Tappa 1: Da Antakia ad Aleppo, 123 Km… Benvenuti in Siria!

19.09.2010: Anche oggi fortunatamente c’è il sole in Turchia! E anche un bel po’ di calduccio e di umidità…Le ragazze sono in partenza per la Siria. Non hanno molti chilometri da percorrere, ma partono presto perché alla dogana dovranno certamente attendere un bel po’ di tempo.Colazione rapidissima e tutte in auto, ognuna accanto al proprio nome. Il paesaggio è già un pochino cambiato all’arrivo ad Antakya, rispetto al resto della Turchia che hanno visitato. Mano a mano che procedono verso il confine siriano, incontrano interi campi di cotone dove lavorano uomini e donne che le accolgono con un gran sorriso. Le neoreporter si infilano subito tra le piante di cotone e tra i lavoratori, cercano di parlare con loro, purtroppo però questi non parlano altro che il turco.. ma a gesti riescono a farsi capire! Un uomo intona uno strano verso, e anche gli altri lo seguono all’unisono… le donne hanno il volto coperto per metà, abiti lunghi con più strati di stoffa colorati. Si lasciano fotografare, sorridono e chiedono a loro volta di poter scattare delle foto alle Donnavventura e con le Donnavventura! Un popolo davvero amichevole e socievole, i turchi!La carovana bianco cotone riparte e dopo pochi chilometri, inizia a vedere e a superare l’interminabile fila di camion che attendono di oltrepassare i confini di Turchia e Siria. Suoni di claxon rivolti alle ragazze, saluti e richieste di fermarsi a farsi fotografare con loro, per capire che cosa fanno e chi sono, da dove vengono e dove stanno andando… tutti incuriositi dalle ragazze!!
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\nArrivano finalmente al confine, passaporti e documenti vari alla mano. Alcuni bambini si avvicinano per pulire le loro auto con dei fazzolettini bianchi (bastassero!!) e chiedono qualche monetina. Passate indenni alla frontiera turca, eccole arrivare a quella siriana, pronte a fermarsi per qualche oretta 😉 di burocrazia. Ma che accoglienza invece! Mentre negli uffici sbrigano le varie pratiche, un funzionario offre al team perfino un succulento pranzetto! E arriva l’ora del rituale del cambio bandiera su Africa e Charlie! E poi subito via verso Aleppo, attraverso la porta di Antiochia, la più antica strada che porta a Roma!
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\nIl panorama cambia totalmente e all’improvviso: subito dopo la frontiera, tra greggi di pecore e campi di ulivi, la terra prende un altro colore, rossastro, caldo.. Anche il verde è diverso.. tutto un altro mondo. Incredibile ma vero! Il traffico è sostenuto, ma non le rallenta molto. Arrivano all’hotel ad Aleppo nel tardo pomeriggio e hanno solo il tempo di una veloce doccia prima di cenare e mettersi al lavoro.Beh, però il tempo per un caffè e una passeggiata ad Aleppo by night lo trovano…
\nDomani andremo insieme a loro alla scoperta di Aleppo! Buonanotte…

Tappa 2: Alla scoperta di Aleppo, le Donnavventura ci raccontano la città

20.09.2010: Tra schiamazzi e clacson notturni, le ragazze sono comunque riuscite a dormire come dei sassi questa notte.. Oggi le attende la visita alla città di Aleppo! Sole alto in cielo e un po’ di umidità fanno da sfondo a questo inizio di giornata. Aleppo, in arabo Halab, secondo la leggenda nasce dall’atto di mungere una mucca da parte di Abramo che si fermò sulla collina della Cittadella dopo essere partito da Ur. Dal 1986 è entrata a far parte del patrimonio dell’umanità.
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\nDopo un breve passaggio al Ministero del Turismo per sbrigare alcune pratiche, e aver sorriso di fronte al cartello di “divieto di fumo per sigari, sigarette, narghilé, pipe”, il team cammina alla scoperta del “suq” più vivace ed autentico di tutto il medio oriente con i suoi 14 Km di budelli del mercato coperto.Ad uno degli ingressi si imbattono subito nella “The Grand Omayyad Mosque”, che un tempo era l’antica agorà e in seguito, dal 225 al 727 d.C., una cattedrale. È conosciuta anche come AL-Jamaa Zacharia, dal nome del profeta Zaccaria, padre di Giovanni Battista. L’unica parte sopravvissuta dell’antica originale Moschea è il minareto che risale al 1090-1092. Di fronte a questa, la casa del Vescovo, divenuta col tempo una madrasa, una scuola coranica, ora in fase di restauro.
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\nLe ragazze proseguono tra le variopinte bancherelle, tra tessuti e gioielli, tra spezie e frutta secca, e tra mille saponette… ancora oggi questo è il centro del commercio locale: è qui che vengono tutti per fare qualsiasi genere di acquisto. A proposito del sapone, quello che viene prodotto qui è realizzato artigianalmente ed è naturale al 100%: è composto infatti per il 90% da olio di oliva e per il rimanente 10% da olio di bacche di alloro. Non tutti i saponi sono uguali!! La qualità più antica viene fatta stagionare per ben 8 anni!! Di qualità media i saponi stagionati 3 anni, mentre ci vogliono solo 3 mesi per quelli più economici. Per riconoscerli basta tagliarli a metà: quelli stagionati presentano un bordo marrone e un cuore di un verde scuro intenso; i meno stagionati hanno una colorazione omogenea verde chiaro. A novembre iniziano a produrli: l’olio di oliva viene trattato con acqua e bicarbonato di sodio in calderoni di pietra. Non appena la pasta è pronta viene profumata con l’aggiunta dell’olio di alloro e gettata sul pavimento ad asciugare. Quando è solidificata, ma ancora morbida, viene divisa in piccoli cubi con un rastrello di legno. Durante la fase di maturazione, il sapone si secca esternamente e da verde assume la tipica colorazione ambrata che lo caratterizza.
\nCome dice Valentina, in questo suq vendono “perfino i bastoni per i pastori, di tutto di più!”. La clientela che lo frequenta è ancora per larga parte composta da gente del posto. Alcune parti di questo luogo risalgono al XIII secolo, ma il nucleo principale è di epoca ottomana.
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\nUn pranzo a base di Shawarm e il pomeriggio è dedicato alla visita della Cittadella che si erge a 50 mt di altitudine rispetto alla città. Le ragazze attraversano l’imponente ingresso monumentale ed entrano in questa affascinante fortificazione, la cui cinta muraria, eretta nel X secolo, venne ricostruita dai Mamelucchi nel 1260. Un tempo all’interno vi erano edifici religiosi e civili, danneggiati in seguito da un terremoto, di cui rimangono un Hammam e le vestigia del Palazzo Reale. Le ragazze entrano nella sala del trono e rimangono a bocca aperta nell’ammirare i soffitti riccamente decorati. Vi è anche una Grande Moschea, realizzata nel 1214 e rimaneggiata più volte.Qui incontrano la televisione Al Jazeera. La presentatrice si chiama Rasana e si scambiano i saluti attraverso le rispettive telecamere! Le neoreporter danno sfogo alla loro creatività con una lunga serie di scatti, riprese, audiovideo ..e non appena escono dalla cittadella, si infiltrano tra la gente per conoscere meglio usi e costumi di questo felice e ospitale popolo. Una signora vestita di nero richiama la loro attenzione: non vuole essere fotografata, ma desidera che le ragazze accettino della frutta secca in segno di benvenuto.. incredibile! Le ragazze accettano e la ringraziano di cuore, sorprese da tanta bontà.
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\nSi divertono nell’osservare il ragazzo davanti a loro con un grande contenitore sulle spalle a mò di zaino che si china in avanti per versare una bevanda nei bicchieri!
\nE’ passata l’ora del tramonto, e quindi è arrivato il momento di rientrare all’hotel per lavorare un po’, cenare alla Casa di Sissi, lavorare ancora e ..finalmente riposare un po’ perché domani la sveglia sarà molto molto presto… chissà perché?? Notteee 😉
\nIl diario oggi è redatto da Francesca

