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Haro (Spagna), guida alla cittą: cosa visitare e cosa sapere

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  • Batalla del Vino
Il sole, le risate chiassose, i colori accesi che volteggiano nelle gonne delle ballerine di flamenco: ecco alcuni cliché legati fortemente all’immagine che abbiamo della Spagna. Non del tutto falsi, ma chi visita davvero questa tierra caliente si rende conto che le sfaccettature sono molte di più, e molto più appassionanti, che si visiti una grande città o un piccolo borgo arroccato tra i monti. Haro, nella comunità autonoma di La Rioja, è solo una cittadina di 12 mila abitanti, ma col suo patrimonio variegato di tradizioni e cultura è capace di affascinare i turisti di tutta Europa e del mondo.

La regione di cui Haro è capoluogo è la più nordoccidentale di La Rioja, nel nord della Spagna, e confina con Burgos e Alava: qui la città fa da fulcro economico e amministrativo, ma è anche una delle mete vacanziere più apprezzate della zona, grazie ai monumenti artistici preziosi, le specialità enogastronomiche prelibate e il ricorrere di qualche festa molto caratteristica. Protagonista indiscussa del paesaggio, del folclore e del turismo è la viticoltura, che a Haro viene trattata come una vera e propria arte ed è celebrata da un museo e da una grande manifestazione, oltre a ricamare le colline circostanti di interminabili vigneti.

Le file di viti, sinuose e lucenti sotto il sole, disegnano una bella cornice per una città altrettanto bella, costellata di edifici storici: da non perdere la Basilica di Nuestra Senora de Haro, la chiesa di Santo Tomàs e il Palazzo dei Conti, ma anche il Palazzo di Beldaña in stile plateresco del Cinquecento e l’Archivio Municipale, che racchiude antichi documenti raccolti dal medioevo alle epoche successive.

Il luogo di culto più importante, la Basilica di Nuestra Senora, fu eretto per volere dei Connestabili castigliani laddove sorgeva un precedente edificio. I lavori di costruzione furono lunghi: cominciato nel XVI secolo sotto il controllo attento di Juan de Rasines, venne continuato da Pedro de Rasines e dal figlio Rodrigo e terminato da Pedro ed Origoitia e Andrés de Venea nel corso del Seicento. Il risultato, elegante e ancora sorprendente, è una bella chiesa a tre navate sormontate da una volta a crociera stellata, con slanciate file di colonne e pilastri. Il dettaglio più importante è rappresentato dalla facciata principale, una pala d’altare abbellita da alcune scene del Calvario e dalle rappresentazioni degli apostoli.

Un’altra chiesa interessante situata nel cuore di Haro è la parrocchiale di Santo Tomàs, anch’essa fondata su un edificio preesistente e anche questa voluta dai Connestabili di Castiglia. Situata ai piedi della collina di La Mota, dove nacque il nucleo primitivo della città, fu curata dagli stessi costruttori della Basilica.

Tra i palazzi a carattere civile merita una visita il Palacio de los Condes (Palazzo dei Conti), che condensa in un’unica architettura un’armonia perfetta di numerosi stili diversi: le sontuose decorazioni richiamano il primo barocco spagnolo del XVII secolo, mentre la pianta tipicamente rinascimentale, dalle linee maestose e severe, ricorda piuttosto il gusto del XVI secolo.
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Dopo aver percorso le strade caratteristiche del centro e aver apprezzato i monumenti più importanti dal punto di vista storico, arriva il momento tanto atteso dei peccati di gola. Prima, però, un pizzico d’informazione è d’obbligo: allora si può visitare il museo del Vino di Haro, disposto sui tre piani di un bell’edificio e gremito di testimonianze esemplari, che illustrano la produzione vinicola dai tempi lontani ai giorni nostri. Modellini, illustrazioni, foto e pannelli accompagnano il visitatore attraverso le varie fasi della lavorazione, influenzate ovviamente dal clima mite della zona. L’esposizione comprende inoltre bottiglie, etichette pregiate, tappi e calici eleganti, e termina con un’accogliente area degustazione.

Gli assaggi, comunque, si possono fare in ogni momento dell’anno nelle numerose cantine della città, sempre aperte ai visitatori, mentre la festa più famosa di Haro mostra un’interpretazione diversa dell’arte vinicola. Si tratta della celebre Battalla del Vino, una grande sfida che ogni anno, il 29 di giugno, si disputa per le vie del centro a suon di secchiate di vino rosso: litri e litri della profumata bevanda color rubino chiazzano le strade, i palazzi e soprattutto i partecipanti, in un’ebbrezza collettiva di grande divertimento.
Altre ricorrenze da non perdere sono La Candelaria del 2 febbraio, quando si implora la protezione della Vergine de la Vega, patrona di Haro, ma anche la festa di San Isidro del 15 maggio e la festa di San Juan del 24 giugno. Il 25 giugno è invece la volta di San Felices, celebrato con una solenne processione .

Il clima è piacevole e affabile come gli abitanti di Haro, le loro tradizioni e le loro ricette: caldo e soleggiato d’estate, più freddo e talvolta nebbioso in inverno per l’altitudine di circa 500 metri, caratterizzato da temperature medie sempre dolci. Le medie di gennaio, il mese più freddo, vanno infatti da una minima di 7°C a una massima di 12°C, mentre in luglio e agosto si passa da 16°C a 22°C. Le precipitazioni toccano il picco massimo in autunno-inverno e in particolare in dicembre, quando piove mediamente un giorno ogni due.

Per raggiungere Haro si possono valutare diverse possibilità. Chi opta per l’auto può contare su alcune arterie importanti quali la AP-68, che collega rapidamente Bilbao, Burgos, Madrid, Logrono e Saragozza-Barcellona, la N-124 e la vicina N-232. La cittadina ha una propria stazione ferroviaria situata lungo la linea Bilbao-Saragozza-Barcellona, e l’aeroporto più vicino è quello di Logroño, a 30 minuti d’auto, con voli di collegamento con Madrid e Barcellona. Non è molto distante l’aeroporto internazionale di Bilbao.

 Pubblicato da - 17 Giugno 2011 - © Riproduzione vietata

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