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Epifania in Friuli: tra fuochi propiziatori, riti medioevali e antiche leggende

Tempo di epifania e allora tempo di Friuli Venezia Giulia dove si rivivono antichi rituali che fanno respirare l’atmosfera di leggende che affondano nei secoli la propria tradizione. Nelle varie cittadine e borghi della regione i centri storici vengono avvolti da una sorta di E’ un alone mistico con una serie di eventi e manifestazioni […]

Redazione

Ci muove una passione profonda per il viaggio, un carburante che ci accende e ci tiene vivi.

05.01.2014

Tempo di epifania e allora tempo di Friuli Venezia Giulia dove si rivivono antichi rituali che fanno respirare l’atmosfera di leggende che affondano nei secoli la propria tradizione. Nelle varie cittadine e borghi della regione i centri storici vengono avvolti da una sorta di E’ un alone mistico con una serie di eventi e manifestazioni che hanno radici antiche, che risalgano ai tempi pagani o paleo cristiani.

Indiscusso attore dell’epifania in Friuli è il fuoco che domina la scena dei tipici falò di inizio gennaio, chiamati pignarûl. La pratica del pignarûl ricorda antichi riti che ritenevano i fuochi come atti purificativi e di buon auspicioper l'inizio del nuovo anno: in effetti anche ora che siamo nel terzo millennio, a seconda della direzione che prende il fumo di ciascun falò, vengono effettuate delle previsioni sull'andamento dell'anno.

Tra i riti epifanici più suggestivi del Friuli Venezia Giulia c’è quello che si svolge a Tarcento, in provincia di Udine, dove i festeggiamenti iniziano già il 5 gennaio: un corteo di persone in costume medievale percorre, infatti, le strade di Tarcento fino al Colle di Coia, dove il “Vecchio Venerando”, una sorta di figura a metà tra sacerdote e capo di borgata, accende il rogo. La fiaccolata si conclude con la spettacolare corsa dei carri infuocati, dove i rappresentanti delle varie borgate si cimentano nella conquista del “Palio dei Pignarulârs”. Il 6 gennaio si svolge, invece, la rievocazione storica con un corteo che si conclude con l’accensione del “Pignarûl Grant” da parte del Vecchio Venerando a cui toccherà il compito di trarre gli auspici per l’anno nuovo in base alla direzione del fumo.

Un altro appuntamento imperdibile legato alla celebrazione dell’epifania è la “Messa dello Spadone” che ogni 6 gennaio, in un contesto di grande solennità, si svolge nel Duomo di Cividale del Friuli. L'appellativo “dello spadone” deriva dal fatto che durante la cerimonia liturgica fa la sua comparsa la spada appartenuta a Marquardo di Randeck, patriarca dal 1366 al 1381: il Diacono la usa in diversi momenti, sollevandola e fendendo l'aria in segno di saluto o benedizione, quando si rivolge al clero disposto nel coro e ai fedeli. Subito dopo la messa si svolge, invece, la rievocazione storica con nobili, dame, armigeri, cavalieri, balestrieri, notabili, ancelle, falconieri, portabandiera, paggi, preti e altri personaggi tra cui il capitano di Cividale e il Patriarca, rigorosamente vestiti con costumi medievali.

Anche a Gemona del Friuli il giorno dell’epifania si celebra un rito medioevale antichissimo, la “Messa del Tallero”. A partire dalla mattina, il centro storico della città inizia ad animarsi al suono dei tamburi che salutano l’arrivo di dame e cavalieri. Il corteo storico accompagna poi il sindaco in Duomo per la celebrazione della messa del tallero: durante la sacra rappresentazione il primo cittadino di Gemona consegna un tallero d’argento al parroco in nome dell’intera comunità in segno di amicizia e collaborazione tra il potere temporale e quello spirituale. La presentazione del tallero al popolo, il saluto ai gonfaloni delle delegazioni ospiti e l’animazione medioevale sono riti che affascinano gli appassionati di storia medioevale e turisti che per un giorno possono immergersi in un’atmosfera magica.

L’epifania in Friuli Venezia Giulia è legata, inoltre, a gustose tradizioni enogastronomiche: gli abitanti, infatti, sono soliti partecipare al rito attorno al pignarûl mangiando la pinza, una focaccina condita con farina di granoturco, pinoli, l’uvetta e frutta secca, e bevendo vin brulé, un vino caldo speziato con cannella e chiodi di garofano.

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