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Città di Castello, itinerario nella perla rinascimentale dell’Umbria

Il percorso si snoda fra il centro e la periferia, in cui si addensano memorie e nuovi impulsi.

Monia Savioli

Sono una giornalista convinta che ci sia sempre qualcosa di nuovo da scoprire

02.05.2026

Arte, natura, sacralità, enogastronomia, tradizioni, storia. Unite gli ingredienti, mixateli con l’aggiunta di una grattatina di tartufo e qualche goccia di vinsanto da uve affumicate ed ecco Città di Castello, la perla rinascimentale dell’Umbria, in provincia di Perugia. La zona è quella dell’Alto Tevere, caratterizzata da una natura che conquista e che viene lasciata a disposizione degli amanti di camminate, passeggiate in bicicletta ed escursioni all’aria aperta, attività che possono comprendere anche l’ esperienza di cavatura del tartufo, considerata Patrimonio mondiale dell’Unesco. Poi c’è l’aspetto religioso, amplificato quest’anno dall’800° anniversario della morte di San Francesco che proprio in questi luoghi tracciò il percorso della sua via, meta di pellegrinaggi da percorrere, in bici o a piedi.

PIazza Matteoti a Città di Castello, sulla sinistra il Palazzo VItelli all'Abbondanza

Ma partiamo con ordine, dal cuore della città, nel quale è ancora scolpito il simbolo del nobile casato della famiglia Vitelli, la casata più importante che fra il XV ed il XVI secolo assunse la signoria della città e la abbellì con vari edifici.

Il centro di Città di Castello ancora caratterizzato dalle dimore della famiglia Vitelli

Palazzo Vitelli dell’Abbondanza domina il centro, simbolo della prosperità che il commercio legato agli allevamenti gestiti dalla nobile famiglia riversava sul territorio. A pochi metri si trova Palazzo Vitelli alla Cannoniera costruito su una antica fonderia da cui prende il nome, attuale sede della Pinacoteca comunale, seconda in Umbria per importanza dopo la Galleria Nazionale di Perugia. Poi c’è Palazzo Vitelli a Sant’Egidio e Palazzo Vitelli a San Giacomo, sede della Biblioteca Comunale “Giosuè Carducci”, tutti caratterizzati dalla presenza di pregiati affreschi. La visita del cuore della città continua attraverso campanili e chiese, come quella dedicata a San Francesco, consacrata nel 1291, poi modificata e ampliata, in cui trovano posto la cappella Vitelli costruita verso la metà del 1500 su disegno di Giorgio Vasari e il dipinto “l’Incoronazione della Vergine” commissionato nel 1563 da Gentilina Della Staffa Vitelli, madre di Paolo e di Chiappino, qui tumulati insieme a Nicolò Vitelli, il “Padre della Patria”, morto nel 1486.

La rete dei sentieri percorsi da pellegrini sulle orme di San Francesco

Oltre ai monumenti e alle testimonianze del passato, domina il territorio tifernate la rete di sentieri che si sviluppa attorno alla città, promossa da CAI e Comunità Montana Alta Umbria. Da Città di Castello si estende a sud verso Monte Cedrone e Monte Santa Maria per arrivare fino all’ Abbazia di Marzana ed alla cima di Monte Favalto.

Sentiero nel Tifernate

A est i sentieri raggiungono la dorsale appenninica verso Pietralunga e Monte Nerone, mentre a Nord – Ovest, dopo l’Eremo di Monte Casale, proseguono verso l’Alpe della Luna, e l’Eremo di Cerbaiolo fino ad arrivare al Santuario della Verna. Ed è proprio da qui che parte il Cammino di San Francesco, frequentato non solo dai pellegrini alla scoperta dei luoghi a lui legati ma da tutti coloro che amano vivere a stretto contatto con la natura, l’arte e la storia. Il tratto che interessa nello specifico l’area dell’Alto Tevere va da Sansepolcro a Città di Castello e da quest’ultimo a Pietralunga. Per apprezzare appieno l’esperienza, è nato il Consorzio regionale Umbria&Bike, composto da un team di esperti specializzati nella costruzione di esperienze di visita alla scoperta dell’Umbria più autentica dedicate in particolare a chi ama un turismo lento, a piedi o in bicicletta, immerso nella natura e nella cultura del territorio. Sul sito di riferimento www.umbriabike.eu è possibile individuare i percorsi più congeniali per vivere la regione fra sentieri, laghi, tradizioni e spiritualità nell’ambito del progetto “W.O.R.L.D.S. Umbria, walking, outdoor, religious, lakes, discovery, spirituality”.

