Tappa 1: Donnavventura arriva ad Amman (Giordania)
28/09/2010 – Il team di Donnavvetura sta per lasciare la Siria, paese che le ha accolte a braccia aperte e che le ha rapite con la sua storia millenaria e la sua bellezza.Lasciando Bosra per dirigersi verso la Giordania le ragazze si imbattono in un colorato scuolabus carico di bambini e, seguendolo, arrivano fino alla scuola dove vengono invitate ad entrare. Si tratta di un edificio che ha tutte le classi, dalle materne alle medie inferiori, però le donneavventura si intrattengono con i più piccoli. Anche i bambini che frequentano l’asilo sono suddivisi in classi d’eta, maschi e femmine insieme. Le maestre fanno fare loro un po’ di ginnastica, organizzano teatrini di marionette ed insegnano anche i primi rudimenti di inglese. I bambini guardano incuriositi le ragazze mentre le insegnanti continuano con le consuete attività, anche se l’attenzione degli alunni è altrove. Intonano anche una canzoncina con tanto ci coreografia! Laura poi si intrattiene con una maestra che le racconta qualcosa del sistema scolastico e della sua classe in particolare, che conta venticinque alunni.
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\nLe Donnavventura salutano la Siria con il chiassoso “good bye” dei bambini della scuola materna e si dirigono verso il confine giordano, anche la cartellonistica stradale reca le indicazioni dell’imminente dogana. Le pratiche per l’uscita dalla Siria e l’ingresso in Giordania sono piuttosto lunghe, giornate come queste vengono considerate di trasferimento poiché è difficile calcolare preventivamente le ore necessarie ai vari passaggi burocratici. Come ci fa notare Ana, ciò che allunga i tempi è il controllo di tutte le attrezzature tecniche che devono essere verificate ad ogni cambio di bandiera e la compilazione di moduli e formulari.
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\nAnche in Giordania il team di donnavventura viene accolto con grande cordialità, le ragazze vengono invitate ad entrare negli uffici dirigenziali dove possono attendere il disbrigarsi della burocrazia sorseggiando il loro primo té giordano, aromatizzato con un’erba che ricorda il rosmarino. Chiara intanto legge sulle guida alcune informazioni riguardanti il nuovo paese che le ospita. Pronti via. La carovana entra ufficialmente in Giordania, Ana nota subito come il paesaggio sia cambiato in pochi chilometri, la terra si è fatta rossa, non è più color cipria come in Siria, come faranno le pecorelle a mimetizzarsi ora!
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\nLa meta di oggi è la città di Amman, la capitale. L’ora però si presta ad una sosta. Le ragazze si attivano a cambiare la bandiera del paese che espongono tra i fari alti, all’altezza della ruota di scorta, se ne occupano Clotilde e Ana. Subito dopo, Luma, delegata del ministero del turismo accoglie il team con un “benvenuto donnavventura” . Le ragazze prendono un tè aromatizzato alla salvia e Chiara si defila per vedere, anche se solo di sfuggita, il sito archeologico di Jarash. Si tratta di una città di origine greco-romana, in ottimo stato di conservazione grazie al fatto di essere rimasta sepolta da terra e sabbia per lungo tempo. E’ un vero peccato non potervi dedicare più tempo. La Giordania offrirà certamente altri tesori da scoprire ed il team avrà una scorta d’eccezione, Mohammed poliziotto del ministero del turismo che Ana presenta al resto della squadra. La carovana entra ad Amman, città di circa due milioni di abitanti e, a giudicare dal traffico, si direbbe che a quest’ora sono tutti in macchina! Nessun problema per le driver, ormai alla giuda sono più che “disciulate”.
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\nSi approfitta di un po’ di tempo che si ha a disposizione per portarsi avanti con il lavoro al computer, Ana al medialog, Clotilde e valentina aggiornano alcuni documenti, Chiara scrive il diario…
Tappa 2: Visita ad Amman, e cambio nel Team di Donnavventura, Francesca lascia
29/09/2010 – Altra partenza tra le donneavventura, questa mattina Francesca lascia la spedizione per rientrare in Italia. I saluti di rito sono meno strazianti del solito, non perché non dispiaccia che Francesca se ne vada, ma perché era già nell’aria, lei stessa si aspettava da questo viaggio qualcosa di diverso e la voglia di tornare a casa per perseguire altri progetti, si era fatta via via più impellente. Ci si rivedrà in Italia, con ancora tante cose da raccontarsi e da condividere.
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\nPassati i primi attimi di dispiacere, il team si prepara ad affrontare in cinque la giornata. Si parte dall’alto, ci si dirige in fatti verso la cittadella che sorge sull’acropoli di Amman. Raggiunta la sommità si notano immediatamente i resti del tempio di Ercole, purtroppo rimangono in piedi solamente tre colonne in tutto il loro sviluppo, altre sono spezzate. Chiara racconta brevemente i trascorsi burrascosi della città. I reperti più antichi risalgono a 6500 a.c., ma anche la storia relativamente più recente ci parla di occupazioni assire, persiane, greche, romane e arabe, riscontrabili in edifici e costruzioni ancora sparse e mimetizzate per la città. Chiara constata purtroppo che nella cittadella è rimasto ben poco dell’antico splendore, Il tempio di Ercole, la Chiesa bizantina e gli altri palazzi che costituivano il nucleo della città antica vertono in pessimo stato di conservazione, poche sparute colonne a testimoniare un passato ben più grandioso. Ai piedi dell’acropoli invece, il teatro romano fa ancora bella mostra di sé. Poteva ospitare 6000 spettatori ed i papiri dell’epoca riportano i prezzi esorbitanti dei biglietti. Già in passato i politici erano soliti omaggiare tali preziosi biglietti, per garantirsi un certo consenso… nulla di nuovo!
