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La Ría di Corcubión: Lariño, O Pindo, Cee e le loro spiagge

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Si stende a guisa d'arco in un'ampia insenatura marina dal monte Louro fino a capo Fisterra. Poco profonda, le sabbie vi vengono depositate da millenni, costituisce il collegamento tra il nord agreste e la limpidezza delle Rías Baixas. L'arenile di Lariño e il faro della punta Insua, segnano l'inizio di questa ría meridionale ed aperta.

L'anonima bellezza dell'architettura tradizionale s'interromperà presso il centro abitato di Lira, il cui hórreo, lungo quasi 35 m., gareggia in bellezza con quello del vicino centro di Carnota, sebbene lo stato di conservazione di quest'ultimo sia migliore. Di proprietà della chiesa di Santa Columba, la sua lunghezza ne fa una delle maggiori strutture di questo tipo della Galizia. La spiaggia di tale abitato, si stende tutt'attorno per sette chilometri, in un luogo di enorme bellezza naturale e ricchezza ecologica per molte specie di uccelli migratori. L'arenile di Carnota termina a Gándara de Caldebarcos, uno scorcio di natura selvaggia.

La spiaggia di Quilmas conduce alla località di O Pindo, il cui nome si deve alla sierra circostante. I picchi granitici di A Moa, alti 627 metri, rappresentano il punto di maggior altezza e un paesaggio di fascino singolare, popolato di molteplici figure in pietra che, al tramonto, si colorano di rosa. Le sue forme naturali e capricciose sono rese ancor più singolari da incisioni e dipinti rupestri, nonché da leggendarie fortezze, oramai svanite. La placidità del piccolo porto di pesca del villaggio, al riparo nell'incantevole insenatura di Ézaro non mancherà di colpire.

Cee è il centro abitato a maggior popolazione di tutta la zona nonché il più attivo grazie alle industrie quali la costruzione navale di piccola stazza. Il centro storico conserva vecchie case in pietra addossate le une alle altre, tra anguste vie, come la casa do Cotón, risalente al XVIII sec. Il loro tratto tipico è sottolineato dalla presenza di hórreos, dallo stile inconfondibile, dal momento che poggiano su singolari piedi conici. Sono assai diffusi nella Galizia settentrionale. Tra le manifestazioni di carattere collettivo più tradizionali, troviamo le fiere di allevamento che si tengono la seconda domenica di ogni mese.

La fama di Corcubión si deve al suo porto, quello maggiormente riparato della ría e quello più occidentale della penisola. Del ricco passato, sono tuttora visibili alcune case nobili del centro storico, dichiarato Complesso Storico Artistico. L'interesse commerciale e il traffico marittimo del porto, condussero alla sua distruzione, nel XVII sec., per mano delle truppe francesi. Grazie ai lavori di ingrandimento in epoca recente, svolge un ruolo essenziale nella cattura di gronghi e sardine nonché nelle operazioni di salvataggio marittimo. Una stradina che esce da questo villaggio, conduce al Castelo do Cardenal, fortezza eretta a protezione della ría, assieme al Castelo do Príncipe fatto costruire ad Ameixenda, sull'altra sponda della ría, per volontà di Carlo III.
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L'itinerario prosegue verso capo Cee, da dove si possono contemplare gli isolotti di Carromeiro, di cui quello più vicino alla costa, noto anche come Chico o Novo, è denominato anche Cementerio dos Gregos, dal momento che cinque navi greche si sfracellarono sulle sue rocce agli inizi del XX sec. Spiagge ed insenature si susseguono vicendevolmente, come l'arenile di Langosteira, dalla bellezza selvaggia.

Su un antico nucleo di pescatori venne insediato, a guisa di anfiteatro, il centro di Fisterra di cui conserva tuttora la sua struttura tipica. La chiesa di Santa Maria, sebbene ampiamente rimaneggiata, conserva la sua aria romanica sottolineata dagli archi dell'antico porticato. Vi si venera la statua gotica del Santo da Barba Dourada che, vuole la leggenda, essendo stata rubata da un'imbarcazione inglese, provocò una tempesta miracolosa durante la quale la statua finì in mare e venne raccolta dai pescatori della zona. Il pellegrinaggio di Santo Cristo de Fisterra inizia il Giovedì Santo per terminare la domenica di Pasqua con una rappresentazione ancestrale della Passione, della Morte e della Resurrezione di Cristo.

La strada che conduce laddove per secoli si credette che terminasse il mondo, muore sul capo di Fisterra, denominato Finisterrae dai romani. Dal faro le falesie precipitano a picco verso un mare tristemente noto per i numerosi naufragi, di cui buona parte provocati dal Centolo de Fisterra, un isolotto agreste situato a occidente. Foto, cortesia: Concello de Fisterra

Fonte: Ufficio Spagnolo del Turismo
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 Pubblicato da - 01 Marzo 2009 - © Riproduzione vietata

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