Tappa 3: Da Aleppo al Lago Assad, lungo le rive dell’Eufrate, 377 Km

21.09.2010: Sono le 6.30: sveglia ragazzeee!!! Oggi il team parte prestissimo in direzione Lago Assad! La carovana bianca attraversa il trafficato centro di Aleppo e segue le indicazioni per Ath Thawrah. Lungo il tragitto, dopo pochi chilometri, si imbatte in una zona dove nota fermento.. uomini sulla carreggiata tengono in ogni mano almeno 3 galline riverse, a testa in giù; carretti con la frutta, animali vivi e morti, strascichi di abiti gettati a terra… un mercato dove si va a barattare qualsiasi cosa! Le ragazze non si fermano perché il tempo stringe, ma riescono a catturare comunque qualche filmato e a scattare delle belle foto. Proseguono e iniziano ad incontrare piantagioni di cotone e le prime greggi di pecore… hanno il presagio che oggi ne conteranno a centinaia!! E così è..
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\nCirca 3 orette e arrivano alla Diga di Tishreen, eretta negli anni ’70 sul corso dell’Eufrate con gli aiuti dei Sovietici. Tale diga, con annessa centrale elettrica, viene creata in seguito ad una terribile siccità che colpì il Paese riducendo il reddito agricolo all’osso, per consentire l’irrigazione dei 700mila ettari di terreno precedentemente non coltivabili. Dalla realizzazione di tale diga, nasce il grande lago Assad , lungo circa 80 Km, che raccoglie quindi le acque dello storico fiume Eufrate e cha ha sommerso purtroppo molti insediamenti antichi e moderni. Per attraversare la diga le ragazze devono oltrepassare una specie di “frontiera” presidiata da alcuni militari. Tale diga è infatti un punto molto vulnerabile e deve essere presidiata giorno e notte.Percorrono circa 3,5 km di strada sopra alla diga per arrivare alla meravigliosa fortezza di Qalah Jabir, che con le sue 35 torri un tempo dominava il deserto sottostante e ora si specchia nelle acque del lago che la circondano quasi interamente.
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\nUn pochino di fuoristrada per girare intorno a questa magnifica costruzione realizzata in un punto strategico dell’Eufrate. Le ragazze ricordano quante volte questo fiume sia stato studiato a scuola.. un fiume lungo 2760 Km, che nasce in Turchia, entra in Siria, la attraversa, arriva in Iraq dove forma la pianura mesopotamica e dove si unisce con il Tigri per gettarsi poi nel Golfo Persico. L’Eufrate è importantissimo per le regioni di pianura che attraversa: nei periodi di piena infatti inonda i territori circostanti fertilizzandoli e irrigandoli.
\nLa carovana (prima bianca ora marrone causa sabbia) fa tappa tra le costruzioni vicine a conoscere qualche abitante del posto. Parliamo di costruzioni perché anche il nomadismo sta per scomparire… infatti i beduini hanno iniziato a costruirsi case in mattoni o cemento e quindi a stabilirsi. Le ragazze entrano in una di queste case di cemento: il pavimento è composto di terra rossa pressata, un caminetto molto accogliente è preparato come se dovesse venire acceso di lì a poco.. una signora a metà tra l’essere timida e incuriosita le ospita e le accoglie con simpatia. Lo stesso marito e i bimbi si lasciano fotografare tra mille sorrisi.
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\nDi nuovo in auto, le ragazze proseguono perché… è l’ora del pranzo!!! Una carpa gigante le attende sulle rive dell’Eufrate. Il pomeriggio prosegue tra pecore e beduini, tra carretti guidati da uomini con donne sedute sul retro.. ad un certo punto un villaggio, Fah, in una zona davvero sperduta: nel giro di pochi secondi le ragazze si ritrovano circondate da decine di bambini e ragazzi curiosi di capire che cosa significhi questa carovana bianca.. volti curiosi, emozionati alcuni, timidi altri. Bambini con volti segnati da una vita molto dura che desiderano farsi fotografare e altri che rifuggono dall’obiettivo. La carovana riparte, non se la sente di fermarsi ulteriormente per non turbare troppo queste genti.
\nÈ tardi e hanno ancora tre orette da ripercorrere a ritroso.
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\nIl rientro ad Aleppo scorre veloce e, dopo uno spuntino a base di fichi d’india e dopo un paio d’ore di lavoro, le ragazze escono per la cena. QUARANTA GRADI!! Stasera il capo decide di mangiare meno speziato del solito ;). Il locale è molto suggestivo e accanto a loro vi è un tavolo imbandito per una ventina di persone…. Dopo pochi minuti proprio lì si siede l’Arcivescovo di Aleppo con molti altri parroci, uno dei quali, salesiano, parla italiano poiché ha studiato a Roma e Brescia in passato.
\nSi è fatto tardi… stamattina era l’alba quando il team si è svegliato ed ora c’ è ancora un bel po’ di lavoro da sbrigare. A domani…