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\nValentina fa un quadro generale della città, sottolineando come si sia sviluppata a partire dal 1922, quando venne scelta come sede del governo. Nel giro di pochi anni si è espansa territorialmente superando di gran lunga i due milioni di abitanti. Il team si aggira tra i resti della cittadella, osservando la chiesa bizantina ed il palazzo Al Quasr. Da qui si gode una splendida vista sulla città, dominata dalla bandiera giordana che la sovrasta, una delle più grandi del mondo. Ana racconta che le strisce orizzontali rappresentano i primi califfati, il triangolo la dinastia hascemita, mentre la stella contraddistingue il re. Forse più interessante della cittadella è ciò che sta ai suoi piedi, vale a dire la città vecchia. Qui si trovano il teatro romano, inglobato delle costruzioni più moderne, ed una serie di vie trafficate e negozi.
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\nOrmai consolidata l’abitudine di bere un te, rigorosamente caldo e rigorosamente aromatizzato, tra l’altro pare che il locale scelto dal team, con invidiabile vista sul teatro, sia frequentato anche dalla regina Rania… sarà vero? Ci piace credere di si. L’esplorazione della città continua. La giornata è soleggiata e calda, forse non si presta ad un passeggio curioso, forse per questo l’attenzione di Clotilde è attirata dal distributore di una bevanda a base di canna da zucchero. La canna viene inserita in un apposito spazio e ne esce un succo dolciastro e dissetante, poteva sfuggire alle Donneavventura? Certo che no. Clotilde nota che tra gli articoli venduti in questi negozi si trovano anche le parti terminali dei minareti, quelle che riportano il simbolo della luna e, girato l’angolo, l’ennesimo negozio di biancheria intima sexy indossata nei momenti di intimità dalle signore locali. Lustrini e pizzi in stile Moulin Rouge.
\nUn gattino nel frattempo schiaccia un sonnellino sotto al cofano di una macchina in sosta. Ana scova invece un venditore di monete e banconote, ne ha di provenienti da tutto il medio oriente, quale occasione migliore per parlare della moneta locale, il dinaro giordano, che vale poco meno di un euro.
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\nLa carovana lascia la città vecchia per dirigersi verso la parte nuova, dove sorgono palazzi, grattacieli, uffici e banche. Una zona moderna e vivace, dove si percepisce quella vicinanza alla mentalità occidentale che è caratteristica di tutto il paese. Non mancano centri commerciali e fast food, anche con specialità arabe, come nota Clotilde. Laura racconta qualcosa ancora su Amman, specificando la suddivisione della città in tre parti, cittadella, parte vecchia e parte nuova Stefania!! Eccola che è arrivata in forze al team la super veterana di Australia, Malesia e Brasile, la bionda esuberante ossolana che porta dall’Italia il suo sorriso e un cestino di fragole che sono subito state fulminate dalle compagne. Stefania poi mostra orgogliosa il suo tatuaggio: la zingara del lusso! Pronti via, nuovo giro della città destinazione concessionaria per revisione delle auto. Quando si macinano tanti chilometri, specie in fuoristrada polverosi come in questo itinerario, è fondamentale accertarsi che tutto funzioni alla perfezione, un controllo ed una bella lavata sono proprio quello che ci vuole. Anche Valentina ammette che ora la carovana è pronta a partire… come sempre!
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\nCena in hotel, le Donnavventura si trattano bene questa sera, ambiente elegante, moderno, lumi di candela… E l’avventura continua, da domani però. Diario oggi è redatto da Chiara
Tappa 3: I mosaici di Madaba e relax delle ragazze sulle sponde del Mar Morto
30/09/2010 – Ana ha raggiunto il team ormai da una settimana ma non ha ancora messo il proprio nome sulla portiera di Jolly! Provvede subito questa mattina e quale modo migliore per iniziare la giornata se non riappropriandosi del proprio pick up? Ana infatti era titolare di Jolly già durante il Gran Raid Americano, poteva capitarle in sorte un altro mezzo?! Certo che no…
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\nLa carovana dirige oggi verso Madaba e proprio Ana fa notare che il team sta uscendo da Amman raggiungere la città dei mosaici.La Giordania è un paese ricco di storia, tante sono le civiltà che si sono succedute e che, di volta in volta, hanno lasciato traccia di sé, assiri, persiani, greci, anche i romani si erano spinti sino a qui, ne sono testimonianza teatri, templi e fortificazioni disseminate lungo tutto il suo territorio. Ma è anche un paese di straordinaria importanza per la religione cristiana. Qui Mosè ricevette da Dio la visione della terra promessa e Gesù venne battezzato lungo le rive del Giordano, solo per citare due dei fatti più significativi legati a questa terra.
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\nIl cristianesimo fece fiorire la città di Madaba, sotto l’impero di Giustiniano. Edifici religiosi ed amministrativi vennero costruiti a partire dal V° secolo, quando la città divenne sede vescovile e tali edifici furono impreziositi da mosaici tali da far valere alla città il nome di “città dei mosaici”. Le donneavventura si dirigono oggi proprio verso Madaba, per vedere il grandioso mosaico della chiesa di san Giorgio. Da Amman non è troppo distante, ci sono poi diverse indicazioni stradali che confermano, di volta in volta, la correttezza della rotta che si sta seguendo.
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\nUna volta arrivate presso la chiesa di san Giorgio, Chiara racconta che la città è molto antica, è citata anche nel libro dell’Esodo come luogo in cui si insediò una delle dodici tribù di Israele. Dopo alterne vicende storiche, nel 1897 viene scoperto nella chiesa di San Giorgio un mosaico rappresentante la “Mappa di Terrasanta”, un opera di straordinaria bellezza e precisione, datata 560 d.c. circa, che riporta oltre 150 località, contrassegnate dal nome greco e da simboli e colori differenti seconda delle caratteristiche del luogo. La chiesa dal di fuori si presenta molto semplice, chi potrebbe mai sospettare che al suo interno sia conservato un reperto di tale spessore, un eccezionale documento di geografia biblica, che riporta città come Gerico, Babilonia, Gerusalemme, riconoscibili dagli edifici minuziosamente rappresentati.
