Crediti foto: Samuele Pasquino
Nel bel mezzo delle caratteristiche colline, Monastero Bormida si riconosce da lontano in virtù del suo imponente castello. Si racconta incorniciato da un paesaggio i cui ricami sono boschi rigogliosi, calanchi, radure erbose e terrazze vitate che in Piemonte abbondano quanto lo straordinario vino ricavato dall'uvaggio principe del territorio sabaudo
Un po' di storia: dal monastero benedettino al castello
La fondazione di Monastero Bormida risale al 1050 ca., così come ancora in buona parte testimoniato da un caratteristico impianto medievale. Un gruppo di monaci benedettini, lasciata l'abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese, si trasferirono qui su chiamata del Marchese Aleramo del Monferrato per ridar vita a un'area che in passato i Longobardi avevano proficuamente occupato, ma che il passaggio dei Saraceni aveva disastrato.
El Monasté ha potuto risorgere grazie all'opera dell'ordine benedettino, il lavoro della terra, l'ora et labora condotto dentro e fuori il grande convento che lasciò poi spazio al castello dopo l'abbandono dei monaci nel XIV secolo. Insieme al ponte romanico che oltrepassa il Bormida, il maniero si fa narratore dell'antico evolversi dell'abitato. Nel corso del Medioevo fu sede del potere detenuto da illustri casate, i Del Carretto prima e i Della Rovere dopo, succeduti nel 1484.
Fece da testimone attivo alle battaglie che anteposero in due differenti sessioni Carlo Emanuele I di Savoia e il duca Vittorio Amedeo alle milizie spagnole. Il feudo di Monastero Bormida tornò ai Della Rovere nel XIX secolo e alla fine dell'Ottocento il castello divenne proprietà dei Polleri di Genova. Oggi lo è del Comune, che ne ha fatto un tesoro per tutta la comunità.
La struttura ospita gli uffici amministrativi, al piano nobile la Gipsoteca dedicata allo scultore piemontese Edoardo Rubino e presso la maestosa Torre dei Cavalieri i ritrovi dell'associazione Custodes Viarum APS. I suoi membri, puri cultori dell'epoca medievale, organizzano diverse attività e rivestono il ruolo di rievocatori e attori in abito storico durante le visite alla rocca entro il circuito Castelli Aperti. Il percorso di visita comprende l'antica torre campanaria romanica la cui altezza raggiunge i 17 metri congiungendosi al mastio tramite un archetto in pietra.

Crediti foto: Samuele Pasquino
Il centro storico, la Parrocchiale e il vecchio mulino
L'ingresso del castello affaccia sulla piazza centrale in cui trova posto anche la Parrocchiale, ovverosia la settecentesca Chiesa di Santa Giulia, eretta in stile neoclassico ma con alcune decorazioni barocche. All'esterno sfoggia un imperioso campanile, all'interno custodisce opere pittoriche del Moncalvo e di sua figlia Orsola Maddalena Caccia.
Siamo proprio nel centro storico, un crogiuolo di suggestivi vicoletti, casette in pietra, portali e abitazioni più moderne. Monastero Bormida, infatti, ha saputo adeguarsi ai cambiamenti senza snaturarsi, possiede un Teatro Comunale, un complesso sportivo e persino uno sferisterio dove si pratica la pallapugno.
Al contempo, il borgo si tiene care le proprie radici e rievoca ciò che è stato. Il vecchio mulino - che diede i natali allo scrittore e docente Augusto Monti - serviva anni or sono alla produzione di farina. Oggi conserva ancora tutti i macchinari e vi ha sede la Casa delle Sementi, progetto finalizzato alla valorizzazione e alla conoscenza della biodiversità connessa all'agricoltura contadina tradizionale. Presto diverrà un museo.
I sentieri escursionistici
Che sia turismo di prossimità o di lungo raggio, a Monastero Bormida le possibilità di escursione sono molteplici perché la sua campagna serba piccoli, autentici gioielli, cappelle rurali, minuscole chiese e la barocca Pieve di San Desiderio. Vi si aggiungono la Chiesa della Madonna Assunta, la Chiesa di San Rocco (seicentesca) e la Chiesa della Madonna delle Grazie.
Sono tutte tappe di una camminata che imbocca appassionanti sterrati in una rete organica, della quale fanno parte il Sentiero del Moscato, il Sentiero delle Cinque Torri e il Sentiero di Santa Libera. Quest'ultimo conduce in Regione San Rocco, dal cui belvedere, con la Panchina Gigante del Cuore (nel contesto del Frank-One Night, è stata realizzata in ricordo del dj Fabio Francone), si può ammirare l'intera urbanità di Monastero Bormida.

Crediti foto: Samuele Pasquino
Prodotti tipici e calendario eventi
La cornice è bella e significativa almeno quanto il quadro, una cartina tornasole per ciò che concerne nondimeno l'economia del comune, incardinata sulla viticoltura (Moscato d'Asti DOCG, Barbera d'Asti e Freisa fra le etichette d'élite) e la produzione di eccellenze tipiche territoriali, la Robiola di Roccaverano DOP, vari salumi e tagli di carne. Si estendono per lunghi tratti fungaie, tartufaie, noccioleti e allevamenti animali, oltre ad arnie per il miele.
Con la farina di mais “8 file” si prepara la Puccia De.Co. e la polenta protagonista dell'annuale Sagra del Polentone, nota come Polentonissimo. Organizzata la seconda domenica di marzo, se ne ricorda in particolare l'edizione del 2002, che ha visto stabilire il record di 21 quintali di polenta serviti ai partecipanti, registrato nel Guinness dei Primati.

Crediti foto: Custodes Viarum APS
Oltre a questa importantissima sagra, vanno in scena il Giro delle Cinque Torri (secondo weekend di maggio), la Rievocazione Storica (seconda domenica di maggio), l'Estate Monasterese (fra giugno e agosto), la Fiera di San Desiderio (quarta domenica di luglio), Di Piazza in Piazza (ultimo fine settimana di luglio) e infine il Teatro nelle Valli (da ottobre ad aprile). Dato il calendario, nel borgo non si ha proprio il tempo di annoiarsi.