Gli ex essiccatoi del tabacco, ora museo Burri

Restando in città, spostandosi leggermente fuori dal centro, è possibile visitare la mostra permanente delle opere di Alberto Burri, artista tifernate noto a livello internazionale, allestita nei locali degli Ex Seccatoi del Tabacco ora gestiti dalla Fondazione Burri.

Il celebre Museo Burri negli ex essicatoi del Tabacco a Citta di Castello

I capannoni rappresentano una testimonianza, oltre che culturale, anche storica e sociale, legata alla lavorazione del tabacco tropicale che nel dopoguerra catalizzò l’impiego della manodopera soprattutto femminile. Nel soffitto in legno originale sono conservati intatti i tracciati degli argani e degli antichi binari lungo i quali venivano fatti scorrere i carichi. Nel 1966, l’ex essiccatoio ospitò durante l’alluvione, i volumi della Biblioteca Nazionale e del Tribunale di Firenze. Alla fine degli anni Settanta, Burri decise di acquisire prima uno solo degli 11 capannoni per trasformarlo in studio per poi acquistare l’intero complesso industriale e trasformarlo nel “contenitore” adatto alle sue ultime creazioni. L’inaugurazione venne festeggiata nel 1990 dopo il restauro realizzato dallo stesso Burri e dagli architetti Alberto Bacchi e Tiziano Sarteanesi che divisero il perimetro di ogni essiccatoio con pareti di cartongesso per ospitare i cicli pittorici realizzati tra il 1979 e il 1993. Le opere allestite sono 128 in tutto alle quali si aggiungono quattro grandi sculture, una posizionata all’interno e le altre tre nel giardino dinnanzi alla sede museale. I dipinti sono tuti realizzati in cellotex, un impasto ligneo termoisolante e fonoassorbente, che Burri era solito usare durante la fase iniziale della sua attività come supporto e che, dal 1970, aveva iniziato a incidere per poi dipingerlo. Nel tempo sono stati altri due i restauri eseguiti, nel 2015 e nel 2022 con la contestuale realizzazione di un piano seminterrato in cui sono conservati elementi aggiuntivi alla mostra permanente che definiscono anche la diffusione delle opere del Maestro a livello internazionale. Il Museo Burri, aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17, ha sede in via Albizzini 1 a Città di Castello. Info: Email: [email protected]; +39 075 855 46 49

Alla ricerca non solo di natura ma anche del tartufo

E’ fra le zone boschive che caratterizzano il territorio che circonda Città di Castello che si sviluppa l’attività dell’Associazione Tartufai Alto Tevere inserita nel settore "tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente".