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\nA Madaba si è sviluppata inoltre un’importante scuola di mosaici e le neoreporter si recano lì ad osservare da vicino le procedure necessarie per realizzare una di queste opere. Una tecnica antica che è cambiata ben poco nei secoli. La via che porta al Mar Morto, meta dalle tappa di oggi, fiancheggia il Monte Nebo, da queste pendici si gode la vista di un paesaggio irregolare, fatto di gole e avvallamenti polverosi. Non mancano le greggi di pecore a dare allo scenario quel qualcosa di biblico, termine scelto non a caso dato il monte, come spiega Ana, è meta di pellegrinaggi, poiché qui Mosè, oltre a ricevere la rivelazione della Terra Promessa e fu anche sepolto. La strada tortuosa si snoda attraverso tornanti che aprono, di volta in volta, panorami nuovi Si incontrano anche gruppi di cammelli allo stato brado che si limitano, incuriositi, a vedere passare la carovana, senza neppure scomodarsi e spostarsi.
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\nLe ragazze sono solite scambiarsi informazioni via radio, c’è grande curiosità attorno al Mar Morto, per via dei suoi primati. Commentano Ana e Clotilde il fatto che il navigatore indichi un’altitudine al di sotto del livello del mare. Continua la serie di curve che portano verso lo specchio d’acqua, che è ormai vicino. Anche sul navigatore, come fa notare Ana, il mare è ben vicino all’icona del pick up. Le acque salate del Mar Morto hanno proprietà terapeutiche, specie in ambito dermatologico, per questa ragione sono sorti lungo le sue rive, spa e centri benessere e proprio uno di questi attende le donneavventura…
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\n“E chi l’avrebbe mai detto che “ il team si sarebbe meritato una giornata di trattamenti e relax sulle sponde del Mar Morto, il più grande centro termale al mondo. Clotilde entusiasta constata che sono proprio arrivate sulla sponda del grande lago salato. E sempre Clotilde sottolinea che ci si trova sotto al livello del mare. E finalmente si fa il bagno! Le ragazze, le neo reporter, si divertono come bambine a mollo nelle acque del Mar Morto, il fatto è che l’alta concentrazione salina fa si che si galleggi a pelo d’acqua, è impossibile immergersi ed è difficile nuotare, è una sensazione strana, ci si sente sospese a mezz’altezza. L’acqua è quasi oleosa e densa, oltre che salatissima e amara. Dopo il bagno è l’ora dei fanghi, le donneavventura vengono cosparse, da testa a piedi, con uno spesso strato di malta scura che le fa sembrare statue di ebano, un trattamento che depura la pelle, rendendola liscia e setosa… che lusso! E di nuovo bagno per liberarsi dai fanghi.
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\nLa giornata si fa ancor più dura, dopo i trattamenti estetici in riva al mare, tocca fare quelli nella spa, sopravvivranno le nostre protagoniste ad un’ora di massaggi? Altro che avventura! Ma il capo spedizione ha deciso di premiare una squadra che ultimamente si sta comportando meglio o forse perché da qui in poi non si scherza mica, l’Egitto con le sue piste ed i campi tendati sarà ben altra faccenda. Meglio approfittare di questo piacevole diversivo, chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dalla musica languida diffusa nella sala massaggi. Il diario oggi è redatto da Chiara
Tappa 4: Le Gole del Wadi Mujib (Giordania), Donnavventura 2010
01/10/2010 – La luce del mattino dona alle cose un fascino particolare, guardare al di là del Mar Morto e vedere la brumosa sponda di Israele è un qualcosa di molto toccante. Pensare a Gerusalemme, Betlemme, Gerico, al dispiegarsi della storia del cristianesimo oltre quel tratto di mare emoziona.Chiara da voce a questi pensieri, osservando le frastagliate alture della Palestina.La distrae una coppia di uccellini dalla pancia gialla che si posano su di un ramo di ulivo, anche questa è poesia.La giornata delle donneavventura comincia in maniera rilassata, un ascensore panoramico le porta al livello della piscina, non si poteva non approfittare di questa “fortunata circostanza”.Stefania si è appena unita alla squadra, proprio al momento giusto: “ primo giorno di spedizione passato in un centro benessere”. Mica male! Anche Clotilde ha apprezzato il trattamento, non le dispiacerebbe passare qui l’intera prossima settimana.
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\nLe ragazze si sgranchiscono un po’ le gambe abbozzando un balleto e poi tutte in acqua per una nuotata veloce, la giornata se preannuncia intensa. Il nuovo team piace anche a Clotilde, le veterane arrivate porteranno certo aria nuova, oltre alla loro efficienza di donneavventura doc! Con un po’ di rammarico il team si lascia alle spalle il complesso che le ha ospitate per un giorno, addio massaggi e piscina panoramica. Si costeggia il Mar Morto per arrivare alle gole del Wadi Mujib. Come ci spiega Laura, si tratta di un parco naturale unico nel suo genere, poiché si trova a 400 metri al di sotto del livello del mare. Una profonda gola spacca in due la roccia arenaria attraversata da un fiume.