Tappa 4: Tatiane rientra in Italia, la caravana di Donnavventura parte per Palmira

22.09.2010: Brutto risveglio per il team di Donnavventura, il capo spedizione anticipa l’orario di convocazione per fare un annincio. Tatiane sta per lasciare il Gran Raid d’Egitto, al suo posto arriverà una veterana. Cala il gelo tra le ragazze, nessuna si aspettava una tale decisione. E’ vero che il team fatica ad ingranare su alcuni aspetti legati alla produzione televisiva vera e propria, il “lavoro” è il loro punto debole, non che manchino di buona volontà, ma ciò che conta sono i risultati. Ecco che si spiega l’impietosa decisione di fare un cambio di squadra.
\nL’arrivo di una nuova donnavventura è sempre un po’ stabilizzante, dispiace per chi se ne va, specie quando si tratta di una persona solare e “caliente” come Tatiane, la brasiliana fotografa del gruppo, ma al contempo si è pronte ad accogliere chi prenderà il suo posto. Mestamente ci si dirige verso l’aeroporto di Aleppo, Tatiane ha il tempo di fare un bilancio della sua avventura, ripercorrendo i luoghi e le tante cose fatte, con il rimpianto però di non aver visto il deserto. Saluta le compagne, scappa qualche lacrimuccia accompagnata da un sorriso amaro e poi via, verso il volo che la riporterà in Italia.
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\nC’è fermento tra le ragazze, il capo spedizione non si sbilancia e non dice che sta per arrivare dall’Italia. Nel frattempo Valentina, inviata di Car TV, ne approfitta per presentare le caratteristiche di Charlie, l’outlander di cui è titolare insieme a Chiara. Si tratta di un prototipo modificato rispetto al modello di serie, questo per garantire prestazioni ancor migliori, in considerazione delle piste che la squadra andrà a percorrere durante il raid.
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\nValentina, sempre per Car TV, ripercorre le tappe principali del viaggio, partito da La Thiule ed arrivato a Matera in un solo lungo giorno di guida. E’ stata poi la volta della Grecia con Atene, le Meteore e le isole toccate in navigazione a bordo del catamarano Diabolica. A seguire la Turchia con la fascinosa Istanbul e la suggestiva Efeso, nonché calette e villaggi sulla costa, scoperti in una seconda fase di navigazione ed infine la Siria, con i suoi profumi, i colori di Aleppo e l’accoglienza calorosa delle persone.
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\nSorpresa, è Ana ad uscire dall’aeroporto! “E chi l’avrebbe mai detto”! Il toto veterana dava in pole position altre donneavventura, invece è arrivata Ana, la bionda, longilinea reporter che, l’anno scorso, ha preso parte al Gran Raid Americano. La squadra è al completo e pronta a partire alla volta di Palmira, la regina del deserto siriano.
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\nSi prospetta un bel “tappone” di oltre 370 chilometri. Lungo la via val la pena fermarsi nella città di Hamah. Chiara ci racconta che la città ha un passato millenario, ma ben poche tracce sono rimaste delle sue antiche vestigia. Particolari invece sono le Norie, che per secoli hanno sollevato acqua dal fiume Oronte, per distribuirla nei vari canali di irrigazione, diretti a orti e giardini. Oggi rimangono solo alcune di queste ruote, vengono attivate solo in determinati periodi dell’anno e producono un cigolio, quasi un canto, così familiare agli abitanti della città.
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\nHamah ha anche una moderna ma particolare torre dell’orologio, proprio di fronte al grande palazzo del municipio. Urge uno stop carburante e Clotilde si attiva, come sempre, a pagare per tutti. E’ mica la contabile per niente! La carovana riprende la via per Palmira lasciandosi alle spalle Hamah e le sue ruote, di cui c’è una riproduzione in pietra, proprio all’uscita della città. Ci si rende conto di essere ad un centinaio di chilometri dall’Irak, un cartello riporta l’indicazione per Bagdad, da una parte e Palmira dall’altra.
\nNel frattempo il paesaggio è cambiato, si è fatto molto più brullo e omogeneo, la vegetazione è stepposa e rada. Bassi rilievi all’orizzonte e terra ocra, polverosa, che si alza al passaggio della carovana di Donnavventura. Il deserto ormai ha avvolto e accolto le protagoniste di questo Gran Raid con i suoi colori caldi, accesi da un tramonto infuocato. Il sole basso all’orizzonte scompare dietro ad una collina lontana.
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\nE’ ormai buio ma il viaggio continua, mancano ancora un bel po’ di chilometri. Le driver sono concentrate alla guida, forse stanche per la lunga giornata. La radio si fa silenziosa e Valentina ne approfitta per chiedere a Chiara di fare un resoconto del lungo tragitto. Partenza da Aleppo, sosta a Hamah, tappa finale a Palmira, si arriverà col buio.
\nE finalmente Palmira, in tutto il suo splendore. La notte le regala colori dorati, artificiali ma affascinanti.
\nLe driver commentano la lunga tappa di oggi. Domani ci sarà modo di scoprire il sito di Palmira in tutta la sua magnificenza.
\nIl diario oggi è redatto da Chiara