Escursione alla ricerca dei tartufi

L’esperienza della ricerca e della cavatura del nobile fungo considerata patrimonio dell’umanità Unesco è, tramite l’associazione, resa disponibile a tutti coloro che intendano provarla. Scendendo nei particolari, il primo dato che salta agli occhi è che fare i tartufai non sia semplice, a partire dal rapporto che occorre costruire con i propri cani, solitamente vivaci e soprattutto ghiotti di tartufo. L’olfatto deve essere bene allenato. Ogni ricercatore ha il suo segreto per fare in modo che i propri cani raggiungano il livello di preparazione desiderato passando dagli affiancamenti fatti con altri animali già esperti, al giocare sul senso di appetito e di appagamento dato dal ricevere i biscottini considerati il premio di ogni ritrovamento. Un cane addestrato vale migliaia di euro. Il ricercatore non sposta mai lo sguardo dai suoi cani, per capire dove scavare e per allontanare il cane dal tartufo dopo ogni ritrovamento. Seguire i cercatori e i loro cani è una esperienza da provare tenendo conto della necessità di dotarsi di scarpe e abbigliamento comodo. Il terreno è spesso impervio, il rischio di trovarsi a gambe all’aria per un piede messo male è concreto anche se la sicurezza viene sempre garantita nelle uscite dalla presenza di più cercatori. Lo spettacolo offerto dalla vitalità dei cani e della simbiosi raggiunta con i loro proprietari, maestri nell’interpretare ogni movimento fatto dal loro animale, è unico. Da soli i tartufai si muovono in orari diversi, molto presto al mattino, fra buio e spesso nebbia, nell’umido dell’albeggio o alla luce del tramonto. Il fascino della natura fa il resto. Per prenotare l’esperienza con i tartufai, basta rivolgersi all’Associazione tartufaialtotevere.com, situata in Via Cortonese. Info: 075 852 2299; [email protected]

Un passo indietro nella storia nella tipografia Grifani-Donati

Dall’antica tipografia Grifani-Donati situata in Corso Cavour, sopra l'ex chiesa di San Paolo si esce con il proprio nome stampato a mano, dopo aver composto i caratteri, lavorato e steso la vernice e premuto il piano sovrastante della macchina tipografica antica.

La celebre tipografia di Citta di Castello

Un lavoro che ancora oggi i titolari, primo fra tutti Gianni Ottaviani, impostano per pochi, su richiesta, per realizzare locandine o stampe particolari. Nello spazio dell’attività fondata nel 1799, si trova condensata la storia dell’arte tipografica attraverso l’evoluzione documentata da macchinari, tecnologie e abilità. A metà tra un museo e una istituzione culturale la tipografia ha affrontato, applicandoli, tutti i processi di stampa dalla tipografia tradizionale, alla litografia, passando da xilografia, acqueforti e incisioni. Per ulteriori informazioni: Tipografia Grifani Donati, Corso Cavour, 4 - www.tipografiagrifanidonati.it.

E dopo arte, storia, spazio ai sapori del tifernate

Del tartufo ne abbiamo già parlato. Oltre a essere protagonista di itinerari ed esperienze, il pregiato fungo, disponibile in tutte le stagioni, si può acquistare nelle gastronomie o assaggiare come componente principe delle pietanze accompagnato da uova, pasta, carne. Altra specialità tipica della zona è il "Mazzafegato" parente povero della salsiccia, ricavato dalla cosiddetta "pulitura del banco", recentemente divenuto presidio "Slow Food". Cotto alla brace, ma anche essiccato, mantiene tutto il suo sapore con l'odore inconfondibile di spezie e soprattutto del fiore di finocchio.

Botti contenenti Vina santo siamo a Citta di Castello in Umbria

Un secondo presidio Slow Food è il vino passito da uve affumicate, produzione tipica e diffusa che trova nella Miniera di Galparino, agriturismo ricavato da casa fortificata templare del 1100 che conserva i segni del suo passato nelle imponenti mura interne, uno degli ambienti più caratteristici. Il nome dell’attività si riferisce a fatti più recenti, alla presenza della prima miniera di lignite coltivata nell’Umbria settentrionale, all’inizio del XIX secolo. E come una miniera, l’agriturismo conserva e protegge in un ambiente dedicato, i grappoli d’uva appesi al soffitto e riscaldati dal calore prodotto dalla stufa che li essicca. Questo procedimento, che è simile per tutte le produzioni, continua per alcuni mesi fino a quando le uve vengono pigiate e il mosto che se ne ricava viene lasciato fermentare per anni in piccole botti di legno chiamate “caratelli” insieme ai lieviti "madre". Info: https://galparino.com/

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