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\nLo scenario è davvero notevole, la spaccatura nella roccia è minima, una manciata di metri di larghezza, anche meno ed è attraversata da questo fiume di acque chiare ma tumultuose. La profondità è variabile, per lo più si riesce a camminare rimanendo all’asciutto dalla cintola in su, ma non mancano gole traditrici e cascate. Le donnevventura si organizzano con un abbigliamento idoneo e borse stagne per tenere al riparo le attrezzature. Finalmente un po’ di “action”, la risalita si presenta via via più impegnativa, la corrente destabilizza il passo ed il fondo pietroso certo non agevola la camminata. Specie in prossimità delle cascate si formano delle cavità dove è facile cadere e farsi sballottare dai flussi dell’acqua che si fanno più violenti. Alcuni passaggi richiedono l’ausilio di corde, ma il team è compatto e c’è sempre grande collaborazione fra tutte.
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\nDopo la giornata rilassante di ieri non è stato facile rituffarsi, letteralmente, nell’avventura. La camminata dura alcune ore e verso la fine un po’ di stanchezza si fa sentire. Ritornare sui propri passi è più agevole perché si è a favore di corrente ma è più facile inciampare, complice la stanchezza. Il bilancio di questa escursione è pienamente positivo, le ragazze sentono l’adrenalina che scorre e neanche fanno caso al fatto di essere fradice dalla testa ai piedi. Dopo un’asciugata sommaria il team si rimette in moto, per un po’ si costeggia il Mar Morto e le ragazze notano alcune aree bianche lungo la costa.
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\nLaura prima e Valentina poi spiegano che si tratta di depositi salini conseguenti l’evaporazione dell’acqua. Il sale riveste le pietre circostanti creando volumi armoniosi di colore bianco.
\nAnche le pareti circostanti sono costellate da pinnacoli rocciosi che sembrano modellati da una mano d’artista e non dalla natura come invece è.
\nLa carovana si allontana dal Mar Morto in direzione Petra, pian piano si esce dalla depressione in cui ha sede il mare e ci si alza, Ana fa notare che l’altitudine è passata da meno 400 a più 1300 e che anche la temperatura si è fatta un po’ più mite, 37 gradi invece di 43, si respira un po’ di più.
\nPetra ormai è raggiunta, come fa notare Ana. Questa sera bisogna andare a letto presto, ordina il capo spedizione, la giornata è stata faticosa e domani, la visita del sito, richiederà lo stesso impegno, oltre alla consueta levataccia. Andranno davvero a letto presto le donneavventura? Difficile, il lavoro quotidiano incombe sempre e ci sono anche i reportage da scrivere… vedremo se domani si alzeranno riposate o con le occhiaie. Il diario oggi è redatto da Chiara
Tappa 5: Visita a Petra, le Donnavventura visitano il sito archeologico
01/10/2010 – La Giordania ha tanti tesori da scoprire, ma certamente il più grande è quello di Petra. Una città interamente ricavata dalla roccia, un’enorme scultura in arenaria ancora ammantata di mistero.Si ritiene che sia stata realizzata in quella sorta di “terra di mezzo” che è la dominazione nabatea, da collocarsi tra quella ellenistica e quella romana, tra il I secolo ac ed il I°, II° d.c. Per raggiungere la città bisogna percorrere un tratto di sterrato per poi inoltrarsi in una stretta gola tra due pareti di arenaria. Le donneavventuta montano in sella di cavalli beduini per la prima parte del tragitto, dopo di che proseguono a piedi.
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\nChiara non vede l’ora di arrivare alla fine della gola, nel frattempo ci fa notare che si vedono i primo tabernacoli dedicati ai defunti con ancora un epitaffio in greco. Si sta per intravedere il Tesoro! Il monumento simbolo di Petra si erge maestoso incastonato nella roccia. Immediatamente viene da pensare a come sia stato possibile plasmare la pietra in questa maniera, in un modo tanto accurato ed elegante ma solido allo stesso tempo. Il sito è fra i più preziosi del paese ed è sorvegliato a vista da una speciale “guardia beduina” con tanto di abito tradizionale e cartucciera incrociata sul busto. Ana fa qualche domanda al poliziotto che si dimostra disponibile ed accondiscendente, anche se è quasi impossibile comprendersi, non essendoci il supporto di una lingua parlata da entrambe le parti.
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\nLe reporter oggi hanno una guida d’eccezione, le ha raggiunte infatti Aristide Malnati, papirologo e storico, nonchè amico di Donnavventura, che sta curando gli spetti storico-archeologici della spedizione di quest’anno. Chiara ne approfitta per scoprire qualcosa di più su Petra ed Aristide, con la sua forbita favella, racconta di una città che è la perfetta commistione di bellezza naturale ed architettonica. Lo scenario creato da queste gole in arenaria sfumate di rosa, armonizza perfettamente con il minuzioso lavoro di scappello che ha fatto emergere gli edifici dalla nuda roccia. Si percepisce immediatamente la grandezza perduta di questa città che per secoli è stato un importante snodo commerciale tra l’oriente e l’impero romano, verso cui venivano convogliate merci preziose come spezie, seta e gemme provenienti da paesi lontani e destinati alle matrone romane.
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\nChiara si sofferma a parlare del "Tesoro”, l’edificio simbolo del sito archeologico e Aristide spiega che l’origine del nome deriva dalla credenza per cui all’interno di quella che è la tomba di una famiglia reale o di una casta religiosa, fosse conservato il favoloso tesoro di un faraone. Sempre Chiara fa mente locale delle cose appena ascoltate da Aristide, ripercorrendo l’origine di Petra, fondata dai nabatei e conquistata poi dai romani che la arricchirono di edifici, consolidandone il ruolo di riferimento per le province orientali. Osservando una parete rocciosa con una scritta incisa, Chiara non può fare a meno di sottolineare che questo tipo di comportamento vandalico va contro una delle regole fondamentali del turismo responsabile, vale dire il rispetto per i luoghi che si visitano, tanto più se si tratta di ambienti protetti o di alto valore artistico come in questo caso. C’è un problema però, Clotilde non si sente bene, mal di stomaco e senso di nausea la costringono per un po’ a stare seduta all’ombra, cercando di capire se si tratta di un malessere passeggero o meno. Probabilmente una dieta diversa dal solito, cibi speziati o verdure lavate in maniera sommaria, sono causa di questo disagio.