Tappa 5: Donnavventura a Palmira, la città e il tempio di Baal

23.09.2010: Sveglia prestissimo oggi, Palmira va vista con le luci del mattino e con una temperatura sopportabile, ormai durante il giorno si sfiorano i quaranta gradi. La squadra riparte con un nuovo prezioso elemento, Ana, che racconta di come si è trovata catapultata dall’Italia al deserto siriano in meno di ventiquattr’ore, non male come scenario!
\nLa prima tappa della carovana è la necropoli, che si trova ad ovest rispetto alla città.
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\nChiara, stando a bordo di Charly, ne approfitta per raccontare qualcosa di Palmira. Le sue rovine narrano una storia che si perde nella notte dei tempi, vecchia almeno di 2000 anni prima di Cristo, quando è citata, con il nome di Tadmor, in testi assiri ed ittiti, risalenti a quell’epoca. Palmira per più di un millennio è stata un importante crocevia di scambi culturali e commerciali tra est ed ovest, quando costituiva una sorta di tappa obbligata per chi affrontava il deserto, diretto dal Mediterraneo al Golfo Persico o vice versa.
\nQui si potevano trovare le merci più pregiate, provenienti anche dalle lontane Cina ed India, come seta, giada, mirra, spezie, avorio, che venivano acquistati e scambiati, in una mescolanza eterogenea di razze e culture.
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\nLa necropoli, molto estesa, è un’ulteriore testimonianza della grandezza della città. Si tratta di una distesa suggestiva puntellata da torri funerarie, alcune quasi intatte ed altre diroccate, che fungevano da tombe, prima dell’avvento dei romani e del cristianesimo, quando si preferirono tombe interrate. L’uomo fatto di polvere alla polvere sarebbe ritornato. Palmira ancora oggi toglie il fiato, ha conservato quasi intatto il suo splendore, resistendo allo scorrere del tempo, al caldo torrido del giorno ed alle fredde sferzate di vento la notte.
\nChiara fa notare l’arco monumentale che introduce alla via colonnata, vero e proprio orgoglio della città, lunga più di un chilometro e fiancheggiata da grandi portici, su cui si aprivano le botteghe e gli edifici pubblici.
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\nChiara aggiunge poi come l’assetto architettonico della città sia cambiato con l’avvento dei romani, che hanno dato il via alla costruzione di una serie di edifici maestosi, la via colonnata in primis, che hanno dato alla città un aspetto molto più in linea con il modello romano, rispetto al precedente assetto confusionario, tipico degli agglomerati urbani orientali.
\nAnche il teatro affacciava sulla via colonnata con il retro della scena, trattato architettonicamente, come fosse un palazzo.
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\nCome fa notare Chiara, rimangono oggi, in ottimo stato di conservazione, le gradinate, il primo ordine della scena ed il lastricato originale dell’orchestra.
\nPalmira nacque in virtù dell’esistenza di una verde oasi che si estende tutt’ora poco lontano dall’attuale sito archeologico. E’ l’occasione inoltrasi tra le strette vie e le case color ocra di chi ancora vive da queste parti, prima di rientrare alla base in quelle che sono le ore più calde della giornata.
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\nRimanere in hotel non significa certo fare un sonnellino, ma è l’occasione giusta per un ripasso delle attrezzature tecniche a disposizione delle ragazze, macchine fotografiche professionali e telecamera. Un vero e proprio arsenale! Corpi macchina ed obbiettivi con caratteristiche differenti in modo da poter catturare ogni situazione, bisogna però continuare a far pratica… ogni tanto qualche orizzonte sghembo o qualche zampa tagliata ci scappa ancora. Si avvicina l’ora del tramonto, il momento migliore per godersi la vista delle rovine di Palmira, poiché la luce calda del sole dona colori rossastri a colonne e capitelli, che sembrano al contempo più maestosi ed eterei.
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\nIl team si reca al tempio di Baal o Bel, il più grandioso e meglio conservato complesso religioso della città, con la sua pianta quadrata di 210 metri di lato. Oggi appare un po’ rimaneggiato dagli interventi arabi nel XII secolo, che lo fortificarono con mura, realizzate anche con parti di colonne appartenenti al tempio originale, un autentico delitto! Chiara spiega che il tempio è stato edificato nel I secolo d.c., per volere dell’imperatore Traiano, il cui intento era quello di mostrare, tramite questo edificio grandioso, quanto opulenta fosse diventata Palmira sotto il dominio romano ed anche quanto Roma fosse tollerante e rispettosa delle religioni professate nei territori occupati. Baal infatti, divinità a cui il tempio è dedicato, appartiene ancora alla tradizione babilonese. Tra l’altro, da questa divinità, deriva il nome Belzebù, assunto dalla religione giudaico-cristiana, per identificare il diavolo.
\nQuesto luogo evocativo si presta anche per parlare della regina Zenobia. Chiara non perde tempo e racconta di questa leggendaria regina, bellissima, ancor più di Cleopatra e non meno caparbia. Una figura avvolta dal mistero ed ammantata di fascino, si dice possa essere stata la mandante dell’assassinio del marito, il governatore di Palmira Settimio Odenato, per sostituirlo sul trono. L’ambiziosa regina voleva fare di Palmira un impero indipendente da Roma, nel 270 andò alla conquista di Palestina, Bitinia, Arbia ed Egitto, alla testa del suo esercito. Fu fermata dall’imperatore Aureliano, che la sconfisse e la portò a Roma come prigioniera, costringendola ad entrare in città legata con catene d’oro. Qui rimase per il resto della sua vita, compagna o sposa di un senatore dell’impero.
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\nIl punto migliore però per godersi lo spettacolo di Palmira con il sole calante è dall’alto, dal castello arabo che domina il territorio da un’altura. La giornata ormai volge al termine, quest’immersione in una delle realtà più affascinanti della Siria ha fatto sognare alle donneavventura un mondo lontano, fatto di carovane e mercanti, profumi e colori orientali che vengono rievocati dalle note di una rababa suonata da un musico locale.

