamo un giro anche ad un mercato, come spesso succede nel mondo arabo è sempre uno spettacolo vedere l'esposizione delle bancarelle di frutta, verdure e spezie, straordinariamente ricche di colori ed aromi voluttuosi, poi tutti al Captain's, dove ci viene proposta una orata cotta al forno, dopo tanta carne è impossibile rifiutare una simile offerta! Dopo cena una passeggiata sul lungomare di Aqaba: dall'altra parte del Mar Rosso le luci di Eliat, in Israele, che arrivano quasi a toccarsi con quelle di Aqaba. Una piccola zona senza luci ci ricorda però che li si trova il confine, e si tratta di un confine teso, quello che separa Israele dalla Giordania. Più verso sud si vedono anche le luci dell'Egitto, mentre a pochi km da noi si trova il confine con l'Arabia Saudita. Siamo proprio in una zona di transizione, anche dal punto di vista geologico dato che qui convergono varie placche tettoniche!

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Tappa 6: Da Aqaba al Mar Morto e al sito del Battesimo di Gesù

\n\tAlla mattina rapido consulto durante la colazione: Davide e Ughetta fanno notare come il sito del Battesimo di Gesù, non compreso nel nostro programma, sia in realtà a meno di 10 km dal nostro albergo sul Mar Rosso. Contrattiamo la cosa con la nostra guida e alla fine l'ok, andremo anche a Betania! Salutiamo l'ottimo Radisson Hotel Aqaba e partiamo verso nord. La giornata è velata, quasi nuvolosa, e dobbiamo percorre una strada piatta, anzi in discesa, nonostante ci troviamo sul livello del mare. Oggi il vento è girato da nord-ovest, la temperatura è decisamente meno opprimente, una decina di gradi in meno rispetto a ieri. Percorreremo la superstrada del Mar morto, un percorso che corre a fianco del confine israelo-giordano, una direttrice fino a qualche anno fa ad esclusivo utilizzo militare. Corre lungo la depressione del mar Morto, Dead Sea all'inglese, una fossa tettonica che sprofonda fino al punto più basso del pianeta, a – 423 metri sotto il livello del mare. Un tempo chiamato Asfaltide, il Mar Morto è uno dei luoghi più straordinari del pianeta: Le sue acque sono salatissime, al limite della saturazione e possiedono una densità che arriva a toccare 1,24 cioè un litro di acqua del mar morto pesa 1240 grammi, densità paragonabile a quella di un fango non troppo diluito!

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\n\tLa strada da Aqaba per un lungo tratto corre senza pendenze particolari, seguendo il fondovalle con fianco i rilievi montani della Giordania e di Israele più distanti. Per qualche tratto si incontrano distese di sabbia, con qualche duna che crea suggestioni desertiche, anche se si tratta di colline di sabbia modeste, alte al massimo poco più di 10 m. Comunque l'effetto è quello di trovarsi in un deserto! Procedendo verso nord le montagne a fianco diventano sempre più imponenti. È bello pensare che dietro quella cresta seghettata inizia il dominio di Petra che abbiamo “conquistato” appena due giorni fa… Dopo circa 2,5 ore Il pulmino fa un sosta, siamo più o meno a metà strada da Bethany, il sito del Battesimo di Gesù che si trova sulla riva sinistra del Giordano. La temperature è giù più calda rispetto ad Aqaba, sappiamo che al Mar Morto fa più caldo che nel resto della Giordania, d'altra parte siamo in una depressione. Questo gran caldo, ci racconta la nostra guida Abdullah, consente di avere due raccolti l'anno, e questa regione è diventata quindi la principale zona produttrice di prodotti ortofrutticoli della Giordania. Abdullah ci pronostica inoltre che soffriremo un po' di caldo quando esploreremo le zone a ridosso del Giordano, ma è un prezzo che paghiamo volentieri.

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\n\tRipartiamo e le montagne alla nostra destra si avvicinano sempre più, siamo in corrispondenza della riserva naturale di Dana, avere tempo sarebbe un territorio da esplorare con attenzione, a prima vista sembra particolarmente interessante, almeno dall'aspetto morfologico. La strada inizia a scendere, in modo deciso, stiamo entrando nella depressione del Mar Morto, aumentano i villaggi e le tende beduine, si vedono serre, un po' alla volta il paesaggio perde la connotazione desertica, anche se rimane piuttosto arido ai nostri occhi. In lontanza vediamo dell'acqua, pensiamo sia il Mar Morto: Abdullah ci corregge, sono delle saline. In realtà anni fa quella zona era veramente superficie del Mar Morto, pra ritiratosi: è oramai risaputo che il lago salato stia “morendo” poco a poco. Le cause sono semplici: le acque del Giordano e di altri fiumi dell'area sono prelevate per uso agricolo o alimentare: arriva meno acqua nel Mar Morto, e allora l'evaporazione inarrestabile sta facendo perdere circa 1 metro di livello ogni anno, facendo restringere il lago, e portando a questo ritmo alla scomparsa del Mar Morto in poche centinaia di anni. Il vero Mar Morto arriva poco più avanti e facciamo una sosta per vederlo abbastanza da vicino, in realtà il lago rimane circa 20 m sotto di noi. Si notano le croste di sale lungo la costa, l'acqua ha una colorazione verdastra, non vediamo l'ora di toccarla, ma potremo farlo nel pomeriggio. Sulla montagna dietro di noi notiamo una colonna di roccia: per una leggenda sarebbe ciò che resta della moglie di Lot, nipote di Abramo, tramutata in una statua di sale per aver voluto guardare la distruzione delle vicine Sodoma e Gomorra.