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\nLa temperatura certo non è di aiuto, si sfiorano oggi i quaranta gradi, non tira un filo di vento. Non migliorando la situazione si decide per un rientro in hotel. Alla nausea si è aggiunta anche la spossatezza, si decide di chiamare un medico. Il resto della squadra rimane al sito archeologico, Stefania, telecamera in spalla, riprende un musicante beduino che suona il suo colorato strumento a corda, mentre Chiara e Aristide parlano del teatro romano, singolare per il fatto di essere stato ricavato intagliando il fianco di una parete rocciosa.
\nValentina ricorda che proprio qui a Petra è stato ambientato uno degli episodi sella saga di Indiana Jones, con Harrison Ford e che ci sono ancora negozi e locali che riportano le immagini del film sulle insegne.
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\nUno scenario da film sicuramente era anche offerto dal giardino di Petra, si dice fosse straordinariamente florido e rigoglioso, con zampilli d’acqua ed una vegetazione lussureggiante, realizzato sul modello dei giardini persiani. Questo sembra paradossale considerando l’arido ambiente circostante, ma, come fa notare Chiara, verso la città di Petra venivano convogliate le acque piovane attraverso un sistema di canaline che correva lungo tutta la gola, in direzione dell’abitato. Questo permetteva alla città di essere ancor più splendida. Le ragazze si stanno godendo gli ultimi momenti nella “città rosa”, mentre Clotilde, pallida e spossata, affronta la visita del dottore. Diagnosi non troppo rassicurante. Potrebbe trattarsi di un virus intestinale o di ameba, l’unico rimedio sono due belle punture nel sedere… C’è poco da star allegri, Clotilde poi, per sua stessa ammissione, non è un cuor di leone e lo stare male la spaventa, si eviterebbe volentieri le punture, poi il dottore è “cattivo”, ma non c’è scelta. Scappa qualche lacrimuccia, un po’ per il male, un po’ per la stanchezza e lo strapazzo. “Riposo forzato, dieta leggera e passerà tutto”, fa in fretta a parlare lui, tanto lo stomaco sotto sopra e il sedere bucherellato mica sono i suoi! Clotilde si accoccola nel letto e cade in un sonno profondo, speriamo ristoratore.
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\nIl resto del team continua con il consueto lavoro, Ana approfitta della location d’eccezione per parlare della Giordania e fare un quadro generale del paese: assetto politico, confini, moneta… E’ ora di rientrare, la carovana si allontana da Petra e dalle sue rocce, che con la luce del tramonto assumono un colore straordinario. Il tempo sembra essersi fermato a duemila anni fa, quando Petra prosperava. Le piste di terra battuta si snodano tra valli chiuse da massicci rocciosi, dove ancora si incontrano dromedari solitari che ti osservano distratti. Qualche asinello da soma accompagna greggi di pecore e capre che si muovono all’unisono dietro alla prima del gruppo, nulla le disturba se non il rombare della carovana. Laura pensa a Clotilde ed alle sue condizioni di salute, oggi il team a dovuto fare a meno di lei, speriamo che con una giornata di riposo ed una bella notte di sonno si possa rimettere in piena forma. Vedremo domani. Il diario oggi è redatto da Chiara
Tappa 6: Il deserto del Wadi Rum Giordania
Clotilde sta un po’ meglio questa mattina, anche se è meglio che non si strapazzi troppo, niente guida per lei ne sforzi di alcun tipo, dobbiamo preservare la nostra compagna di squadra, ci servirà per altri due mesi! Oggi ci sarà da divertirsi, solo piste fuoristrada per raggiungere il deserto del Wadi Rum, le driver potranno dimostrare quanto sono diventate abili alla giuda in questi primi 40 giorni di rodaggio. Si comincia a fare sul serio! Lo scenario della partenza è ancora quello delle montagne tra cui è nascosta Petra, rocce imponenti che si stagliano su terreni polverosi. Il fondo è sassoso e solido, bisogna evitare le pietre più grandi mitigando però la guida in modo che non vi siano virate brusche e slittamenti. Jolly va in avanscoperta per verificare la percorribilità di una pista panoramica, ma rimane con il muso in sospeso su di una bassa parete sassosa. Avanti non può certo andare, subito arriva Africa, il secondo pick up, da cui viene estratto un cavo di traino. Stefania alla giuda di Jolly commenta il primo intoppo ma in un attimo la situazione si risolve, arpionato il suo pick up col cavo di traino e innestata la retromarcia, una sgasata è sufficiente per essere libera. Meglio tornare sui propri passi e optare per un altro percorso. Il panorama cambia, incontriamo pochi centri abitati lungo il nostro percorso, mentre la terra da rosa e giallastra si fa rossa.
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\nAttraversiamo Al Quwayara, un piccolo centro con case in muratura e officine meccaniche, qualche pecora e non un’anima viva, sarà l’ora. Come fa notare Laura da queste parti certo non si incontrano bar o ristoranti, decidiamo quindi di fermarci presso una famiglia beduina e vedere se presso di loro è possibile mangiare qualcosa. Ci accolgono con la loro proverbiale ospitalità e ci fanno accomodare in una stanza con tappeti e cuscini per terra, perfetta per i visitatori occasionali come noi . Laura va a curiosare in cucina e ci spiega che stiamo per mangiare uno dei piatti tradizionali dei beduini, il Mensef, a base di agnello e riso cotti insieme nel latte. E’ davvero buono e delicato, le ragazze lo apprezzano moltissimo, mangiando sedute in cerchio attorno al grande piatto di portata.