Tappa 6: La Riserva naturale di Al Talila: Orici, gazzelle e Donnavventura

24.09.2010: Sveglia presto anche questa mattina, lo spettacolo che offre Palmira è tale che vale la pena rinunciare ad un’oretta di sonno per goderne appieno. Il team si dirige verso il sito archeologico imbattendosi in un bel gregge di pecore, mattutine anch’esse. Placide brucano qualche sparuto filo d’erba non lontano dai resti, mimetizzandosi con l’ambiente circostante. Le pecore viste in Siria hanno un bel manto color sabbia ed il muso scuro, insieme alle orecchie, si danno alla fuga appena vedono sopraggiungere rombante la carovana.
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\nArrivate al limitare di Palmira, dove l’arco monumentale segna in qualche modo l’ingresso in città, Chiara aggiunge qualche informazione ulteriore riguardante la regina Zenobia, bella e colta tanto da parlare tutte le lingue d’oriente. Una regina che per carisma e fascino non aveva nulla da invidiare a Cleopatra, di cui si dichiarava discendente, o a Nefertiti ed Hasepsut.
\nNel frattempo le altre ragazze del team scattano qualche foto, immortalando anche un alto cammello che passava da quelle parti con il suo impavido cammelliere, una folcloristica un’eco dei tempi perduti che non può passare inosservata.
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\nE via di nuovo alla volta della steppa, lasciandosi alle spalle le architetture millenarie la carovana si dirige verso est lungo una rotta di terra battuta. Non trascorre molto tempo che si incontra un gruppo di sparuti dromedari che sembra non far troppo caso alla carovana bianca. Incuriositi e quieti si lasciano quasi avvicinare, scansandosi solo all’ultimo. E poi la sorpresa, oltre ad un altro piccolo nucleo di dromedari il team avvista un branco di orici, il loro manto bianco si confonde con il terreno e le corna, specie quelle dei maschi, svettano erette ed orgogliose.
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\nSono animali placidi e, come fa notare Ana, hanno un “musetto simpatico” bianco anch’esso con alcune macchie scure. E’ difficile pensare che ci siano animali in grado di adattarsi a vivere in un ambiente apparentemente così ostile come questo che, in realtà, brulica di vita. Poco lontano si percepisce un movimento, sembra quasi una nebbia leggera all’altezza del terreno, ma aguzzando la vista si scorge un numeroso branco di gazzelle. Le donneavventura non si aspettavano certo di avere tanta fortuna oggi, si attivano immediatamente per immortalare il branco. Ci sono tantissimi esemplari, che si muovono silenziosi sfiorando il terreno. Chiara, entusiasta come sempre dell’avvistamento di un qualsiasi animale, li descrive: “sono gazzelle di piccola taglia, difficili da individuare perché hanno il dorso dello stesso colore della terra, una tonalità di marrone molto chiara, nelle sfumature del cipria. Delle agili creature vezzose che sarebbero quasi del tutto invisibili in questo ambiente, se non fosse per la piccola coda marrone tengono ben dritta quando corrono via. Corna proporzionate all’età dell’individuo, che crescono in continuazione e minuti zoccoli con cui si danno alla fuga assai spesso”.
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\nIncontrare animali allo stato brado è sempre un’ emozione, specie quando si tratta di creature schive e diffidenti come le gazzelle, sarà che sono abituate a svegliarsi al mattino e a “cominciare a correre” come nel detto africano, essendo prede d’elezione per carnivori e cacciatori. L’averle in qualche modo avvicinate è certamente una fortuna e chissà, magari è anche di buon auspicio per il resto del viaggio. Capita a volte di trovare nel deserto cose abbandonate, rottami, magari di auto che hanno abbandonato in panne i loro legittimi proprietari, in questo caso le donneavventura si sono imbattute in quattro grandi cisterne piuttosto malconce… Posizionati asx e pickup in corrispondenza delle cisterne, Clotilde scherza sul fatto di portarsele appresso come scorta d’acqua, in vista delle lunghe traversate e la veneta Francesca fa capire che in una si potrebbe mettere dell’altro… allude forse a della grappa? Non sia mai! Sappiamo che alle neo-reporter è assolutamente preclusa l’assunzione di qual si voglia bevanda alcolica. In spedizione si sta a regime! Pazienza ragazze, tutta salute.
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\nLa carovana riprende la via per Palmira, sfreccia sulla terra riarsa dal sole alzando un bel po’ di polvere, ma attorno non c’è nessuno che si lamenti di questa scorribanda, al limite qualche zompettante roditore può essersi rintanato svelto sottoterra, ma nessuno se ne è accorto. Il tramonto di questa sera lascia un po’ a desiderare, non lontano sappiamo esserci stata una tempesta di sabbia, che ha portato anche sulla “città delle palme” una foschia che ne appanna i colori, peccato perché dall’alto la vista è comunque mozzafiato.
\nChiara immagina quale poteva essere l’impatto per il viaggiatore che, attraversato il deserto irto di insidie e difficoltà, fosse entrato nella Palmira Adriana, allora sotto il controllo di Roma. Quale stupore tanta grandezza avrebbe suscitato. Una città cosmopolita, multietnica e fastosa oltre ogni previsione, sorta in mezzo al niente, sfruttando quell’unica fonte di acqua sulfurea, che sgorgava a metà strada fra l’Eufrate ed il Mediterraneo.
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\nNel frattempo il resto della squadra dà l’ultimo saluto alle rovine, lasciandosele alle spalle. La carovana bianca si allontana sfilando fra ruderi e colonne.
\nOggi il diario è redatto da Chiara