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\n\tIl viaggio prosegue, ma poco più avanti compiamo una seconda sosta: ci troviamo a salutare un “amico”, e cioè il fiume Wadi Mujib, che avevamo visto formare un lago sulla Strada dei Re, a sud di Madaba, e che rivediamo qui gettarsi nel Mar Morto. L'acqua è pochissima, ma lo spettacolo è dato dalla profonda gola che arriva a pochi metri dalle sponde del Dead Sea, il grande lago salato. Un canyon di grande imponenza, davvero un punto panoramico che meriterebbe una sosta più lunga, magari risalendo la gola per qualche chilometro a piedi. Il tempo è però purtroppo tiranno, dobbiamo correre a Betania, compiere la vista al Sito del Battesimo di Gesù, per poi tornare al Mar Morto per il nostro atteso bagno. Sbrigate le formalità d'ingresso riusciamo ad arrivare con il pulmino all'ingresso del percorso a piedi. Effettivamente fa caldo, in più l'atmosfera è piuttosto opprimente, ma dopo tutto siamo a 400 m sotto il livello del mare, siamo nel luogo più basso della Terra! Un sentiero sterrato circondato da vegetazione ci fa raggiungere il sito archeologico del battesimo. Durante la camminata vediamo che la zona pullula di chiese, alcune ancora in costruzione, altre già completate: il sito, ci spiega la guida, è stato riconosciuto come luogo del Battesimo di Gesù nel 1994, dopo che fu siglato un accordo di pace tra Giordania ed Israele e la zona era stata sminata, consentendo quindi le ricerche archeologiche. Gli archeologi avevano sancito che fosse questa sponda quella giusta, e non quella israeliana, come del resto mostrava la stessa mappa della Terra Santa di Madaba. Arriviamo al sito del battesimo: qui sono state trovate delle vasche, alimentate da sorgenti, a circa un centinaio di metri da una ansa del fiume Giordano, lungo il Wadi Kharrar. Era qui che probabilmente San Giovanni Battista effettuava i suoi battesimi, in effetti l'acqua del Giordano è piuttosto fangosa, anche se oggi bisogna ricordare che il fiume riceve decisamente meno acqua di allora. Il fonte battesimale era sufficientemente grande da accogliere qualche centinaia di battenzandi. Nella vicinanze si trovano delle piccole grotte, dove si dice pregasse il Battista, ma non abbiamo avuto la possibilità di visitarle.

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\n\tIl percorso della visita ci ha poi condotti fino al Giordano, dove si trova una chiesa ortodossa (San Giovanni) proprio a fianco della riva del fiume. A dieci metri di distanza, sull'altra riva del Giordano si trova il sito istraeliano del Battesimo di Gesù, decisamente più cementificato e meno attraente rispetto al versante giordano, che ha un aspetto più naturale. Dopo una breve visita in chiesa, siamo ritornati rapidamente al pulmino. Esperienza comunque positiva quella di Batania, ed in ogni caso camminare tra questi sentieri al pensiero della storia che si respira in questi luoghi ha suscitato in me parecchia emozione. Accaldati, assetati e affamati ci siamo diretti al nostro ultimo hotel, che si è rivelato un fantastico gioiello: il Dead Sea Movenpick ci accolto con la sua eleganza senza fronzoli, ed un strepitoso cocktail di benvenuto che ci ha salvato dalla disidratazione incipiente. Un pranzo veloce, con ottima scelta di piatti, sia giordani che internazionali, e una bella struttura di appartementi, bene integrati tra di loro, con verde e gusto nelle architetture. Poi di corsa a fare in bagno nel Mar Morto!

