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Do travel writers go to hell? Gli scrittori di viaggi vanno all'inferno?

Se in casa italiana tutto sommato abbiamo avuto un esempio illustre come Emilio Salgari, scrittore di avventure e viaggi immaginari, fedele descrittore di luoghi mai visitati nè tanto meno visti in fotografie e riproduzioni, la notiza che uno degli autori delle celebre guide Lonely Planet, Thomas Kohnstamm, ha ammesso di avere scritto molti dei suoi resoconti di viaggio senza recarsi nei luoghi, o addiritutta senza nemmeno entrare nella nazione oggetto del libro, come nel caso specifico dellla guida della Colombia, ha lasciato tutto il mondo del turismo piuttosto di sasso!

Le rivelazioni della non integerrima condotta di Thomas Kohnstamm sono contenute nel suo nuovo titolo "Do travel writers go to hell?" (Gli scrittori di viaggi vanno all'inferno?) in cui l'autore descrive alcuna delle sue "marachelle" che hanno un po' gettato di sconcerto lo staff dirigenziale della Lonely Planet, il cui vanto è proprio quello di fornire guide basate sulla esperienza diretta di viaggio dei suoi collaboratori. L'autore si difende citando il budget modesto per alcune guide, che di fatto impediva la trasferta sul posto. Thomas Kohnstamm ha anche ammesso di aver accettato viaggi gratuiti, violando un altra regola della sua casa editrice.

Di per se scrivere una guida di viaggio restando a casa non pregiudica la qualità del lavoro, ormai internet permette di reperire e verificare le informazioni sufficienti alla realizzazione di una guida seria e documentata, ma di certo, nei confronti dei committenti, l'azione di Thomas Kohnstamm appare un po' superficiale e poco limpida. In ogni caso la Lonely Planet ha confermato di avere analizzato con cura le guide realizzate da Thomas Kohnstamm e di non aver trovato errori nelle informazioni riportate nelle guide. Fonte: Reuters

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 Pubblicato da il 14/04/2008 - 1.958 letture - ® Riproduzione vietata

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