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\nCome fa notare Laura il modo corretto per mangiarlo è con le mani, aiutandosi con un po’ del tipico pane a sfoglia sottile, ma il padrone di casa, vedendo le ragazze un po’ in difficoltà, offre loro dei cucchiai con cui aiutarsi. Un pranzo piacevole, condiviso con persone del posto che ci hanno aperto la loro casa. Ci si rimette in marcia, ancora rocce e polvere prima di arrivare al campo tendato beduino, nel bel mezzo del deserto del Wadi Rum. Da qui Laura, Valentina e Stefania ci parlano del deserto, di questo altipiano antichissimo che si trova a circa 900 metri di altitudine con picchi che raggiungono i 1750 metri. Il Wadi Rum infatti è costituto da una serie di vallate nelle quali si stagliano torri di roccia, pinnacoli e guglie di arenaria modellate dal vento e dal tempo. Lo sguardo si sofferma sulle basse dune di polvere rossa, puntellate da scarni arbusti qua e là, per poi alzarsi, seguendo il profilo incerto di grandi blocchi rocciosi dalle linee smussate e cave. I colori variano a seconda dell’ora del giorno che esalta o meno la componente rossa della pietra, confondendo i margini tra roccia e sabbia. La carovana si inoltra fra le dune del deserto, alcuni passaggi difficili, su fondo molle mettono in difficoltà Charly, subito il resto della squadra si attiva per liberarla dall’insabbiamento. Un, due, tre si spinge e… niente da fare. Secondo tentativo,
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\nTerzo e poi via come il vento. Un pò di sabbia non potrà certo fermare la carovana di donnavventura! Si riparte costeggiando le rocce rosse all’ora del tramonto, la carovana galleggia sulla sabbia silenziosa prima di rientrare al campo tendato per la sera. L’atmosfera è magica, l’illuminazione discreta esalta ancor di più il fascino di questo luogo. Le ragazze si sistemano nelle tende e lavorano un po’ al computer prima di andare a dormire. Clotilde si porta in pari con i reportage, mentre Valentina si appunta alcune cose sul diario. Laura aiuta Chiara ad aggiornare un file di produzione. Non è la condizione ideale per lavorare, poiché l’unica luce a disposizione è quella delle lampade frontali e delle torce. Gli occhi si affaticano, meglio chiudere gli ultimi documenti ed andare a dormire, domani sveglia presto. Le ragazze si preparano per la notte, si lavano i denti, indossano i loro improponibili pigiami e… buona notte.
Tappa 7: La caravona di Donnavventura accampata nel Wadi Rum
L’accampamento è silenzioso e deserto, qualcuna delle donneavventura ancora dorme e viene bruscamente svegliata dalla telecamera che, indiscreta, entra nelle tende a curiosare. Il team sta cominciando a prendere confidenza con la vita dell’accampamento. Una tenda spartana, la colazione condivisa con i beduini, il caldo soffocante delle ore centrali della giornata. Il deserto però con la luce del mattino si ammanta di colori diversi, più morbidi che, con l’avanzare delle ore, si fanno rossi incandescenti. La carovana scivola sulla sabbia, complici le gomme debitamente sgonfiate come si usa fare su questo tipo di fondo, l’effetto è proprio quello del galleggiamento. Di rigore anche i finestrini chiusi, per evitare che la polvere entri negli abitacoli, andando a rovinare le attrezzature. Poche cose danneggiano più velocemente la meccanica di una videocamera, della sottile polvere che si alza dalle dune. Le donneavventura apprezzano questa nuova dimensione ed anche se la guida è impegnativa e non mancano gli insabbiamenti, nessuna vorrebbe essere altrove, magari su di una bella strada asfaltata, la sfida è qui e si rinnova giorno dopo giorno. Il diario oggi è redatto da Chiara
Tappa 8: Escursioni nel deserto del Wadi Rum
05.10.2010 – Sveglia presto, come di rigore da queste parti. Anche oggi si parte dal campo base per andare ad esplorare un’area diversa del Wadi Rum e fare ancora un po’ di pratica di guida sulla sabbia. Bisognerà essere molto sicure al volante quando si affronteranno le dune dell’Egitto, ormai non manca più molto tempo al cambio di bandiera. L’effige di un dromedario appare anche in un cartello che ci indica che siamo ancora nel territorio protetto del Wadi Rum. Un deserto anomalo perché movimentato dalle imponenti conformazioni rocciose che dominano i letti, ormai prosciugati, di grandi fiumi del tempo che fu. Il Wadi Rum infatti è ricco di correnti sotterranee che, specie in passato, hanno favorito l’avvicendarsi di gruppi nomadi e carovanieri. La carovana imbocca una pista attraversata in quel momento da un gruppo di dromedari “al pascolo”. Si muovono liberamente sembrando quasi animali allo stato brado, ma appartengono invece ad un beduino, che pare non faccia alcuna fatica a governarli La carovana bianca si apre una pista apparendo come un puntino lontano, che riluce al rifrangersi dei raggi solari. A quest’ora del giorno il sole è alto e la squadra trova un po’ di refrigerio all’ombra di una tenda in un campo beduino. Stefania racconta delle sue precedenti spedizioni, ormai è arrivata a quota quattro, ma ne ha condivise due con Chiara, che ricorda sempre con grande affetto la squadra australiana. Anche quella volta il deserto era stato grande protagonista del Grand Raid, un deserto differente però, più terroso e forse per questo un po’ meno impegnativo, niente dromedari ma canguri. E poi c’era stato il Borneo, a bordo del pick up con Stefania, avevano rischiato di finire in una scarpata, causa fondo fangoso e ultrascivoloso, sembrava sapone. Quando ne parlano sorridono… ora però, perché se l’erano proprio vista brutta! Anche Ana partecipa alla discussione ricordando il suo viaggio un po’ “chic” tra Stati Uniti e Canada, mentre Chiara replica con lo splendore delle Papua Nuova Guinea, meta estrema che ha lasciato nelle donneavventura ricordi indelebili.
