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Cosa vedere e cosa visitare Palazzo Schifanoia

Palazzo Schifanoia e i suoi affreschi, visita alla residenza degli Estensi a Ferrara

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Palazzo Schifanoia, o per meglio dire “Delizia di Schifanoia”, è uno dei luoghi più belli di Ferrara. La natura del suo fascino magnetico risiede senza dubbio nell’armonia delle proporzioni architettoniche rinascimentali, nella dovizia degli affreschi eseguiti dai maggiori artisti del ferrarese, ma anche nella storia del tutto particolare, che la rende l’unico esempio di dimora estense destinata al divertimento (per l’appunto delizia) sopravvissuta fino ai giorni nostri. Il nome col quale fu battezzata alla fine del XIV secolo è tutt’altro che casuale: il termine “schifanoia” deriva infatti dalla volontà dei suoi inquilini di “schifar (schivar) la noia”, alludendo con ciò alla scarsa voglia degli Estensi di dedicarsi agli impegni richiesti dal governo centrale romano preferendovi lo svago.

La storia di Palazzo Schifanoia affonda le proprie radici alla fine del Trecento, quando quest’area dell’odierno centro storico di Ferrara era ancora un’ampia distesa verde addossata all’antico sedime fluviale del Po. A commissionarne la costruzione fu Alberto V d’Este che, nel 1385, ordinò il progetto di un edificio a pianta quadrangolare, privo di ali laterali, dove trascorrere i propri momenti di ozio. Sessant’anni dopo, nel 1452, il palazzo fu notevolmente ampliato per volere di Borso d’Este che, per celebrare il conseguimento del titolo di duca di Ferrara, ordinò l’esecuzione del famoso ciclo dei Mesi, un vero e proprio manifesto del Rinascimento italiano al quale collaborarono artisti del calibro di Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti. Sempre nel Quattrocento, ulteriori dettagli furono progettati tra gli altri da Biagio Rossetti, eminente architetto e urbanista della corte estense, prima che l’abbandono della stessa famiglia alla città alla fine del Cinquecento determinasse l’inizio di una lunga fase di decadenza dell’edificio. Per oltre due secoli il palazzo non fece che passare di mano in mano, assistendo inerme alla mistificazione dei suoi apparati decorativi celati da superfetazioni di ogni genere. Solo nel 1821, grazie alla curiosità e all’impegno profuso dal pittore Giuseppe Saroli, le sorti dell’antica Delizia di Schifanoia tornano ad interessare all’amministrazione locale che, nel lontano 1898, dopo decenni di restauri, inaugurò il Civico Museo Schifanoia.

Oggi Palazzo Schifanoia è parte integrante del patrimonio artistico del capoluogo emiliano, nonché una delle sue attrattive più visitate. La prima cosa da notare è il portale di ingresso, un imponente manufatto marmoreo scolpito nella seconda metà del XV secolo da Ambrogio di Giacomo da Milano e Antonio di Gregorio agli ordini di Pietro di Benvenuto degli Ordini. Superato l’ingresso si può dare una rapida occhiata alla corte interna, che rende vagamente l’idea del carattere rurale di quest’area di Ferrara agli inizi del Quattrocento, per poi entrare nel museo vero e proprio.

La maggior parte dei visitatori che entra a Palazzo Schifanoia lo fa per ammirare gli affreschi del Salone dei Mesi, un ciclo pittorico tra i più significativi del panorama italiano rinascimentale. Ad accoglierlo è un ampio ambiente rettangolare, lungo quasi 23 metri, largo 11 e alto 7, che occupa l’intero primo piano di un’ala del palazzo, con 4 finestre affacciate sulla strada e 3 sul giardino. Le decorazioni della stanza sono idealmente suddivise in 12 porzioni, ciascuna delle quali è a sua volta scomposta in 3 fasce. Ad ognuna delle 12 frazioni corrispondono rispettivamente un segno zodiacale, una divinità greca e un episodio autocelebrativo della vita di Borso d’Este, oltre ad un’infinità di simboli e allegorie, così come elaborato dal progetto iconografico opera dell’astrologo Pellegrino Prisciano. Purtroppo l’incuria e l’utilizzo promiscuo del palazzo tra il XVIII ed il XIX secolo hanno in parte compromesso il ciclo di affreschi, alterando fino a cancellare 5 dei 12 raggruppamenti originari, a cui lavorarono i migliori artisti della scuola pittorica ferrarese del tempo: Baldassarre d’Este, Francesco del Cossa, Ercole de’ Roberti e probabilmente Cosmè Tura, sulla cui effettiva partecipazione non si è ancora fatta chiarezza.

... Pagina 2/2 ... Coeva al Salone dei Mesi ma più piccola e meno appariscente è la Sala degli Stucchi (o Sala delle Virtù), un ambiente dal soffitto ligneo a cassettoni dotato di doppio affaccio su strada e giardino all’interno del quale spiccano le raffigurazioni delle cosiddette “Virtù”. Quest’ultime sono affrescate all’interno di una serie di nicchie disposte nella parte alta dei lati lunghi della sala; a ovest ci sono le Virtù teologali, Carità, Fede e Speranza, a est quelle cardinali, Temperanza, Prudenza e Fortezza, mentre la Giustizia è personificata nell’immagine dello stesso Borso d’Este. Da notare inoltre gli intarsi con cui è decorato il soffitto, sul quale campeggiano rappresentazioni di animali e motivi araldici estensi.

Proseguendo nel percorso di visita si accede all’ala più antica del palazzo, quella di matrice trecentesca. Qui sono ospitate varie collezioni artistiche, dalle pitture alla ceramica, dalle medaglie agli avori, mentre ancora oltre si passano in rassegna esposizioni di antichità e monete coniate da Pisanello ed altri eminenti artisti quattrocenteschi per celebrare il nome della famiglia estense. Quest’ultima parte dell’edificio è quella che più di ogni altra ha accusato i danni del terremoto del maggio 2012, ragion per cui alcune sue sale sono ancora in fase di restauro e interdette ai visitatori.

Palazzo Schifanoia si trova in via Scandiana n°23, non lontano dall’estremità sud-orientale della cinta muraria rinascimentale che identifica il perimetro del centro storico. Il museo è aperto tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9.30 alle 18.00, previo acquisto del biglietto di ingresso dal costo pari a 3 € (intero) e 2 € (ridotto per gruppi oltre 10 unità e persone oltre i 65 anni); l’accesso al museo è invece gratuito per chi ha meno di 18 anni. Acquistando l’ingresso a Palazzo Schifanoia, inoltre, avrete diritto a visitare il poco distante Museo Lapidario Estense.

 Pubblicato da il 21/01/2015 - 1.780 letture - ® Riproduzione vietata

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