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\n\tQuesto sarebbe stato il nostro intento, ma arrivati sulla spiaggia l'amara sorpresa: mare mosso, bagno vietato. Nel Mar Morto c'è poco da scherzare: l'acqua così salata, se finisce negli occhi, diventa una esperienza dolorosa. Con le onde che presentava il mare era davvero complicato fare il bagno, anche per la presenza di scogli incrostati di sale su cui inevitabilmente si andava a sbattere. Il bagnino dispiaciuto ci raccontava che il mare qui aumenta di ondosità e diminuisce in pochissimo tempo, forse in un ora sarebbe tornato normale. Ma il vento impetuoso soffiava a raffiche, ed abbiamo capito che oramai alle 17 del pomeriggio non c'era più niente da fare… Qualche foto, uno sguardo a Gerusalemme lassù in cima alla montagna davanti a noi, il sale che incrosta il litorale, poi abbiamo toccato l'acqua che da una sensazione di oleoso e viscido, però con temperatura accettabile, e Ughetta con Davide a provare i fanghi del Mar Morto che dicono avere proprietà benefiche. Io niente, era troppo la rabbia per il mancato bagno… fortunatamente non mi sono arreso: chiedendo al bagnino a che ora riapre lo stabilimento alla mattina scopriamo che si inizia alle 6:30. Ok abbiamo un'ora prima della partenza si può fare!

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\n\tAmmiriamo il tramonto con il sole che fa capolino tra le nubi e poi ci prepariamo per la cena: stasera siamo ospiti del direttore del Dead Sea Movenpick, Mauro Calderone un toscano doc che ci ha ospitato nel ristorante italiano della struttura, denominato Luigi. Accompagnate da un vino giordano, San Giorgio, degustiamo delle ottime portate a base d'agnello, con verdure alla griglia dal sapore eccezionale. Davvero una cena piacevole accompagnata a tratti da una esibizione di danza del ventre. Alle 23 si va in camera, il pensiero va alla sveglia all'alba, sperando che il vento, come previsto, sia domani solo un ricordo….

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Tappa 7: Il bagno nel Mar Morto e il ritorno da Amman in Italia

\n\tAlle 6 in punto sveglia! Mi affaccio subito alla finestra, non si muove una foglia! Preparo subito ciò che mi serve e indosso il costume da bagno. Ci troviamo io, Davide ed Ughetta, e scendiamo a piedi verso la spiaggia del Movenpick. L'atmosfera è tersa, all'orizzonte si vede la costa israeliana tutta rosata dalla luce dell'alba, alla spiaggia lo scenario che ci presenta è fantastico, il mare è liscio, non c'è ancora nessuno in spiaggia e la luce sembra quasi irreale. Non abbiamo tempo da perdere, alle 7:30 abbiamo colazione e poi subito dopo la partenza per l'aeroporto. Sono il primo a scendere in acqua, la temperatura è buona, e lo dice uno piuttosto freddoloso in acqua. L'accesso è reso un po' difficoltoso da alcuni sassi, che ricoperti da una patina di sale risultano abbastanza scivolosi. Nonostante ciò avanzo spedito fino ad avere l'acqua ad altezza del petto. L'effetto che si prova è di trovarsi a bagno nell'olio, l'acqua così salata lascia la pelle con una sensazione di unto, provo a fare il morto, e subito la sensazione è quella di essere spinti da una mano invisibile verso l'alto! Si galleggia in modo straordinario, la sensazione è di essere come dei grossi tappi di sughero, sballottati sulla superficie. Nuotare diventa impossibile, il corpo tende a ruotare e si rischiano spruzzi che diventano pericolosi per gli occhi. Ovviamente non mi ero fatto la barba, per evitate taglietti che avrebbero dato sensazione di bruciore a contatto con l'acqua. La cosa più buffa è stato cercare di uscire dalla posizione del morto: i piedi non ne volevano sapere di toccare il fondo, c'è voluto un minimo di colpo di reni per riuscire a tornare in posizione eretta. E' stato davvero un bagno divertente, un'esperienza unica, e il tutto condito da una scenografia magica, quasi da film stile Excalibur, in uno scenario fuori dal tempo e dallo spazio.

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\n\tUsciti dall'acqua il bisogno di una doccia per togliere i chili di sale dal corpo, e poi di corsa a chiudere la valigia e trovarsi per la colazione, per gli ultimi saluti alla Giordania. Anche il Movenpick diventa un ricordo, l'albergo si allontana dal finestrino, con le ultime immagini del Mar Rosso che offrirà un'altra giornata di divertimento a tutti gli ospiti dei vari resort cinque stelle che s'affacciano su questo luogo straordinario, per noi invece il ritorno, un po' mesto, verso l'aeroporto di Amman per il volo verso Milano. Saliamo gli oltre 1.000 metri di dislivello e il paesaggio ci regala quei fiori e colori che avevamo visto il primo giorno nel nord della Giordania, gli ultimi scatti in corsa, per avere gli ultimi ricordi dei colori della Giordania. Ultimi dinari spesi in aeroporto, dopo una serie interminabile di controlli, anche un po' disordinati, e poi ci imbarchiamo sul volo Royal Jordanian con l'Airbus A321 ci riporta verso ovest con destino Italia…un ' ultimo flash, d'improvviso dal finestrino ci riappare l'inconfondibile sagoma del Mar Morto, visto da qui sembra di essere sopra ad un atlante geografico e il pensiero ritorna alla fantastica alba di oggi e ad ai giorni piacevoli trascorsi in un paese straordinario di nome Giordania.

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