Tappa 7: La carovana di Donnavventura parte per Damasco: il Villaggio di Maalula

25.09.2010: L’obbiettivo di oggi è quello di raggiungere Damasco, capitale della Siria, una delle città più antiche del mondo o forse proprio la più antica, chissà se potremo mai dirlo con certezza. La carovana lascia Palmira ed i suoi tesori imboccando una rotta verso sud/sud-ovest. Ci si rende presto conto consultando le mappe, che il confine con l’Iraq non è poi così lontano, un centinaio di chilometri appena. La carovana incrocia poi alcuni cartelli che riportano l’indicazione Bagdad e sfila via velocemente, la meta di oggi è decisamente un’altra.
\nC’è anche un cartello con l’indicazione per Bagdad, da una parte e Palmira dall’altra, si opta per questa soluzione.
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\nIl paesaggio circostante è piuttosto monotono, pianeggiante ed uniforme di colore, però si notano delle basse colline dalle pendici scure, Chiara ci dice essere manganese. La zona ne è ricca, ma sino ad ora questa risorsa mineraria non ha destato grande interesse, non si vedono né ruspe né impianti di estrazione, anche se c’è da giurarci, non tarderanno ad arrivare.
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\nCirca a metà dell’itinerario di oggi, proprio a pochi chilometri dal bivio per l’Iraq, le ragazze notano una struttura sormontata da una pompa eolica come quelle che si vedono nei film western. Si tratta del Bagdad Cafè, un punto di ristoro che casca proprio a fagiolo, perfetto per prendere un tè alla menta. La locanda è accogliente e colorata, bassi divani damascati ed arredi arabeggianti creano un’atmosfera esotica. Spesso questo luogo è confuso con l’omonimo motel del film “Bagdad Cafè”, ambientato invece in Arizona. Non di rado le guide lasciano intendere che si tratti della stessa cosa, forse per aumentarne il fascino, anche se non ce ne sarebbe bisogno. Laura, Valentia e Chiara si alternano nel descrivere il locale, sorseggiando l’aromatico tè siriano, in cui galleggiano foglie di menta, mentre un gattino si toeletta acciambellato su di un cuscino. La sosta dura un attimo ed è già ora di rimettersi in viaggio, sfila via l’insegna del caffè e si riprende la via per Damasco.
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\nAna è alla guida di Jolly, il suo pick up, quello guidato anche l’anno scorso per tutto il raid americano e si vede che è di casa su quel mezzo, non sbaglia una manovra, non una sbavatura, che invidia! Ci racconta un po’ di se, di questa sua seconda esperienza. Mentre si segue la traccia fuoristrada che porta alla capitale, Chiara alla radio propone una deviazione. Poco lontano, abbarbicato su di un’altura, si trova il villaggio di Maalula, uno dei pochissimo luoghi in cui si parla ancora l’aramaico, una cosa talmente particolare che le donneavventura non possono certo perdersela. Maalula ha quasi le sembianze di un presepe, piccole case dipinte di azzurro e giallo, aggrappate alla parete rocciosa, disegnano una cornice suggestiva e sulla sommità si trova il convento di San Sergio e San Bacco.
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\nChiara invita le ragazze ad entrare attraverso una porta retta da travi vecchie di 2000 anni. Il convento infatti fu edificato nel IV secolo, dopo che l’editto dell’imperatore Costantino, permise la libera professione del cristianesimo. Il preesistente tempio pagano venne smantellato e con i materiali recuperati fu eretto il monastero, di cui si conservano ancora la porta d’ingresso e le travi.
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\nAll’interno trovano Georgette, una ragazza nativa di Maalula che spiega alle neo-reporter che qui l’aramaico è la lingua parlata comunemente in famiglia. Resiste una solida tradizione orale che ha permesso a questo idioma antico di essere tramandato di padre in figlio sino ad oggi. Il villaggio costituisce una sorta di avamposto della religione cristiana in medio oriente, è qualcosa di unico e prezioso, oltre che fortemente evocativo. Quando Georgette recita il Padre Nostro nella lingua in cui gli apostoli ed i discepoli lo udirono la prima volta le ragazze restano senza fiato. Un’emozione improvvisa e profonda le scuote, inaspettata e travolgente. Gli occhi si fanno lucidi ed è difficile esprimere a parole quella sorda commozione. Un momento sospeso nel tempo e carico dell’alto valore simbolico dell’aver udito la preghiera recitata con le parole del Figlio, nella sua lingua, con la sua stessa granitica forza. E’ difficile per Chiara dar voce ai suoi pensieri, con quel nodo in gola difficile da mandar giù.
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\nLe ragazze ringraziano Georgette per il regalo prezioso di quella preghiera e Chiara ripercorre la storia del convento e della sua fondazione. Uscendo dal villaggio si notano lungo le pendici della montagna degli anfratti e degli eremi utilizzati in tempo di persecuzioni dagli abitanti della città e dai monaci. In questi luoghi si rifugiò anche santa Tecla, la prima donna convertita al cristianesimo da san Paolo. Lungo i pochi chilometri che separano il team da Damasco, Ana fa notare le caratteristiche dell’altopiano che stanno percorrendo, l’altitudine è di circa 1300 metri, non male se si considera che il deserto è proprio a due passi.
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\nEd ecco Damasco, la parte nuova della città, dove un monumento raffigurante una teiera sta a simboleggiare l’accoglienza della gente, cosa di cui il team ha avuto prova sin dal primo impatto con la Siria.
\nIl diario oggi è redatto da Chiara