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\n06.10.2010 – Altra escursione nel Wadi Rum, il paesaggio ormai è diventato famigliare, roccia, terra rossa e greggi di pecore che pascolano brucando non si sa bene cosa, considerando il paesaggio brullo. La carovana scivola sulla sabbia, incontrando cammelli e beduini. Donnavventura quest’anno è dotata di una grande antenna parabolica satellitare, corredata da tutte le attrezzature di puntamento necessarie per la ricezione di dati attraverso internet. A loro disposizione un up-link dedicato su un satellite posizionato sopra l’area mediorientale che toccheranno durante la spedizione. Come ci spiega Clotilde la permanenza nel deserto si è prolungata oltre il previsto e si è reso necessario inviare dei dati in Italia, per questo la squadra si attiva ad assemblare la parabola Un sistema per il quale serve un minimo di dimestichezza con viti e bulloni, poiché la parabola va montata nelle sue parti meccaniche e quel tanto che basta di conoscenza informatica per collegare in maniera corretta i cavi e dare il via alla trasmissione.
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\nRitornate al campo base le ragazze del team bevono l’ormai immancabile tè alla menta, mentre Chiara chiacchiera con un signore giordano, che sta leggendo un libro di storia. Approfitta dell’interlocutore per farsi raccontare qualcosa del suo paese e del Wadi Rum in particolare, base strategica di quel Lawrance d’Arabia a metà strada fra storia e leggenda. Un incontro fortunato perché il signore “ne sa”, è un appassionato di storia ed è molto piacevole starlo ad ascoltare. Nel frattempo si è fatta sera, è quasi ora di cena. Le ragazze si siedono a tavola e mangiano i tradizionali piatti a base di riso ed agnello. Non mancano mai il pane a sfoglie sottili, perfetto per accompagnare le salse a base di ceci o di melanzane e dopo cena un bel tè, prima di coricarsi nella quiete della tenda.
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Tappa 9: La carovana di Donnavventura 2010 arriva ad Aqaba
Ultima colazione al campo tendato e ultima giornata nel deserto prima di raggiungere Aqaba sulla costa. In questi giorni il team ha provato l’ospitalità dei beduini, sempre sorridenti e gentili, anche quando si è trattato di dare una mano a tir fuori il pick up dalla sabbia, un’esperienza intensa a contatto con qualcuno che vive il deserto da sempre e che qui è perfettamente a proprio agio. Ormai dune e pareti rocciose accompagnano la carovana verso sud, in direzione di Aqaba, che si trova su quei soli 25 chilometri di costa che appartengono alla Giordania, appena al di là si vedono le coste di Israele. E’ una meta molto ambita proprio per il fatto di trovarsi sul mare e sono state sviluppate infrastrutture in grado di soddisfare le esigenze di visitatori e curiosi. Grandi alberghi ed un porto da cui salpano navi dirette in destinazioni varie del Mar Rosso hanno fatto sì che la città si sia sviluppata velocemente negli ultimi anni, specie da quando è diventate porto franco nel 2000. Il primo approccio è positivo, la città è vivace e il clima piacevole. Le ragazze notano che ci sono diversi stranieri, specie nei locali e nei bar all’aperto. Un giro veloce e poi si torna in hotel a lavorare, ci sono un po’ di arretrati da smaltire perché nel deserto non sono state utilizzate le attrezzature più delicate, quelle necessarie per fare il medialog, vale a dire la selezione delle immagini filmate. Mi sa che si faranno le ore piccole questa sera, anche se non in discoteca come forse piacerebbe al team… Il diario è redatto da Chiara
Tappa 10: Donnavventura 2010 alla scoperta dei fondali di Aqaba (Mar Rosso)
Aqaba si affaccia sul Mar Rosso e vanta una barriera corallina ricca di pesci. Ana ci dice che il team sta per imbarcarsi proprio per andare alla scoperta dei fondali marini e per cercare di riconoscere i suoi abitanti, pesci farfalla, pesci pagliaccio, ricci di mare (quelli si distinguono facilmente), murene e molti altri. Non è certo spettacolare come altre blasonate mete del Mar rosso, ma può riservare delle sorprese. Sui fondali non manca neppure il relitto di una nave, bruciata ed affondata anni fa, oggi meta di esploratori subacquei. Le ragazze del team raggiungono in barca la barriera corallina e, armate di pinne e boccaglio nuotano, confondendosi con i banchi di piccoli pesci argentati che saettano al loro fianco. Sono tutte munite di macchine fotografiche subacquee e videocamere dotate di scafandro per cercare di catturare quante più immagini possibili. Coralli multiformi e pesci colorati sono i bersagli di scatti fotografici e inseguimenti che però danno scarsi risultati. Terminata la sessione di snorkeling si ritorna verso Aqaba. Stefania e Clotilde rientrano in hotel, passando rigorosamente sotto al metal detector, tappa obbligata in cui mostrare il contenuto di eventuali bagagli, borse o marsupi. Bisogna ancora sbrigare la questione traghetto, la carovana infatti deve essere imbarcata per raggiungere le sponde dell’Egitto. Diversamente da quanto preventivato in un primo momento si dovrebbe attraccare a Nueba, una nuova destinazione ancora poco conosciuta. Le ragazze acquistano i biglietti che tra un paio di giorni le porteranno in Egitto. Sbrigate le incombenze pratiche ci si può prendere un momento per bere una bevanda giordana che si chiama nana, si prepara unendo ghiaccio, succo di limone, foglie di menta e zucchero, il tutto va frullato e bevuto fresco, è molto dissetante. Le donneavventura l’hanno già eletta bevanda della spedizione, oltre naturalmente al shai bil nana, l’immancabile tè alla menta. La giornata volge al termine, ci sarebbero ancora molte cose da fare ma ci si fermerà ad Aqaba anche domani. Pare sia prevista un’altra uscita in barca ma il capo spedizione non si sbilancia, staremo a vedere. Il diario è redatto da Chiara
