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Glendalough il villaggio irlandese e il sito monastico di San Kevin

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Minuscolo villaggio sorto antistante all’omonimo complesso monasteriale risalente al VI secolo, Glendalough consente di apprezzare una versione prettamente irlandese di commistione tra arte e paesaggio, che qui si sposano dando luogo a scorci mozzafiato. Alle pendici delle Wicklow Mountains, le frammentarie e ben conservate vestigia di Gleann Da Locha, sempre comprese all’interno della contea di Wicklow, chiudono la lunga conca verdeggiante erosa dall’ultima glaciazione che, dal valico del Wicklow Gap, digrada fino alle porte del villaggio di Laragh. Nel tratto inferiore della conca, dalla parte del versante meridionale, si apre invece la stretta vallata tracciata dal corso del Glenealo e dai suoi due laghetti prima della confluenza nel Glendassan: qui, nell’ansa disegnata dalla congiunzione dei due fiumi, si trova il sito monastico vero e proprio, l’attrattiva principale di Glendalough.

Il complesso monasteriale fu fondato dall’eremita San Kevin, rampollo della famiglia reale di Leinster, il cui nome in gaelico si scrive “Ceomnghein”. In principio il monaco dovette scegliere la valle a scopo di personale romitaggio, e solo in un secondo momento gli si unirono, attratti dalla sua fama di sant’uomo, svariati gruppi di seguaci. Intorno al 570 il complesso divenne formalmente un cenobio, rimanendo assoluto protagonista della vita religiosa del Leinster per oltre sei secoli; in questi anni, tra le figure più carismatiche a guidare il monastero ci fu quella dell’abate Laurence O’Toole (1128-1180), nel 1162 nominato arcivescovo di Dublino. A quel tempo, però, l’invasione anglonormanna stava già minando le fondamenta del mondo cristiano irlandese, così che verso la fine del XIV secolo Glendalough fu saccheggiata dagli inglese, entrando in una fase di assoluto abbandono.

Dopo secoli trascorsi nell’anonimato, in cui gli unici visitatori furono gruppi di pellegrini, Glendalough e il suo monastero sono tornati agli onori delle cronache nazionali come affascinante destinazione turistica. Tra le cose da vedere c’è innanzitutto la Cattedrale, ai piedi della quale si trova il recinto monasteriale, a lungo utilizzato come campo santo, accessibile mediante la rovine del portale d’accesso costruito tra il X e il XIII secolo. L’edificio vero e proprio, realizzato in più fasi a partire dal IX secolo, è di dimensioni eccezionali per l’epoca e vanta un meraviglioso arco romanico-normanno del XII secolo che divide la navata dal presbiterio. A breve distanza c’è una Round Tower alta più di 30 metri, una costruzione sorta per scopi essenzialmente difensivi, ma anche come punto di riferimento per i pellegrini, che potevano scorgerla anche da molto lontano, la cui copertura conica fu rimontata nel 1876 utilizzando i materiali originari.

Presso la cattedrale si può vedere la St. Kevin’s Cross, un tipico esempio di croce celtica del XII secolo scolpita in un unico blocco di granito. La vicina Priest’s House, forse un oratorio o una cappella mortuaria, risale anch’essa al XII secolo, ma fu in parte ricostruita nell’Ottocento. Il suo nome apparentemente curioso (Casa del Prete) deriva dal fatto che qui venivano seppelliti i preti della parrocchia, mentre ad ovest, all’esterno del recinto, c’è la chiesa di St. Mary, che vanta le finiture più curate di Glendalough. Ai margini meridionali del complesso monastico sorge la St. Kevin’s Kitchen, la cosiddetta “Cucina di San Kevin”, un edificio a due livelli costruito tra l’XI e il XII secolo adibito ad oratorio.
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Con una gradevole passeggiata di meno di mezz’ora da Glendalough si giunge all’Upper Lake, il lago sulle cui sponde si scorgono le rovine della Reefert Church, costruita nell’XI secolo, il mausoleo degli O’Toole e la cosiddetta St. Kevin’s Cell, la “Cella del Santo”, uno spoglio locale in pietra assimilabile ai nostri nuraghi. Nelle vicinanze ci sono le tracce del Temple-na-Skelling, la costruzione più antica della zona, mentre per raggiungere il St. Kevin’s Bed, il “Letto di San Kevin”, un grosso sasso con una cavità profonda un paio di metri dove la leggenda vuole che il futuro santo si ritirasse in meditazione, occorre necessariamente prendere una barca. Per concludere la visita ai fabbricati storici non resta che passare in rassegna la Trinity Church, che dal XII secolo si erge non lontano dalla strada che scende a Laragh, e la St. Saviour’s Priory, situata presso l’opposta sponda del Glendassan, all’interno della quale sono palesi ornamentazioni romaniche.

Il clima è continentale temperato, contraddistinto da inverni miti e piovosi, e da estati fresche e umide. I mesi più freddi sono quelli compresi tra dicembre e febbraio, quando le massime si attestano intorno agli 8 gradi e le minime scendono sotto lo zero molto raramente, mentre quello più caldo è luglio, durante il quale i valori oscillano in media tra 20 e 11 gradi. Le precipitazioni non sono mai di forte intensità, ma le giornate sono spesso coperte, sia d’estate che d’inverno, e caratterizzate da una debole pioggerellina che contribuisce a mantenere il tasso di umidità sempre molto alto. Il periodo migliore per visitare Glendalough e il suo monastero sono aprile, maggio e giugno, quando il sole fa capolino un po’ più spesso e le temperature risultano gradevoli anche per passeggiare nella natura.

La vicinanza con Dublino, distante neanche 50 chilometri verso nord, consente di raggiungere Glendalough in tempi brevi e a costi più che abbordabili. L’aeroporto della capitale irlandese, il Dublin Airport, è comodamente accessibile anche mediante compagnie low-cost, mentre una volta a terra si potrà scegliere se noleggiare un’automobile, con la quale raggiungere il complesso monastico in neanche un’ora, o prenotare un posto su uno dei tanti autobus che ogni giorno consentono di muoversi verso il complesso monastico ed il poco distante Wicklow Mountains National Park.

 Pubblicato da - 25 Marzo 2011 - © Riproduzione vietata

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