Tappa 8: Damasco, le Donnavventura visitano la città della Siria

La Siria sta per offrire al team di donnavventura un’altra giornata densa di emozioni ed incontri. Questo paese che nessuna delle reporter aveva mai visto prima continua a non deludere, anzi! Alle bellezze naturali, alle meraviglie architettoniche, si unisce la cordialità delle persone che, sorridenti e curiose, vogliono farsi fotografare con queste insolite ragazze tutte vestite uguali, armate di macchine fotografiche e cavalletti. Per arrivare alla Damasco vecchia bisogna attraversare parte della città, passando davanti alla stazione di Hijaz, costruita appositamente per arrivare sino alla Mecca. E’ domenica mattina, per noi un giorno di festa ma non da queste parti, dove è tutto un brulicare di persone in attività, botteghe, negozi, carretti, la città pulsa di vita con la sua aria cosmopolita ed il profumo d’oriente. Ana ci fa notare un insolito negozio dove tutta la merce è esposta all’esterno, sul ballatoio e per vederla per acquistarla è sufficiente chiedere al gestore di mettere l’oggetto a cui si è interessati, una cintura in pelle o un foulard, in una sorta di cestino che viene calato all’altezza del potenziale cliente che, se interessato, metterà nello stesso cestino la cifra necessaria all’acquisto. Un sistema non troppo comodo forse ma di sicuro impatto! Le ragazze arrivano nella piazza di fronte alla grande moschea Omayyade, c’è un gran via vai di persone ed un gruppo di donne velate di nero, che scopriamo poi essere irachene, si mette in posa per farsi immortalare con il team italiano.
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\nLe nostre ragazze non passano certo inosservate e nel giro di pochi minuti altri curiosi, armati di telefonini per lo più, scattano foto a tutt’andare. Fa sem pre uno strano effetto essere oggetto di tante attenzioni, è buffo quando le mamme mandano i figlioletti a posare insieme alle donneavventura come fossero attrici famose, chissà cosa se ne fanno poi di quelle foto e per fortuna nessuno chiede autografi, sai che imbarazzo! Le ragazze si allontanano dalla piazza per inoltrarsi nelle vie della città vecchia, racchiusa ancora nelle originarie mura romane. Come già accaduto ad Aleppo anche qui si incontrano venditori ambulanti di succhi di frutta, in questo caso melograno e more. In realtà Clotilde aveva letto da qualche parte che a Damasco si poteva trovare il succo di mora frullato al momento e la prima missione della giornata era proprio quella di andarlo a cercare. C’è voluta un po’ di fortuna ma la missione è stata compiuta, succo di mora per tutte! Missione un po’ frivola certo, ma non si può sempre pensare a templi e a regine del passato, Damasco è una città viva e dinamica, viene proprio voglia di andarla a scoprire in tutti i suoi risvolti, frivoli e non. Aggirandosi fra le vie Clotilde nota in un negozio di giocattoli, come anche la Barbie si adegui alle norme di abbigliamento islamico e indossi anch’essa il velo scuro, lo stesso che portano alcune donne sedute appena al di fuori del retro della grande moschea. Sono irachene anch’esse, si fa fatica a capire da che città provengano e come mai si trovino a Damasco, che siano qui in gita? Potrebbe darsi, del resto l’Iraq non è poi così lontano. Tra le vie della città vecchia si incontrano negozi di vario genere e botteghe artigianali dove ancora si realizzano pregiati oggetti in rame e metallo completamente a mano. Un lavoro certosino che si avvale di tecniche che si tramandano tali e quali da secoli.
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\nC’è anche uno storico locale a due passi dalla moschea Omayyade, il cafè Al-Nawfara. Laura ci racconta che è stato aperto nel ‘700 e che da allora è frequentato da viaggiatori ed avventurieri. Oggi forse ha perso un po’ di quel fascino che poteva avere quando arrivare fino a Damasco, specie per un occidentale, costituiva una sorta di impresa, ma restano comunque intatte quell’aura un po’ retò e quell’atmosfera d’altri tempi. Francesca è andata a curiosare da qualche parte, la scopriamo solo mentre scende una scala di pietra e Clotilde è lanciatissima nel chiacchierare con le signore che incontra, cosa si diranno poi? Già capire i rispettivi nomi è un’impresa, ma il bello del viaggiare sta proprio in questo, confrontarsi con le persone e ridere delle rispettive incomprensioni. Si comunica a gesti e con gli occhi, a volte è più che sufficiente. Damasco ha qual fascino particolare che le viene dalla sua storia millenaria. La più antica far le città, la più ambita d’oriente, la più sognata, cantata da poeti ed artisti, contesa da califfi ed imperatori. Chiamata “perla d’Oriente” da Traiano e citata nel Corano come la “città delle colonne”. E’ stata greca, romana, bizantina, capitale del primo stato arabo e fulcro dell’impero islamico. Ancora oggi se respira quella mescolanza di culture e genti che per secoli hanno solcato le sue strade, dandole quell’impronta inconfondibile che la fa essere unica fra le altre. Laura ci racconta della città, delle sue mura romane che ne racchiudono il nucleo antico, della moschea e del colorato suq, dove ogni giorno un gran via vai di venditori ed acquirenti si schiva e si spintona in una frenesia ben poco orientale, ma anche questa è Damasco.
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\nE’ tempo di entrare nella moschea e, come fa notare Chiara, la carovana è arrivata sin qui! Le ragazze hanno dovuto togliere le scarpe ed indossare una tonaca per entrare in moschea, in modo che fossero coperte letteralmente dalla testa ai piedi, nel rispetto delle regole islamiche. Le proporzioni dell’edificio sono notevoli, la sala di preghiera è lunga più di 100 metri, può davvero ospitare un numero considerevole di fedeli. Qui si trova anche il cenotafio di san Giovanni Battista. Chiara spiega alle compagne di viaggio che san Giovanni fu martirizzato a Damasco e che in questo luogo, secondo la tradizione, fu sepolta la sua testa. Non deve stupire che all’interno di una moschea vi sia una così importante componente cristiana. Il santo è venerato anche dall’islam con il nome di Yahia e considerato un profeta precursore di Maometto, con cui la rivelazione arrivò a compimento. Nel frattempo il muezin inizia la sua preghiera…La moschea conserva altre vestigia cristiane, rimane intatta l’antica porta della precedente chiesa, inglobata nel VII secolo quando venne edificata l’attuale moschea Omayyade ed anche un antico fonte battesimale. Chiara racconta inoltre che la moschea sorge in un luogo deputato da sempre alla professione del culto. Già nel III millennio a.c. sorgeva qui un tempio eretto dagli Amorrei e dedicato al dio della tempesta Hahad. Seguirono poi le dominazione ellenistica e romana con i rispettivi dei Zeus e Giove, per arrivare al IV secolo quando il tempio fu convertito in chiesa per volere dell’imperatore Teodosio. Valentina invece si sofferma sugli elementi costitutivi la moschea, il grande cortile con al centro la cupola dell’Abluzione, la cupola del tesoro i minareti, un complesso monumentale che fa della moschea degli Omayyade, una delle più grandi al mondo. E’ tempo di fare uno spuntino e perché non approfittare di un chiosco che prepara un kebap di pollo appetitoso e croccante.
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\nLaura, da nutrizionista, non ha nulla da obbiettare! Ana approfitta del momento di pausa per fare un quadro dettagliato del paese che ospita le Donneavventura, la Siria. Specifica confini, popolazione, moneta… precisa e impeccabile come sempre. Mentre Chiara non si fa sfuggire un silenzioso ometto che vende dei piccoli frutti selvatici. In arabo si chiamano “zaarur”, hanno un sapore che ricorda quello della mela ma sono decisamente più piccoli. Tappa obbligata a Damasco è il suo colorato suq, Clotilde ci spiega che ha addirittura origini romane che qui si possono trovare prodotti di ogni tipo oltre ad una serie di curiosità, come il venditore ambulante di succo di tamarindo o quello che gira con un carretto stracarico di caramelle colorate. E poi nel suq c’è Bakdash, la miglior gelateria del medioriente! Clotilde si cimenta nella preparazione del gelato, che utilizza sia latte di pecora che latte di capra e poi viene guarnito con pistacchi e anacardi. E’ una delizia, le donneavventura non speravano in questo gustoso diversivo, si sa ormai che la gola è il loro peccato capitale! Tante le cose curiose che si posso trovare tra queste minuscole botteghe e bancarelle, il venditore ambulante di tamarindo con aggiunta di profumo di rose, quello che propone completi intimi super sexy da indossare sotto al burka, un altro si cimenta nel realizzare disegni con cerchi concentrici, il tutto commentato da Clotilde, la referente del team per le curiosità. Clotilde poi non esita a provasi un “iscearb”, il velo portato dalle donne musulmane, non le sta affatto male, accentua la sua aria misteriosa.
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\nC’è anche una stilosa ragazza che indossa un velo firmato da una nota maison francese. Damasco si presenta divertente e colorata anche dopo il tramonto, gli ambulanti poi sono instancabili ed anche a quest’ora si possono trovare fichi d’india e pannocchie per uno spuntino. Le ragazze fanno uno strappo alla regola e, invece di consumare una cena leggera e poi dedicarsi al lavoro, cenano in un movimentato locale siriano dove si esibiscono i dervisci rotanti nelle loro danze. Clotilde ci spiega che i dervisci appartengono ad una corrente mistica dell’islam e che hanno elaborato una serie di canti ed inni che accompagnano con evoluzioni in cui ruotano su loro stessi. Spesso alla fine della danza cadono in trance. Si tratta di una pratica molto particolare, per la quale i dervisci si fanno seguire da un maestro sufi che li prepari spiritualmente. Anche Franco Battiato cita “i dervisci tourneur che girano sulle spine dorsali” in uno dei suoi testi, ora le ragazze li hanno visti all’opera. Nel locale oltre ad ascoltare musica siriana suonata dal vivo, Valentina riesce anche a chiacchierare con due ragazze del posto e a farsi raccontare qualcosa di loro, di cosa fanno nel tempo libero e che hanno addirittura un nonno italiano, carramba che sorpresa direbbe qualcuno. Si è fatto tardi, è il caso di rientrare perché domani sarà un’altra lunga giornata. Un ultimo saluto alla città ed alle sue luci, alle cupole delle moschee illuminate, alla spada damascena che svetta psichedelica in uno slargo, alla via di San Paolo che a Damasco fu folgorato dalla fede. Sacro e profano, modernità e storia millenaria, cristianesimo ed islam fusi insieme, in un armonico susseguirsi di contrasti. Il diario oggi è redatto da Chiara