Tappa 11: Le ragazze in navigazione sul mare giordano con Aladin
Aqaba sta accogliendo le donneavventura da diversi giorni, come ci racconta Stefania si tratta di una città che si è molto sviluppata in tempi recenti, divenendo il più importante centro balneare della Giordania, un primato piuttosto relativo considerando l’esigua estensione della costa. Tuttavia è un punto strategico interessante proprio per via del porto da cui partono diverse navi anche per l’Egitto, destinazione che interessa le donneavventura. Viene organizzata un’insolita postazione di lavoro poiché ci sono alcuni reportage da portare a termine, oggi si fa uno strappo alla regola e si lavora al computer anche di giorno oltre che di sera. Clotilde ci spiega che il team è in attesa di alcuni permessi, ragione per cui si sta trattenendo in città più del previsto. La location comunque è molto accogliente, una terrazza vista mare da cui si può anche tenere d’occhio l’arrivo del caicco che poterà le donneavventura tra le acque del Mar Rosso. Dopo Grecia e Turchia potevano farsi mancare un po’ di mare giordano? La squadra si imbarca sull’elegante Aladin, un’imbarcazione interamente realizzata in legno, lunga oltre 100 piedi e dotata di due maestosi alberi. Il mare è calmo e la navigazione piacevole. Si avvicina l’ora del tramonto, la luce cambia facendosi più morbida e calda. Il team si gode lo spettacolo del sole che si nasconde dietro i rilievi di Israele. La serata si presenta diversa dal solito, quasi “mondana”, cosa insolita per le donneavventura. Cena fuori e passeggiata in città. Ci si siede in un locale all’aperto a bere un tè. L’attenzione di Valentina è attirata da due ragazze giordane che fumano il narghilé. I locali sono prevalentemente frequentati da uomini e da stranieri, vedere due ragazze velate da sole è parso strano. Valentina chiacchiera con loro e scopre che fumare in narghilé è consentito, trattandosi di una pratica tradizionale, bandite invece le sigarette. Nada, una delle ragazze, racconta di non essere mai entrata in una discoteca ma, a telecamera spenta, fa intendere di esserci andata di nascosto. Tutto il mondo è paese, non solo in Italia si esce e si va a ballare, facendo credere ai genitori di essere a dormire da un’amica… Una chiacchierata piacevole che si conclude con l’invito a rivedersi e ad annotarsi i contatti mail, in modo da scambiarsi le foto scattate durante la serata. Il diario è redatto da Chiara
Tappa 12: Donnavventura 2010 lascia la Giordania alla volta dell’Egitto
\n\tE’ tempo lasciare la Giordania. Le donnavventura hanno apprezzato moltissimo questo paese, l’ospitalità delle persone ed i suoi tanti tesori e bellezze, Petra, il Wadi Rum, il mar Morto. Hanno gustato specialità culinarie diverse e condiviso un campo tendato con i beduini, abitanti del deserto, ma è tempo di rimettersi in viaggio, attraversare il mar Rosso e raggiungere l’Egitto, destinazione a cui il Grand Raid di quest’anno è dedicato. Anche Ana, già al volante di Jolly, guardando i navigatori ribadisce che oggi si lascerà la Giordania per l’Egitto. La carovana si allontana dall’hotel Kempinski dove ha fatto base in questi giorni ed esce da Aqaba diretta verso il porto, poco distante. Le operazioni di imbarco sono abbastanza rapide, anche perché i quattro mezzi della carovana sono gli unici ad essere traghettati, insieme ad un paio di auto con targa diplomatica. Il team guarda allontanarsi le rive della Giordania dal ponte della nave e poi si intrufola nel ponte di comando dove Ana e Valentina chiacchierano con il capitano.
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\n\tLa navigazione procede senza intoppi, si intravede già la costa egiziana. Adiacente al porto c’è la dogana, dove già si prevede si passerà la giornata fra scartoffie e controlli. Le ore passano tra la compilazione di moduli e lo scrupoloso controllo… di ogni cosa, dai passaporti al numero di matricola dei mezzi e di ogni singola attrezzatura tecnica, macchine fotografiche, telecamere ed anche hard disk usati per il salvataggio dei file. Fogli su fogli, autorizzazioni, visti e permessi, non viene lasciato nulla al caso. Donnavventura ha tutto, perfettamente in ordine, peccato solo che ci voglia un sacco di tempo ad appurarlo! Nel frattempo anche altri viaggiatori e mercanti locali procedono con le medesime operazioni doganali, poco più in là carretti, ben più folcloristici della nostra carovana, si mettono in fila per espletare procedure simili alla nostra. Ormai è buio quando pare essere tutto pronto per l’ultima operazione, la sostituzione della targa. In Egitto è obbligatorio immatricolare i mezzi con cui si viaggia ed esporre quindi la relativa targa gialla. Pare essere tutto a posto. La carovana può fare finalmente il suo ingresso ufficiale in Egitto.
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\n\tL’ultimo controllo dei passaporti, Clotilde mostra per l’ennesima volta i documenti e…siamo in Egitto!. Una volta arrivate, dopo un centinaio di chilometri, il team compie il rito della sostituzione della bandiera in testa al pick up. Via la bandiera giordana e si applica quella dell’Egitto, welcome Donnavventura. Da domani comincia un nuovo viaggio, nuovi panorami ed una squadra che, si dice, potrebbe cambiare ancora…
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