Tappa 9: Bosra: la spedizione visita questa città dal passato millenario

Damasco in questi giorni ha svelato il suo volto alle donneavvuntura che, dopo un ultimo giro che le porta niente meno che di fronte al ministero delle finanze , lasciano la città alla volta di Bosra, ultima tappa siriana prima dell’ingresso in Giordania. Splende il sole e la temperatura è sempre alta, ma il tragitto è relativamente breve, ormai le driver sono abituate a ben altre “vasche” al volante. Arrivano a destinazione e scaricano i numerosi bagagli, una borsa morbida a testa ed una tecnica con le attrezzature. Come abili formichine sistemano tutto nell’atrio dell’hotel, verificano di non aver dimenticato nulla e poi via dirette al teatro romano, autentica perla architettonica della Siria. Prima di uscire però bisogna fare il punto della situazione con il capo spedizione, location confortevole però, le ragazze sono sedute su comodi cuscini e tappeti, in perfetto stile orientale. Da qui poi si gode di una splendida vista sulla cittadella araba. Bosra è conosciuta soprattutto per il suo teatro romano, edificato nel II secolo ed ancora in perfetto stato di conservazione. Chiara ci fa notare le dimensioni della struttura, tali per cui poteva contenere 15.000 spettatori.
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\nScena e cavea si presentano quasi del tutto intatte, eccezion fatta per il secondo e terzo ordine di colonne. La scura roccia basaltica con cui è stato edificato il tetto fa si che abbia un fascino particolare. Al teatro le ragazze individuano dall’abbigliamento una signora appartenente alla corrente drusa, una minoranza religiosa che appartiene all’islam. Cercano di farsi spiegare dalla signora qualcosa di più a riguardo, dato che i drusi costituscono una minoranza e sono caratterizzati dall’essere una cerchia molto ristretta a riservata, di cui poco si sa la di fuori. Ma comprendersi è difficile, nonostante la buona volontà di tutti. Anche la signora sta osservando con attenzione questa meraviglia architettonica. Chiara racconta ancora che in epoca araba, a partire dal I secolo, il teatro è stato attorniato da possenti mura quadrate, che sono state erette a ridosso della cavea esterna. L’intento era quello di realizzare una fortificazione che resistesse agli attacchi nemici, tant’è che l’intero complesso venne circondato da un fossato.
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\nPer edificare le mura della cittadella, sono stati in parte utilizzati materiali appartenenti ad altre costruzioni, si notano ancora delle sezioni di colonne, intervallate ai grossi blocchi di pietra basaltica. Laura parla invece della città, del suo passato millenario, Bosra infatti era già citata in testi egizi risalenti al XIV secolo ac., e di come abbia avuto uno sviluppo legato soprattutto alla dominazione romana, tanto da diventare capitale della provincia araba, oltre che importante snodo commerciale. Altra destinazione raggiunta, la carovana non fa in tempo ad affezionarsi alla cittadina di Bosra che è già tempo di rivolgersi altrove. Clotilde annuncia l’imminente ingresso in Giordania. Si affievoliscono le luci sulla cittadella, incombe il tramonto con la promessa di nuove scoperte, non appena comincerà ad albeggiare.